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lunedì 20 maggio 2019

Shibari bondage


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Sadomaso (o BDSM): tutto quello che c’è da sapere


Il sadomaso – conosciuto anche con il termine sadomasochismo o con l’acronimo SM – è un termine utilizzato per indicare l’insieme delle pratiche e situazioni erotiche che si basano sull’imposizione e sulla ricerca di sensazioni fisiche molto forti, che possono arrivare al dolore, allo scopo di provocare piacere sessuale.

Un po’ grazie a un maggiore scambio di idee e informazioni legato a internet, con una presenza anche massiccia di annunci sadomaso, un po’ grazie allo sdoganamento arrivato nel tempo grazie ai film e alla cultura cinematografica, il sadomasochismo ha smesso di essere un tabù, ed è diventato un argomento del quale è sempre più consueto parlare con un certo grado di libertà.

Sadomaso: un po’ di storia
Non è facile ripercorrere la storia delle pratiche sadomaso, ma nel Kamasutra è già possibile individuare scene di sadomasochismo. Il termine BDSM fu utilizzato per la prima volta nel 1992, nell’opera SM 101: a realistic introduction, dello scrittore americano Jay Joseph Wiseman.

Nelle pratiche sadomaso i partner hanno ruoli diversi: c’è sempre un dominatore, il master, e un dominato, lo slave. Le parti possono essere intercambiabili o rimanere fisse per tutta la durata del rapporto sadomaso che si decide di portare avanti. Dopodiché si stabiliscono delle regole e quei confini che non si vogliono superare. La linea di demarcazione tra piacere e sofferenza è, infatti, molto labile e il rischio di perdere il controllo elevato. Motivo per il quale in genere si stabilisce sempre una parola di sicurezza da utilizzare quando si desidera che l’altro si fermi.

Sadomaso non significa malattia o perversione
Il moralismo (falso o reale) che ha dominato per secoli la nostra società ha creato negli anni parecchi pregiudizi sul tema sadomasochismo, portando spesso le persone che lo praticano a viverlo nella clandestinità, quasi con un velo di vergogna nonostante l’età e la consensualità nel decidere di vivere una situazione di questo tipo all’interno della coppia.

L’obiettivo che si vuole raggiungere, dopo aver stabilito dei ruoli in modo del tutto consensuale e consapevole, è quello di spingere i propri limiti fino a una determinata soglia di sopportazione, e provare a raggiungere il piacere (anche attraverso l’uso di sex toy e oggetti dedicati al mondo sadomaso) esplorando soglie che vanno al di là del modo tradizionale di vivere la sessualità.

Sadomaso e bondage sono la stessa cosa?
A volte si tende a confondere il termine sadomaso con la parola bondage: quest’ultima rappresenta solamente una parte del sadomaso, il cui sinonimo è rappresentato dall’acronimo BDSM. Questo termine sta per Bondage e Disciplina (BD), Dominazione e Sottomissione (DS), Sadismo e Masochismo (SM). Sadomaso e bondage, però, non hanno lo stesso significato.

Nello specifico:
con bondage si indica l’insieme delle tecniche con le quali si lega un’altra persona con l’utilizzo di corde o strumenti pensati per lo scopo; il termine dominazione fa riferimento alla possibilità di pilotare la volontà del partner con una serie di regole e punizioni stabilite a priori; con il termine sadismo ci si riferisce alla possibilità di provocare dolore fisico nel partner, senza sfociare nella sofferenza non desiderata; per masochismo si intende la scelta di provare consensualmente dolore o umiliazione provocati dal partner, che nella pratica provocano un piacere intenso. Il sadomaso è pericoloso?

L’equilibrio tra gioia e dolore nelle pratiche BDSM è sottile come il filo di un equilibrista. Il confine tra desiderio di essere dominati e rimorso, tra estasi e tormento è davvero molto sottile. Le pratiche sadomaso sono comunque benefiche per l’organismo perché provocano il rilascio di endorfina.

Il problema attuale rimane legato a una questione di percezione: molti pensano che il sadomaso sia una pratica estrema o una “roba da gay”, ma si tratta unicamente di errate convinzioni sociali, legate ai pregiudizi e alla mancata conoscenza dell’argomento. Il sadomaso non è né pericoloso né (tantomeno) una malattia. Si tratta di una scelta totalmente arbitraria, soluzione ottimale per le coppie con un altissimo grado di confidenza, che sono alla ricerca di un nuovo modo di vivere la propria sessualità, molto più stimolante ed eccitante.


http://www.saluteperme.com/sadomaso-o-bdsm-tutto-quello-che-ce-da-sapere

domenica 19 maggio 2019

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My bitch A.


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lunedì 13 maggio 2019

Alla ricerca del "vero" BDSM di Ayzad




















Ieri, in un meraviglioso esempio di serendipità, sono incappato in due cose del tutto indipendenti eppure deliziosamente collegabili. La prima era un post trolleggiante su un forum italiano dedicato al BDSM, nel quale una ragazza che scrive in terza persona esprimeva il proprio orrore per la mancanza di un “corretto protocollo” durante un munch al quale aveva partecipato. Vi si poteva quasi sentire l’odore dell’indignazione morale verso chiunque non sottoscrivesse la sua visione di etichetta per pervertiti – e gli sghignazzi dietro alle numerose risposte generalmente riassumibili in «taci e non osare giudicare il modo in cui gli altri si divertono nel tempo libero».
Il secondo elemento è, a essere precisi, due diversi documentari sullo stile di vita BDSM. Making mistress More, di Beverly Yuen Thompson, si può guardare gratuitamente su Vimeo e racconta la gestione de La domaine Esemar, un luogo pubblicizzato come «il più antico chateau di addestramento BDSM al mondo». The ceremony, di Lina Mannheimer, si concentra invece sullo stile di dominazione dell’ottantaquattrenne Catherine Robbe-Grillet, probabilmente la dominatrice più venerata d’Europa fin dai tardi anni ’60 del secolo scorso.

Vi suggerisco vivamente di cliccare su entrambi i link qui sopra per farvi un’idea di ciò di cui sto parlando. Riassumendo, comunque, il primo documentario rivela come lo “chateau” sia in realtà poco più di una casa mobile in mezzo ai boschi del circondario di Albany, New York. Il proprietario, noto come Master R, è un ex musicista amante della natura: un tipo dall’aspetto tranquillo circondato da una specie di corte dei miracoli di entusiasti che trattano La domaine come un rifugio dagli stress della vita “normale”. Sembrano un gruppetto piuttosto gioviale, la cui passione tiene più o meno a galla l’impresa nonostante le palesi carenze economiche e organizzative. A dirla tutta, la storia principale riguarda una ex-schiava a pagamento che viene reclutata come dominatrice professionista quando la precedente titolare molla tutto all’improvviso.
Esattamente agli antipodi Madame Robbe-Grillet è invece stilosa e aristocratica come nessun’altra. Ex attrice e romanziera, pur non essendosi mai abbassata a pubblicizzare la propria attività vive davvero in un castelletto e coltiva un’idea distaccata e ritualistica dei giochi di dominazione erotica. Per lei estetica ed eleganza sono fondamentali, al punto di accettare ormai alla sua presenza solamente sottomessi belli quanto modelli. È il tipo di persona che ci si aspetta di trovare a giocare a scacchi contro qualche maestro internazionale – mentre conduce una conversazione filosofica in cui ciascuna brillante metafora viene commentata da una mossa appropriata sul tavoliere. Il tutto accompagnato da piccoli sorsi di vino impossibilmente prezioso da un calice di cristallo offerto su un vassoio da un maggiordomo muto.

Guardare i due documentari uno dopo l’altro mi ha inevitabilmente spinto a confrontare queste visioni così tanto diverse del BDSM. Ecco le mie piccole conclusioni:

Ciascun approccio è il prodotto di un preciso ambiente culturale
La signora francese ha fatto i suoi primi passi nel mondo della dominazione erotica in una nazione ancora scossa dai postumi della seconda guerra mondiale e dai cambiamenti geopolitici. Schiacciata fra le superpotenze a est e ad ovest (per non parlare della Gran Bretagna, su a nord), per mantenere quel po’ di grandeur che le restava la Francia stava aggrappandosi disperatamente alla propria vecchia identità culturale. Questa comprendeva un forte senso delle classi sociali e un’aristocrazia in declino. A tutt’oggi in Francia gli annunci per la ricerca di partner usano spesso la sigla ‘BCBG’, che si tradurrebbe letteralmente come ‘buono stile, buona classe’ ma all’atto pratico significa ‘altoborghese ricco e schizzinoso’ – un orgoglioso marchio di superbia inconcepibile nel resto del mondo. In quel contesto storico le apparenze giocavano un ruolo fondamentale nel rinforzare la propria condizione sociale, pertanto l’attenzione a rituali e dettagli assumeva una particolare importanza.
Bisogna inoltre ricordare che la distinzione fra BDSM e sadomasochismo patologico fosse ancora ben là da venire. Adottare un approccio stilizzato e intellettualistico all’eros costituiva un ottimo modo per distinguersi dai raptus violenti di pazzi e criminali. Senza siti web o manuali da cui imparare, avere gerarchie formali assicurava oltretutto che le informazioni tecniche venissero trasferite correttamente ai nuovi arrivati. Infine, nascondere uno stile di vita trasgressivo dietro una patina di rispettabilità filosofica e rituale offriva un minimo di protezione sociale in un’epoca in cui avere una cattiva reputazione poteva rovinare per sempre la vita di una donna.

Quasi agli antipodi, la struttura americana è stata invece fondata nel 1993, in un’era molto favorevole alla sessualità e in un paese che si vanta dell’uguaglianza fra cittadini in comunità estremamente diversificate. Il BDSM non era solo un termine ormai ben noto, ma anche uno stile di vita attraente benché un po’ misterioso, celebrato dai media e nell’arte. Le informazioni sulle varie pratiche erano abbondanti e abbastanza facilmente accessibili. Le città più grandi avevano club e associazioni a tema ben pubblicizzati, la scena leather aveva una gran visibilità e Internet aveva cominciato a mettere in collegamento appassionati di tutto il paese.
L’approccio de La domaine è inoltre frutto di una cultura fortemente empatica, in cui comunicare e prendersi cura del benessere di tutti viene incoraggiato attivamente, così come rapportarsi alla persona dietro ogni ruolo lavorativo o di altro tipo. Si tratta di un contesto che conosciamo tutti piuttosto bene, quindi non mi ci dilungherò sopra. Vale tuttavia la pena di notare alcuni suoi concetti chiave: integrare ogni aspetto della propria personalità viene considerato un obiettivo desiderabile, si preferiscono i contenuti alle apparenze, e l’apertura nei rapporti viene vista come una virtù.

Tenete a mente queste osservazioni mentre guardate i documentari, e noterete facilmente come ciascun approccio sia il risultato diretto della cultura che lo circonda, di cui riflette valori e norme. Possiamo anche immaginare quanto imbarazzante sarebbe un incontro fra Master R e madame Robbe-Grillet: dubito che si riuscirebbero a tollerare per più di qualche secondo, e di certo non potrebbero condividere un momento di gioco per tutto l’oro del mondo. Oltretutto per loro sarebbe un problema perfino comunicare, poiché lei rifiuta di parlare altro dal francese di Parigi, mentre il video americano mostra come lui non sappia pronunciare correttamente nemmeno il nome francese della sua stessa attività.

Questi approcci non possono essere spostati dal loro contesto
Le diverse interpretazioni del BDSM non sono solo il prodotto delle culture in cui sono nate, ma una parte di esse. Le incompatibilità reciproche non si fermano infatti ai protagonisti dei documentari: pensate al ribrezzo che proverebbero molti “pervertiti” francesi verso quei rozzi yankee e i loro comportamenti chiassosi ed eccessivamente amichevoli – o all’indignazione degli americani nei confronti del distacco e dei modi iperformali della dominatrice europea!
L’eros ha sempre idealizzato le terre e le culture straniere, rappresentandole come paradisi di sensualità. In realtà si tratta però solamente della speranza non troppo nascosta che qualcuno, da qualche parte, si stia divertendo più di noi poiché l’insoddisfazione sessuale è un’altra costante di tutte le epoche. Dopotutto l’eccitazione si nutre di novità, e annoiarsi di ciò che abbiamo a portata di mano non sorprende nessuno. Ecco perché una casa mobile di New York si è data un nome da fiaba d’oltreoceano, e perché nel 2014 una donna aspiri ancora a uno stile di vita da fine Ottocento idealizzato.

Detto questo, basta guardare pochi minuti di documentari per rendersi conto che Master R sarebbe assai infelice se davvero dovesse vivere in un castello europeo e seguirne gli austeri rituali dovendo abbandonare la sua beneamata musica country e le birrate con il football in TV. Mistress Grillet, abituata a mangiare il minimo indispensabile per mantenere la propria diafana silhouette – e mai davanti ad altri, così da non rovinare la propria aura con banali necessità umane – sarebbe altrettanto orripilata da tutti quei pasti in comune, dalle porzioni gigantesche e la plebea vicinanza dei corpi.
Mi azzardo a dire che queste osservazioni non si applichino solo agli esempi specifici in questione, ma restino vere in generale. Lo si vede per esempio nel modo in cui la scena gay cambia di paese in paese, in come i giochi fetish vengano vissuti nelle varie nazioni, o anche in come ci sembri alieno il kinbaku praticato in Giappone da giapponesi, nonostante tutti i video e i corsi occidentali che possiamo aver visto. La concezione distorta del BDSM occidentale in Cina rappresenta un altro esempio brillante di tali differenze.

L’eros insolito è universale
Detto tutto ciò, i diversi approcci dei nostri protagonisti mi hanno ricordato ancora una volta quanto universali siano le sessualità insolite. Indipendentemente da quanto distanti possano apparire, entrambi inseguono lo stesso archetipo di squilibrio di potere erotizzato. O, in parole più semplici: gli scenari sessuali con padroni e schiavi sono e sono sempre stati parte della natura umana. Non si tratta di una scoperta particolarmente rivoluzionaria. Gli storici e gli etnografi trovano continuamente tracce di “comportamenti trasgressivi” risalenti a ogni periodo della storia dell’umanità, dall’antica Grecia ai tempi moderni.
Il BDSM e le altre fantasie erotiche sono in fondo ciò che distingue la sessualità umana da quella di specie meno evolute. Tutti gli animali si riproducono; pochissimi fanno sesso ricreativo; nessuno tranne (alcuni) umani sa concepirlo come qualcosa di diverso dal puro strofinamento di genitali. Quando la capiremo una volta per tutte che l’eros estremo non è “strano”, ma una celebrazione della grandezza della nostra specie?

La percezione sociale del sesso insolito si evolve molto velocemente
All’anagrafe madame Robbe-Grillet e Master R sono separati da appena quarant’anni. Sotto molti punti di vista è un tempo piuttosto breve, eppure è stato sufficiente a modificare completamente la percezione sociale dei giochi erotici che praticano. Come dicevamo prima, quando la dominatrice francese si è affacciata a questo ambiente avere fantasie BDSM era ancora motivo sufficiente per essere rinchiusi in manicomio, se si era nati nella classe sociale sbagliata. Oggi la stessa cosa si è tramutata in una moda fighetta che vende milioni di libri in tutto il mondo.
Io per primo avevo l’impressione che si trattasse soprattutto di una conseguenza dell’arrivo del Web – ma pare proprio che mi sbagliassi. In effetti, leggendo The pleasure’s all mine – A history of perverse sex di Julie Peakman ho scoperto con quale velocità l’accettazione dei comportamenti sessuali sia sempre cambiata attraverso gli anni – di solito ogni mezzo secolo o giù di lì. Chi può dire come verranno percepiti il BDSM e le altre devianze ora della fine del ventiduesimo secolo? Ad azzardare previsioni, si direbbe, si fanno sempre pessime figure.

Non c’è un modo giusto di approcciarsi al BDSM
Al di là di tutte le pomposissime conclusioni sopra elencate, la lezione (o, si spera, il ripasso) più importante che si impara guardando quei documentari uno dopo l’altro è probabilmente il semplice fatto che non vi sia un Modo Giusto di godersi il BDSM. O, per essere più precisi, naturalmente ci sono delle basi comuni di rispetto reciproco, sicurezza, competenza, dedizione e così via – compreso il sempre citato principio dell’SSC – ma poi il gioco può prendere la forma più adatta alle necessità, i gusti e le idee dei partecipanti. Chi vi si dedica occasionalmente limitandosi a un leggero gioco di ruolo non è meno “vero” degli esperti di 24/7 estremo.
Il che ci riporta alla discussione da cui eravamo partiti con questo post. Che dire del presunto “protocollo BDSM” tanto elogiato da quella ragazza e da innumerevoli siti di sprovveduti? Che le storie sulla “Vecchia Guardia” e le “case d’addestramento” siano solo leggende dure a morire è già stato più che dimostrato indipendentemente da quanto vengano ripetute. L’esistenza di un unico protocollo cui si dovrebbero conformare tutte le relazioni di sottomissione è altrettanto assurdo. Createvene pure uno tutto vostro, se volete, ma non cercate di imporlo ad altri che probabilmente ne sanno più di voi. Oppure, ora che ci penso, fatelo pure. Come abbiamo appena visto, c’è il rischio che si adatti bene all’ambiente culturale e influenzi il modo in cui le generazioni a venire vedano questi giochi. Almeno per qualche anno.

https://www.ayzad.com/it/notizie/cultura/alla-ricerca-del-vero-bdsm/

domenica 12 maggio 2019

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mercoledì 8 maggio 2019

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How To Train Your Man…


There is no more effective way to train men than through their cocks/orgasms…

Yeah, yeah…there will always be exceptions. But seriously…this is it. Men are incredibly easy to train if you understand what drives them.

Some women and men are of the opinion that keeping a male sub in constant, long (or very long) term chastity is the most effective way to train. I completely disagree. The reason for this is simple: if a man knows his cock will never be allowed to come, then the orgasm ceases to become a motivation, or a carrot, if you will…

So here is what I do. I use the cock/orgasm to reprogram and condition my slave. So what follows involves using chastity as a training device rather than as a punishment or way of life. Basic steps look something like this:


1. The chastity device.
There are many versions out there, but for this to work, this needs to be a device that is secure and lock-able. I must have the key. I have the power over his cock and he cannot escape. This is an enormously powerful and symbolic message.
2. Putting it on.
Eventually, wearing the chastity device will become second nature – but you must set the example, set the stage, the first few times that you put the cage on. The manner and words and attitude that you adopt when you put this on him for the first time will stay with him as he wears it, and going forward, how he feels about wearing it. The first few times I make sure that he knows how meaningful this is…that I am purposefully choosing to take control of his body, that I am taking his cock, his symbol of masculinity, away from him. Owning it. Controlling it. Mine. For as long as I wish. I make him beg me to put it on. I make him watch as I lock it. I make him thank me for doing it.
3. The Rules.
Now, I have him. He’s mine. Seriously. What will a man not do to have his cock, his pleasure? Both are now mine to command. It is best to have thought this out very carefully before locking him in. Chastity training is very powerful and making mistakes here isn’t desirable.

For the best results, these three components are essential:
Begin with (potentially) brief and clear-cut stints in chastity
Make the things he must do to get out of chastity and/or earn his orgasm very straightforward and obtainable


Keep your promises
If you want chastity to be an effective tool, he must see that his behavior is directly tied to his release. At first, the cause/effect correlation must be very clear. Most importantly, you must keep your word. If you say that he will be allowed release from chastity after he has made you breakfast in bed five days in a row, then you must keep your promise. There are lots of memes out there depicting women changing their mind about allowing their men out of chastity. For initial training purposes, this is an absolutely horrible idea. If your sub loses faith in the cause and effect nature of chastity, he will ultimately cease to trust that his behavior will have any impact on his release – thus lessening the power of your ‘threats’.
Now, once his brain has become re-wired and he realizes that he must behave…your timelines can become longer, the tasks more complicated, and you can occasionally change the rules. But I repeat – this should only be done after you have effectively broken him and trained him.

The benefits of male chastity
My rules tend to force him to focus on my pleasure – to force his brain to begin associating my pleasure as a prerequisite to his. Example: He must give me a certain amount orgasms before he is released. Now, I don’t need chastity to have him do this. First, he’s happy to lick my pussy at any time. Second, I could just tell him to lick my pussy at any time. So… why connect this to chastity? Because this is more than him deciding, or me giving an order. This is my choice to literally re-wire his brain to associate my orgasms to his own pleasure. And I don’t keep what I’m doing a secret. I want him to know what I am doing. I want him to know that his body is just the tool I’m using to control his mind. Of course, I add other things on as well, but my pleasure should always come first.
4. The Reward.
Any time the chastity device is taken off, it should be clear that it is a kindness that you are bestowing upon him. Before it is taken off, the rules of his behavior should be crystal clear to him. Is he allowed to have a full orgasm immediately, or at a certain time? For the most effective training, I recommend that immediately following his release, you arrange for an incredibly powerful, satisfying orgasm. One that YOU take part in– either directly, or indirectly. This intense pleasure will reinforce how desirable it is to be out of chastity, and how hard he should be willing to do whatever it takes to earn his freedom from it.

Later, once he has been conditioned and well trained, he will be grateful for a ruined orgasm…for being allowed to touch his cock at all. But for initial training, the orgasm should follow as soon after release as possible. Again, this is quite literally re-wiring his brain to associate you and your control of him with pleasure.
Important Tips
If you keep your sub in long term (longer than a month at a time) chastity, it is important for his health that you milk his prostate monthly. This can have the added bonus of highlighting your absolute control over his body.


Be sure that you understand how to properly fit and install a chastity device. An improper fit can cause un-fun pinching or cause un-fun bruising or blood flow problems.
If you intend to keep your sub in chastity for longer than a day, make sure that you are using a device that will allow for air, and proper hygiene.


Have fun!

#Repost @francoisssagat ・・・ @alvarovillarrubia.photography CROP 🎩🎩🎩🎩 #alvarovillarrubia #francoissagat #sagat #francois #españa #leather #harness #leatherharness #fetish #string #thong


lunedì 6 maggio 2019

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Donne che legano (anche) gli uomini

Red Lily è l'unica maestra italiana di bondage. Si esibisce in tutta Europa, mai nei club privè. Perché, come racconta a LetteraDonna, «la legatura può avere un lato artistico e non solo sessuale».

di ENRICO MATZEU

Sentendo la parola 'bondage', viene automatica l'associazione con il sesso, quello spinto, 'strano' e non per tutti. Insomma, sadomaso. Eppure, come racconta a LetteraDonna Beatrice Gigliuto, in arte Red Lily, ovvero la performer più famosa in Italia, «il bondage può avere un lato più artistico e meno legato al sesso». Anche se, ovviamente, stiamo pur sempre parlando di farsi legare con corde resistenti che stringono la pelle e imprigionano mani e gambe, per poi di farsi appendere e penzolare nel vuoto.

Red Lily in una performance di bondage.

UN'ANTICA ARTE GIAPPONESE
Red Lily è una legatrice, in gergo 'rigger'. Di giorno lavora in un'azienda informatica, di notte lega le persone. Lo fa praticando l'antica arte dello shibari (o kinbaku), che in origine veniva usata in Giappone dai samurai per imprigionare i nemici. Oggi è l'unica maestra italiana di shibari (sempre con un paio di forbici a portata di mano), ma si esibisce anche all'estero. In discoteche, teatri fiere di settore, e mai in club privè. Il suo bondage non è solo l’atto crudo di legare una persona e appenderla, ma una messa in scena «con un forte coefficiente estetico e un grande passaggio emotivo con il pubblico», fatta di grande attenzione ai dettagli, «dai costumi al trucco, passando per le musiche». In Giappone lo shibari è, oltre che un'arte da tramandare, una forma di spettacolo ormai consolidato. Spettacolo, appunto, con temi che Red Lily prende «da favole, miti o da questioni intime, spesso anche dal legame personale che c’è con la persona che si fa legare». È così che i suoi spettacoli diventano quasi una performance terapeutica, una sorta di seduta collettiva dove c’è uno scambio fisico con la persona legata, ma anche con il pubblico.

Una modella legata da Red Lily.
mario cacchione - mario cacchione

LO SPETTACOLO DEL PIACERE
Come nel sesso sadomaso, anche quando lo si fa a letto, anche nello show «c’è una persona che cede il controllo e una che lo prende, altrimenti non ci sarebbe il gioco». Per far capire le diverse interpretazioni di questa pratica, Red Lily fa un esempio: «Un massaggio è un massaggio, ma se a fartelo è il tuo partner, c’è una buona possibilità che finisca con il sesso. Anche il bondage dunque può essere rilassante, tenero, cattivo o appunto erotico». Sta a chi si avvicina all'arte dello shibari decidere quali dei diversi aspetti cogliere e fare proprio. Il tratto comune è comunque il piacere, sia esso solo estetico o prettamente erotico. Per questo, oltre a delle corde in iuta trattate in modo specifico, si possono utilizzare anche altri strumenti di sottomissione come «le manette o le catene».

Red Lily in una performance di bondage.
DONNE CHE LEGANO GLI UOMINI
Lo shibari, dal forte impatto scenico, è una disciplina molto amata dalle donne, che si dimostrano abili nel legare e nel farsi legare. Negli show di Red Lily, a differenza di quello si può vedere nei filmhard, non c’è un imprinting maschilista in cui la donna è oggetto di torture, ma prevale una grande armonia tra i sessi. Anzi, molto spesso i ruoli si ribaltano. «Chi subisce dice che dà un senso di liberazione, perché in una società in cui siamo controllati in tutto, è rilassante affidarsi e fidarsi della persona che ti lega, soprattutto se è una lei», spiega la maestra Red Lily, che da parte sua preferisce legare le donne: «Oltre a essere più leggere, hanno fisici più armoniosi e avvolte dalle corde hanno un impatto maggiore sul pubblico». Questione, forse, anche di maggiore sensibilità: «Una volta ho portato in scena il rapporto tra me e una mia modella, che aveva una parte di sé bloccata. Siamo riuscite a raccontare una cosa tanto privata e tanto forte per noi e il pubblico l’ha capita».



https://www.letteradonna.it/it/articoli/ritratti/2017/02/01/donne-che-legano-anche-gli-uomini/22523/

#Repost @isabellebellamodel ・・・ Heute mal wieder eine dominante Serie 😉 Foto: @tulliofotografie Visa: @carmelinavonarx #curvywomen #plussizemodel #lack #allsizebeauties #bbw #eroticart #celebratemysize #bodypositive #loveyourself #curves #plussize #darkart #sexy #lackkleid #embrace #sensual #bigboobs #sensual #bigboobsgirl #strongwoman #iamwoman #passion #inlovewiththisboots #domina #bbw #sensualladies #bbwgirls #sensuality #feminity #dominagoldy


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