Il seguente scritto è stato tradotto e postato in Facebook da Stefano Laforgia ed è da intendersi come una classificazione non rigorosa.
I sottomessi che hanno voglia di stare al gioco, provino a identificarsi in una della classificazioni, e se non ci riescono, provino a scrivere come invece si sentono, così allunghiamo la lista...
L'originale fu scritto da Diane Vera e pubblicato in “Lesbian S/M Safety Manual” edito da Alyson Press, Copyright 1984 and 1988.
[Nota personale di Stefano: il testo originale, quando parla di “schiavo/a” non ha molte indicazioni esplicite sul genere, ma traducendo in italiano ciò si è reso necessario: ho scelto arbitrariamente il termine femminile perché questo elenco era originariamente parte di un testo dedicato al mondo lesbico, ma ovviamente è una classificazione valida per qualunque genere]
1) MASOCHISTA COMPLETAMENTE NON SOTTOMESSA, OVVERO L’EDONISTA KINKYNon le piace il servizio, l’umiliazione o il cedere il controllo. Solo il dolore e/o la sensualità un po’ più piccante, secondo i termini della masochista stessa e per il suo piacere diretto (es, è eccitata unicamente/prevalentemente da un determinato tipo di sensazione fisica piuttosto che dall'essere “usata” per gratificare il sadismo del partner).
2) PSEUDO-SOTTOMESSA NON SCHIAVA
Non è affatto per il fare da “schiava”, quanto per i giochi di ruolo da “sottomessa”, es. scene scolaretta/insegnante, infantilismo, travestitismo “forzato”. Di solito le piace l’umiliazione, ma NON è per la servitù, nemmeno durante il gioco. Detta i termini della scena in modo abbastanza ampio.
3) PSEUDO-SOTTOMESSA SCHIAVA NEL GIOCOLe piace giocare a fare la schiava; le piace sentirsi subordinata; in alcuni casi le può piacere sentire che viene “usata” per gratificare il sadismo del partner; può anche servire in qualche modo il Dominante, ma solo secondo le regole della “schiava” stessa. Detta i termini della scena in modo abbastanza ampio. Spesso è un feticista (es. adoratrici dei piedi)
4) SOTTOMESSA REALE NON-SCHIAVA
Cede realmente il controllo (solo temporaneamente e all’interno di limiti concordati), ma riceve la sua soddisfazione da aspetti della sottomissione diversi dal servire o dall’essere usata dal Dominante. Di solito è eccitata dalla incertezza, vulnerabilità e/o dal rinunciare alla razionalità. Non detta i termini della scena se non quelli molto generici, ma ciò nonostante ricerca prevalentemente il suo piacere diretto (anziché trovare il suo piacere nel soddisfare il dominante).
5) VERA SOTTOMESSA SCHIAVA NEL GIOCO
Cede realmente il controllo (sebbene solo temporaneamente, solo durante brevi “scene” e all'interno di limiti) e ottiene la sua soddisfazione prevalentemente dal servire/essere usata dal suo Dominante, ma solo per scopi ludici, solitamente erotici. Può o può non essere interessata al dolore. Se lo è, è eccitata dal dolore in modo indiretto, es. ama essere l’oggetto del sadismo del proprio partner, riguardo al quale la sottomessa pone pochi requisiti o limitazioni.
6) SEMI-SCHIAVA PER BREVI-PERIODI SENZA LEGAMI, MA PIU’ CHE SEMPLICE GIOCO
Cede realmente il controllo (di solito all'interno di limiti concordati); vuole servire ed essere usata dal Dominante; vuole fornire servizi di tipo pratico/non erotico così come quelli piacevoli/erotici, ma solo quanto la “schiava” è dell’umore giusto. Può anche comportarsi come una schiava a tempo pieno per, diciamo, alcuni giorni di fila, ma è libera di interrompere la cosa in qualunque momento (o alla fine dei giorni concordati in precedenza). Può o può non avere una relazione con la sua Mistress/Master, ma in ogni caso, la “schiava” ha l’ultima parola su quando servire.
7) SCHIAVA PART TIME DI TIPO CONSENSUALE-MA-REALEHa un impegno in essere all'interno di una relazione Padrone/schiava e si ritiene una proprietà del Dominante in qualunque momento. Vuole obbedire e accontentare il suo Dominante in tutti gli aspetti della vita, pratici/non erotici e piacevoli/erotici. Dedica la maggior parte del tempo ad altri impegni “es. il lavoro) ma il Dominante ha la precedenza nel tempo libero della schiava.
8) SCHIAVA CONSENSUALE A TEMPO PIENO E CONVIVENTECon non più di alcuni limiti/richieste ampie, la schiava considera sé stessa come esistente unicamente per il piacere/stare bene del Dominante. La schiava in cambio si aspetta di essere considerata una proprietà preziosa. Non molto diversa dalla situazione della casalinga di una volta, fatto salvo che all’interno del mondo S/M la posizione della schiava è totalmente consensuale, specialmente se si tratta di uno schiavo maschio. All’interno del mondo S/M, una situazione di schiava full-time viene iniziata con una esplicita consapevolezza della sua rilevanza, con maggiore consapevolezza della rilevanza del potere che viene ceduto e perciò viene intrapresa con molta più cautela, ma anche con maggiore consapevolezza dei possibili pericoli e con più chiari e più specifici accordi di quelli che di solito precedono il matrimonio tradizionale.
9) SCHIAVA CONSENSUALE TOTALE SENZA LIMITI
Una comune fantasia ideale che probabilmente non esiste nella vita reale (eccezion fatta in alcuni culti religiosi autoritari e in altre situazioni in cui il “consenso” è indotto dal lavaggio del cervello e/o pressioni sociali od economiche e quindi non è del tutto consensuale). Alcuni puristi dell’S/M insistono sul fatto che una persona non è davvero una schiava se non è disposta a fare assolutamente qualunque cosa per il suo Dominante, senza alcun qualsivoglia limite. Ho incontrato alcune persone che dichiaravano di essere delle schiave senza limiti, ma in tutti quei casi ho ragione di dubitare di tale affermazione.
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lunedì 14 gennaio 2019
mercoledì 21 marzo 2018
My beautiful whip: Sjambok
The sjambok or litupa is a heavy leather whip. It is traditionally made from an adult hippopotamus (or rhinoceros) hide but is also commonly made out of plastic.
A strip of the animal's hide is cut and carved into a strip 0.9 to 1.5 metres (3 to 5 ft) long, tapering from about 25 mm (1 in) thick at the handle to about 10 mm (3⁄8 in) at the tip. This strip is then rolled until reaching a tapered-cylindrical form. The resulting whip is both flexible and durable. A plastic version was made for the South African Police Service and used for riot control.
The sjambok had a variety of uses, with the most obvious being cattle driving. It was heavily used by the Voortrekkers driving their oxen while migrating from the Cape of Good Hope. Even today, the sjambok is used by herdsmen to drive cattle. They are widely available in South Africa from informal traders to regular stores from a variety of materials, lengths and thicknesses. They are an effective weapon to kill snakes and ward off dogs and other attackers and are still carried in public by many South Africans for self-defence.Sjamboks are made using a specific leather rolling technique to allow the resulting rod to be both flexible and durable. The rods, usually between 3-5 feet, are traditionally used by police to control riots. They are also used by herders, but have been adopted by the BDSM community as a toy used for both pleasure and punishment.
Lo sjambok o litupa è una tradizionale frusta di cuoio del Sudafrica, qualche volta viene visto come sinonimo di apartheid e ora è ancora usato al di fuori dell'ordinamento giudiziario ufficiale.
Il nome sembra avere origine come cambuk in Indonesia, dove era il nome di un'asta di legno per punire gli schiavi. Viene fatto con la pelle di ippopotamo adulto (o di rinoceronte) o spesso di plastica. Una striscia della pelle d'animale è tagliata di una lunghezza tra gli 0,9 e gli 1,5 metri, affusolata per 25mm a strati, alla punta 9mm.
Questa striscia viene arrotolata (possibilmente tra due piatti di metallo) finché non raggiunge una forma circolare. La frusta è flessibile come un fanone e molto dura. Una versione di plastica è usata dal servizio di polizia del Sudafrica per il controllo delle rivolte.
Tutti gli strumenti verberatori, ed in generale utilizzabili per colpire, nel nostro ambito, devono essere utilizzati con gran cautela, ma questo molto di più. Mi permetto di consigliarlo solo a chi è veramente esperto, dato che gli effetti dei colpi di questo oggetto possono facilmente essere devastanti.
lunedì 19 febbraio 2018
lunedì 29 gennaio 2018
Terminologie di Dominazione al femminile - Part #2
DOMME
Dal Latino "Dominatrix" (Donna in Comando).
Dal Latino "Dominatrix" (Donna in Comando).
Più precisamente, il termine Domme, è un termine formato dalla variazione pseudo-Francese del termine più popolare (slang) di Dom (abbreviazione di Dominante). Originariamente anch’essi derivanti dal Latino Dominus = Master e Domina = Mistress.
Una Dominatrix e’ una Donna che prende il ruolo di Dominante in "vincilagnia" (bondage) e discipline, dominance and submission o BDSM.
Le forme più comunemente usate nel linguaggio di un sottomesso nel riferirsi ad una Dominatrix, sono appunto "Mistress", "Ma'am", "Domina", "Maîtresse", “Madame’.
Da notare che una Dominatrix non necessariamente domina solo partners maschili, ma può avere sub di tutti i sessi e generi (f/m/lesbian/gay/TS/TG). Non denota quindi l’uso del termine esclusivamente in termini eterosessuali.
"Prendere il ruolo" di Donna Dominante o al Comando, non determina una natura necessariamente permanente di Dominazione, ma rappresenta appunto un "ruolo" che può essere espresso sia in termini di attività erotiche (all'interno di parametri di ruolo sessuale per esempio), che temporali: una funzione dominante che si manifesta solo (e spesso con limiti) in certi aspetti della vita di una Donna, o solo in certe circostanze.
All’interno di quest’ultimo caso, troviamo sia Donne quindi, che non sono di natura principalmente Dominante (come invece nel caso di Mistress e Women-Masters), ma amano interpretare il ruolo della Dominatrix nei loro giochi sessuali, o che amano dominare solo alcuni tipi di partners (Domme-Switch). Fra queste presenti anche Donne di natura sub, che hanno la capacita’ di dominare (usualmente non nata come tendenza naturale ma dall'esperienza e il training vissuto in rapporti di sottomissione ad un/a Dominante), più popolarmente riferite come "Top" (ovvero ‘topping’ come pratica di ruolo casuale).
C'è da ricordare che il termine Dominatrix, non e’ molto usato all'interno delle comunità BDSM. Si preferisce l’uso del termine più generico di Domme o Mistress (in riguardo a Women-Masters). Coloro che fanno uso attivo del termine Dominatrix, sono generalmente scrittori e giornalisti, che per Dominatrix intendono l'attività Pro-Domme spesso in linguaggio sensazionalistico, referendosi a scandali pubblici, etc. (vedi sotto per il termine Pro-Domme).
Il termine Domme all’interno delle cominità BDSM, è particolarmente preferito da Dominatrixs che preferiscono ‘il gioco di ruolo’ allo ‘Scambio di Potere’, o che non cercano realtà di ‘Scambio di Potere Totale’. Conseguentemente il termine e’ particolarmente rappresentativo in relazioni D/s: Domme/sub PE (Power Exchange).
FEM-DOMME
Non e’ un termine indicato a rappresentare una Mistress, Women-Master, o Domme, ma si riferisce più generalmente alla Dominazione Femminile dove la partner dominante e’ Donna e il/la sub puo’ essere di vari sessi. Quando si parla di Fem-Domme quindi non ci si riferisce alla persona (o persone) in ruolo, ma ad un tipo di Dominazione. Sotto il termine Fem-Domme infatti troviamo in uso terminologie (spesso in relazione etimologica) come Lady, Maitress, Maidress, Matress, Regina, Madre, Momina, Ama (Spagnolo), Joosama (regina in Giapponese), Domina, Goddess, Emperess, etc..
Il FemDom traduce il ‘Potere Sessuale per le Donne’ in termini pratici e quotidiani di Scambio di Potere. L'essere sub (di qualunque sesso sia), serve all’interno di tali parametri, in una struttura di Supremazia Femminile. Il Fem-Dom può, o non, contenere pratiche di carattere SadoMaso, non fini a se stessi come pratiche BDSM o sessuali, ma all’interno di un parametro appunto di valori FemDom (sia PE che TPE).
Naturalmente, le attivita’ femdom comprendono varie pratiche BDSM, ma con una forte tendenza ad associazioni di radical feminism, che sia esso di carattere filosofico, o semplicemente rinchiuso all’interno di fantasie.
- Da sottolineare che ad ogni caso, i partecipanti in questo Stile di Vita, conformano ovviamente (modelli della comunita’ BDSM) sia al SSC (sicuro, sano e consensiente) che al RACK (Risk-Accepted Consensual Kink).
PRO-DOMME
Il lato Professionale di Dominatrix (ed equivalente al maschio Pro-Dom).
Sotto tale termine troviamo sia Donne di natura Dominante (Mistresses) che Donne in ruolo Domianante (Domme). La differenza sostanziale nell’uso del termine Professionale applicato davanti al termine Dominatrix, si trova nel tipo di attività professionale che queste operano.
Essendo queste, attività di Dominazione Professionale, vengono come tali retribuite da chi usa tali servizi. Il termine Pro (al contrario di una connotazione piu’ popolarmente usata) non sta’ appunto per ‘prostituta’ (abbiamo gia’ visto prima la differenza del termine storico-tradizionale fra la figura e ruolo d’amante della Mistress e quella di Concubine, o Prostitute), ma per Professionista.
Pro-Domme = Professionista della Dominazione. La Pro-Domme (nel termine originale-professionale) , non esegue attivita’ di scambio strettamente sessuale, ma di Scambio di Potere, Training in submission, SadoMaso, etc... Altri tipi di attivita’ Pro-Domme variano da quelle organizzative (eventi, centri BDSM, corsi) a quelle fetish-artistiche (modelle Domme, dimostrazioni publiche, workshop, scritti, etc...).
Attività Professionali di carattere Dominante che vengono retribuite, possono essere (dipende dalla legislatura locale) ritenute illegali o non. Rimane di fatto che molte Pro-Domme sono attive (in termini di contribuzione sociale) all’interno delle comunita’ BDSM, promuovono e si offrono nell’organizare ed agevolare eventi ed incontri (non di natura mercenaria ovviamente), da seminari, a munch, ad esibizioni, etc.. Spesso sono disposte ad assistere la crescita o prendere sotto tutoring Domme che vogliono divenire Mistress (e non necessariamente in termini Professionali, ma acquistando l’esperienza delle Pro-Domme).
Da notare che una Pro-Domme reale, non gioca di ruolo ma è amante dello Scambio di Potere (non in tutte le sue forme però) ed usa la propria natura ed esperienza di Dominante mantenendosi (che sia a lungo o breve termine) finanziariamente in tali attività. Domme Mercenarie che giocano di ruolo, non sono strettamente considerate all’interno della cumunita’ BDSM, come Pro-Domme, ma come prostitute in ‘role play’, spesso offrendo forme di ‘sesso estremo’ e non Scambio di Potere. Il termine Dominatrix e’ diventato quindi sinonimo di Pro-Domming esclusivamente di natura femminile (non esiste un termine equivalente alla ‘Dominatrix’ interpretato come ProDom infatti).
- Donne Dominanti, attenzione quindi nell’uso della parola Dominatrix in referenza alla vostra persona (se non fate attivita’ ProDomme). E’ preferibile definirsi Domme, o Mistress (assecondo appunto la vostra natura e pratiche svolte).
La proprietà intellettuale di testi, contenuti: i materiali contenuti in: http://bdsmcultura.blogspot.it/search/label/TERMINOLOGIE%20DI%20DOMINAZIONE%20AL%20FEMMINILE
Una Dominatrix e’ una Donna che prende il ruolo di Dominante in "vincilagnia" (bondage) e discipline, dominance and submission o BDSM.
Le forme più comunemente usate nel linguaggio di un sottomesso nel riferirsi ad una Dominatrix, sono appunto "Mistress", "Ma'am", "Domina", "Maîtresse", “Madame’.
Da notare che una Dominatrix non necessariamente domina solo partners maschili, ma può avere sub di tutti i sessi e generi (f/m/lesbian/gay/TS/TG). Non denota quindi l’uso del termine esclusivamente in termini eterosessuali.
"Prendere il ruolo" di Donna Dominante o al Comando, non determina una natura necessariamente permanente di Dominazione, ma rappresenta appunto un "ruolo" che può essere espresso sia in termini di attività erotiche (all'interno di parametri di ruolo sessuale per esempio), che temporali: una funzione dominante che si manifesta solo (e spesso con limiti) in certi aspetti della vita di una Donna, o solo in certe circostanze.
All’interno di quest’ultimo caso, troviamo sia Donne quindi, che non sono di natura principalmente Dominante (come invece nel caso di Mistress e Women-Masters), ma amano interpretare il ruolo della Dominatrix nei loro giochi sessuali, o che amano dominare solo alcuni tipi di partners (Domme-Switch). Fra queste presenti anche Donne di natura sub, che hanno la capacita’ di dominare (usualmente non nata come tendenza naturale ma dall'esperienza e il training vissuto in rapporti di sottomissione ad un/a Dominante), più popolarmente riferite come "Top" (ovvero ‘topping’ come pratica di ruolo casuale).
C'è da ricordare che il termine Dominatrix, non e’ molto usato all'interno delle comunità BDSM. Si preferisce l’uso del termine più generico di Domme o Mistress (in riguardo a Women-Masters). Coloro che fanno uso attivo del termine Dominatrix, sono generalmente scrittori e giornalisti, che per Dominatrix intendono l'attività Pro-Domme spesso in linguaggio sensazionalistico, referendosi a scandali pubblici, etc. (vedi sotto per il termine Pro-Domme).
Il termine Domme all’interno delle cominità BDSM, è particolarmente preferito da Dominatrixs che preferiscono ‘il gioco di ruolo’ allo ‘Scambio di Potere’, o che non cercano realtà di ‘Scambio di Potere Totale’. Conseguentemente il termine e’ particolarmente rappresentativo in relazioni D/s: Domme/sub PE (Power Exchange).
FEM-DOMME
Non e’ un termine indicato a rappresentare una Mistress, Women-Master, o Domme, ma si riferisce più generalmente alla Dominazione Femminile dove la partner dominante e’ Donna e il/la sub puo’ essere di vari sessi. Quando si parla di Fem-Domme quindi non ci si riferisce alla persona (o persone) in ruolo, ma ad un tipo di Dominazione. Sotto il termine Fem-Domme infatti troviamo in uso terminologie (spesso in relazione etimologica) come Lady, Maitress, Maidress, Matress, Regina, Madre, Momina, Ama (Spagnolo), Joosama (regina in Giapponese), Domina, Goddess, Emperess, etc..
Il FemDom traduce il ‘Potere Sessuale per le Donne’ in termini pratici e quotidiani di Scambio di Potere. L'essere sub (di qualunque sesso sia), serve all’interno di tali parametri, in una struttura di Supremazia Femminile. Il Fem-Dom può, o non, contenere pratiche di carattere SadoMaso, non fini a se stessi come pratiche BDSM o sessuali, ma all’interno di un parametro appunto di valori FemDom (sia PE che TPE).
Naturalmente, le attivita’ femdom comprendono varie pratiche BDSM, ma con una forte tendenza ad associazioni di radical feminism, che sia esso di carattere filosofico, o semplicemente rinchiuso all’interno di fantasie.
- Da sottolineare che ad ogni caso, i partecipanti in questo Stile di Vita, conformano ovviamente (modelli della comunita’ BDSM) sia al SSC (sicuro, sano e consensiente) che al RACK (Risk-Accepted Consensual Kink).
PRO-DOMME
Il lato Professionale di Dominatrix (ed equivalente al maschio Pro-Dom).
Sotto tale termine troviamo sia Donne di natura Dominante (Mistresses) che Donne in ruolo Domianante (Domme). La differenza sostanziale nell’uso del termine Professionale applicato davanti al termine Dominatrix, si trova nel tipo di attività professionale che queste operano.
Essendo queste, attività di Dominazione Professionale, vengono come tali retribuite da chi usa tali servizi. Il termine Pro (al contrario di una connotazione piu’ popolarmente usata) non sta’ appunto per ‘prostituta’ (abbiamo gia’ visto prima la differenza del termine storico-tradizionale fra la figura e ruolo d’amante della Mistress e quella di Concubine, o Prostitute), ma per Professionista.
Pro-Domme = Professionista della Dominazione. La Pro-Domme (nel termine originale-professionale) , non esegue attivita’ di scambio strettamente sessuale, ma di Scambio di Potere, Training in submission, SadoMaso, etc... Altri tipi di attivita’ Pro-Domme variano da quelle organizzative (eventi, centri BDSM, corsi) a quelle fetish-artistiche (modelle Domme, dimostrazioni publiche, workshop, scritti, etc...).
Attività Professionali di carattere Dominante che vengono retribuite, possono essere (dipende dalla legislatura locale) ritenute illegali o non. Rimane di fatto che molte Pro-Domme sono attive (in termini di contribuzione sociale) all’interno delle comunita’ BDSM, promuovono e si offrono nell’organizare ed agevolare eventi ed incontri (non di natura mercenaria ovviamente), da seminari, a munch, ad esibizioni, etc.. Spesso sono disposte ad assistere la crescita o prendere sotto tutoring Domme che vogliono divenire Mistress (e non necessariamente in termini Professionali, ma acquistando l’esperienza delle Pro-Domme).
Da notare che una Pro-Domme reale, non gioca di ruolo ma è amante dello Scambio di Potere (non in tutte le sue forme però) ed usa la propria natura ed esperienza di Dominante mantenendosi (che sia a lungo o breve termine) finanziariamente in tali attività. Domme Mercenarie che giocano di ruolo, non sono strettamente considerate all’interno della cumunita’ BDSM, come Pro-Domme, ma come prostitute in ‘role play’, spesso offrendo forme di ‘sesso estremo’ e non Scambio di Potere. Il termine Dominatrix e’ diventato quindi sinonimo di Pro-Domming esclusivamente di natura femminile (non esiste un termine equivalente alla ‘Dominatrix’ interpretato come ProDom infatti).
- Donne Dominanti, attenzione quindi nell’uso della parola Dominatrix in referenza alla vostra persona (se non fate attivita’ ProDomme). E’ preferibile definirsi Domme, o Mistress (assecondo appunto la vostra natura e pratiche svolte).
La proprietà intellettuale di testi, contenuti: i materiali contenuti in: http://bdsmcultura.blogspot.it/search/label/TERMINOLOGIE%20DI%20DOMINAZIONE%20AL%20FEMMINILE
lunedì 22 gennaio 2018
DE OBŒDIENTIA
La parola “obbedienza” è una parola che ha subito, in una certa cultura e in una certa mentalità, anche oggi molto diffusa, un destino sfavorevole; è stata associata all’idea di sottomissione, quasi schiavizzazione; è stata intesa come perdita e rinuncia alla libertà, e quindi una diminuzione della persona. Non poteva capitare un destino peggiore all’obbedienza, che non è nulla di tutto ciò, e che è invece una realtà positiva; positiva, se Cristo stesso l’ha scelta e l’ha voluta vivere: “fattosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce” (Fil 2,8).
È interessante, per capire la natura e l’essenza dell’obbedienza, analizzare i termini latino e greco che esprimono l’obbedienza. Il latino e il greco sono le radici della nostra lingua e della nostra cultura.
La nostra parola “obbedienza” deriva dal latino “ob-audire”, che significa “udire, ascoltare con l’animo rivolto e aperto a qualcuno che ti parla, a qualcuno in cui tu ravvisi autorevolezza”. L’obbedienza quindi chiede un gesto di decentramento da sé, di uscita da sé per impiantarsi in un altro. Questo decentramento da sé manca nel concetto di obbedienza greco, pagano. In greco il verbo “peitho” significa “persuadere”. “Peitho” è forma attiva del verbo. Nella forma passiva “peitho” significa “venir persuaso, essere persuaso”. Il greco ha anche la forma ‘media’ cosiddetta, “peithomai”, che significa “persuadersi”, e insieme “ubbidire”. Il fatto che la lingua greca esprima allo stesso modo, con la stessa forma verbale, con la stessa parola, sia “persuadersi” che “obbedire”, significa che per l’uomo greco, pagano, l’obbedienza è il gesto che va fatto quando tu ti sei persuaso della giustezza di quello che per obbedienza ti viene chiesto.
Ma questa non è obbedienza, è un OBBEDIRE A SÉ STESSI.
È interessante, per capire la natura e l’essenza dell’obbedienza, analizzare i termini latino e greco che esprimono l’obbedienza. Il latino e il greco sono le radici della nostra lingua e della nostra cultura.
La nostra parola “obbedienza” deriva dal latino “ob-audire”, che significa “udire, ascoltare con l’animo rivolto e aperto a qualcuno che ti parla, a qualcuno in cui tu ravvisi autorevolezza”. L’obbedienza quindi chiede un gesto di decentramento da sé, di uscita da sé per impiantarsi in un altro. Questo decentramento da sé manca nel concetto di obbedienza greco, pagano. In greco il verbo “peitho” significa “persuadere”. “Peitho” è forma attiva del verbo. Nella forma passiva “peitho” significa “venir persuaso, essere persuaso”. Il greco ha anche la forma ‘media’ cosiddetta, “peithomai”, che significa “persuadersi”, e insieme “ubbidire”. Il fatto che la lingua greca esprima allo stesso modo, con la stessa forma verbale, con la stessa parola, sia “persuadersi” che “obbedire”, significa che per l’uomo greco, pagano, l’obbedienza è il gesto che va fatto quando tu ti sei persuaso della giustezza di quello che per obbedienza ti viene chiesto.
Ma questa non è obbedienza, è un OBBEDIRE A SÉ STESSI.
(topic di discussione in un gruppo)
lunedì 13 novembre 2017
EDGING: spingersi al limite dell’orgasmo...
Eccitarsi a lungo. Arrivare vicini all’orgasmo e fermarsi, più volte. Continuare a stimolarsi e poi esplodere, finalmente, arrivando al massimo del godimento, al piacere che si propaga per tutto il corpo, in un picco intensissimo. È questo l’edging (dall’inglese edge, che significa confine, bordo), pratica sessuale che, attraverso il controllo delle sensazioni, consiste nel ritardare il più possibile l’orgasmo, allo scopo di prolungare il piacere e di renderlo più intenso. Facendo letteralmente impazzire chi la pratica.
COME UN’ONDA
Avanti e indietro, a un passo dalla vetta del piacere. Avanti e indietro, come fanno le onde del mare, prima che arrivi quella grossa, che ti sommerge i piedi. Non a caso, in inglese questa tecnica si chiama anche peaking (da peak, picco) oppure surfing, perché richiama l’idea di ondeggiare continuamente tra estasi e dolce sofferenza. Di solito, il primo approccio con l’edging avviene in solitario, con la masturbazione, il miglior campo in cui testare le proprie reazioni, manipolando (letteralmente) e mettendo alla prova il proprio corpo. Ma quasi tutti l’hanno praticato in coppia, senza saperlo: è edging anche provare a durare di più a letto, ritardando l’orgasmo, oppure giocare con il piacere altrui, sempre con lo scopo, semplicissimo, di fare una bella figura con un nuovo partner sessuale. Per molti uomini il concetto di edging, il "pensare a qualcos'altro", può essere molto familiare, magari lo praticano da anni per prolungare il rapporto e soddisfare la propria partner, ma far capire all'altro quali sono i segni che indicano che siete prossimi all'orgasmo non solo aiuta a capire come funziona il suo piacere, ma apre le porte a una serie di giochi sexy.
COME UN’ONDA
Avanti e indietro, a un passo dalla vetta del piacere. Avanti e indietro, come fanno le onde del mare, prima che arrivi quella grossa, che ti sommerge i piedi. Non a caso, in inglese questa tecnica si chiama anche peaking (da peak, picco) oppure surfing, perché richiama l’idea di ondeggiare continuamente tra estasi e dolce sofferenza. Di solito, il primo approccio con l’edging avviene in solitario, con la masturbazione, il miglior campo in cui testare le proprie reazioni, manipolando (letteralmente) e mettendo alla prova il proprio corpo. Ma quasi tutti l’hanno praticato in coppia, senza saperlo: è edging anche provare a durare di più a letto, ritardando l’orgasmo, oppure giocare con il piacere altrui, sempre con lo scopo, semplicissimo, di fare una bella figura con un nuovo partner sessuale. Per molti uomini il concetto di edging, il "pensare a qualcos'altro", può essere molto familiare, magari lo praticano da anni per prolungare il rapporto e soddisfare la propria partner, ma far capire all'altro quali sono i segni che indicano che siete prossimi all'orgasmo non solo aiuta a capire come funziona il suo piacere, ma apre le porte a una serie di giochi sexy.
Le ragioni per provare il controllo dell’orgasmo sono molteplici: può essere usato per prolungare la sensazione di piacere durante la masturbazione o il rapporto, ma soprattutto per provare orgasmi molto più intensi, una volta che ci si lascia andare.
GIOCHI DI COPPIA
Ovviamente è in due che la soddisfazione è maggiore. In coppia i ruoli si dividono: c’è sempre un edgee, che subisce la stimolazione, e un edger, che conduce il gioco, decidendo del piacevole destino del partner. Con una doverosa precisazione: in queste situazioni, non c’è niente di meglio che usare le mani. Il fatto di affidarsi totalmente all'altra persona, di ritrovarsi letteralmente tra le sua mani, non può che aumentare enormemente complicità e confidenza. Chi invece ricopre il ruolo di edger, e che quindi ha il compito di controllare l’orgasmo altrui, studia sensazioni e gemiti, esplora anche le minime reazioni dell'edgee, è colui che può condurre alla diffusione del piacere davvero in ogni parte del corpo. Ecco perché l’edging fa benissimo alla vita di coppia.
GIOCHI DI COPPIA
Ovviamente è in due che la soddisfazione è maggiore. In coppia i ruoli si dividono: c’è sempre un edgee, che subisce la stimolazione, e un edger, che conduce il gioco, decidendo del piacevole destino del partner. Con una doverosa precisazione: in queste situazioni, non c’è niente di meglio che usare le mani. Il fatto di affidarsi totalmente all'altra persona, di ritrovarsi letteralmente tra le sua mani, non può che aumentare enormemente complicità e confidenza. Chi invece ricopre il ruolo di edger, e che quindi ha il compito di controllare l’orgasmo altrui, studia sensazioni e gemiti, esplora anche le minime reazioni dell'edgee, è colui che può condurre alla diffusione del piacere davvero in ogni parte del corpo. Ecco perché l’edging fa benissimo alla vita di coppia.
THE VENUS BUTTERFLY
In una vecchia serie di avvocati degli Anni ’80, L.A. Law, un uomo a un certo punto, mentre parla con il suo avvocato, gli confessa il segreto del suo grande successo con le donne. Descrive la sua capacità di intensificare o diminuire la pressione mentre masturba una donna, il controllo assoluto sulle partner fino a quando egli stesso non decide sia giunto il momento di permettere loro di raggiungere l’orgasmo. Chiama questa tecnica ‘The Venus Butterfly’, che poi è anche il titolo dell’episodio. Di questa pratica, e della sua origine legata al sesso tantrico, parlano Leah e Bob Schwartz nel libro The one hour orgasm. Una curiosità: nel film "Mi presenti i tuoi?" del 2004, con Robert De Niro, Ben Stiller e Dustin Hoffman, è proprio questo libro ad essere citato, quindi è probabile che questa tecnica sia arrivata alle orecchie del cast.
PADRONE E SCHIAVI
L’edging è praticato consapevolmente nel Bdsm: uno slave può essere infatti stimolato a lungo, senza mai ricevere dalla sua Mistress la ricompensa dell’orgasmo. Esattamente l’esperienza descritta da SchiavettoRepresso su RaccontiMilu: «’Voglio altri tre edging’. ‘Altri tre? Padrona, ne avrò già fatti una decina…’. La sua voce, al telefono, è irremovibile […] Lo prendo di nuovo in mano e ricomincio a masturbarmi. Sarà almeno un’ora che cammino in bilico sull’abisso, senza che mi sia concesso di godere […] Immagino che la mano sia la sua, che sia lei a torturarmi, a stringermi, a tenermi in pugno». Perché a volte, anche il piacere negato può essere esso stesso piacere.
Se poi siete siete amanti del BDSM, la pratica dell'edging, detta anche "negazione dell’orgasmo", può assumere connotazioni molto più intriganti, e fa spesso parte dei giochi di dominanza e sottomissione, dove la partner dominante porta il sottomesso sul punto di raggiungere l’orgasmo, per poi raffreddarlo un attimo prima che possa prendere fuoco e ricominciare da capo. Contrariamente a quanto possa sembrare e contrariamente a quanto i libri delle Sfumature ci abbiano fatto credere, è molto più difficile del previsto.
http://www.sextelling.it/password/edging-tecnica-ritardare-orgasmo/
PADRONE E SCHIAVI
L’edging è praticato consapevolmente nel Bdsm: uno slave può essere infatti stimolato a lungo, senza mai ricevere dalla sua Mistress la ricompensa dell’orgasmo. Esattamente l’esperienza descritta da SchiavettoRepresso su RaccontiMilu: «’Voglio altri tre edging’. ‘Altri tre? Padrona, ne avrò già fatti una decina…’. La sua voce, al telefono, è irremovibile […] Lo prendo di nuovo in mano e ricomincio a masturbarmi. Sarà almeno un’ora che cammino in bilico sull’abisso, senza che mi sia concesso di godere […] Immagino che la mano sia la sua, che sia lei a torturarmi, a stringermi, a tenermi in pugno». Perché a volte, anche il piacere negato può essere esso stesso piacere.
Se poi siete siete amanti del BDSM, la pratica dell'edging, detta anche "negazione dell’orgasmo", può assumere connotazioni molto più intriganti, e fa spesso parte dei giochi di dominanza e sottomissione, dove la partner dominante porta il sottomesso sul punto di raggiungere l’orgasmo, per poi raffreddarlo un attimo prima che possa prendere fuoco e ricominciare da capo. Contrariamente a quanto possa sembrare e contrariamente a quanto i libri delle Sfumature ci abbiano fatto credere, è molto più difficile del previsto.
Innanzitutto parliamo di edging al singolare, ovvero quando si tratta di tenere a freno il tuo orgasmo. È chiaramente più semplice mantenere il controllo quando siamo da soli, per una serie di motivi. Non solo per la ragione ovvia che hai il controllo delle tue sensazioni e sei molto più abituato a riconoscere i segni del tuo orgasmo che non di quello del partner, ma anche perché il controllo dell’orgasmo richiede, beh, una grande capacità di controllo, che è più facile esercitare da soli che in compagnia.
D’altro canto, fermarsi un attimo prima di raggiungere il piacere può suonare "sbagliato", sicuramente frustrante e innaturale. Ma, come dire, il punto dell'edging è tutto qui: frustrarsi inizialmente per raggiungere vette di piacere più alte in seguito.
D’altro canto, fermarsi un attimo prima di raggiungere il piacere può suonare "sbagliato", sicuramente frustrante e innaturale. Ma, come dire, il punto dell'edging è tutto qui: frustrarsi inizialmente per raggiungere vette di piacere più alte in seguito.
http://www.sextelling.it/password/edging-tecnica-ritardare-orgasmo/
https://www.lelo.com/it/blog/edging-spingersi-al-limite-dell-orgasmo-per-un-piacere-illimitato/
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lunedì 23 ottobre 2017
Why Aftercare Is The BDSM Practice That Everyone Should Be Doing
If you're unfamiliar with the BDSM scene, you might think it's all whips, handcuffs, and pleasurable pain, but there's one important element that BDSM practitioners have built into their sex lives to make sure that everyone involved feels safe and cared for after play time is over: a practice known as aftercare. And whether you're into BDSM or have more vanilla tastes, aftercare is something everyone should be doing.
In the BDSM world, aftercare refers to the time and attention given to partners after an intense sexual experience. While these encounters (or "scenes," as they're called) are pre-negotiated and involve consent and safe words (in case anyone's uncomfortable in the moment), that doesn't mean that people can forget about being considerate and communicative after it's all over.
According to Galen Fous, a kink-positive sex therapist and fetish sex educator, aftercare looks different for everyone, since sexual preferences are so vast. But, in its most basic form, aftercare means communicating and taking care of one another after sex to ensure that all parties are 100% comfortable with what went down. That can include everything from tending to any wounds the submissive partner got during the scene, to taking a moment to be still and relish the experience, Fous says.
"Specifically, with regards to BDSM, the 'sub-drop' is what we are hoping to cushion [during aftercare]," says Amanda Luterman, a kink-friendly psychotherapist. A "sub-drop" refers to the sadness a submissive partner may feel once endorphins crash and adrenaline floods their body after a powerful scene (though dominant partners can also experience drops, Fous says).
Clearly, taking the time to be affectionate and talk more after sex — a.k.a. aftercare — can make sex better for everyone, not just those who own multiple pairs of handcuffs. So what does that mean for you? It depends on the kind of sex you're having, and who you're having it with.
Like we said, there are lots of guidelines for BDSM aftercare, specifically. If you're having casual sex, aftercare can mean simply letting your guard down and discussing the experience, something that can be scary to do during a one-night stand. It's definitely dependent on the situation, but Luterman says that you can just express that you had a good time and see if they're interested in seeing you again (if those are thoughts you're actually having). "People want to be reminded that they still are worthwhile, even after they’ve been sexually gratifying to the person," Luterman says. If your experience didn't go well, it's important to voice that, too.
And those in long-term relationships are certainly not exempt from aftercare, Luterman says. It's something couples should continue to do, especially after trying something new (such as anal sex), she says. Did the sex hurt? Do they want to do it again? What did they like and not like about it? You can't know what your partner is thinking unless you ask them. Plus, it can be easy for long-term partners to feel taken for granted, so making sure to cuddle, stroke each other's hair, and savor the moment after sex can make even the most routine sex feel special.
One thing we should all keep in mind? It can also be helpful to continue these conversations when everyone's vertical (and clothed) and any post-orgasm high has faded.
At the end of the day, aftercare is just a fancy term for making sure everyone's happy once the sex is over. And while communication needs to be happening before and during sex as well, having these discussions afterwards comes with an added bonus: You can learn from the experience so that the sex is even hotter the next time.
http://www.refinery29.com/what-is-bdsm-sex-aftercare
In the BDSM world, aftercare refers to the time and attention given to partners after an intense sexual experience. While these encounters (or "scenes," as they're called) are pre-negotiated and involve consent and safe words (in case anyone's uncomfortable in the moment), that doesn't mean that people can forget about being considerate and communicative after it's all over.
According to Galen Fous, a kink-positive sex therapist and fetish sex educator, aftercare looks different for everyone, since sexual preferences are so vast. But, in its most basic form, aftercare means communicating and taking care of one another after sex to ensure that all parties are 100% comfortable with what went down. That can include everything from tending to any wounds the submissive partner got during the scene, to taking a moment to be still and relish the experience, Fous says.
"Specifically, with regards to BDSM, the 'sub-drop' is what we are hoping to cushion [during aftercare]," says Amanda Luterman, a kink-friendly psychotherapist. A "sub-drop" refers to the sadness a submissive partner may feel once endorphins crash and adrenaline floods their body after a powerful scene (though dominant partners can also experience drops, Fous says).
Clearly, taking the time to be affectionate and talk more after sex — a.k.a. aftercare — can make sex better for everyone, not just those who own multiple pairs of handcuffs. So what does that mean for you? It depends on the kind of sex you're having, and who you're having it with.
“Taking the time to be affectionate and talk more after sex — a.k.a. aftercare — can make sex better for everyone, not just those who own multiple pairs of handcuffs.”
Like we said, there are lots of guidelines for BDSM aftercare, specifically. If you're having casual sex, aftercare can mean simply letting your guard down and discussing the experience, something that can be scary to do during a one-night stand. It's definitely dependent on the situation, but Luterman says that you can just express that you had a good time and see if they're interested in seeing you again (if those are thoughts you're actually having). "People want to be reminded that they still are worthwhile, even after they’ve been sexually gratifying to the person," Luterman says. If your experience didn't go well, it's important to voice that, too.
And those in long-term relationships are certainly not exempt from aftercare, Luterman says. It's something couples should continue to do, especially after trying something new (such as anal sex), she says. Did the sex hurt? Do they want to do it again? What did they like and not like about it? You can't know what your partner is thinking unless you ask them. Plus, it can be easy for long-term partners to feel taken for granted, so making sure to cuddle, stroke each other's hair, and savor the moment after sex can make even the most routine sex feel special.
One thing we should all keep in mind? It can also be helpful to continue these conversations when everyone's vertical (and clothed) and any post-orgasm high has faded.
At the end of the day, aftercare is just a fancy term for making sure everyone's happy once the sex is over. And while communication needs to be happening before and during sex as well, having these discussions afterwards comes with an added bonus: You can learn from the experience so that the sex is even hotter the next time.
http://www.refinery29.com/what-is-bdsm-sex-aftercare
lunedì 11 settembre 2017
La fluidità di ruoli e generi nel BDSM, la parola ad Ayzad
Vi propongo alcune parti di una lunga intervista tra Ayzad e Nathan Bonni
Intervista pubblicata originariamente su Progetto Genderqueer
Per un caso fortuito, ma fortunato, un mio precedente articolo sul tema “BDSM, LGBT e Binarismo” è stato inviato da un mio collaboratore social ad Ayzad, giornalista, scrittore e ricercatore, nonché influencer in tema BDSM. Ho piacevolmente ricevuto un suo contatto mail in cui si rendeva disponibile a conversare sulle sessualità alternative di qualsiasi tipo, proponendo un’intervista incrociata, per fare un confronto “come si deve” tra il mondo BDSM e quello LGBT. In attesa dell’uscita dell’intervista che lui ha fatto a me, sui temi LGBT e di binarismo/non binarismo, ho il piacere di pubblicare quella che invece io ho fatto a lui…
di Nathanael
Nota di Ayzad – Potete leggere qui l”intervista “di ritorno”.
BDSM e binarismo: si chiama “binarismo di genere” il concepire corpi, identità e ruoli come strettamente aderenti al binario 0-1 o, nel nostro caso, maschile-femminile. Anche nel BDSM vi sono dei “binarismi”: top/bottom, dom/sub, master/slave etc etc. Quanto questi binarismi sono netti e quanto sono connessi al binarismo M/F?
Ho l’impressione che il binarismo sia un po’ un’ossessione solo per il popolo del Family Day, i media e una certa frangia di attivismo, mentre parecchia gente non gli dia più di tanto importanza. Nel contesto del BDSM, per esempio, se l’immaginario si rifà ad archetipi che sono per definizione assoluti, la realtà dei praticanti è molto più fluida. Naturalmente tutti hanno preferenze personali che si sviluppano e affinano col tempo, ma lo spirito generale è di esplorazione critica di corpi, ruoli, menti e così via. Un classico è per esempio che un nuovo partner sia anche l’occasione per resettare tutto e scoprire insieme quale sia il modo di interagire più piacevole per tutti. Il genere in particolare è una di quelle barriere culturali che nel contesto di un BDSM vissuto serenamente viene superata abbastanza facilmente, anche perché la seduzione è più una questione di cervello che di cosa si ha nelle mutande o di quanto definita sia la muscolatura.
Quali differenze nelle dinamiche di una coppia di praticanti BDSM composta tra due uomini , una composta da due donne e una composta da persone di genere opposto? E da cosa dipendono queste differenze?Ogni relazione ha una dinamica a sé stante che non si può ricondurre o ridurre a una questione di genere, proprio perché parte invece dall’anima delle persone. Le differenze dipendono più dalla consapevolezza di sé e dal livello di conoscenza delle varie pratiche, oltre che naturalmente dalle preferenze personali.
Quanto gli stereotipi di genere sociali hanno influenzato e influenzano alcuni clichè del mondo BDSM?
Direi per niente, specie se consideri che sotto lo stesso acronimo puoi trovare tanto ruoli stereotipati quanto donne dominatrici, genderbending e perfino chi si identifica con un animale. Se queste influenze sono sottolineate, di solito è per sovvertirle con personaggi tipo il manzo palestratissimo vestito da camerierina, o la signora che indossa un’uniforme da generale.
Cosa si intende per genderbending nel BDSM?
La stessa cosa che si intende in altri contesti: la creazione di identità che rompono gli stereotipi di genere, mescolandoli o stravolgendoli. L’esempio che viene fatto più spesso è Conchita Wurst, ma il genderbending può prendere forme anche molto raffinate e provocatorie in modo assai sottile.
Perché molte persone che non disdegnano pratiche omosessuali (sia luixlui che leixlei) nel bdsm e fuori da esso, poi si definiscono etero? Succederebbe se non ci fosse ancora uno stigma per le persone LGBT?
Non saprei risponderti, più che altro perché non riscontro questo fenomeno. Presumo che ci siano contesti sociali in cui dichiararsi “bi-curious” possa inutilmente esporre a pregiudizi, ma nell’ambito di chi definisco ‘esploratori dell’erotismo estremo’ di norma si interagisce fra persone – con tutte le loro complessità – e non fra sigle o definizioni che finiscono col causare questi problemi.
Nel BDSM e nel Fetish si pratica spesso il travestitismo/crossdressing. Cosa ben diversa è quando una persona transgender è anche praticante BDSM. Rischia di essere oggettificata o fraintesa da altri praticanti (uomini o donne)?
Non credo di avere capito perché le persone trans dovrebbero fare caso a sé, ma suppongo che tutto dipenda dal modo in cui ci si propone. Nella mia esperienza ciascuno viene vissuto né più né meno che con l’identità con cui si presenta: poco cambia che sia temporanea, permanente, canonica o fuori da ogni schema.
Nel BDSM conta più il genere (ovvero se una persona è psicologicamente uomo o donna) o il sesso biologico (il corpo, i genitali e la relativa attrazione per esso/i)?
Come dicevo prima, conta l’identità con cui ci si presenta. Che, detto per inciso, mi sembra anche il modo più normale e rispettoso con cui interagire in generale, non solo in contesti erotici.
Tra attivisti antibinari è diffuso lo stereotipo del manager potente e machista che poi si fa dominare dalle donne, ma solo a letto e alle sue condizioni, rimanendo comunque maschilista. Ciò accade davvero? E perchè?È davvero così diffuso? Pensa che ho dovuto fare un attimo mente locale per separare l’immagine di manager donna (magari trans, come una mia cara amica)… A ogni modo, è vero che c’è chi usa il BDSM come strumento di compensazione dalle pressioni quotidiane, ed è vero che c’è chi non capisce che il bello di sottomettersi non sta nel prendere frustate ma nel poter “spegnere il cervello” e rilassarsi mentre qualcun altro pensa a prendere tutte le decisioni. Detto questo, non mi risulta che la dinamica che hai descritto sia particolarmente comune.
BDSM e binarismo: si chiama “binarismo di genere” il concepire corpi, identità e ruoli come strettamente aderenti al binario 0-1 o, nel nostro caso, maschile-femminile. Anche nel BDSM vi sono dei “binarismi”: top/bottom, dom/sub, master/slave etc etc. Quanto questi binarismi sono netti e quanto sono connessi al binarismo M/F?
Ho l’impressione che il binarismo sia un po’ un’ossessione solo per il popolo del Family Day, i media e una certa frangia di attivismo, mentre parecchia gente non gli dia più di tanto importanza. Nel contesto del BDSM, per esempio, se l’immaginario si rifà ad archetipi che sono per definizione assoluti, la realtà dei praticanti è molto più fluida. Naturalmente tutti hanno preferenze personali che si sviluppano e affinano col tempo, ma lo spirito generale è di esplorazione critica di corpi, ruoli, menti e così via. Un classico è per esempio che un nuovo partner sia anche l’occasione per resettare tutto e scoprire insieme quale sia il modo di interagire più piacevole per tutti. Il genere in particolare è una di quelle barriere culturali che nel contesto di un BDSM vissuto serenamente viene superata abbastanza facilmente, anche perché la seduzione è più una questione di cervello che di cosa si ha nelle mutande o di quanto definita sia la muscolatura.
Quali differenze nelle dinamiche di una coppia di praticanti BDSM composta tra due uomini , una composta da due donne e una composta da persone di genere opposto? E da cosa dipendono queste differenze?Ogni relazione ha una dinamica a sé stante che non si può ricondurre o ridurre a una questione di genere, proprio perché parte invece dall’anima delle persone. Le differenze dipendono più dalla consapevolezza di sé e dal livello di conoscenza delle varie pratiche, oltre che naturalmente dalle preferenze personali.
Quanto gli stereotipi di genere sociali hanno influenzato e influenzano alcuni clichè del mondo BDSM?
Direi per niente, specie se consideri che sotto lo stesso acronimo puoi trovare tanto ruoli stereotipati quanto donne dominatrici, genderbending e perfino chi si identifica con un animale. Se queste influenze sono sottolineate, di solito è per sovvertirle con personaggi tipo il manzo palestratissimo vestito da camerierina, o la signora che indossa un’uniforme da generale.
Cosa si intende per genderbending nel BDSM?
La stessa cosa che si intende in altri contesti: la creazione di identità che rompono gli stereotipi di genere, mescolandoli o stravolgendoli. L’esempio che viene fatto più spesso è Conchita Wurst, ma il genderbending può prendere forme anche molto raffinate e provocatorie in modo assai sottile.
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| Conchita Wurst |
Perché molte persone che non disdegnano pratiche omosessuali (sia luixlui che leixlei) nel bdsm e fuori da esso, poi si definiscono etero? Succederebbe se non ci fosse ancora uno stigma per le persone LGBT?
Non saprei risponderti, più che altro perché non riscontro questo fenomeno. Presumo che ci siano contesti sociali in cui dichiararsi “bi-curious” possa inutilmente esporre a pregiudizi, ma nell’ambito di chi definisco ‘esploratori dell’erotismo estremo’ di norma si interagisce fra persone – con tutte le loro complessità – e non fra sigle o definizioni che finiscono col causare questi problemi.
Nel BDSM e nel Fetish si pratica spesso il travestitismo/crossdressing. Cosa ben diversa è quando una persona transgender è anche praticante BDSM. Rischia di essere oggettificata o fraintesa da altri praticanti (uomini o donne)?
Non credo di avere capito perché le persone trans dovrebbero fare caso a sé, ma suppongo che tutto dipenda dal modo in cui ci si propone. Nella mia esperienza ciascuno viene vissuto né più né meno che con l’identità con cui si presenta: poco cambia che sia temporanea, permanente, canonica o fuori da ogni schema.
Nel BDSM conta più il genere (ovvero se una persona è psicologicamente uomo o donna) o il sesso biologico (il corpo, i genitali e la relativa attrazione per esso/i)?
Come dicevo prima, conta l’identità con cui ci si presenta. Che, detto per inciso, mi sembra anche il modo più normale e rispettoso con cui interagire in generale, non solo in contesti erotici.
Tra attivisti antibinari è diffuso lo stereotipo del manager potente e machista che poi si fa dominare dalle donne, ma solo a letto e alle sue condizioni, rimanendo comunque maschilista. Ciò accade davvero? E perchè?È davvero così diffuso? Pensa che ho dovuto fare un attimo mente locale per separare l’immagine di manager donna (magari trans, come una mia cara amica)… A ogni modo, è vero che c’è chi usa il BDSM come strumento di compensazione dalle pressioni quotidiane, ed è vero che c’è chi non capisce che il bello di sottomettersi non sta nel prendere frustate ma nel poter “spegnere il cervello” e rilassarsi mentre qualcun altro pensa a prendere tutte le decisioni. Detto questo, non mi risulta che la dinamica che hai descritto sia particolarmente comune.
http://www.ayzad.com/it/notizie/cultura/la-fluidita-di-ruoli-e-generi-nel-bdsm-la-parola-ad-ayzad/
https://progettogenderqueer.wordpress.com/2017/04/05/la-fluidita-di-ruoli-e-generi-nel-bdsm-la-parola-ad-ayzad/
lunedì 4 settembre 2017
Le tre figure principali del Bdsm “passivo” di G.Piccirilli
In maniera molto sintetizzata riporto le varie figure "passive", sebbene, va doverosamente precisato che, ogni individuo è il risultato delle proprie esperienze.
Il Bdsm è una dimensione dalle mille sfaccettature e non dalle 50 sfumature di grigio. Purtroppo sovente ci si convince, o, per meglio dire, ciò che i media e alcuni praticanti vogliono farci credere è che in questa dimensione si è liberi di poter agire in funzioni di se stessi e non dei principi cardini che lo regolarizzano. Il Bdsm è una combinazione di figure ben delineate e definite. Le figure che lo caratterizzano maggiormente sono riguardo la parte passiva bottom, sub, slave., la parte “attiva” sono Top, Dom/Domme e Master/Mistress. Lo Switch in particolare si differenzia dalle sopracitate per il fatto che assume a proprio compiacimento sia il ruolo di Dom quanto quello di sub.
Sub - E' colui che non solitamente si presta ad un Padrone o ad una Mistress per un tempo da stabilito, ossia, decide fin quando tale ruolo desidera rappresentarlo, inoltre, come si potrà notare in seguito, a differenza della slave, non consente al Padrone o Mistress un totale controllo, ma la sua sottomissione implica dei limiti i quali vengono trattati anticipatamente alla sessione. Soltanto e non oltre questo delineamento e rappresentanza di limiti il Dom può avere il controllo sul sub.
Slave - E' colui che si affida completamente alla Mistress il quale ha pieno controllo quanto sul corpo che sulla mente. In tal senso lo schiavo o la schiava hanno il dovere di adempire agli ordini impartiti dal Padrone/a venendo meno, a differenza del/la sub il ruolo implica non solo una impossibilità di decidere fin quando osservarlo, ma gli stessi limiti che vengono posto, possono essere varcati con un progressivo “lavoro” educativo del proprio Master. Difatti lo/la slave appartiene a tutti gli effetti. Come atto simbolico di legame, di questa appartenenza profondamente intima e vocativa lo/a slave indossa nelle maggior parti dei casi un collare sicché si usa nel gergo dire essere collarata. In caso il rapporto volgesse a termine, lo/a slave si priva del medesimo e torna libera. Non meno importante è la presenza di un contratto stipulato da entrambi. Il contratto è un atto sul quale lo/a slave dichiara i propri limiti iniziali e accetta ufficiosamente le condizioni imposta dal Master. Il contratto non ha alcuna rilevanza giuridica, questo è quanto si è solito presume e, probabilmente vi sono fondamenti logici nel codice civile e penale ad avvallare l’ipotesi, ma in realtà, è una testimonianza concreta di con sensualità, sicché,qualora si verificassero eventi spiacevoli riconducibili ad atti giudiziari, si potrebbe in un qual modo avvalersene come prova. Il contratto prevede non solo la firma del Master e della slave bensì anche la fotocopia di un documento di riconoscimento. Suggerisco sempre di stipularlo all’inizio di una relazione Bdsm. La legge non ammette ignoranza, questo è vero, ma non per questo bisogna essere “fessi”.
Bottom - E' il termine che denota la sua sottomissione al Top. Entrambe figure mene intense a quella di schiavitù (Padrone/slave), ma lo stesso improntato su pratiche fisiche e psicologiche. . Vi sono bottom-bongade, ovvero, quelle persone a cui da piacere essere legate escutendo ogni rapporto di dominazione o sottomissione, ma per il puro piacere di “assaporare” l’adrenalina di una performance.
lunedì 19 giugno 2017
Che cos’è lo “Spanking”?
“Spanking” è una parola anglosassone che significa “Sculacciata“. Il termine è anche noto come “Spankophilia” ed è utilizzato per indicare una particolare pratica erotica tipica del mondo BDSM dove una persona viene punita attraverso delle sculacciate sui glutei. Lo Spanking richiama la vecchia pratica che veniva utilizzata per punire i bambini monelli che si comportavano male che si mettevano sdraiati a pancia in giù sulle gambe degli adulti e venivano picchiati con il palmo della mano aperta.
La sculacciata può anche coinvolgere la sfera sessuale dato che le mani e lo sguardo dello sculacciatore si trovano necessariamente molto vicini ai glutei e all'organo sessuale della vittima. Quando è un uomo a sculacciare una ragazza (oppure una donna con un ragazzo) e magari viene richiesta la nudità della vittima, è inevitabile che si crei una situazione di eccitazione sessuale di uno dei due o di entrambi.
In questo caso è più corretto ricorrere alla lingua inglese per differenziare la sculacciata (punizione) dallo spanking (gioco sadomaso).
Lo Spanking è un gioco sessuale che viene utilizzato molto all’interno di un rapporto di tipo BDSM.
Le persone che praticano spanking si dividono in spankers (gli attivi, quelli che le danno) e spankee (i passivi, che ricevono i colpi): per loro le sculacciate sono un'arte fine, da fare in sessioni che durano almeno un quarto d'ora, mezz'ora, e che non necessariamente prevedono il sesso.
Le persone che praticano spanking si dividono in spankers (gli attivi, quelli che le danno) e spankee (i passivi, che ricevono i colpi): per loro le sculacciate sono un'arte fine, da fare in sessioni che durano almeno un quarto d'ora, mezz'ora, e che non necessariamente prevedono il sesso.
Tra tutte le modalità che hanno a che fare con il sesso kinky e con il bdsm, lo spanking non richiede nessun tipo di tecnica particolare, non richiede nessun ausilio, nessuno strumento, nessun feticcio.
E' uno dei modi più semplici per provare il brivido del BDSM senza bisogno di procurarsi alcun accessorio extra: tutto quello che serve è una mano, un paio di glutei da sculacciare e un po’ di energia da infondere nella suddetta mano (e una minima, ma davvero minima, capacità di mira).
PERCHÉ MI PIACE SCULACCIARE GLI ALTRI?E' uno dei modi più semplici per provare il brivido del BDSM senza bisogno di procurarsi alcun accessorio extra: tutto quello che serve è una mano, un paio di glutei da sculacciare e un po’ di energia da infondere nella suddetta mano (e una minima, ma davvero minima, capacità di mira).
Le persone amano sculacciare soprattutto perché amano l'idea di esercitare il proprio potere su un'altra persona che è ben felice di subire questo potere. Non solo: chi lo fa, sa benissimo che sta regalando sensazioni meravigliose a chi riceve le sculacciate, si tratta di un incastro di bisogni e preferenze molto gratificante per entrambi. Sapere che l'altra persona si fida così tanto di te, da darti carta bianca su come, quanto e con cosa sculacciarla, è davvero galvanizzante.
1) Valuta bene la persona con cui vuoi fare spanking, sia che tu riceva o che tu dia. Deve essere qualcuno di fiducia, qualcuno che rispetterà i tuoi divieti e le tue barriere.
2) Scegli una posizione comoda. Altrimenti sarai costretta a fermare le sculacciate perché ti vengono i crampi alle gambe, o alle mani!
3) Comincia con (o richiedi) colpi leggeri: servono per scaldare l'atmosfera e per capire la sensibilità di chi li riceve. Piano piano, aumenta l'intensità delle sculacciate e valuta bene la reazione dell'altro: gli sta piacendo? Si sta eccitando? Ne chiede ancora?
4) Variare è fondamentale. Puoi alternare le sculacciate (o chiedere di farlo) con colpetti leggeri della mano o con carezze, magari usando oggetti morbidi. Alcuni paddle (le apposite palette) hanno due lati diversi: uno duro e l'altro peloso. Alternandoli è possibile far durare la sessione di spanking più a lungo, e in più dai la possibilità a chi riceve di avere un po' di sollievo. Puoi anche variare la zona che colpisci: prova non solo sulle natiche, ma anche sulla parte alta delle cosce, vicino all'attaccatura del sedere. L'importante è che le zone colpite abbiano uno strato di grasso. Altrimenti si rischia di fare male e basta.
5) Avere una safeword, una parola di sicurezza, di fronte alla quale si ferma lo spanking, è sempre raccomandabile. Le più utilizzate sono "rosso" o "casa". Se ti senti sciocca a usare tali parole, createne una tua, oppure decidetela insieme. Anche la semplice frase "basta non ce la faccio più" va benissimo. L'importante è che ve la ricordiate entrambi.
STORIA DELLO SPANKING
Lo Spanking è una pratica molto antica e le prime raffigurazioni le troviamo all’interno delle tombe etrusche (Tombe della Fustigazione) del VI secolo a.C. dove venivano rappresentate scene di flagellazioni come gioco sessuale.
Durante la Rivoluzione francese i nobili tenevano delle feste veramente splendide, in queste parlavano molto di amori, intrighi, passioni, delusioni e qui nascevano molti rapporti extraconiugali. Le fantasie più perverse erano messe in atto con prostitute o amanti molto disinibite, desiderose di compiacere il loro amante. Infatti, sarete sorpresi di sapere che le più crudeli e perverse fustigazioni a scopo disciplinare nascono proprio in questo secolo.
LO SPANKING NELLA LETTERATURA
In Francia negli ultimi cento anni c'è stato un progressivo sviluppo e interesse per la letteratura erotica, in particolare per quei testi che fanno riferimento al "vizio francese - la fessée", a noi familiare con il termine Spanking. Essendoci una grande richiesta da parte del pubblico per questo tipo di romanzi, diverse case editrici, scrittori e disegnatori si sono dedicate all’argomento e creando un periodo letterario fortunato, descrivendo sensazioni che solo un appassionato di questo genere è in grado di comprendere al meglio. Tra il 1904 e il 1940 furono commercializzate moltissime opere che narravano di sadomasochismo in diverse forme: con racconti storici, sociologici, romanzi d'avventure vissute, ect, e questi erano pubblicati molto spesso da editori specializzati in quel tipo di produzione. La Sélect-Bibliothèque dell'editore parigino Massy, fu la prima vera e propria collezione sull'argomento a imporsi, mentre l'editore Jean Fort pubblicò volumi più lussuosi divisi in due collezioni: Aux Galants Passe-Temps che si componeva di 5 volumi, e Collection des Orties Blanches che si componeva di 38 volumi, quest'ultima più conosciuta rispetto alla prima. Anche dopo la Grande Guerra testi orientati allo Spanking e umiliazioni infantili furono quelli di maggiore successo, anche se di questi libri ne furono prodotte un numero di copie molto limitato, dato le varie vicissitudini dell'epoca su testi di questo tipo. Oggi lo Spanking è molto diffuso, sia attraverso libri di testo, ma anche con riviste specializzate, mostre fotografiche, ecc.Lo Spanking è rimasta una pratica nascosta e ritenuta perversa e le notizie le abbiamo successivamente a partire dal ‘700 grazie alla figura di Jean-Jeacques Rousseau che ne parla nella sua opera “Le Confessioni“.
Nello stesso periodo ne parla il marchese De Sade all’interno dei suoi romanzi definiti scandalosi a quei tempi e un altro che che parla di Spanking fu l’austriaco Leopold von Sacher-Masoch. L’Ottocento è il periodo in cui lo Spanking diventa sempre una pratica più riconosciuta e ci sono moltissime opere letterarie che lo trattano: “The whippingam papers“, “Exibition of female flagellants“, “The birchen bouquet” e l’opera trasgressiva di genere pornografico “Lady Bumtickler’s revels“.
LO SPANKING NEL CINEMA
http://www.notizie.it/breve-storia-dello-spanking/
Questo tipo di pratica (detta appunto spanking in inglese e fessée in francese) è stata celebrata dal film francese La fessée del 1976 del regista Burd Tranbaree, dal film italiano La sculacciata del 1974 del regista Pasquale Festa Campanile con Sydne Rome; dalla canzone Hanky Panky del 1990 della cantante Madonna con il relativo videoclip; dai libri L'arte della sculacciata del 1989 di Jean-Pierre Enard con le illustrazioni di Milo Manara, Elogio della sculacciata del 1997 di Jacques Serguine e Sculacciate e sculacciati del 2000 di Paul Stoves.
http://www.notizie.it/breve-storia-dello-spanking/
lunedì 29 maggio 2017
Top o Bottom?
Sopra, sotto o tutte due? – Nel BDSM abbiamo due ruoli complementari e contrapposti, Dominante e sottomesso. Tramite i ruoli si vivono le situazioni, i giochi, le proprio fantasie.
L’idea che qualcuno può farsi è che ogni persona nell'SM sia per forza Top o Bottom, che voglia dominare o essere dominato. E a volte i principianti ne sono confusi, perché in realtà sono attratti da entrambi i ruoli.
La realtà ancora una volta è che ciascuno è diverso dagli altri e ciascuno ha le proprie preferenze. Alcuni sono effettivamente sempre Top, in ogni situazione, così come altri sono sempre Bottom in ogni situazione. I ruoli non devono essere necessariamente ‘fissi’. C’è chi si trova più a suo agio nel ruolo sottomesso e chi in quello Dominante, e anche chi prova eguale interesse in entrambi.
Spesso non vi è alcuna relazione tra il fatto che si sia dominanti o sottomessi nella vita di tutti giorni e il proprio ruolo BDSM.
Alcuni dei manager più energici amano in segreto essere umiliati e avere qualcuno che abusa di loro; è un'occasione per abbandonare il self control, di cedere per una volta il peso della responsabilità. Mentre alcuni dei più quieti, docili, apparentemente timidi personaggi che abbiate mai visto si rivelano geni demoniaci del dolore e del piacere quando si dà loro l’occasione.
Essendo i ruoli Dominante/sottomesso speculari ma contrapposti, per giungere ad un buon livello di soddisfazione occorre un certo approfondimento e quindi un adeguato periodo di tempo ed esperienze che consentano di conoscere ed apprezzare i livelli di piacere che esso comporta.
E infine non è raro vedere qualcuno che ha sempre svolto lo stesso ruolo (ad esempio il Bottom) cambiare improvvisamente da un giorno all'altro e sentire l’impulso di diventare un Top, o viceversa. La gente cambia, i gusti cambiano. non c’e niente di strano.
Per sperimentare un ruolo e farlo ‘proprio’ occorre tempo e dedizione, e soprattutto tanta voglia.
Lo scambio dei ruoli in un rapporto S/m, sia con partner diversi sia nell'ambito della stessa coppia può essere una variante piacevole e fruttuosa ed un completamento delle proprie capacità di soddisfare e soddisfarsi.
Tutto ciò fermo restando che per raggiungere livelli soddisfacenti nel calarsi in un ruolo occorre un certo tempo minimo per approfondirlo e farlo proprio.
lunedì 24 aprile 2017
Il feticismo: che cos'è?
Il Feticismo e il BDSM sono due realtà spesso legate, ma molto differenti.
Il feticismo è una delle pulsioni più diffuse. La sua caratteristica principale prevede un interesse sessuale non per il corpo del partner nella sua interezza ma solo per una sua parte o addirittura per un oggetto sostitutivo, che può essere un suo capo di abbigliamento o un materiale (la gomma, il lattice, il pizzo ecc). In genere, la persona feticista prova piacere nel toccare, annusare e avere un contatto fisico come leccare o succhiare l’oggetto feticcio, mentre è impegnato nel rapporto sessuale oppure in fase di masturbazione.
| Il mio slave J. |
Il feticismo può di base dividersi in due categorie. La prima interessa la forma dell’oggetto, che ricopre una fondamentale importanza per il feticista (ad esempio le scarpe con il tacco alto); la seconda categoria interessa il materiale, che diventa la caratteristica fondamentale che deve possedere l’oggetto, come ad esempio la pelle o la seta negli indumenti o negli accessori.Di solito proprio agli occhi del feticista (termine di origine portoghese che definivano cosi proprio gli schiavi per la loro adorazione verso oggetti considerati sacri, il feticcio appunto) risulta esteticamente bello, che racchiuda in toto o in un particolare, la bellezza facendolo diventare un oggetto di venerazione; queste son le parti del feticismo che sorgono tra le pratiche/gusti che colpiscono l'occhio creando eccitazione visiva.
Esistono svariate pratiche feticistiche raggruppabili in base al canale sensoriale coinvolto principalmente oppure in base alla natura del feticcio. Il canale visivo (la vista) ha molto spesso un ruolo primario: si pensi ad esempio al diffuso feticismo del piede o della scarpa (in particolare al dangling, cioè quando si fa dondolare al piede una calzatura parzialmente indossata, oppure al crush fetish), ma anche ad altre forme di feticismo che riguardano altre parti del corpo come le natiche. La visione entra anche in gioco procurando piacere nell'assistere ad alcuni atti corporei quali l'urinare, defecare, starnutire oppure in altri atti come il fumare. L'olfatto e il gusto sono più direttamente implicate nell'urofilia, coprofilia, o nell'adorazione di varie parti del corpo umano. Il canale tattile svolge un ruolo principale in alcune forme di feticismo come quello che porta a indossare abiti in latex o PVC (seconda pelle), ha un ruolo anche nelle pratiche di schiacciamento come il trampling.
Riguardo alla natura del feticcio, si distinguono innanzitutto tre diverse categorie da cui questo può derivare: da specifiche parti del corpo umano (parzialismo), da fluidi o escreti biologici, e da alcuni oggetti inanimati quali possono essere gli indumenti. Le parti del corpo umano assunte come feticcio sono comunemente il seno, le natiche, i piedi, le mani, le gambe ma anche altre parti meno consuete tra cui le ascelle, il naso, i peli e l'ombelico. Tra i fluidi ed escreti biologici figurano il sudore, la saliva, l'urina e le feci. Tra gli indumenti classicamente associati al feticismo figurano la biancheria intima, le calze, i guanti, scarpe e stivali.
Il feticismo può essere inoltre legato ad alcune caratteristiche fisiche particolari quali la donna incinta, la presenza di mutilazioni, oppure il sovrappeso (BBW).
Il feticismo in letteratura
Restif de la Bretonne si sofferma in diverse sue opere su temi feticisti e in particolare sul feticismo dei piedi, che proprio in riferimento alla sua opera viene talvolta chiamato "retifismo". In Le notti di Parigi (1788-1791), per esempio, Bretonne narra dell'insana passione che porta alcuni uomini a rubare le scarpe di signore sorprese a passeggiare lungo le strade della capitale francese; in Le Pied de Fanchette (1768, opera che non conosce ancora traduzione italiana) protagonista è una donna che si serve del fascino delle sue estremità per avvantaggiarsi socialmente.
Un altro autore che ha lasciato opere considerevoli su questi temi è lo scrittore Tanizaki Junichiro, maestro della letteratura giapponese del Novecento. Il giovanile, primissimo racconto Il Tatuaggio (1909 Shisei Irezumi) esprime chiaramente, in poche righe, la centralità dei piedi nel simbolico erotico dello scrittore: piedi che hanno un'anima e si impongono come strumento di sottomissione dell'uomo nei confronti dell'onnipotente ricca carica sessuale ed esistenziale femminile. Nel romanzo I piedi di Fumiko un giovane aspirante artista scopre la smodata passione di un parente per i piedi di una ragazza che egli mantiene nella propria casa. Perfino negli ultimi giorni della propria vita non rinuncia ad assorbire il poco cibo che è in grado di mangiare dalle estremità di Fumiko.
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| Il mio slave M. |
Riguardo alla natura del feticcio, si distinguono innanzitutto tre diverse categorie da cui questo può derivare: da specifiche parti del corpo umano (parzialismo), da fluidi o escreti biologici, e da alcuni oggetti inanimati quali possono essere gli indumenti. Le parti del corpo umano assunte come feticcio sono comunemente il seno, le natiche, i piedi, le mani, le gambe ma anche altre parti meno consuete tra cui le ascelle, il naso, i peli e l'ombelico. Tra i fluidi ed escreti biologici figurano il sudore, la saliva, l'urina e le feci. Tra gli indumenti classicamente associati al feticismo figurano la biancheria intima, le calze, i guanti, scarpe e stivali.
Il feticismo può essere inoltre legato ad alcune caratteristiche fisiche particolari quali la donna incinta, la presenza di mutilazioni, oppure il sovrappeso (BBW).
Il feticismo in letteratura
Restif de la Bretonne si sofferma in diverse sue opere su temi feticisti e in particolare sul feticismo dei piedi, che proprio in riferimento alla sua opera viene talvolta chiamato "retifismo". In Le notti di Parigi (1788-1791), per esempio, Bretonne narra dell'insana passione che porta alcuni uomini a rubare le scarpe di signore sorprese a passeggiare lungo le strade della capitale francese; in Le Pied de Fanchette (1768, opera che non conosce ancora traduzione italiana) protagonista è una donna che si serve del fascino delle sue estremità per avvantaggiarsi socialmente.
Un altro autore che ha lasciato opere considerevoli su questi temi è lo scrittore Tanizaki Junichiro, maestro della letteratura giapponese del Novecento. Il giovanile, primissimo racconto Il Tatuaggio (1909 Shisei Irezumi) esprime chiaramente, in poche righe, la centralità dei piedi nel simbolico erotico dello scrittore: piedi che hanno un'anima e si impongono come strumento di sottomissione dell'uomo nei confronti dell'onnipotente ricca carica sessuale ed esistenziale femminile. Nel romanzo I piedi di Fumiko un giovane aspirante artista scopre la smodata passione di un parente per i piedi di una ragazza che egli mantiene nella propria casa. Perfino negli ultimi giorni della propria vita non rinuncia ad assorbire il poco cibo che è in grado di mangiare dalle estremità di Fumiko.
La figura dell'anziano folle di passione ritorna nel libro che è considerato tra i maggiori capolavori di Tanizaki: Diario di un vecchio pazzo. Un uomo, al termine della propria esistenza, tra ricordi e riflessioni, vive e racconta la propria debolezza per i piedi della nuora. Tokusuke arriverà a fare incidere l'impronta dei piedi della donna sulla sua tomba. Con la scusa di riprodurre un Bussokuseki (impronte di Buddha), egli stesso farà una litografia dei piedi della giovane Satsuko usando inchiostro rosso. L'operazione con la verniciatura, la manipolazione, l'asciugatura dei piedi, costituisce un'occasione per avvicinare l'oggetto desiderato. "Poi, quando sarò morto, non potrà non pensare: Quello stupido vecchio dorme sotto questi piedi bellissimi. Sto ancora calpestando le ossa di quel povero vecchio sotto terra".
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lunedì 20 marzo 2017
Caning
Il caning è una delle pratiche erotiche più conosciute del BDSM.
Caning: cos’è
La parola caning deriva dalla parola inglese cane, con cui si indica una bacchetta usata per “bastonare”.
La bastonatura (in inglese caning, letteralmente "prendere a colpi di canna", da cane, canna) è una forma di punizione corporale.
Al di là della pratica erotica, il cane era la bacchetta utilizzata come strumento punitivo in epoca vittoriana nelle scuole e nei collegi, andando a sostituirsi alle verghe di betulla. Si parla di Judicial caning quando questo tipo di punizione era usata nelle prigioni come aggiunta o in sostituzione di pena detentiva. Il Judicial caning è tuttora in vigore a Singapore, Brunei e anche altre Nazioni.
Il caning, come ogni pratica di BDSM, prevede che ci sia una/un Dom e una/un sottomesso: la dominatrice, quindi, “bastonerà” con il cane il partner.
Il cane può essere una canna vegetale di rattan, oppure una bacchetta in legno di faggio o samba dal diametro di 6-8 centimetri e di 80 cm di lunghezza, dotata di flessibilità (per arrivare sulle natiche avvolgendole), di elasticità, e deve essere ben manovrabile, così da permettere alla Dom di far arrivare lo strumento esattamente dove ha deciso che debba andare.
Nelle mie esperienze ho usato canes di molti materiali, da diversi tipi di legno ai materiali sintetici più disparati, ma mi soffermerei su questo punto solo per dire che è sempre meglio iniziare con l’attrezzo giusto: una bacchetta di rattan comperata in un sexy shop è la scelta migliore. Quindi se siete all’inizio e non volete sofisticare troppo la ricerca, una bacchetta di legno duro (faggio o ancor meglio samba) del diametro di 6/8 millimetri comperata in qualunque centro fai-da-tè per pochi euro va benissimo, con la raccomandazione di tagliarla ad una lunghezza di 80 centimetri e di verificare che la superficie e i terminali siano ben lisci e levigati e non presentino schegge di nessun tipo, usando eventualmente della carta vetrata fine per ottenere il risultato. I rischi che si rompa o si scheggi sono reali e perciò, se il gioco vi piace vi consiglio quanto prima di passare al rattan o a bacchette naturali di salice o betulla che potete staccare direttamente dall'albero, se sapete dove trovarli.
Il mio schiavo Luca è il mio fornitore ufficiale, attinge direttamente dai boschi della sua zona.
Per chi è più esperto, la scelta del materiale è legata alla flessibilità della bacchetta : sostanzialmente un colpo di cane produce due sensazioni, il “thud” (= botta) che fa sentire la forza d’impatto del colpo, e lo “sting” (= puntura) che sollecita il punto colpito con un senso di puntura, pizzicore. Un materiale più duro e meno flessibile unito ad un diametro maggiore aumenterà la sensazione di “thud”, mentre uno più flessibile e sottile aumenterà la sensazione di “sting”.
Caning: perché piace
Perché faccio caning ? Perché è un gioco molto eccitante e che dispensa forti emozioni sia a chi lo somministra che a chi lo subisce, e lascia dei segni “piacevoli” anche per il sub che ne terrà memoria per qualche giorno.
Ovviamente, affinché questo tipo di pratiche siano soddisfacenti e piacevoli, la figura dominante deve provare piacere sessuale a esercitare il proprio potere sulla persona sottomessa e, nel caso di quest’ultima, deve trovare eccitante provare dolore e sentirsi umiliato dalla posizione assunta. Il caning piacerà soprattutto ai Dominanti più amanti della disciplina, quelli a cui la sculacciata sembra un gioco troppo tenero, a cui piace avere un potere sadico più spinto sul proprio sub, ed a quei sub che sono più masochisti, che aspirano ad una umiliazione più cocente ed ad un certo dolore.
È una fantasia sessuale che molti hanno ma, se non avete mai avuto desideri simili e non amate il dolore o comunque se non siete molto convinti, forse è il caso di evitare. Cosa più importante: al contrario di Anastasia Steele, non fate queste pratiche solo per far piacere al vostro partner.
Caning: cos’è
La parola caning deriva dalla parola inglese cane, con cui si indica una bacchetta usata per “bastonare”.
La bastonatura (in inglese caning, letteralmente "prendere a colpi di canna", da cane, canna) è una forma di punizione corporale.
Al di là della pratica erotica, il cane era la bacchetta utilizzata come strumento punitivo in epoca vittoriana nelle scuole e nei collegi, andando a sostituirsi alle verghe di betulla. Si parla di Judicial caning quando questo tipo di punizione era usata nelle prigioni come aggiunta o in sostituzione di pena detentiva. Il Judicial caning è tuttora in vigore a Singapore, Brunei e anche altre Nazioni.
Il caning, come ogni pratica di BDSM, prevede che ci sia una/un Dom e una/un sottomesso: la dominatrice, quindi, “bastonerà” con il cane il partner.
Il cane può essere una canna vegetale di rattan, oppure una bacchetta in legno di faggio o samba dal diametro di 6-8 centimetri e di 80 cm di lunghezza, dotata di flessibilità (per arrivare sulle natiche avvolgendole), di elasticità, e deve essere ben manovrabile, così da permettere alla Dom di far arrivare lo strumento esattamente dove ha deciso che debba andare.
Nelle mie esperienze ho usato canes di molti materiali, da diversi tipi di legno ai materiali sintetici più disparati, ma mi soffermerei su questo punto solo per dire che è sempre meglio iniziare con l’attrezzo giusto: una bacchetta di rattan comperata in un sexy shop è la scelta migliore. Quindi se siete all’inizio e non volete sofisticare troppo la ricerca, una bacchetta di legno duro (faggio o ancor meglio samba) del diametro di 6/8 millimetri comperata in qualunque centro fai-da-tè per pochi euro va benissimo, con la raccomandazione di tagliarla ad una lunghezza di 80 centimetri e di verificare che la superficie e i terminali siano ben lisci e levigati e non presentino schegge di nessun tipo, usando eventualmente della carta vetrata fine per ottenere il risultato. I rischi che si rompa o si scheggi sono reali e perciò, se il gioco vi piace vi consiglio quanto prima di passare al rattan o a bacchette naturali di salice o betulla che potete staccare direttamente dall'albero, se sapete dove trovarli.
Il mio schiavo Luca è il mio fornitore ufficiale, attinge direttamente dai boschi della sua zona.
Per chi è più esperto, la scelta del materiale è legata alla flessibilità della bacchetta : sostanzialmente un colpo di cane produce due sensazioni, il “thud” (= botta) che fa sentire la forza d’impatto del colpo, e lo “sting” (= puntura) che sollecita il punto colpito con un senso di puntura, pizzicore. Un materiale più duro e meno flessibile unito ad un diametro maggiore aumenterà la sensazione di “thud”, mentre uno più flessibile e sottile aumenterà la sensazione di “sting”.
Caning: perché piace
Perché faccio caning ? Perché è un gioco molto eccitante e che dispensa forti emozioni sia a chi lo somministra che a chi lo subisce, e lascia dei segni “piacevoli” anche per il sub che ne terrà memoria per qualche giorno.
Ovviamente, affinché questo tipo di pratiche siano soddisfacenti e piacevoli, la figura dominante deve provare piacere sessuale a esercitare il proprio potere sulla persona sottomessa e, nel caso di quest’ultima, deve trovare eccitante provare dolore e sentirsi umiliato dalla posizione assunta. Il caning piacerà soprattutto ai Dominanti più amanti della disciplina, quelli a cui la sculacciata sembra un gioco troppo tenero, a cui piace avere un potere sadico più spinto sul proprio sub, ed a quei sub che sono più masochisti, che aspirano ad una umiliazione più cocente ed ad un certo dolore.
È una fantasia sessuale che molti hanno ma, se non avete mai avuto desideri simili e non amate il dolore o comunque se non siete molto convinti, forse è il caso di evitare. Cosa più importante: al contrario di Anastasia Steele, non fate queste pratiche solo per far piacere al vostro partner.
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martedì 31 gennaio 2017
Intervista a Veronica Vizzari e Alessandra Perilli
Si parla spesso di bdsm relativamente al suo aspetto psicologico e alla visione che di esso ha la psicologia contemporanea. Ci siamo quindi chiesti se fosse valsa la pena intervistare persone del mestiere, proprio per cercare di sfuggire al soggettivismo imperante che certi termini e certe definizioni di sensazioni dominano nel web. Con questo intento sappiamo benissimo che non si tratta di scrivere nessuna tavola di comandamenti, che la manifestazione soggettiva delle emozioni e l'intensità mentale con cui si vive il bdsm non potrà mai essere racchiusa nelle parole, siano queste un'intervista o un libro. Però può aiutare, può aiutare molto sopratutto quando si parla di bdsm, e, ricordo, spesso che quando si parla di bdsm è perché lo si fa o lo si vuole fare, quindi le parole assumono allora una connotazione, rispetto alla pratica, preliminare all'azione. Ecco quello che ne è uscito con le dottoresse Veronica Vizzari e Alessandra Perilli.
Sadsong: Dottoresse Veronica Vizzari e Alessandra Perilli, il bdsm è un fenomeno complesso e per certi aspetti ancora inesplorato dalle varie discipline, qualcuno sostiene che il bdsm sia solamente un fatto culturale, siete d’accordo con questa affermazione?
V. Vizzari e A. Perilli: Crediamo fermamente che il mondo Bdsm non nasca esclusivamente da un fattore culturale, sarebbe troppo riduttivo e generalizzante. La cultura, il periodo storico e la morale, però, sicuramente ne influenzano le sue espressioni.
S.: Quando la parafilia si trasforma in patologia? Abbiamo letto tutti il DSM IV revisionato e le prime bozze del DSM V. Voi come lo spieghereste oggi a dei lettori che conoscono il tema e che volessero approfondire?
di Sadsong
http://www.legami.org/bdsm/bdsm_dettaglio.asp?sez=Articoli&ID=390&titolo=Intervista%20a%20Veronica%20Vizzari%20e%20Alessandra%20Perilli
Sadsong: Dottoresse Veronica Vizzari e Alessandra Perilli, il bdsm è un fenomeno complesso e per certi aspetti ancora inesplorato dalle varie discipline, qualcuno sostiene che il bdsm sia solamente un fatto culturale, siete d’accordo con questa affermazione?
V. Vizzari e A. Perilli: Crediamo fermamente che il mondo Bdsm non nasca esclusivamente da un fattore culturale, sarebbe troppo riduttivo e generalizzante. La cultura, il periodo storico e la morale, però, sicuramente ne influenzano le sue espressioni.
S.: Quando la parafilia si trasforma in patologia? Abbiamo letto tutti il DSM IV revisionato e le prime bozze del DSM V. Voi come lo spieghereste oggi a dei lettori che conoscono il tema e che volessero approfondire?
Partiamo dal presupposto che le parafilie sono patologie, mentre il Bdsm non è considerato una parafilia ma semplicemente un modo diverso di giocare con la sessualità. Detto questo possiamo distinguere tra sadomasochismo patologico e sadomasochismo come tratto o aspetto della sessualità. Ciò che rende un tratto o un agito patologico è la modalità con cui questo si presenta, ci spieghiamo meglio: parliamo di patologia là dove la pratica sessuale in questione è l'unica fonte di soddisfazione sessuale per l'individuo cioè quando con qualsiasi altro tipo di “stimolazione” non riesce ad ottenere un soddisfacimento sessuale. Quindi stiamo parlando di esclusività. Ma diventa patologico anche là dove, per ottenere il proprio soddisfacimento sessuale, si mettono in atto degli agiti con persone non consenzienti, violando quindi la volontà dell'altro. Il Bdsm, invece, proprio per la sua essenza giocosa e per il massimo rispetto dell'altro, non è mai stato inserito all'interno del DSM.
S.: Spesso si confonde il sadomasochismo come comportamento sociale col sadomasochismo come patologia individuale, cosa ne pensate e dove credete che si possa individuare la differenza tra persone che lo vivono in maniera equilibrata e persone che ne sono vittime?
S.: Spesso si confonde il sadomasochismo come comportamento sociale col sadomasochismo come patologia individuale, cosa ne pensate e dove credete che si possa individuare la differenza tra persone che lo vivono in maniera equilibrata e persone che ne sono vittime?
Quando un comportamento sessuale viene vissuto come proibitivo questo rimarrà nell'ambito della sfera personale intima, non verrà condiviso socialmente, ma verrà relegato ad un luogo e ad un tempo ben precisi. Se un sadico incontra un masochista e tra di loro si instaura una relazione, la consensualità sarà il punto chiave che permetterà ad entrambe di vivere in maniera serena ed equilibrata la loro relazione senza arrecare danno a nessuno. Ne diventa vittima chi, invece, non riesce ad accettare i propri impulsi, ad esternarli e a condividerli e li reprime vivendo in una egodistonia di fondo che può influenzare anche altri aspetti della vita dell'individuo.
S.: Con un testo che ormai ha fatto storia nel mondo bdsm, Gilles Deleuze nel 1963, nel suo “il freddo e il crudele” propone di spaccare definitivamente il termine composto “sadomasochismo”, riassegnando a ciascuno dei due termini dei valori e delle funzioni caratteristiche non complementari tra loro, ma anzi sottolineando la non specularità tra sadismo e masochismo. Seguendo la lezione strutturalista egli chiama quelle che noi chiamiamo semplicemente dinamiche sadomasochistiche “universo del masochismo”, isolando così il sadismo, e pone le figure della vittima e del carnefice a sostituire il masochista e il sadico. Secondo lei è una mera questione filosofica o Deleuze ha colto realmente il nodo della questione sadismo?
Quello che spesso accade è che erroneamente si crede che nell'universo masochistico il succube sia proprio il masochista, cioè colui che subisce passivamente le angherie del sadico, e il carnefice sia il sadico, cioè colui che impone la propria volontà al masochista. Nella realtà dei fatti le cose non sempre stanno così perché può capitare che chi detta le regole del gioco sia proprio il sottomesso mentre il Dominante accondiscende ai suoi desideri. In virtù di quanto detto possiamo supporre che il vero gioco masochistico stia nel non accontentare i desideri del masochista, mentre il vero sadico sia colui che non accondiscende alle volontà del masochista.
S.: Quando il bdsm diventa pericoloso per la mente e la vita di un individuo? Lasciando perdere le pratiche pericolose di per sé.
S.: Con un testo che ormai ha fatto storia nel mondo bdsm, Gilles Deleuze nel 1963, nel suo “il freddo e il crudele” propone di spaccare definitivamente il termine composto “sadomasochismo”, riassegnando a ciascuno dei due termini dei valori e delle funzioni caratteristiche non complementari tra loro, ma anzi sottolineando la non specularità tra sadismo e masochismo. Seguendo la lezione strutturalista egli chiama quelle che noi chiamiamo semplicemente dinamiche sadomasochistiche “universo del masochismo”, isolando così il sadismo, e pone le figure della vittima e del carnefice a sostituire il masochista e il sadico. Secondo lei è una mera questione filosofica o Deleuze ha colto realmente il nodo della questione sadismo?
Quello che spesso accade è che erroneamente si crede che nell'universo masochistico il succube sia proprio il masochista, cioè colui che subisce passivamente le angherie del sadico, e il carnefice sia il sadico, cioè colui che impone la propria volontà al masochista. Nella realtà dei fatti le cose non sempre stanno così perché può capitare che chi detta le regole del gioco sia proprio il sottomesso mentre il Dominante accondiscende ai suoi desideri. In virtù di quanto detto possiamo supporre che il vero gioco masochistico stia nel non accontentare i desideri del masochista, mentre il vero sadico sia colui che non accondiscende alle volontà del masochista.
S.: Quando il bdsm diventa pericoloso per la mente e la vita di un individuo? Lasciando perdere le pratiche pericolose di per sé.
Come lei sottolinea il Bdsm di per sé non è pericoloso, infatti si sta parlando di erotismo che viene espresso in forme diverse da quelle canoniche. Il Bdsm diventa pericoloso là dove non se ne rispettano le regole di base che garantiscono l'incolumità psico-fisica dell'individuo come “Ssc” che è l'acronimo di Sano, Sicuro, Consensuale: Sano si riferisce letteralmente alle implicazioni mediche dei giochi; Sicuro indica la massima attenzione al modo in cui vengono svolte le diverse pratiche, per ridurre al minimo ogni rischio, prima e durante i giochi, è abitudine diffusa evitare l'uso di sostanze che potrebbero compromettere una corretta valutazione della situazione, come alcool, droghe e alcune medicine; Consensuale è il punto chiave che differenzia il Bdsm da sadomasochismo patologico dove solitamente chi subisce è una vittima a tutti gli effetti e non un partner che acconsente alla pratica di certi giochi erotici. Quindi là dove queste regole non vengano rispettate o quando del Bdsm se ne fa uno status sociale -cioè quando l'intero universo del soggetto si muove in funzione delle pratiche Bdsm ritenendo tutto il resto superfluo- può diventare un gioco pericoloso.
S.: È facile pensare che voi abbiate studiato il sadomasochismo dal punto di vista della patologia individuale, probabilmente chi si rivolge a voi lo fa per essere curato, immaginiamo individui che vivono male la loro sessualità. Avete incontrato solo persone con patologie o anche persone che vivevano bene la loro parafilia?
Le persone che decidono di affrontare una terapia personale lo fanno perché percepiscono che c'è qualcosa che non va, hanno il desiderio di comprenderlo meglio e attuare dei cambiamenti o perché vivono come problematici determinati aspetti della loro vita. Va da se che se un individuo vive bene la sua sessualità, la condivide con il partner non provando sensi di colpa o di vergogna di certo non sente l'esigenza di affrontare un percorso terapeutico su qualcosa che non costituisce per lui un problema. Capita di incontrare persone che arrivano in terapia per affrontare problemi personali di diversa natura e che durante il percorso raccontino la loro sessualità sadomaso senza enfatizzarla o descriverla come un problema, ma semplicemente come una sfaccettatura in un universo di infinite possibilità.
S.: Negli ultimi anni come comunità abbiamo potuto vedere un outing generale di certe pratiche, avete notato anche voi un modo diverso di viverle, anche nell'intimo, delle persone che avete conosciuto?
Sicuramente il fatto che ci sia stato negli ultimi anni un generale outing su certe pratiche (se ne parla al telegiornale, ci sono delle pubblicità che rimandano al mondo del fetish, se ne parla per strada, diffusione di giornali e siti informativi ecc.) ha fatto si che molte persone abbiano sentito il desiderio di saperne di più e a volte anche di sperimentare un'intimità nuova, di fare esperienze diverse dalle loro normali abitudini, quindi si, sicuramente un cambiamento c'è stato, almeno per chi si è voluto metter in gioco e sperimentare sotto diverse punti di vista.
S.: In che modo, se può esistere un modo, bdsm e amore possono dare vita ad una felice relazione?
Molto semplice, Bdsm e amore possono coesistere là dove esiste il rispetto reciproco tra i partner e una forte condivisione dell'intimità.
S.: Domanda molto banale, ma non si può non farla, dove individua l’origine delle pulsioni del dominante e del sottomesso?
Paradossalmente possiamo dire che le pulsioni del dominante arrivano dalla volontà ancestrale di prendersi cura dell'altro, mentre nel sottomesso arrivano dal bisogno di tenere costantemente sotto controllo l'ambiente e le relazioni.
S.: Qual è il nostro vero io? Quello che si esprime durante la giornata di lavoro o nelle occasione convenzionali o quello che si nasconde dietro l’intimità dei quattro muri di casa, di motel o di un dungeon e che vedono l’incarnarsi della persona, al di sopra di ogni sospetto, in schiavo, schiava, dominatore, dominatrice?
Il vero Io è un marge di tutte le situazioni quotidiane che ci troviamo ad affrontare, non è soltanto quello che emerge in situazioni specifiche o nell'intimità. Sul posto di lavoro si metteranno in atto dei comportamenti socialmente accettati, ma sempre nel rispetto di quello che è il nostro Io, così come questo accade anche nell'intimità. Il nostro vero Io si esprime in ogni situazione.
S.: Secondo voi le tendenze erotiche del bdsm possono in qualche modo rivelarsi, per chi ha occhi per vedere, nella quotidianeità della propria vita sociale?
Crediamo che le si possano rintracciare là dove c'è la volontà dell'altro di farle trapelare, di esprimerle o di sottolinearle. Se c'è la necessità o la voglia di nasconderle e relegarle in un luogo e in un tempo ben preciso allora lì sono di difficile individuazione.
S.: E queste tendenze erotiche, possono influenzare la vita sociale, dal lavoro al rapporto con gli altri? Come?
Quando parliamo di Bdsm ci riferiamo a pratiche erotiche che vengono messe in atto in momenti di intimità che quindi non lasciano spazio al pubblico. Queste pratiche, quindi, avranno un impatto nella vita sociale dell'individuo solo là dove egli voglia renderle “pubbliche” perché in questo caso si scontrerà con quello che è il buon costume e la morale condivisa.
S.: Ci parlate dell’importanza del feticcio, cosa porta un uomo o una donna a leccare una scarpa? Quanto è importante la negazione del corpo in questo atto? Mi spiego meglio, il feticista sottomesso lecca la scarpa perché gli piace l’oggetto “scarpa” o perché in questo atto umiliante, e quindi per lui piacevole, si trova di fronte alla negazione del corpo dell’altro?
Il feticcio, in questo caso la scarpa, è qualcosa che richiama in particolar modo l'attenzione del feticista che ne è attratto in maniera esaltante. Solitamente il feticcio è un oggetto che acquista un significato particolare già nell'età della fanciullezza e diventa indispensabile, o comunque preferito, per il raggiungimento dell'eccitazione sessuale. Il feticista ha un rapporto simbolicamente molto forte con il feticcio che viene elaborato come un oggetto perduto e poi ricostruito e va ad assumere il ruolo di una mascolinità mancante, diventa quindi un sostituto fallico. Alcuni vedono l'utilizzo del feticcio come negazione del corpo del partner, ma se cambiamo prospettiva possiamo considerarlo come una sorta di venerazione per una specifica parte del corpo. Ad ogni modo il ruolo prioritario del feticcio è quello di permettere all'individuo di raggiungere un'eccitazione sessuale.
S.: Siete d’accordo con le definizioni di “gioco” e di “teatro”, dove gli attori più che interpretare personaggi diventano i personaggi, del Bdsm o ne proporreste altre?
Siamo d'accordo con entrambe le definizioni: quella di gioco perché in sostanza il mondo Bdsm è un mondo in cui gli adulti si permettono di giocare, di cambiare regole e ruoli e si gioca finché tutti i partecipanti ne condividono la volontà; la definizione di teatro, invece, racchiude in se molte somiglianze con il mondo Bdsm, basti pensare alla semplice definizione della parola scena che è un termine che viene usato nel teatro e che nel Bdsm assume un significato molto simile indicando il setting in cui avvengono le sessioni, inoltre chi vi partecipa indossa, fisicamente o immaginariamente, delle maschere e ricopre ruoli che sono ben determinati sin dall'inizio, cosa che caratterizza sia gli attori teatrali che i fautori del Bdsm.
S.: Che influenza ha nella mente della persona il diffondersi, anche se in maniera carbonara, della cultura Bdsm, tra web, film, videoclip e narrativa, al giorno d’oggi? Inoltre, trova ci sia una relazione tra media e sessualità oggi? In che termini?
Come dicevamo prima, sicuramente il fatto che oggi si parli di più di Bdsm, di sadomasochismo, di feticismo e via dicendo produce un effetto sulle persone soprattutto dal punto di vista della familiarità cioè il Bdsm non sarà più un mondo aperto solo a pochi, ma avrà una cassa di risonanza maggiore; questo non significa che tutti vorranno praticare Bdsm, ma semplicemente che se ne parlerà di più e con maggior cognizione di causa, un po' come è già capitato con l'omosessualità dove prima non se ne poteva neanche parlare, mentre oggi si organizzano gay pride. Quindi sicuramente i media in questo hanno un ruolo informativo ed educativo.
S.: Voi, fareste mai bdsm? In ogni caso, perché?
La domanda ci fa sorridere perché ci fa pensare a come nell'immaginario collettivo un individuo che sia interessato a tutto ciò che fanno gli altri e li osserva curiosamente viene definito voyeur; questa domanda sembra andare proprio in quella direzione. Crediamo semplicemente che chi si avvicina alle pratiche Bdsm siano tutti coloro che vogliono sperimentarsi in vesti diverse nonché conoscere meglio se stessi.
Alessandra Perilli, Psicologa-Sessuologa iscritta all'Ordine degli Psicologi del Lazio n° 18983.
Esperta in riabilitazione cognitiva nelle patologie dell'invecchiamento e memory training, esercito l'attività clinica presso Arpes dove conduco anche corsi di rilassamento utilizzando tecniche induttive e immaginative. Ho tenuto corsi di educazione sessuale e alla salute presso istituti scolastici superiori e svolgo attività di volontariato presso il Policlinico Umberto I di Roma.
alessandra.perilli@arpesonline.it www.alessandraperilli.it
Veronica Vizzari, psicoterapeuta e conduttrice di gruppi ad approccio bioenergetico, iscritta all’Ordine Psicologi del Lazio N°6591, da anni lavora in campo clinico e scientifico nell’ambito della sessuologia. È didatta presso diverse scuole di Psicoterapia ed è stata Professore a contratto presso la Facoltà di Psicologia1 dell’Università di Roma “La Sapienza”. È Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche ed ha partecipato come segretaria organizzativa ad importanti Congressi internazionali. Ha partecipato come sessuologa a diversi programmi televisivi e collabora ormai da diversi anni per numerosi mensili e settimanali italiani.
www.arpesonline.it
S.: È facile pensare che voi abbiate studiato il sadomasochismo dal punto di vista della patologia individuale, probabilmente chi si rivolge a voi lo fa per essere curato, immaginiamo individui che vivono male la loro sessualità. Avete incontrato solo persone con patologie o anche persone che vivevano bene la loro parafilia?
Le persone che decidono di affrontare una terapia personale lo fanno perché percepiscono che c'è qualcosa che non va, hanno il desiderio di comprenderlo meglio e attuare dei cambiamenti o perché vivono come problematici determinati aspetti della loro vita. Va da se che se un individuo vive bene la sua sessualità, la condivide con il partner non provando sensi di colpa o di vergogna di certo non sente l'esigenza di affrontare un percorso terapeutico su qualcosa che non costituisce per lui un problema. Capita di incontrare persone che arrivano in terapia per affrontare problemi personali di diversa natura e che durante il percorso raccontino la loro sessualità sadomaso senza enfatizzarla o descriverla come un problema, ma semplicemente come una sfaccettatura in un universo di infinite possibilità.
S.: Negli ultimi anni come comunità abbiamo potuto vedere un outing generale di certe pratiche, avete notato anche voi un modo diverso di viverle, anche nell'intimo, delle persone che avete conosciuto?
Sicuramente il fatto che ci sia stato negli ultimi anni un generale outing su certe pratiche (se ne parla al telegiornale, ci sono delle pubblicità che rimandano al mondo del fetish, se ne parla per strada, diffusione di giornali e siti informativi ecc.) ha fatto si che molte persone abbiano sentito il desiderio di saperne di più e a volte anche di sperimentare un'intimità nuova, di fare esperienze diverse dalle loro normali abitudini, quindi si, sicuramente un cambiamento c'è stato, almeno per chi si è voluto metter in gioco e sperimentare sotto diverse punti di vista.
S.: In che modo, se può esistere un modo, bdsm e amore possono dare vita ad una felice relazione?
Molto semplice, Bdsm e amore possono coesistere là dove esiste il rispetto reciproco tra i partner e una forte condivisione dell'intimità.
S.: Domanda molto banale, ma non si può non farla, dove individua l’origine delle pulsioni del dominante e del sottomesso?
Paradossalmente possiamo dire che le pulsioni del dominante arrivano dalla volontà ancestrale di prendersi cura dell'altro, mentre nel sottomesso arrivano dal bisogno di tenere costantemente sotto controllo l'ambiente e le relazioni.
S.: Qual è il nostro vero io? Quello che si esprime durante la giornata di lavoro o nelle occasione convenzionali o quello che si nasconde dietro l’intimità dei quattro muri di casa, di motel o di un dungeon e che vedono l’incarnarsi della persona, al di sopra di ogni sospetto, in schiavo, schiava, dominatore, dominatrice?
Il vero Io è un marge di tutte le situazioni quotidiane che ci troviamo ad affrontare, non è soltanto quello che emerge in situazioni specifiche o nell'intimità. Sul posto di lavoro si metteranno in atto dei comportamenti socialmente accettati, ma sempre nel rispetto di quello che è il nostro Io, così come questo accade anche nell'intimità. Il nostro vero Io si esprime in ogni situazione.
S.: Secondo voi le tendenze erotiche del bdsm possono in qualche modo rivelarsi, per chi ha occhi per vedere, nella quotidianeità della propria vita sociale?
Crediamo che le si possano rintracciare là dove c'è la volontà dell'altro di farle trapelare, di esprimerle o di sottolinearle. Se c'è la necessità o la voglia di nasconderle e relegarle in un luogo e in un tempo ben preciso allora lì sono di difficile individuazione.
S.: E queste tendenze erotiche, possono influenzare la vita sociale, dal lavoro al rapporto con gli altri? Come?
Quando parliamo di Bdsm ci riferiamo a pratiche erotiche che vengono messe in atto in momenti di intimità che quindi non lasciano spazio al pubblico. Queste pratiche, quindi, avranno un impatto nella vita sociale dell'individuo solo là dove egli voglia renderle “pubbliche” perché in questo caso si scontrerà con quello che è il buon costume e la morale condivisa.
S.: Ci parlate dell’importanza del feticcio, cosa porta un uomo o una donna a leccare una scarpa? Quanto è importante la negazione del corpo in questo atto? Mi spiego meglio, il feticista sottomesso lecca la scarpa perché gli piace l’oggetto “scarpa” o perché in questo atto umiliante, e quindi per lui piacevole, si trova di fronte alla negazione del corpo dell’altro?
Il feticcio, in questo caso la scarpa, è qualcosa che richiama in particolar modo l'attenzione del feticista che ne è attratto in maniera esaltante. Solitamente il feticcio è un oggetto che acquista un significato particolare già nell'età della fanciullezza e diventa indispensabile, o comunque preferito, per il raggiungimento dell'eccitazione sessuale. Il feticista ha un rapporto simbolicamente molto forte con il feticcio che viene elaborato come un oggetto perduto e poi ricostruito e va ad assumere il ruolo di una mascolinità mancante, diventa quindi un sostituto fallico. Alcuni vedono l'utilizzo del feticcio come negazione del corpo del partner, ma se cambiamo prospettiva possiamo considerarlo come una sorta di venerazione per una specifica parte del corpo. Ad ogni modo il ruolo prioritario del feticcio è quello di permettere all'individuo di raggiungere un'eccitazione sessuale.
S.: Siete d’accordo con le definizioni di “gioco” e di “teatro”, dove gli attori più che interpretare personaggi diventano i personaggi, del Bdsm o ne proporreste altre?
Siamo d'accordo con entrambe le definizioni: quella di gioco perché in sostanza il mondo Bdsm è un mondo in cui gli adulti si permettono di giocare, di cambiare regole e ruoli e si gioca finché tutti i partecipanti ne condividono la volontà; la definizione di teatro, invece, racchiude in se molte somiglianze con il mondo Bdsm, basti pensare alla semplice definizione della parola scena che è un termine che viene usato nel teatro e che nel Bdsm assume un significato molto simile indicando il setting in cui avvengono le sessioni, inoltre chi vi partecipa indossa, fisicamente o immaginariamente, delle maschere e ricopre ruoli che sono ben determinati sin dall'inizio, cosa che caratterizza sia gli attori teatrali che i fautori del Bdsm.
S.: Che influenza ha nella mente della persona il diffondersi, anche se in maniera carbonara, della cultura Bdsm, tra web, film, videoclip e narrativa, al giorno d’oggi? Inoltre, trova ci sia una relazione tra media e sessualità oggi? In che termini?
Come dicevamo prima, sicuramente il fatto che oggi si parli di più di Bdsm, di sadomasochismo, di feticismo e via dicendo produce un effetto sulle persone soprattutto dal punto di vista della familiarità cioè il Bdsm non sarà più un mondo aperto solo a pochi, ma avrà una cassa di risonanza maggiore; questo non significa che tutti vorranno praticare Bdsm, ma semplicemente che se ne parlerà di più e con maggior cognizione di causa, un po' come è già capitato con l'omosessualità dove prima non se ne poteva neanche parlare, mentre oggi si organizzano gay pride. Quindi sicuramente i media in questo hanno un ruolo informativo ed educativo.
S.: Voi, fareste mai bdsm? In ogni caso, perché?
La domanda ci fa sorridere perché ci fa pensare a come nell'immaginario collettivo un individuo che sia interessato a tutto ciò che fanno gli altri e li osserva curiosamente viene definito voyeur; questa domanda sembra andare proprio in quella direzione. Crediamo semplicemente che chi si avvicina alle pratiche Bdsm siano tutti coloro che vogliono sperimentarsi in vesti diverse nonché conoscere meglio se stessi.
Alessandra Perilli, Psicologa-Sessuologa iscritta all'Ordine degli Psicologi del Lazio n° 18983.
Esperta in riabilitazione cognitiva nelle patologie dell'invecchiamento e memory training, esercito l'attività clinica presso Arpes dove conduco anche corsi di rilassamento utilizzando tecniche induttive e immaginative. Ho tenuto corsi di educazione sessuale e alla salute presso istituti scolastici superiori e svolgo attività di volontariato presso il Policlinico Umberto I di Roma.
alessandra.perilli@arpesonline.it www.alessandraperilli.it
Veronica Vizzari, psicoterapeuta e conduttrice di gruppi ad approccio bioenergetico, iscritta all’Ordine Psicologi del Lazio N°6591, da anni lavora in campo clinico e scientifico nell’ambito della sessuologia. È didatta presso diverse scuole di Psicoterapia ed è stata Professore a contratto presso la Facoltà di Psicologia1 dell’Università di Roma “La Sapienza”. È Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche ed ha partecipato come segretaria organizzativa ad importanti Congressi internazionali. Ha partecipato come sessuologa a diversi programmi televisivi e collabora ormai da diversi anni per numerosi mensili e settimanali italiani.
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http://www.legami.org/bdsm/bdsm_dettaglio.asp?sez=Articoli&ID=390&titolo=Intervista%20a%20Veronica%20Vizzari%20e%20Alessandra%20Perilli
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