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mercoledì 1 ottobre 2025

E LOCKTOBER SIA!


E a Ottobre cominciò il LOCKTOBER.
Un mese di sfide e divertimento all'insegna della castità.
Quanto mi divertirò?

And in October, LOCKTOBER began. 
A month of challenges and fun dedicated to chastity. 
How much fun will I have?


Il Locktober è un evento annuale che si svolge in ottobre, il mese del mio compleanno ed è molto popolare all'interno delle comunità BDSM e kink, in particolare per chi pratica la castità e la dinamica del negare l'orgasmo (orgasm denial).

Il nome deriva dall'unione di "lock" (lucchetto/chiudere a chiave) e "October" (ottobre).

In cosa consiste il Locktober nel BDSM?

  • Castità: L'idea centrale è che i partecipanti, tipicamente persone con pene ma esistono varianti anche per persone con vulva, si impegnano a indossare un dispositivo di castità (spesso una gabbia per la castità maschile o una cintura di castità femminile) per l'intero mese di ottobre.

  • Negazione Sessuale: L'obiettivo principale è astenersi da qualsiasi attività sessuale che porti all'orgasmo. Il dispositivo impedisce l'erezione o l'accesso ai genitali, e quindi l'eiaculazione o l'auto-stimolazione che potrebbe portare al culmine.

  • Dinamica di Potere: Molti partecipanti hanno un/una Keyholder (custode della chiave), che è un partner o una persona dominante che tiene la chiave del dispositivo. Questa persona ha il controllo sul rilascio del sottomesso, rafforzando la dinamica di Dominazione e Sottomissione (D/s).


 

lunedì 7 maggio 2018

L'amore sottomesso

DA: Serpico's blog

Se è vero, come scrivevo nel blog precedente, che sono tante le donne che ricevono sui social network dei messaggi privati da uomini che si propongono come schiavi, è altrettanto vero che sono molte le donne che vorrebbero proporsi, loro, come schiave. Magari hanno provato nel letto molteplici situazioni, raggiungendo grandi piaceri, ma spesso per un senso di vergogna, non hanno mai sperimentato “l’amore sottomesso”, se non fantasticandoci. Ma una cosa è eccitarsi da sola, tra le lenzuola, immaginando di servire un “padrone”, altra cosa è passare dall'immaginario al reale. Non solo, ma se con il proprio partner ci si sta da una vita, non sempre è facile cominciare.

Propongo quindi di trovarsi un amante. Oggi non è così difficile e se non si frequentano palestre, o comunque luoghi che facilitano incontri, c’è sempre il web che può aiutare parecchio. L’amore sottomesso ha alla base un asservimento mentale, cioè un donarsi completamente a lui e ai suoi capricci, ci vuole molta fiducia. Per questo motivo è bene sperimentare l’amante più volte per capire se è il tipo giusto. Se avete qualche dubbio è preferibile mollarlo e sceglierne un altro. Non fatevi fregare dai sensi di colpa, perché sono proprio questi che hanno riempito migliaia di donne di rimpianti, anziché di dolci ricordi. Se poi questi sensi sono così forti da bloccarvi e però la voglia di provare ad essere Anastasia è forte, beh, allora prendete per il colletto vostro marito e gridategli in faccia: “Legami!” Abbiate però prima l’accortezza di controllare se ci sono corde in casa, altrimenti il poveretto potrebbe rispondervi “Amò, con che cosa ti lego?” e l’adrenalina si scioglierà come neve al sole.

State certe che quando l’amante (o il marito) si sentirà dire con tono perentorio “Legami!” il suo testosterone inizierà a ballare la samba, perché non c’è cosa più eccitante per un uomo capire le voglie segrete della propria donna. Lui, infoiato come un ragazzino alle prime esperienze, vi legherà a letto e proverete l’intenso piacere di sentirsi a disposizione del vostro uomo, che può abusare di voi come vuole. Quelle legature saranno l’ammissione del vostro asservimento a lui, il vostro corpo è suo, la vostra mente è sua, tutto di voi è suo. Lui questo lo sa e quando i suoi occhi poseranno languidamente sul vostro corpo nudo, il piacere che proverete sarà inebriante.

Attenzione però. Il BDSM provoca dipendenza e potreste non farne più a meno di quelle magnifiche, erotiche legature di bondage.

http://blog.chatta.it/francuzzoserpico/post/l-amore-sottomesso.aspx

venerdì 4 maggio 2018

Racconto 7.

A lui non era concesso sapere.
Lui non poteva guardare nei suoi occhi, non poteva capire cosa passasse per la testa della Padrona...
Questa cosa lo rendeva vulnerabile, inerme.
Ma era ciò che aveva sempre desiderato ed era eccitato all'idea di non sapere quale gioco Lei stesse tramando...

scritto da Gianni Fedele




lunedì 30 aprile 2018

Le confessioni di una dominatrice: le fantasie più perverse dei clienti

La dominatrice Ceara Lynch confessa tutte le richieste fetish dei suoi clienti, dalle mutandine usate all’urina. Scopriamole!


Cosa fa davvero una dominatrice? Quali sono le richieste più assurde che riceve dai suoi clienti?
Il magazine Saloon.com lo ha chiesto a Ceara Lynch, che si definisce una “humiliatrix” e che ha iniziato a guadagnare vendendo urina e mutandine usate, per poi passare alle chat video in cui umilia i clienti. Vediamo cosa ha confessato.

Cosa fa una dominatrice fetish
Ceara ha raccontato come tutto è cominciato: “Ho iniziato a frequentare le chat a 17 anni, niente di scandaloso, finché un pervertito non ha avanzato delle proposte strane. La cosa mi intrigava. Più lo trattavo male, più voleva parlarmi. Voleva che gli urinassi addosso. Un giorno mi propose di fare pipì in una bottiglia e di vendergliela. Pensavo scherzasse, invece era serissimo. Accettai, tanto prima o poi sarei dovuta andare in bagno, in più lui mi avrebbe pagato. Due settimane dopo infatti mi arrivarono 250 dollari”.

Dopo questo episodio, ha cercato ulteriori informazioni su internet e ha trovato il sito “Ebanned”, dove le donne vendono tutto quello che è stato a contatto con il loro corpo, dalle mutandine usate alle calze, dai peli pubici agli assorbenti. Un mercato che non esisterebbe senza internet, che ne ha favorito l’esplosione, anche se queste fantasie perverse esistono da sempre.

Ora Ceara guadagna facendo l’umiliatrice: “Sono io e la telecamera, i clienti vogliono vedermi dominare. Faccio umiliazione del pene, foot fetish, toilet slavery e giantess, ovvero gli uomini immaginano di essere schiacciati e ingoiati da una donna gigante. Mi mandano le loro fantasie via mail e io le realizzo in video. Oppure mi pagano al minuto per sentirle al telefono. E vendo ancora cara la mia lingerie”.

Parenti e amici di Ceana hanno preso bene la verità sul suo lavoro: “La reazione è positiva, ma vengo da Portland, dove c’è una grande apertura mentale sul sesso. All’inizio l’ho nascosto ai miei genitori, ma poi, con tutti i soldi che mi vedevano guadagnare, era meglio dire la verità, altrimenti pensavano che mi ero messa in chissà quale giro pericoloso. Mia madre non ama parlarne, mio padre invece ha detto che sono un genio. Con i miei partner sono onesta, lo dico subito. Faccio questo mestiere da 10 anni, e ho avuto tre relazioni serie. Riesco a separare il sesso dal lavoro”.

Un lavoro molto remunerativo e poco impegnativo, come ha spiegato: “Faccio quattro film a settimana. Ogni video dura dai 10 ai 30 minuti. Costano un dollaro per minuto. Gli affezionati pagano una retta mensile per vederli in streaming. Quando ho perdite vaginali faccio le foto alle mutandine…i clienti ci vanno pazzi. E’ un sogno. A volte penso sia troppo bello per essere vero”.

https://www.donnaglamour.it/dominatrice-fetish-confessioni-umiliatrice-ceara-lynch/amore/

lunedì 9 aprile 2018

Il collare

Il collare è stato inventato in Cina nel 100 a.C., e si è diffuso in Europa nel VIII – IX secolo come attrezzo per facilitare il trasporto e la guida di cavalli e altri animali.
Non è stato lungo il passo per assumere il collare come simbolo di sottomissione nella cultura BDSM, sia per il suo significato psicologico sia per l’impatto emotivo che rappresenta indossarle un oggetto pensato e creato per essere utilizzato su animali.

Il collare cinge la gola del sottomesso e richiama (anche visivamente) il potere della Dominante sulla vita dello schiavo, il potere di trascinarlo e di condurlo dove vuole, psicologicamente e materialmente, senza problemi.
Un collare poi può essere facilmente indossato anche nella vita di tutti i giorni (nelle situazioni di dominazione 24/7), perchè è facilmente occultabile sotto una sciarpa o il collo della camicia e non mette troppo in imbarazzo pubblicamente il sub e nello stesso tempo consente di ricordare al sub il suo appartenere a qualcuno.



Hai mai indossato un vero collare da schiavo, imposto da una Padrona vera? Hai idea delle sensazioni che si provano toccandolo con le dita, farlo ruotare intorno al collo?
Hai idea delle emozioni che provoca la percezione tangibile dell’appartenenza?
All’inizio provi una sensazione di smarrimento, di confusione e di paura, spesso accompagnate da un senso di colpa: cosa mi succederà? ho fatto la scelta giusta? e se poi non sono all’altezza? Poi subentra il sottile piacere di essere posseduto, la pervadente euforia di sentirsi una cosa di proprietà.

Che effetto fa portare un collare? Dimmelo tu.
Fare la prova è facile. Prendi un pezzo di spago, legatelo attorno al collo e fissalo con un bel nodo (non troppo stretto, mi raccomando!). Poi prova a tenerlo così per qualche giorno, senza mai toglierlo. Ogni volta che lo vedrai allo specchio, o ne sentirai la presenza sotto i vestiti, vedrai che ti verrò in mente io. Penserai al significato di quello spago, a chi sei e cosa vorresti essere. Al piacere che ti dà sentirti come un oggetto di proprietà altrui. Passati quattro o cinque giorni, togli pure il “collare” e scoprirai di sentirti “nudo”.
Ecco: adesso sai perché i collari sono così importanti nel mondo dell’erotismo estremo.

Il collare di una Dom ti offre ben più che un bollore alle natiche o un tacco sui genitali, o un colpo di frusta o delle dita guantate di lattice infilate nel sedere. Ti offre di capire a fondo la differenza fra un essere umano e una troia in calore attraverso il controllo degli istinti. Quindi, prima di strisciare nei panni di una cagna, forse potresti coinvolgere l’uso del tuo cervello su che cosa stai facendo.
Il collare non può essere rimosso se non dalla Padrona che lo ha conferito, e solo da Lei può essere usato: per lo schiavo, è invece il simbolo della massima “onorificenza” a lui destinata, che porterà durante tutto il suo percorso educativo e finchè resterà di proprietà della Padrona.

Il collare, soprattutto in cuoio e con il guinzaglio agganciato, porta immediatamente alla mente del sottomesso il cane: proprio su questa umiliazione punta il Dominante, in quanto il collare diventa il simbolo della riuscita animalizzazione dello slave.
Ma il collare si inserisce molto bene in parecchie scene di bondage, specie utilizzando un collare che blocca la testa e il collo durante una scena o durante un momento di pausa. Uno slave può essere bloccato ad un tavolo o ad un letto attraverso il collare agganciato al mobile stesso, impedendogli di alzare la testa. Un guinzaglio ed un collare agganciati ad un punto fisso (ad es. un anello al muro o un termosifone) costringono il sottomesso nel proprio angolo.
Un paio di polsiere bloccate all’anello del collare, sia facendole passare sul davanti del petto che dietro la schiena, non permettono al sottomesso di abbassare le braccia e quindi, per esempio, proteggersi da una ispezione o da una seduta di spanking; fatto sedere e bloccate le caviglie con una corta catena sempre all’anello del collare si inchioderà lo slave al proprio posto senza potersi allontanare.
In un mondo caratterizzato per lo più da simboli ed apparenze, il collare rappresenta forse quello più scontato, ma anche quello meno conosciuto. Troppo spesso sento i sub illanguidirsi ed eccitarsi all’idea di portare un collare, ma essere collarizzato ha un ben preciso significato (che va ben oltre oltre il doggie play) che bisogna conoscere e comprendere.
Portare il collare è la rappresentazione simbolica del proprio volontario impegno a concedersi e donarsi completamente, del proprio deliberato assoggettarsi anima e corpo, del proprio incondizionato affidarsi ad una persona di cui si ha bisogno: ecco perchè i protocolli anglosassoni del BDSM prevedono una vera e propria cerimonia per imporre il collare: la collarizzazione.

La collarizzazione è un evento alla fine del quale la Dominante mette al collo di un sottomesso il simbolo della slavery come segno di appartenenza (più o meno) permanente e duratura, sancendo il riconoscimento (da parte del sub) del potere del Dominante su di lui, in vista degli sviluppi del rapporto D/s che si è instaurato.

Il rituale inizia con una prova. La prova è essenziale per ottenere come ricompensa l’imposizione del collare, e solitamente consiste in un sacrificio (che può comportare dolore, fustigazioni, sofferenze prolungate con legature, bondage a lungo termine, o altri atti specifici progettati per dimostrare quanto l’aspirante schiavo sia sottomesso e ubbidiente).
Può trattarsi di una prova leggera e durare pochi minuti, oppure può essere molto intensa e durare per giorni o anche settimane (gli inglesi mica scherzano eh!).
Tutte le Prove di sottomissione dei rituali di collarizzazione sono pensate per testare i limiti dello schiavo, ed è per questo che si parla di cerimonia di iniziazione; ovviamente, qualunque limite può essere potenzialmente superato, a patto di non provocare danni. In ogni caso, deve trattarsi di quancosa di molto significativo per lo schiavo e che non potrà mai dimenticare.

La cerimonia di Collarizzazione dipenderà dunque dall’esito della “Prova”, nel senso che il sottomesso deve essere testato per la sua capacità di vivere e comportarsi come un vero slave di proprietà.
Steso sul pavimento, il sottomesso striscia fino ai piedi della Mistress fino a poterli sfiorare con un bacio, poi striscia di nuovo all’indietro sino a sollevarsi in ginocchio, a distanza di almeno un metro.

Secondo il protocollo inglese, la Domina può scegliere uno dei seguenti test (o anche decidere di sottoporre il sub a tutti e due, a sua discrezione):
1) un atto di sottomissione puro, che materializzi la resa del sub a tutto il genere femminile (adorarLe i piedi, leccarLe il culo, farle da zerbino o da sedia, etc.)
2) scegliere un castigo e subirlo, per affermare la sua resistenza a qualunque disagio fisico per il piacere della Padrona.

E’ decisamente un gradevole spettacolo la vista del corpo nudo dello schiavo, ancora fresco dei marchi delle frustate sul suo corpo, obbligato ad inginocchiarsi davanti alla Domina offrendo il collo per farsi agganciare il collare. Nessuno scambio di sguardi: gli occhi del sub sono fissi sul pavimento. Si è creata una forte intimità, sigillata dallo scatto metallico del lucchetto che si chiude e dal turbinio di pensieri che si agitano nella testa dello schiavo, bloccando per sempre il collare e conferendo lo status di slave.
L’usanza prevede poi che la Padrona agganci il guinzaglio al collare del suo nuovo schiavo collarizzato e lo strattoni per far sì che lo schiavo appoggi la fronte sul pavimento, senza sprecare parole.
Quando infine la Domina appoggia il piede sulla nuca dello schiavo, in segno di trionfo finale, mantenendo la posizione per qualche minuto, la cerimonia si conclude …. e si può dare inizio al gioco vero e proprio.

Lo schiavo appartiene ormai alla Padrona, anima e corpo, è Suo possesso illimitato e Lei ne potrà usare e abusare come meglio riterrà.







venerdì 6 aprile 2018

Racconto 5.

Come un bambino al primo giorno di scuola si approcciò al suo primo incontro.
Lei non amava attendere neanche un secondo e lo capì subito dalle prime parole.
Si presentò un'ora prima in quella stanza dove l'imbarazzo e l'imbranatezza regnavano sovrani...
"Attendimi in ginocchio piccolo, davanti alla porta. Sto arrivando."
E lui senza farselo ripetere una volta in più obbedì al suo primo comando...

Era Sua proprietà

scritto da Gianni Fedele

lunedì 2 aprile 2018

Waxing, gocce di piacere e di dolore

Il waxing è una pratica BDSM, che si avvale dell’utilizzo della cera calda sul corpo per provocare piacere. In genere, il waxing è molto amato da coloro che praticano il sesso estremo, ma molte altre coppie lo apprezzano e lo sperimentano ogni tanto, nonostante la paura di scottarsi. La cera calda sul corpo provoca dolore per il bruciore, ma questa sensazione nello stesso tempo dona brividi di piacere.


Durante il waxing vengono utilizzate candele, sia quelle apposite, vendute al sexy shop, sia quelle utilizzate normalmente per l’illuminazione. Quelle vendute al sexy shop sono prodotte con materiale che non provoca dolore. Le più utilizzate sono le candele alla vaniglia, che danno una piacevole sensazione calda senza provocare scottature. Per gli amanti del sesso estremo invece si possono utilizzare le candele di paraffina o di cera d’api, che raggiungono temperature abbastanza elevate. Con queste ultime bisogna stare molto attenti, sia alle allergie provocate dai coloranti e profumi utilizzati, sia per le possibili ustioni. Vi sono candele di varie misure, e la scelta dipende da come la coppia intende condurre il gioco.
Sono da preferire le candele di paraffina rispetto a quelle di cera d'api che hanno un punto di fusione più basso rispetto a quelle di cera. Con queste ultime bisogna stare molto attenti, sia alle allergie provocate dai coloranti e profumi utilizzati, sia per le possibili ustioni. Vi sono candele di varie misure, e la scelta dipende da come la coppia intende.
Anche le candele scure con aggiunta di metalli o quelle profumate hanno un punto di fusione più alto. Per questo raccomandiamo semplici candele di paraffina le più economiche. Alcuni tipi di candele una volta accese sprigionano sostanze tossiche per la pelle. Ci sono anche kit per crearsele da soli. In questo caso potreste essere sicuri riguardo la tossicità, ricordiamo che i colori scuri delle candele "naturali" possono macchiare la pelle per un paio di giorni.

Tecniche
Le tecniche da utilizzare sono svariate, e ognuno è libero di dare sfogo alla propria fantasia. L’ideale è provocare lentamente l’eccitazione facendo colare la cera goccia a goccia. Ad alcuni piace invece sentire un forte flusso di cera sul corpo, dunque si aspetta che si sciolga abbastanza quantitativo di cera e la si getta di colpo sul corpo dell’amante. Si può alternare il ghiaccio alla cera, in modo da creare l’eccitazione attraverso il contrasto tra caldo e freddo. Ovviamente, abbiate fantasia: non concentratevi solo sul waxing, ma alternate altri preliminari prima di giungere al rapporto completo.

Zone
Da evitare assolutamente il viso e i genitali, poichè sono parti molto delicate. Le parti del corpo più sensibili al contatto con la cera sono i capezzoli, il collo, l’ombelico, la schiena. C’è chi predilige le dita dei piedi e i glutei.
Temperatura
Molto dipende dall’altezza di sgocciolamento, ma soprattutto dal tipo di cera usato, se per esempio salite sulla scala utilizzando i tea light del ikea. Credo dobbiate rivedere un pochino le regole del gioco.
Quelli che sono stufi di comprare candele del tipo Acme che assomigliano a candelotti di dinamite (“che per formare le prime gocce hanno un tempo di fusione pari ad un arrosto con patate..”) confezionano le candele personalmente, in primis perché si ha il controllo della temperatura di fusione, si ha la certezza della composizione, in fine costano molto meno. In ogni caso come si fa per un Biberon io personalmente consiglio di testare su noi stessi la temperatura facendo cadere una goccia su una parte sensibile del nostro corpo tipo appunto il polso .

Una cosa sulla quale è doveroso prestare molta attenzione: quando si fa cadere gocce di cera in zone già cosparse, quest’ultime hanno un tempo di raffreddamento maggiore .. quindi prestate attenzione.

Ricordate che più alta è la temperatura di fusione, più dolore si avverte, Un consiglio, per iniziare, usate quelle bianche economiche di paraffina, che hanno una bassa temperatura, è sono a buon mercato .

Una piccola nota: 
candele Tea Light
  1.  togliete l’incarto argentato, si surriscalda moltissimo è provoca dolore
  2. prima di appoggiarlo sul corpo della slave fate cadere delle gocce di cera dove lo volete posizionare, questo impedisce al blocco dello stoppino in alluminio di toccare la pelle viva evitando bruciature .
Ma quanti giochi si possono fare?
Le applicazioni della cera sono molteplici, dipende sempre dal grado di sopportazione che il compagno di giochi ha, oltre che l’applicazione anche la rimozione può dare emozioni molto forti (“Non utilizzate il raschino per l’auto che nelle giornate d’inverno vi permette di pulire il vetro della vostra auto, non è grazioso…”), poiché la pelle è molto sensibile.

La rimozione può essere condotta con un massaggio, con l’uso di un frustino, in alcune zone anche la bocca, una piuma, insomma date sfogo alla fantasia, questo dona emozioni molto forti alla vostra/o compagno/a. 
In alcune pratiche di BodyControl l’inserimento della candela nel ano o vagina può risultare molto eccitante. In questo caso ci sono un paio di posizioni molto interessanti che evito di postare, ma se avete fantasia…

Consigli per la sicurezza di base
Assicurarsi di mantenere le vostre candele su una superficie piana e stabile. Tenere il ghiaccio o un asciugamano freddo ed una ciotola di acqua nelle vicinanze. Essere molto cauti con la lingerie, alcuni elementi si fondono o bruciare, attaccarsi alla pelle e provocare gravi ustioni. Tutto ciò che composto di nylon, vinile, PVC, vernice, ecc può essere un problema. E ricordate che alcuni unghie artificiali possono essere fuse ad alte temperature. Tenere un kit di pronto soccorso a portata di mano e leggere le istruzioni in caso di ustioni. Come in tutti i giochi Bondage ricordiamo la necessità di una parola d'ordine, che non sia legata al "sesso" per interrompere il gioco.


Colored Candles Wax, Marta Santospirito


mercoledì 21 marzo 2018

My beautiful whip: Sjambok



The sjambok or litupa is a heavy leather whip. It is traditionally made from an adult hippopotamus (or rhinoceros) hide but is also commonly made out of plastic.
A strip of the animal's hide is cut and carved into a strip 0.9 to 1.5 metres (3 to 5 ft) long, tapering from about 25 mm (1 in) thick at the handle to about 10 mm (3⁄8 in) at the tip. This strip is then rolled until reaching a tapered-cylindrical form. The resulting whip is both flexible and durable. A plastic version was made for the South African Police Service and used for riot control.
The sjambok had a variety of uses, with the most obvious being cattle driving. It was heavily used by the Voortrekkers driving their oxen while migrating from the Cape of Good Hope. Even today, the sjambok is used by herdsmen to drive cattle. They are widely available in South Africa from informal traders to regular stores from a variety of materials, lengths and thicknesses. They are an effective weapon to kill snakes and ward off dogs and other attackers and are still carried in public by many South Africans for self-defence.
Sjamboks are made using a specific leather rolling technique to allow the resulting rod to be both flexible and durable. The rods, usually between 3-5 feet, are traditionally used by police to control riots. They are also used by herders, but have been adopted by the BDSM community as a toy used for both pleasure and punishment.

Lo sjambok o litupa è una tradizionale frusta di cuoio del Sudafrica, qualche volta viene visto come sinonimo di apartheid e ora è ancora usato al di fuori dell'ordinamento giudiziario ufficiale.
Il nome sembra avere origine come cambuk in Indonesia, dove era il nome di un'asta di legno per punire gli schiavi. Viene fatto con la pelle di ippopotamo adulto (o di rinoceronte) o spesso di plastica. Una striscia della pelle d'animale è tagliata di una lunghezza tra gli 0,9 e gli 1,5 metri, affusolata per 25mm a strati, alla punta 9mm.
Questa striscia viene arrotolata (possibilmente tra due piatti di metallo) finché non raggiunge una forma circolare. La frusta è flessibile come un fanone e molto dura. Una versione di plastica è usata dal servizio di polizia del Sudafrica per il controllo delle rivolte. 
Tutti gli strumenti verberatori, ed in generale utilizzabili per colpire, nel nostro ambito, devono essere utilizzati con gran cautela, ma questo molto di più. Mi permetto di consigliarlo solo a chi è veramente esperto, dato che gli effetti dei colpi di questo oggetto possono facilmente essere devastanti.

lunedì 19 marzo 2018

James Dean E Marlon Brando: Amore, Sesso E Dominazione

Il web da tempo si diverte ad immaginare, attraverso un fotomontaggio, un love affair tra le due più grandi icone virili del cinema. E ora, come un fulmine a ciel sereno, arriva la notizia che davvero Marlon Brando e James Dean sono stati amanti.
Un fotomontaggio che da tempo gira in Rete in cui James Dean bacia Marlon Brando. Ora, un un libro rivela quelle che in passato erano state soltanto chiacchiere: i due divi di Hollywood furono amanti.

Madonna nel 1990 omaggiò le icone di Hollywood con una delle sue canzoni più conosciute: Vogue. Marlon Brando e James Dean, a quanto pare, non hanno fatto coppia solo in una strofa della celebre “perla pop” di Miss Ciccone… una biografia firmata da Darwin Porter e Danforth Prince – accademici del gossip – li vorrebbe amanti, legati da un rapporto dalle tinte forti. I due si sarebbero conosciuti nel 1949 a New York – dove si scambiarono un primo bacio – e da allora fu amore. Almeno per James, schiavo perfetto per un appassionato di dominazione come Brando. Si parla di sesso violento, spesso cruento e di sottomissione psicologica. Marlon, padrone per niente generoso, umiliava Jimmy lasciandolo solo, in attesa di un suo segnale.

James Dean e Marlon Brando
James Dean e Marlon Brando
Fonte foto: perezhilton.com
Il sentimento del ribelle di “Gioventù bruciata” divenne ossessione, cercando di somigliare al suo mito anche nel look da macho. Il particolare più forte è quello che vorrebbe James totalmente succube di Brando.
A quanto pare, però, di romantico c’era ben poco nel loro rapporto tormentato: il rude Brando, infatti, pare dominasse psicologicamente e fisicamente il più govane Dean, in un rapporto dalle chiare connotazioni sadomasochiste. A rivelarlo è stata la versione online del Daily Mail, che cita il libro di Darwin Porter e Danforth Prince James Dean: Tomorrow Never Comes (in uscita negli Usa il 24 aprile 2016). In realtà, sono anni che si chiacchiera di una relazione segreta tra i due, ma Brando – che era bisessuale – aveva sempre negato la relazione e, anzi, accusava il collega di essere ossessionato da lui.
Secondo diversi amici della star, Brando non ricambiò mai l'amore di Dean. Gli stessi ricordano come Dean fosse un “cucciolo di cane” che rimaneva ore e ore fuori dall'appartamento di Brando al freddo, sperando disperatamente di essere invitato a entrare.










Gossip, leggenda o verità? Nel nuovo libro “James Dean: Tomorrow Never Comes", che uscirà prossimamente con la Blood Moon Production, i due autori Darwin Porter e Danforth Prince, che avevano conosciuto entrambe le star, rivelano queste e molte altre vicende che lasciano emergere una relazione molto più complessa di quanto si pensasse. D’altronde come afferma uno dei testimoni, Brando amava solo se stesso.
Nel novembre del 1992 venne pubblicata una biografia – ovviamente non autorizzata – scritta dal giornalista Joe Hyams, probabile ex amante del “bello e dannato” per eccellenza. Joe sosteneva che James fosse bisessuale e portato ad avere avventure di ogni tipo. Soprattutto se c’era la possibilità di fare progressi nell’ambito cinematografico…
Il libro racconta che Brando incontrò Dean per la prima volta quando il giovane andò a seguire una sua conferenza a New York nel 1949. Brando raccontò in quell’occasione che lo sguardo intenso di Dean gli faceva “bruciare la pelle”. Terminato il convegno, Dean si presentò come un “grande fan”. Disse che era confuso su molte cose, “ma non sulla mia ammirazione per te”. Dopo aver sentito quelle parole Brando lo baciò. In seguito, Dean confessò che Brando lo dominava. “Mi comandava sempre mentre facevamo l’amore”, raccontava Dean, secondo il libro. Diventarono inseparabili. Dean commentava con gli amici ogni aspetto della relazione. Iniziò a indossare solo camice e jeans, e imitare il suo idolo in tutto e per tutto.
Il libro racconta inoltre che Brando non aiutava economicamente il giovane attore, nemmeno con un centesimo. Fomentava la sua povertà per renderlo dipendente. Dean si lamentava, ma non riusciva ad allontanarsi dal suo aguzzino.
Brando negò la sua relazione con Dean e disse che il giovane attore era ossessionato da lui. In un’occasione, Dean si levò la camicia davanti a diversi testimoni per mostrare le cicatrici di mozziconi di sigaretta che Brando gli spegneva addosso. Quando i suoi amici decisero di chiamare la polizia, Dean confessò che era stato lui stesso a chiedere a Marlon di bruciarlo.
Del resto, l’egocentrismo di Brando è cosa nota e confermata anche dal compositore Alec Wilder, la cui dichiarazione è raccolta nel libro, che commentando le sofferenze di Dean diceva: «Brando era innamorato solamente di Brando». E se i due «erano decisamente una coppia», amava ricordare il regista Billy Wilder, «di certo, il termine fedeltà era sconosciuto ai loro vocabolari»
All’epoca di Brando e Jimmy Dean, le major erano solite organizzare la vita dei divi, specie se il privato della star andava contro la morale comune. Il binomio macho e gay non era ammesso e il coming out era sinonimo della fine del successo e della gloria. Le cose sono cambiate? Un po’ di sicuro ma forse non abbastanza.
James è morto nel 1955, a 24 anni, e non ha avuto il tempo di cambiare le carte in tavola. E nemmeno di dire la sua. Non tanto sui gusti – forti – condivisi con l’amato Marlon, ma su quel primo bacio, la vera e autentica scottatura di un amore non pienamente corrisposto.

Secondo alcuni, si trattava solo di rivalità professionale. Sempre il “Daily Mail” racconta che Dean andò a letto anche con Walt Disney, sul quale giravano diverse voci sulla sua omosessualità e che affittava appartamenti per incontrarsi con i suoi amanti.


https://www.ultimavoce.it/james-dean-e-marlon/
http://www.ilmessaggero.it/societa/persone/marlon_brando_james_dean_amanti_sesso_sadomaso_daily_mail-1615020.html
http://www.iodonna.it/personaggi/interviste-gallery/2016/03/16/james-dean-e-marlon-brando-erano-amanti-un-libro-racconta-la-loro-storia-segreta/?refresh_ce-cp

martedì 13 marzo 2018

Pensiero di oggi

Molto spesso le pratiche BDSM si limitano a procurare piacere attraverso una stimolazione mentale e sensoriale che può anche non comprendere affatto il sesso.

lunedì 12 marzo 2018

Verità

Credo che un rapporto di sottomissione continuativo sia davvero difficile da comporre con la propria indole e vita se non si è fatto un grosso lavoro di introspezione. 
Generalmente viviamo ed accettiamo dolore ed umiliazioni e regole e sudditanza psicologica a corrente alternata. 
Quanto più siamo in un momento un po' critico, magari sotto stress, oppure in una fase di bassa autostima o di piccola depressione, tanto più ci offriamo con grande disponibilità alla disciplina di una Dominante. Quando recuperiamo sicurezza, alcune prove diventano di colpo più difficili, siamo meno ricettivi dinnanzi alle richieste, più ribelli ed insubordinati nei confronti dell'autorità. 
La costanza e l'espansione del proprio lato sub in un tempo ampio è qualcosa di difficile che comporta una scelta d'amore verso quella parte di noi che ha bisogno di sottomettersi e servire, soltanto amando la "vergogna" che questo nostro lato oscuro ci procura si può pensare di avere durata e costanza e capacità di elevare un altro essere sopra di sé per molto tempo.

Arcangelo Salvemini




lunedì 5 marzo 2018

CHI HA PAURA DEL BDSM? – INTERVISTA AD ALITHIA MALTESE

Continua la nostra piccola esplorazione del mondo della sessualità e dell’amore contemporaneo. In questa “puntata” abbiamo realizzato un’intervista con Alithia Maltese, una ragazza che si occupa della realizzazione e della diffusione di eventi legati al mondo BDSM e della sua cultura. Negli ultimi anni il BDSM ha avuto un’esposizione mediatica non indifferente, grazie soprattutto ai libri e film della serie “50 sfumature di”, che ne hanno portato alla ribalta, spesso in maniera facilona e superficiale, alcuni dei suoi aspetti. Abbiamo cercato di capire meglio questo mondo e le persone che ne fanno parte, cercando di vedere oltre la superficie dell’argomento, spesso molto delicato e non semplice.

Cos’è il BDSM? Quali pratiche ne fanno parte?

Il BDSM è un argomento molto complesso, sfaccettato. Se devo darti una definizione, semplificando, ti dico che il BDSM è un acronimo che identifica diverse pratiche, diversi tipi di relazione e cerca di raccoglierne il più possibile che ovviamente ne rispettino i principi. BDSM sta infatti per Bondage, Dominazione & Sottomissione, Sadismo & Masochismo.

Il bondage è la pratica di immobilizzare le persone o essere immobilizzati e a sua volta ha tante sottocategorie a seconda delle varie scuole occidentali, orientali, ecc. e si possono utilizzare diversi strumenti. È una cosa davvero molto vasta. Il bondage è, diciamo, la parte del BDSM più famosa o in vista rispetto alle altre pratiche perché sembra quella più praticata. Ma il bondage non è solamente lo “Shibari”, la disciplina giapponese molto bella ma molto complessa che fa uso delle corde. Il bondage è anche l’immobilizzazione del proprio partner a letto durante il sesso. Per la mia esperienza e parlando con le mie varie amicizie quella è una delle prime cose che si prova.




Alithia Maltese e Marta Dirtypink Foto by Tommaso Costa
Dominazione e sottomissione invece hanno, di solito, un’immagine molto stereotipata con un master o mistress(colui che domina) ultracinquantenne e una ragazza di vent’anni che fa la slave (colei o colui che si sottomette), obbedisce a lui, si fa mettere in mostra in vari contesti. Insomma, è un rapporto di potere. Però nel contesto di dominazione e sottomissione ci sono tante cose: dal rapporto con uno slave di turno che chiama Dea il proprio padrone agli amici che decidono, solamente in uno specifico contesto, di instaurare un rapporto in cui uno è il “top”, che ha il comando in quel momento, e l’altro è il “bottom”, che lascia il comando.

Infine il sadismo e il masochismo, che sono la cosa più delicata, ma non bisogna intenderli con il senso patologico del termine: tutto quello che viene fatto nel BDSM è concordato, in maniere diverse ma di solito c’è sempre un accordo verbale. Non bisogna pensare che sia qualcosa di psichiatricamente pericoloso, insomma. Nel Masochismo si ricerca una piccola dose di dolore perchè il corpo, per proteggersi proprio dal dolore, da delle scariche di adrenalina e piacere tali da arrivare anche all’orgasmo. Di nuovo, è una cosa molto complessa ma totalmente controllata.


Ci sono, immagino, dei modi per essere sicuri di non farsi del male.

Esistono dei protocolli di sicurezza che permettono a chi pratica o si avvicina a praticare BDSM di capire in che situazioni si trovano e di capire anche le abitudini delle persone che hanno davanti. Esempio: se io ti dico “gioco con il protocollo SSC (Sano, Sicuro e Consensuale)”, tu sai che questo prevede una “safeword”, una parola di sicurezza che serve ad interrompere la dinamica in atto.

SSC vuole anche dire che è sano da un punto di vista psicologico, non ho intenzione di crearti dei problemi psicologici, non voglio farti vivere dei traumi e mi impegno affinché questo non accada nemmeno per sbaglio. Sicuro dal punto di vista fisico: se dovessero esserci delle lesioni non saranno lesioni che influenzeranno la tua vita; possono essere dei lividi casuali, non c’è un volere, l’intenzione di procurare dei danni. Consensuale perché ovviamente deve esserci il consenso da entrambe le parti. Un altro protocollo è il RACK nel quale ci si fida a tal punto del proprio partner che non si stabiliscono prima le pratiche che farai o una safeword, e si capisce sul momento cosa ci sta bene e cosa no. Ci si adatta durante il gioco a seconda di quello che si vede.

Il BDSM è il piacere del dolore, della costrizione o c’è altro?
Sicuramente è prima di tutto una cosa mentale, di testa. Poi è una questione di comunicazione, di relazione tra le persone e di fiducia. Senza queste cose non è possibile giocare e non è possibile farlo in maniera consapevole. Purtroppo esistono persone che si improvvisano, magari perché sono incuriositi da qualcosa, da dei video che han visto su internet, però se non conosci bene quello che stai per fare rischi di fare del male a qualcuno. Ci va una consapevolezza personale prima ancora di mettersi in discussione in una relazione o in un momento di gioco.

Stiamo pur sempre parlando di un gioco di ruolo, tutto quello che avviene è perché sono stati stabiliti e riconosciuti dei ruoli. Quello che avviene nel BDSM non è quello che avviene in tutti i momenti della nostra vita. Ci sono poi delle relazioni chiamate 24/7 in cui in tutto il tempo che si sta assieme si interagisce sempre come concordato. Magari io ti vedo sempre come il mio dominante. Ma parliamo di cose molto delicate, molto rare e sono piene di accordi sul minimo dettaglio.

Cosa pensa di se stessa la comunità BDSM? E cosa pensa di chi vive la sessualità in maniera tradizionale?
Dirti in generale cosa pensa la comunità BDSM di se stessa o degli altri è difficile, ogni città ha la sua community e non sono tutte uguali. Anche all’interno ci sono opinioni e pareri diversi. Io posso parlare per quella di Torino e noi siamo molto aperti all’esterno, molto inclusivi, c’è rispetto anche per chi si vive la propria sessualità in modo “tradizionale”. Organizziamo incontri e aperitivi proprio per parlare dei vari aspetti tra di noi ma anche a chi si interessa per la prima volta di questi argomenti.

Qualche anno fa – eravamo più giovani, intorno ai 20 anni – ci siamo accorti che non c’era una vera comunità di riferimento e ci siamo trovati in difficoltà perché non sapevamo come parlare di queste nostre curiosità. Per noi è stato importante creare una comunità che fosse accogliente e inclusiva anche delle persone che non hanno mai praticato, indipendentemente dal ruolo che hanno e dall’interesse che mostrano.


Quanto influiscono (negativamente o meno) i fatti di cronaca che vedono coinvolte persone, spesso improvvisate, che lo praticano?
Bisogna fare delle distinzioni: ci sono persone improvvisate totalmente in buona fede che magari pensano “questa cosa non è pericolosa, proviamola!”. E lì il rischio di fare danno è altissimo. Ci sono altre persone che in realtà non fanno BDSM, sono persone che hanno dei problemi seri, psicologici se non psichiatrici e con la scusa del BDSM si avvicinano a persone più deboli, facilmente circuibili. Questo è un altro dei motivi per cui noi organizziamo gli aperitivi, vogliamo che le persone che giocano, che si conoscono online, abbiano una faccia. Soprattutto per noi è importante che tu, se conosci un’altra persona online o a una festa, puoi venire da me e mi chiedi le referenze. Io così posso dirti se questa persona si è sempre comportata bene, è tranquilla, ci si può fidare. A volte quando si sente parlare di pratiche molto estreme, non sono coinvolti veri praticanti di BDSM ma persone che usano il BDSM come scusa.

Poi purtroppo altre volte ci sono gli incidenti. È chiaro che chi è consapevole di cosa sta facendo ha minore probabilità di essere coinvolto in un incidente. Ad esempio io studio e pratico lo Shibari da 3 anni, so che se faccio determinate legature al collo rischio. Siccome non le so fare bene, non le faccio, evito completamente. Nonostante conosco dei modi sicuri di farle.

Ci sono stati dei casi di cronaca in cui sono morte o finite all’ospedale delle persone e noi stessi ci arrabbiamo. Se pratichi dell’asfissia erotica ma non sei in controllo, è solamente pericoloso. Se tu leghi due persone insieme e non hai il perfetto controllo della situazione, se una sta male si fa male anche l’altra. Una delle regole per evitare il più possibile di fare male a qualcuno, è sempre di fare un po’ di meno di quello che sei sicuro di saper fare. Ti piace giocare con i coltelli? Benissimo, però non vai a ferire il partner. Innanzitutto perché la tua testa dovrebbe chiedersi che cosa stai facendo, in secondo luogo perché magari non sei un medico e non sai dove e cosa andare a toccare. C’è una branca del BDSM che si chiama “medical” e prevede il gioco con aghi e cose del genere dove però ci si ferma all’epidermide.

Come vive la violenza di genere una donna che pratica il bdsm? Non si trova in una situazione di forte ipocrisia per eventuali lividi o segni sul corpo?
La distinzione più importante da fare è quella tra BDSM e abuso. Nel BDSM se io sono consapevole di quello che sto facendo sono consapevole anche dei rischi, so che mi possono rimanere dei lividi. Poi noi vediamo la violenza di genere come quella sulle donne ma nel BDSM si fanno sottomettere persone di tutti i generi e di tutti gli orientamenti sessuali.

A prescindere dal genere è la questione dell’abuso di cui noi dobbiamo parlare sempre di più e noi come comunità torinese ne abbiamo parlato spesso e in diversi ambiti, organizzando eventi appositi. Il problema non è il livido che ti rimane ma l’eventuale abuso psicologico. Non è necessaria la violenza fisica, tante volte la violenza più grande è quella psicologica. Una pratica del BDSM è il controllo del peso che può essere una pratica pericolosa come no. Se io so che non devo scendere sotto un tot di peso può essere anche uno stimolo positivo a non dimagrire troppo. È un esempio scemo ma so che non va a ledere la mia sicurezza personale. Facendo un esempio realmente accaduto e opposto, invece, un tizio è andato da una ragazza e gli ha detto che non avrebbe giocato con lei se non perdeva almeno 8 kg. Questa ragazza non era sovrappeso, stava benissimo, era tuttalpiù lievemente rotondetta e apparentemente non aveva problemi con la sua fisicità. Nel momento in cui questa persona ha innescato in lei questo dubbio, questa ragazza ha iniziato a disperarsi perché non riusciva a perdere peso. Questo è molto più violento rispetto ad un colpo di frusta che mi viene dato sapendo che mi piace.

La questione è ovviamente molto delicata e noi se scopriamo che qualcuno si comporta in questa maniera lo allontaniamo subito. Per fortuna sono pochissimi ma due o tre casi di persone allontanate ci sono state.

Se una persona fosse attirata o curiosa da questo stile di vita, da dove può iniziare? Consigliaci un libro.

Innanzitutto questo non è uno stile di vita. Lo può magari diventare se tutte le tue amicizie praticano BDSM e la maggior parte dei vostri incontri sono basati su questo. Diventa uno stile di vita nel momento in cui tu vai in giro per il Mondo a parlare di questo argomento, ad organizzare degli eventi, vivi immerso in questo ambiente. Ci sono anche persone che hanno una mentalità un po’ “old school” per i quali il BDSM è quella cosa che pratichi solo con la tua fidanzata, il tuo compagno e allo stesso tempo puoi avere solamente una fidanzata o un compagno che pratichi il BDSM. In questi casi il BDSM influenza così tanto il tuo quotidiano che ne diventa uno stile di vita.

Passando ai consigli per chi vuole approfondire, in Italia c’è un autore abbastanza famoso che si chiama Ayzad che ha pubblicato diversi libri. Uno molto semplice e facile da leggere per iniziare si chiama “I love BDSM” e un altro si chiama “BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo”. Queste sono due letture che io e molti altri hanno fatto all’inizio e che ti danno un’idea – ma soltanto un’idea – delle varie pratiche che esistono, dei protocolli di sicurezza.

C’è anche un social network che si chiama “Fetlife” in cui ci sono gruppi e stanze riservate in cui si trovano molti italiani, gli eventi organizzati nella propria zona, si possono vedere delle fotografie, vedere come le altre persone mettono in pratica la teoria e ci si può avvicinare a questo mondo. Altro sito italiano è Legami.org che però è un po’ old school. Oppure c’è Facebook in cui ci sono tantissimi gruppi, eventi locali. Segnalo a questo proposito la pagina https://www.facebook.com/torinomunch/ in cui trovate molti degli appuntamenti della comunità di Torino e non solo. Il web è pieno di spunti e sta alla persona cercare di capire cosa gli può interessare.


Chi ha paura del Bdsm?
Ha paura del BDSM chi ha paura di se stesso, chi non ha consapevolezza e chi ha paura di esplorare l’ignoto perché magari non è sicuro di quello che ha, di quello che vive. Chi ha una mentalità aperta e voglia di conoscere le altre persone, magari non pratica ma non ne ha paura.


http://www.idealmentre.it/chi-ha-paura-del-bdsm-intervista-ad-alithia-maltese/

venerdì 2 marzo 2018

Racconto 4.

Adorava sentire le sue unghie che attraversavano la pelle fino a sfiorare la carne..
Le sentiva ancora quando poggiava la sua schiena nella sedia dove era solito sedere nelle sue riunioni di lavoro.
Era presente in ogni momento della sua giornata, ed ogni volta che sentiva quel pizzico di bruciore il suo capo si abbassava come a pronunciare quelle 2 parole di gratitudine:
Grazie Padrona

scritto da Gianni Fedele

lunedì 26 febbraio 2018

Il BDSM raccontato da Danilo Ruocco, attivista LGBT

BY NATHANAEL

Progetto GenderQueer
Il primo blog sul non binarismo di genere e sugli orientamenti affettivi non binari
BDSM, LGBT e binarismo di genere:
ce ne parla Danilo Ruocco, attivista LGBT e Master BDSM…

danilo ruocco attivista lgbt
Il blog ha in passato trattato il tema del BDSM in relazione alle tematiche LGBT e al binarismo di genere. Oggi Danilo Ruocco, giornalista e attivista LGBT, che nel BDSM ha il ruolo del Master (quindi un ruolo Top o Dom, ricordiamo invece, per rendere più fruibile l’intervista, che i termini legati al ruolo opposto sono Slave, Bottom e Sub) risponde alle nostre curiosità in merito.
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Buongiorno Danilo. Raccontaci, se ti va, di come ti sei scoperto LGBT e di come definisci e consideri il tuo orientamento sessuale e affettivo.
Non credo ci sia stato un evento particolare che mi abbia “rivelato” a me stesso. Penso, invece, di essere sempre stato consapevole di ciò che sono: una persona sessualmente attratta da donne e uomini.

Orientamento sessuale e BDSM, quale è entrato prima nella tua vita e come li hai scoperti?
Ho scoperto abbastanza tardivamente il mio essere un Master: ero già all’Università e sono stato coinvolto da una coppia in un gioco erotico a base di sculacciate e bondage. Mi si è aperto un mondo.

IL BDSM è binario? ci sono sostanziali differenze quando top e bottom sono una coppia omo e quando sono una coppia etero? e perché?
Credo che le differenze ci siano. La netta separazione dei ruoli tra Top e Bottom spinge a comportamenti che, a volte, confermano il binarismo e a volte lo stravolgono.

In genere, una Mistress viene spesso percepita dal proprio slave come una virago, ovvero una donna fortemente mascolina o mascolinizzata, in quanto il dominio viene ascritto alla sfera del maschile. Parallelamente, una slave è spesso vista come una bambolina passiva in balia del volere del suo Master.
In un rapporto top/bottom di natura omosessuale maschile, ciò spesso non accade, specie se il bottom si presenta come “virile”. In tal caso lo slave si sottomette a un Master che percepisce più maschio di lui, senza necessariamente percepirsi come femmina.

danilo master
BDSM e poliamore, sono legati? e come?
Non so se si possa parlare di poliamorismo. Sicuramente il rapporto tra un Top e un bottom non è monogamico. Sarebbe assurdo chiedere a un Top di non condividere il proprio bottom con un altro Top se ne ha voglia o di avere più di uno slave contemporaneamente! Sarebbe come chiedere a un Top di non imporre la propria volontà!

Essere dichiarati come LGBT e come BDSM, ci sono differenze e imbarazzi diversi? E per quanto riguarda i BDSMers etero?
Spesso il BDSM viene percepito come qualcosa di estremo e deviante che lascia molte persone, anche GLBT, diffidenti.

A volte i feticismi o i desideri BDSM coinvolgono parterns del genere opposto a quelli da cui si è generalmente attratti/e. Quindi persone tendenzialmente omo che possono avere fantasie bdsm etero e viceversa. Come mai questo accade? Rende queste persone bi/pansessuali oppure è solo una questione “kinky”?
Penso sia più una questione di dominio/dominazione che di orientamento o identità sessuali. Come ho scritto in “Se la Mistress lo impone” http://www.paroleglbt.info/2014/12/se-la-mistress-lo-impone.html sono convinto che anche quando un eterosessuale maschio viene penetrato analmente da un uomo non cambi la percezione di sé come eterosessuale, ma “subisca” la penetrazione come un atto, appunto, di sottomissione alla propria Mistress.

Machismo, sessismo, binarismo e slave/master: quando influiscono i nostri retaggi binari nelle nostre fantasie?
Tantissimo. Direi che, quasi sempre, le alimentano.
La donna, anche quando domina, è comunque oggettificata?
Credo dipenda molto dal livello sociale dello slave: più è alto e più tende a vedere nella Mistress un oggetto.

Passività etero: molti uomini etero amano subire la penetrazione da donne, ma ciò è per loro accettabile solo se la vivono come desiderio BDSM. Quanto machismo interiorizzato esiste ancora?Purtroppo molti maschi eterosessuali sono sessualmente assai inibiti e pensano che il piacere “lecito” sia solo quello che passa attraverso l’uso del fallo. Quando scoprono che la pratica anale li soddisfa pienamente, spesso finiscono per associarla a pratiche di sottomissione, forse proprio a causa del machismo che vorrebbe sempre il maschio penetratore e mai penetrato.
Il fenomeno delle “sissy“: molti uomini sognano di essere umiliati da master o mistress. Si vestono da donna e spesso ne replicano gli stereotipi machisti, definendosi “cagne” o anche peggio: pensi che derivi dal machismo interiorizzato di questi praticanti, o pensi che sotto sotto ci sia una tematica di identità di genere?
Entrambe le cose. Ci sono crossdresser che indossano biancheria intima femminile solo quando hanno rapporti con altri uomini, probabilmente in quanto associano la sottomissione sessuale a un Master alla femminilizzazione.
Per altri, invece, il crossdressing è legato a tematiche di identità di genere.

Nei portali gay siamo abituati ad annunci contenenti “no effeminati” o “io…insospettabile” o ancora “io…discreto“. Quanta omofobia interiorizzata e binarismo c’è in chi mette questi annunci? Succede anche con gli annunci BDSM? e quali sono gli stereotipi più diffusi?Il livello di omofobia interiorizzata in chi si definisce “insospettabile” è assai elevato.
Invece chi ricerca “maschili” o “non effeminati” sta solo dando precise indicazioni di gusto estetico.
I “discreti”, infine, sono coloro che o sono sposati o sono fidanzati e, quindi, cercano la scappatella senza conseguenze.
Negli annunci BDSM, in genere, si è molto precisi: si indicano ruoli, pratiche e limiti.

I praticanti BDSM etero sono open minded rispetto alle tematiche LGBT?

In genere no.

La bisessualità consapevole è diffusa in questi ambienti?
No. Vi sono pratiche bisessuali, ma non consapevolezza.



BDSM e Fetish, come sono connessi? Quali i fetish maggiormente richiesti nel mondo omo?
Sì spesso non vi sono confini netti tra i due mondi.
Sicuramente molto richiesto è il fetish legato ai piedi e alle scarpe.
Altro fetish richiestissimo è quello strettamente legato agli odori, specie a quelli dei genitali del Master, alle sue ascelle, ai piedi e alle sue deiezioni.

Puoi spiegarci l’acronimo BDSM?
L’acronimo si riferisce a tutte quelle pratiche sessuali nelle quali vi sono giochi di ruolo che richiedono sottomissione o dominazione. Giochi sadomasochistici.

Il BDSM è ancora uno stigma? Sarebbe utile fare cultura in merito?Lo è sicuramente. In realtà sono convinto che sarebbe utile fare cultura che parli di ogni aspetto della sessualità e non solo del BDSM.


Cuckold: di cosa si tratta? Vi sono rapporti bisessuali oppure si tratta comunque di rapporti etero in cui la terza persona guarda?
Il cuckold si eccita a guardare il proprio partner mentre è impegnato in attività sessuali con un terzo. Ovviamente, a seconda dei desideri di ogni partecipante, il cuckold può anche non limitarsi a guardare, ma può prendere parte sessualmente all’azione. In tal caso, può avere rapporti solo con il proprio partner abituale, oppure può averne anche con il terzo.

Menage a trois: i partecipanti hanno solo rapporti etero oppure può capitare che i due uomini o le due donne facciano sesso tra loro?
Dipende molto dalle persone che sono coinvolte nell’azione, dai loro desideri e dal loro livello di inibizione. Non è detto, ad esempio, che un uomo bisessuale gradisca essere visto dalla propria partner mentre si fa penetrare da un altro uomo o lo penetri.

Master e compenso: alcuni master ed alcune mistress chiedono dei pagamenti solo per umiliare la persona dominata: si puo’ parlare di sex working?
In genere, il compenso è un modo per ribadire e sottolineare l’inferiorità a la sottomissione dello slave e il dominio e superiorità del Master.

Toys e BDSM, quali gli oggetti più richiesti?
Dildo, fruste, biancheria intima, manette, cinture di castità…

I nuovi social, Istagram, Twitter, Pinterest, possono servire a promuoversi anche come attivista LGBT?
Se usati correttamente sono uno strumento essenziale.

Danilo è uno scrittore, giornalista e consulente per la comunicazione.

Si occupa di tematiche e diritti GLBT per il sito “Parole GLBT” paroleglbt.info ed è l’ideatore e il curatore de “Il Simposio” www.ilsimposio.tk

Ha, tra l’altro, scritto i romanzi “Lavapiubianco” lavapiubianco.tk e “Parla Egisto” parlaegisto.tk

https://progettogenderqueer.wordpress.com/2017/03/25/il-bdsm-raccontato-da-danilo-ruocco-attivista-lgbt/

Riflessioni


Il BDSM, non si distingue solo, per i segni fisici sul corpo.
Portati sempre e comunque, con estrema gioia e naturalezza.
Chi lo vive, lo sa...
Sopratutto, in un periodo nel quale, i valori più importanti, si sono ormai persi, dove anche un semplice sorriso, è diventato uno sforzo enorme.
Il BDSM, è anche questo.
La riscoperta di questi valori. Spontanei, semplici.
Dove tutto è naturale.
Dove non esiste, e non deve esistere, la falsità.
Non é un obbligo, come in un passato, neanche troppo lontano, essere schiavi.
É una scelta di vita. 

E questa è una premessa molto importante e fondamentale, non facile.
Non si può essere schiavo, ad ore. O per meglio dire, per convenienza o solamente solo, per soddisfazione personale.
No.
Essere schiavo, è esserlo in ogni momento della giornata. In ogni istante. Il pensiero che, ti riempe il cervello di splendidi sogni, ogni qualvolta che pensi di non essere libero. Di non potere. Per meglio dire, di Appartenere.
La parte difficile è donarsi completamente, ad un'altra persona.
Ancora più difficile, regalare il proprio io, a chi hai deciso, che dominerà la tua vita.
Ma... Il tutto, porta a vivere delle emozioni che nessun altro tipo di rapporto, può regalarti. 

Sapere che la tua vita, semplicemente, non è più tua.  
Cammini per la strada sorridendo, perché sai, di essere Suo. 

venerdì 23 febbraio 2018

Mi piace il sesso che mi lascia i lividi

Ho un livido sul braccio. Ne ho un altro su un seno. Il segno di un morso sulla spalla e una macchia scura al collo. Dolorante e piena di buoni propositi mi vesto, coprendo le prove di qualcosa che altri non capiscono.


La prima ad accorgersene è l’amica che dice che deve guarirmi da questa strana forma di masochismo. Che io mi faccia bendare, legare, pizzicare e mordere per il mio piacere a lei non sta proprio bene. Perché a LEI non piace. E se non piace a lei non deve piacere neppure a me.

Mi chiama sottomessa e spiego che sono io a chiedere quello che voglio l’altro mi faccia. Non solo c’è consensualità, ma sono io che domino. Dice che è violenza e spiego che la violenza sta, appunto, dove non c’è consensualità. Violenza è anche quella di chi ti impone ciò che devi essere anche se non vuoi. Se domani arrivasse uno a dirmi che devo scopare nella posizione della missionaria e per farmelo fare mi addomestica, mi fa pensare che sono sbagliata, malata, mi obbliga a rivolgermi a uno psichiatra, mi fa anche prendere delle medicine sociali o chimiche o insiste a dimostrarmi che mi piacerà qualcosa che mi annoia a morte, quella si è una violenza.

Ed è violenza quella che compie l’amica che viene a impormi come stare al mondo e si intromette nella sfera della mia sessualità con la scusa di voler fare il mio bene. Non sono una bambina. Sono adulta. E patologizzare, provare a omologare, uniformare, quello che è diverso da te è pratica autoritaria. Lo è sempre perché non c’è mai stata alcuna dittatura che abbia imposto norme dicendo di volerlo fare per il tuo male. E’ sempre per il bene di qualcuno. Il mio, il suo, il tuo, il loro, il nostro.

Poi c’è l’amico che mi guarda come se mi compatisse. Mi ha detto con chiarezza che se incontra l’uomo con cui faccio sesso non vuole parlarci. Pensa io sia alla sua mercè. Perché si parte sempre dalla convinzione che chi pensa quello che tu non condividi sia in qualche modo influenzato da cattive compagnie e in questo caso dall’uomo cattivo. Ed è una gran stronzata, perché mi negano autonomia, il rispetto alle mie scelte e alla mia autodeterminazione che a me è dovuto.

Lui dice che dovrei liberarmi del senso della colpa e la vergogna, ma io dico che l’unica colpevolizzazione imposta è giusto da parte sua perché è lui, assieme all’amica, che mi inducono ad aver vergogna. Vergogna perché quello che vivo io è giudicato perversione. Vergogna perché la normatività morde la mia vita e io non ne traggo alcun piacere. E se mi adeguassi a quello, forse, sarebbe masochismo. Di quando ti addomesticano e ti fanno diventare quella che non sei e per avere consenso dichiari fedeltà alle convenzioni sociali.

Sono dei moralisti, in fondo, e non avrei scomodato un simile giudizio se mi avessero semplicemente ascoltato, senza l’assillo perenne, paternalista e autoritario, del soccorso e senza la predisposizione ad un negazionismo delle pratiche di se’ che non gli corrispondono.

Sono dei moralisti perché non sanno niente, non vedono, non sentono, non vivono quello che vivo io, e quando glielo dico mi aggrediscono dicendomi che non devo sperare di fare passare per antico il loro modo di fare sesso. E io dico no, ché qui in discussione sono io, sono le mie scelte, e certo non sono io che impongo una norma al sesso altrui. Sono loro che vogliono imporla a me. Loro. Non io.

Sono dei dittatori, del corpo e della sessualità, e vogliono piegarmi a logiche in cui l’amore puro sarebbe fatto di delicatezze e cuoricini, concedendosi ogni tanto qualche biricchina trasgressione che si traduce in ridicole effrazioni del senso comune, tipo “mangia la cioccolata sul mio fondoschiena” o “facciamolo qui… in questo luogo clandestino“.

Sono anche degli ipocriti, perché generalizzano, si nutrono di stereotipi e poi non accettano commenti quando io so che la mia amica in realtà gode pochino, mi dice che si annoia, e certo non le rivendo la mia ricetta perché lei dice che ha altri gusti e io li rispetto, ma non mi pare sia nella posizione di potermi dettare regole per la mia felicità.

Ho alcuni lividi, devo nasconderli perché altrimenti qualcuno potrebbe anche pensare di chiamare la polizia del sesso ordinato e socialmente puro, non posso parlarne come fanno altri e devo nascondermi, come fossi una criminale, perché c’è chi si scandalizzerebbe e chi giudicherebbe addirittura incompatibile la mia inclinazione con il desiderio di avere un figlio. Eppure vorrei restare incinta, un giorno, col rischio di trovare chi riterrà non compatibili le mie abitudini sessuali con l’amore che vorrò dargli.

Perché questo è il punto. Puoi essere donna se interpreti il tuo ruolo secondo regole precise. Diversamente paghi. Per ogni orgasmo, liquido concesso e voluto, ogni millimetro di carne esposto a quel piacere. Paghi. E paghi molto caro.


Ps: Erotic Grrlz (diario erotico postporno) è un personaggio di pura invenzione scritto, proposto da una amica (l’editing è mio). Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

https://abbattoimuri.wordpress.com/2013/12/09/mi-piace-il-sesso-che-mi-lascia-i-lividi/comment-page-1/#comment-48111

martedì 20 febbraio 2018

Perchè vuoi essere mio?


DG - "Voglio darti un compito: 
Mi devi scrivere quali sono le tue emozioni dell'essere un mio sub in prova, che emozioni ti suscita avere un obiettivo in ambito Bdsm quale avere la Padrona e portare il suo collare.
Cosa significa essere sottomesso per te?"

M - "È emozionante e competitivo per me stesso essere suo sub in prova Padrona.
Sapere che, impegnandomi a fondo, potrò essere suo a tutti gli effetti... Che sogno meraviglioso!

Servirla ogni giorno come faccio naturalmente da quando la conosco.. anche se a distanza e anche se a volte sono assente il mio pensiero unico è Lei.
Il sogno di quel momento quando forse chiuderà quel cinturino intorno al mio collo..(suo)... 
È qualcosa che riempie e scalda il mio cuore.
Essere sottomesso per me è vita, tutto ciò che mi rende libero dentro anche se al guinzaglio fuori.. sempre libero, perché mi rende felice e io vorrei essere felice Padrona, con Lei, se lo meriterò ❤
Non ho mai provato emozioni così forti come con Lei.


Marco 

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