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lunedì 25 novembre 2019

Gli oscuri crimini del cinema sadomaso

Lo scorso weekend ho visto Dark crimes, un mediocre film poliziesco ispirato a una vera indagine di gran lunga più intrigante. La vicenda è ambientata in una tristissima Cracovia, dove un poliziotto altrettanto triste si convince di avere trovato il colpevole di un vecchio caso di omicidio e fa di tutto per indurlo a confessare. La parte interessante sta nel fatto che il criminale è losco, amorale, odiosissimo ma anche un brillante intellettuale – e ha descritto spavaldamente l’omicidio in un suo libro. E, come si intuisce dal trailer, c’è di mezzo un giro di sadomasochisti estremi.

DARK CRIMES | Trailer Italiano del drama thriller con Jim Carrey

L’elemento più avvincente della pellicola è Jim Carrey, che come tutti i comici è un eccezionale attore drammatico. Il resto è dimenticabile, a partire dalla sceneggiatura sconclusionata e dal tentativo di rendere a tutti i costi il film “intelligente”. Dialoghi e personaggi vorrebbero essere brechtiani ma risultano solo rigidi; gli spunti filosofici sembrano copiati dal diario di un darkettone quattordicenne; la regia è leeeeenta. E poi c’è la trasgressione, telefonata dalla presenza spesso nuda di Charlotte Gainsburg (figlia di Serge, noto erotomane con cui da ragazzina ha duettato in una canzoncina dai doppi sensi incestuosi) e dal suddetto club sadomaso. Di cui sarà il caso di parlare.

Il locale si intravede per pochi secondi. Si tratta di un decrepito edificio industriale nel quale l’accusato ci fa sapere che «uomini importanti stuprano e maltrattano prostitute drogate interessate solo ai soldi». Uno dei passatempi, si intuisce, è per esempio sparare col fucile a pallettoni mirando a pochi centimetri dalla testa di una ragazza bendata e tremante. Mah.
Quel che è certo è che il club rappresenta il lato più schifoso della razza umana: un metaforone da prima liceo, pericolosamente alla deriva verso i territori di A serbian film. Fortuna che, dopo avere svolto la sua funzione di urlare allo spettatore «hai visto come siamo crudi e perversi? Eh? Eh?» non lo si vede più.

Visto che il BDSM io però lo pratico davvero, questa storia dei depravati cattivi non riesco a mandarla giù tanto facilmente. Perché hai voglia a spiegare che le sessualità alternative non assomiglino affatto a quello squallore; hai voglia a fornire dati scientifici che dimostrano come l’eros estremo sia tutt’altro che dannoso; hai voglia a ripetere che la cultura kinky disinnesca le derive patologiche degli istinti di dominazione e sottomissione; hai voglia a organizzare party dove le buone maniere regnano sovrane. Alla fine l’equivoco rimane lo stesso: un po’ per ignoranza, un po’ per colpa di prodotti mediatici tagliati con l’accetta, troppe persone credono ancora che solo pazzi e delinquenti possano avere la passione per certi giochi (che non c’entrano niente con le fucilate e gli stupri, in caso servisse ripeterlo). E, lasciatemi dire, sentirsi equiparare ai criminali non fa piacere a nessuno.

Tale qui pro quo viene perpetrato senza ritegno in ogni formato. Dal giornalista pigro che confonde una violenza carnale con un gioco erotico al romanzo di successo in cui per fare BDSM devi per forza avere subito traumi infantili, questa visione confusionaria della sessualità ci circonda da ogni parte, alimentando le incomprensioni. Il cinema è sfortunatamente uno dei colpevoli più influenti.
Spesso non si tratta di malafede, ma di necessità stilistica. Il principio è lo stesso per cui un regista che debba tratteggiare in poche inquadrature un pericoloso fondamentalista religioso probabilmente metterà in scena un musulmano con la kefiah; se serve un hacker mostrerà un ciccione sfigatissimo; un maestro spirituale sarà facilmente un anziano orientale. Sono stereotipi, è vero, ma anche semplificazioni utili ai fini narrativi. È anche per questo che il cinema ha da sempre grossi problemi nel rappresentare le minoranze, al punto che gli sceneggiatori indicano certi personaggi con nomi standard: il Negro Magico, l’Elegante Mafioso Italiano, il Gay in Conflitto, la Gattara, il Genio Autistico e così via. Purtroppo liberarsene non è facile: per vedere blockbuster con donne che passino il test di Bechdel ci sono per esempio voluti 120 anni, e come reazione ancora oggi i film con protagoniste femminili realizzate vengono boicottati attivamente da parte del pubblico.

Tornando a noi, quando non viene usata come spunto comico (il celebre «famolo strano» di Carlo Verdone), la sessualità alternativa al cinema diventa per lo più metafora di conflitti interiori e fra i personaggi. In effetti, su grande schermo il BDSM non esiste proprio, e i giochi erotici di dominazione sono sempre rappresentati come sadomasochismo inteso in senso clinico. Per rendercene conto ho compilato un elenco abbastanza completo di film a tema, decisamente sconsigliati per avvicinarsi al vero eros estremo, ma interessanti per capire da dove siano nati alcuni preconcetti duri a morire. Altrimenti c’è sempre Internet, dove si possono trovare centinaia di video che mostrano ogni sorta di pratica, sia simulata che reale. Non è da escludere che alcuni possano essere ben realizzati, ma guardandoli è bene ricordare sempre che – proprio come con il sesso tradizionale – la realtà è spesso molto diversa da quel che si vede in un film porno.

Titolo
Anno
Regista
Trama
 
2001
Maria Martinelli
L’indagine sulla morte di un aspirante schiavo conduce alla scoperta del sottobosco del sesso estremo. Peccato che sia tutto privo di fondamento. Vincitore del premio di peggior film dell’anno 2001
1967
Luis Bunuel
Una moglie borghese e algida conduce una doppia vita come prostituta specializzata in perversioni per trovare il suo equilibrio. Un grande classico
1993
Jennifer Lynch
Per fare innamorare di sé la sua donna ideale, un chirurgo non trova di meglio che amputarle gli arti per renderla dipendente da lui. Un trip onirico sull’oggettificazione del partner
1972
Marco Ferreri
Lei trova un’isola con un uomo e un cane, che uccide per gelosia. Poi accetta con gioia di ridursi a cagna per lui. Il romanticismo dell’appartenenza assoluta
2015
Sam Taylor-Johnson
L’adattamento del romanzo proprio come il libro ha ben poco a che fare col BDSM ma ne ha influenzato la percezione fra il grande pubblico
1980
William Friedkin
Un poliziotto in borghese si infiltra negli ambienti BDSM gay di New York per stanare un serial killer, e scopre un mondo pericolosamente attraente
2014
Peter Strickland
Due donne si amano in un onirico villaggio di entomologhe sadomasochiste. Riflessione su chi detenga davvero il potere in un rapporto BDSM
1997
Yuan Zhang
Un brutale poliziotto arresta un gay sottomesso e scoppia una passione impossibile
1974
Masaru Konuma
Bella trasposizione cinematografica dell’equivalente giapponese di Histoire d’O, imperdibile per gli amanti dello shibari
Gradiva
2009
Alain Robbe-Grillet
Un intellettuale in visita in un Marocco onirico si perde in un delirio sadomasochista alla scoperta di istinti primordiali
2009
Barbara Bell & Anna Lorentzon
Illuminante documentario sul “dietro le quinte” del sito di BDSM estremo Insex
1984
Just Jaeckin
Una sorta di Indiana Jones in versione fetish, tratta dal celebre fumetto di John Willie. L’apoteosi del B-movie BDSM
1975
Just Jaeckin
La bella O si innamora del sadico e indecifrabile Stephen, che la conduce in un centro di addestramento per schiave. Uno dei primi film erotici di cassetta, tratto da un best seller e rigorosamente softcore
1976
Nagisa Oshima
La passione del Signore e della concubina precipita in un vortice di gelosia e possesso che fa perdere ogni limite alla loro relazione sadomasochista
1972
Rainer Werner Fassbinder
Petra domina senza pietà la cameriera e la sua amante, ma quando quest’ultima la lascia per un uomo basta un solo gesto gentile per farla abbandonare pure dalla serva
1977
Barbet Schroeder
Un ladro irrompe nello studio di una prodomme facendo sbocciare una strana storia d’amore. Commedia così così, ma la Padrona è quantomai realistica
1969
Pasquale Festa Campanile
Una giovane vedova scopre le perversioni del marito e decide di vivere ogni possibile esperienza erotica per vendicarsene. Oggi è un documento interessante su cosa fosse «scandaloso» all’epoca
1986
Adrian Lyne
Una storia di sesso fra newyorkesi si trasforma in un’educazione alla sensualità dal finale agrodolce
2001
Michael Haneke
Soffocata dalla madre, una pianista sfoga le sue frustrazioni in una spirale di depravazioni e masochismo da cui trae l’ispirazione artistica
1974
Liliana Cavani
Una reduce dal lager ritrova il suo crudele aguzzino e amante, ormai reintegrato nella società. La passione ritorna, i ruoli si invertono, e comincia una danza letale
1968
Henry-Georges Clouzot
Turbata dalla foto di una donna legata, la protagonista scopre il gusto sottile della sottomissione nel rapporto cerebrale con un maturo cultore dell’argomento
1999
Catherine Breillat
Una donna cerca di esplorare la propria sessualità e scopre la purezza nella degradazione. Intellettuale e femminile
1975
Pier Paolo Pasolini
La filosofia di de Sade ri-ambientata fra i nazifascisti. Realizzazione discutibile per un messaggio sempre attuale
2005
Mary Harron
Una biografia parziale ma abbastanza accurata della celebre pin-up fetish anni ’50
2002
Steven Shainberg
Il principale è un sadico, la segretaria una masochista. Accettare serenamente le proprie tendenze porterà entrambi a superare gravi problemi, fino a un insolito happy end
1963
Joseph Losey
Dominazione psicologica e degradazione diventano il meccanismo di una sottile vendetta nella lotta di classe fra ricco borghese e “umile” maggiordomo
1991
Ryu Murakami
Una solitaria ragazza sfrutta il suo masochismo come fonte di reddito in attesa dell’amore, scoprendo la degenerazione della civiltà giapponese
2013
Roman Polański
L’audizione per una piéce tratta da Masoch si tramuta in un sensuale processo al patriarcato giocato sulle dinamiche della dominazione
Writer of O
2004
Pola Rapaport
La verità nascosta per decenni sul best seller erotico Storia di O, raccontata dall’autrice ormai novantenne fra ricostruzioni della Francia anni ’50.

https://www.ayzad.com/it/notizie/cultura/gli-oscuri-crimini-del-cinema-sadomaso/

lunedì 24 giugno 2019

L’errore dell’SSC

Questa è una semplice traduzione. L’articolo originale è stato scritto da Joseph W. Bean negli anni ’90 del secolo scorso, ma resta ancora molto attuale e tristemente adatto alla Scena Bdsm italiana.

Ci sono ampi motivi per plaudere alla vasta diffusione del credo “Sano, Sicuro, Consensuale” fra chi pratica S/m. Anche io ho studiato quei motivi e li ho segnalati ad altri, forse più che altro per abituarmi io stesso a usare il termine SSC. Tuttavia, indipendentemente da quanto perdurerà questa terminologia – e ormai sembra piuttosto permanente – mi dà dei problemi. Non ho intenzione di riportare indietro l’orologio, ma non mi dispiacerebbe che qualche fanatico dell’Ssc si fermasse, mi leggesse e aprisse le orecchie. Durante il boom della comunità leather dei tardi anni ’70 e primi ’80 quel che era difficile da mantenere era l’entusiasmo. Alcuni di noi ricordano l’emozione da puro batticuore di subire quel che volevamo da un bottom che fosse in grado di prendere quel che gli rifilavamo. Alcuni si eccitano con l’estasi esagerata, oscura ma deliziosa, di essere presi da qualcuno che sappia come usarci. Le ola assordanti dei fanatici dell’SSC alla fine potrebbero schiacciare o soffocare le ultime molecole di quell’eccitazione estatica che restano nell’S/m di oggi.

Non fraintendetemi. Non sto proponendo un’era di S/m insicuro, malsano o non consensuale. L’ho visto. L’ho fatto. Ho usato il mio biglietto di ritorno per il primo treno in partenza da lì. Il problema non è la sicurezza, la salute o il consenso. Di quelli ne abbiamo tutti quanto serve, e non fanno certo male quando si raggiungono tramite mezzi ragionevoli e sufficientemente erotici. Ma a quei tempi – quando il motto era una novità e anche prima – un S/m che non fosse effettivamente SSC dovevi andartelo a cercare col lanternino, anche se molte situazioni sarebbero state immediatamente bloccate dai “master” attuali, accecati dal fuoco sacro dell’SSC.

No, il problema non è la sicurezza, la salute o il consenso. Il problema deriva dal confondere una descrizione con un obbligo. Prima che qualcuno coniasse la frase “S/m Sano, Sicuro e Consensuale” – decenni, anche secoli prima – i bottom erano abbastanza sicuri da sopravvivere e supplicarne di più, le coppie erano abbastanza sane da riconoscere una cosa buona e proteggere le proprie possibilità di continuare a farla, e il consenso era chiaramente e ovviamente considerato essenziale. Ecco perché l’S/m dei vecchi tempi alla fine dei conti oggi viene descritto “Sano, Sicuro e Consensuale”. No problem.

Il problema arriva con gli attuali sforzi di vendere quella descrizione come un obbligo, applicarla come ricetta, e giudicarci l’un l’altro sulla base di diverse interpretazioni di cosa voglia dire quella frase o quali sensazioni comporti se applicata. D’accordo, per rendere l’S/m sicuro ci si affidava ad alcune istituzioni ora scomparse che fornivano a tutta la comunità un feedback sull’affidabilità dei membri, e che tenevano d’occhio che il consenso fosse rispettato. Tuttavia, prendere una frase che descriveva il mondo S/m com’era una volta e ripeterla incessantemente non rende l’S/m “SSC”. Ricamare la frase su distintivi o anche pitturarla su striscioni lunghi 10 metri non eviterà a una sola situazione di diventare malsicura, a un pazzo di fare S/m o salvaguarderà le necessità del consenso.

La discussione che credo dovremmo fare – e suppongo che sia una conversazione che dovrebbe per lo meno essere dominata da persone ben più fresche di me – potrebbe cominciare così: “C’era una volta un S/m sano, sicuro e consensuale perché c’erano catene strette e intrecciate composte da gruppi di appassionati che si parlavano l’un l’altro molto attivamente, che ritenevano importante e difendevano la propria reputazione e che testimoniavano accuratamente e con onestà sulla reputazione degli altri. Queste persone stavano lontane da quelle che fra di esse avevano una reputazione rovinata, specie se il “crimine” era stato di superare il consenso. A quei tempi e in quei circoli, l’onore era più importante di dimostrare la propria abilità, l’abilità era più importante di un manuale alto così, e si dedicava più tempo ed energia a mantenere reputazione, amicizia, fraternità, rispetto e conoscenze che a vantarsi di quanto giravi e dove.”

“Oggi, molto tempo dopo, siamo diventati una tribù troppo grande e variegata, e forse troppo immersa in se stessa, per affidarci al passaparola per la nostra sicurezza; siamo troppo distanti e ci muoviamo troppo in fretta per dipendere da quanto si dica su di noi per confermare l’affidabilità dei nostri membri e delle loro azioni; e siamo troppo promiscui per contare di conoscere tutti quelli con cui entriamo in contatto per poterci fidare del rispetto di un Top per i limiti e il consenso.”

“Allora cosa stiamo facendo per condurre le nostre vite S/m in modo che Sano, Sicuro e Consensuale continui a descrivere quel che facciamo senza che lo sforzo si trasformi in bisticci continui? E ancor più importante: come faremo tutto questo senza distruggere l’atmosfera delle situazioni S/m e vivere il “lato oscuro” della natura umana, dove vivono paura e dubbio, e dal quale il consenso va estratto con la seduzione?”

“Se ci basta fare giochi S/m che sono SSC perché seguono una ricetta, ci condanniamo da soli a imitarci senza fine e non sperimentare mai ciò che eccitava tanto quei vecchi appassionati. Riduciamo la nostra sessualità S/m a un piacere voyeuristico e rischiamo di non scoprire più di che cosa parlassero i ‘vecchi’ quando dicevano di ‘volar via’ durante una sessione. Rischiamo di non comprendere più perché chiamassero l’S/m “lavoro” e non “gioco” o “comprensione”, e perché siano così sicuri che l’S/m sia un modo di vivere la vita e lo spirito, anziché una moda o un modo di passare il tempo”.

Sì, credo che la discussione potrebbe proprio cominciare così. In effetti, qui e là l’ho sentita cominciare così fra poche persone, in tutto il mondo. Ma poi si trasforma in un litigio su cosa sia la Vecchia Guardia, e se valga la pena di imitare o mantenere una qualsiasi parte della Vecchia Guardia. Io non mi lascio tirar dentro certe menate. Però, se quella conversione potesse portare a qualcosa, immagino che procederebbe puntando a scoprire e stabilire dei Modi Nuovi di fare quello che i leather di un tempo più semplice facevano tramite le conoscenze, la fiducia e il porre l’onore prima degli orgasmi nella loro tabella di valori. Probabilmente nel corso di questa elaborazione ci dovrebbe essere una moratoria su tutte le discussioni dirette dell’SSC e del suo significato. Dopotutto, sappiamo tutti cosa significano quelle parole e sappiamo che non compongono un testo sacro e imponderabile. L’energia risparmiata piantandola con tutte le discussioni sull’SSC potrebbe essere sufficiente a piazzare colonie umane su tutti i pianeti conosciuti entro dieci anni, ma preferirei la si sfruttasse nel sostituire la vecchia istituzione del mondo leather con nuove forme che abbiano le stesse funzioni, ma siano più facili da accettare per il tenore di “prima io”, “cazzo ne sai tu?” e “vaffanculo” di questi tempi a mio parere sovrappopolati e privi di coesione.

È solo onesto che a questo punto riveli che io, poiché sono ancora vivo negli anni ’90 e voglio ancora fare S/m dopo 35 anni nella Scena, sono a volte costretto a piegarmi ai tempi. Quando un ragazzino mi chiede se gioco SSC, gli dico che la Regola Numero Uno dell’S/m è, per quanto mi riguarda, “il bottom dovrebbe restare sempre riciclabile”. Entro questi termini, gli prometto che sarà al sicuro. Ascolterò i suoi problemi specifici, se ne ha: è una prova sufficiente della mia sanità mentale. Sul consenso, suppongo di non essere altrettanto moderno. Prometto, come facevano tutti i top di 35 anni fa, che anche se il ragazzino non dirà sempre “sì” o forse non avrà nemmeno la possibilità di farlo, alla fine della sessione se ne andrà felice che abbia preso la sua risposta per un sì anche quando non pensava di starlo dicendo. Vedete, il consenso, nella mia visione medievale del mondo, è globalizzato. Se sei nel mio spazio, la tua presenza È consenso. In pratica, naturalmente, giocare con un ragazzino che non sia felice di essere lì diventa subito noioso, quindi seguo anche un’altra regola: se non sono capace di sedurlo a consentire, mando via il ragazzino.

Per me questo funziona, ma non è la mia ricetta per i mali del mondo S/m degli anni ’90. È solo il mio modo di aspettare, per poter poi riprendere a parlarne quando la discussione di cui sopra avverrà e darà i suoi frutti. Nel frattempo posso serenamente accettare Sano, Sicuro e Consensuale come descrizione di quel che faccio… una descrizione, non un ostacolo o una ricetta o un testo sacro.

lunedì 13 maggio 2019

Alla ricerca del "vero" BDSM di Ayzad




















Ieri, in un meraviglioso esempio di serendipità, sono incappato in due cose del tutto indipendenti eppure deliziosamente collegabili. La prima era un post trolleggiante su un forum italiano dedicato al BDSM, nel quale una ragazza che scrive in terza persona esprimeva il proprio orrore per la mancanza di un “corretto protocollo” durante un munch al quale aveva partecipato. Vi si poteva quasi sentire l’odore dell’indignazione morale verso chiunque non sottoscrivesse la sua visione di etichetta per pervertiti – e gli sghignazzi dietro alle numerose risposte generalmente riassumibili in «taci e non osare giudicare il modo in cui gli altri si divertono nel tempo libero».
Il secondo elemento è, a essere precisi, due diversi documentari sullo stile di vita BDSM. Making mistress More, di Beverly Yuen Thompson, si può guardare gratuitamente su Vimeo e racconta la gestione de La domaine Esemar, un luogo pubblicizzato come «il più antico chateau di addestramento BDSM al mondo». The ceremony, di Lina Mannheimer, si concentra invece sullo stile di dominazione dell’ottantaquattrenne Catherine Robbe-Grillet, probabilmente la dominatrice più venerata d’Europa fin dai tardi anni ’60 del secolo scorso.

Vi suggerisco vivamente di cliccare su entrambi i link qui sopra per farvi un’idea di ciò di cui sto parlando. Riassumendo, comunque, il primo documentario rivela come lo “chateau” sia in realtà poco più di una casa mobile in mezzo ai boschi del circondario di Albany, New York. Il proprietario, noto come Master R, è un ex musicista amante della natura: un tipo dall’aspetto tranquillo circondato da una specie di corte dei miracoli di entusiasti che trattano La domaine come un rifugio dagli stress della vita “normale”. Sembrano un gruppetto piuttosto gioviale, la cui passione tiene più o meno a galla l’impresa nonostante le palesi carenze economiche e organizzative. A dirla tutta, la storia principale riguarda una ex-schiava a pagamento che viene reclutata come dominatrice professionista quando la precedente titolare molla tutto all’improvviso.
Esattamente agli antipodi Madame Robbe-Grillet è invece stilosa e aristocratica come nessun’altra. Ex attrice e romanziera, pur non essendosi mai abbassata a pubblicizzare la propria attività vive davvero in un castelletto e coltiva un’idea distaccata e ritualistica dei giochi di dominazione erotica. Per lei estetica ed eleganza sono fondamentali, al punto di accettare ormai alla sua presenza solamente sottomessi belli quanto modelli. È il tipo di persona che ci si aspetta di trovare a giocare a scacchi contro qualche maestro internazionale – mentre conduce una conversazione filosofica in cui ciascuna brillante metafora viene commentata da una mossa appropriata sul tavoliere. Il tutto accompagnato da piccoli sorsi di vino impossibilmente prezioso da un calice di cristallo offerto su un vassoio da un maggiordomo muto.

Guardare i due documentari uno dopo l’altro mi ha inevitabilmente spinto a confrontare queste visioni così tanto diverse del BDSM. Ecco le mie piccole conclusioni:

Ciascun approccio è il prodotto di un preciso ambiente culturale
La signora francese ha fatto i suoi primi passi nel mondo della dominazione erotica in una nazione ancora scossa dai postumi della seconda guerra mondiale e dai cambiamenti geopolitici. Schiacciata fra le superpotenze a est e ad ovest (per non parlare della Gran Bretagna, su a nord), per mantenere quel po’ di grandeur che le restava la Francia stava aggrappandosi disperatamente alla propria vecchia identità culturale. Questa comprendeva un forte senso delle classi sociali e un’aristocrazia in declino. A tutt’oggi in Francia gli annunci per la ricerca di partner usano spesso la sigla ‘BCBG’, che si tradurrebbe letteralmente come ‘buono stile, buona classe’ ma all’atto pratico significa ‘altoborghese ricco e schizzinoso’ – un orgoglioso marchio di superbia inconcepibile nel resto del mondo. In quel contesto storico le apparenze giocavano un ruolo fondamentale nel rinforzare la propria condizione sociale, pertanto l’attenzione a rituali e dettagli assumeva una particolare importanza.
Bisogna inoltre ricordare che la distinzione fra BDSM e sadomasochismo patologico fosse ancora ben là da venire. Adottare un approccio stilizzato e intellettualistico all’eros costituiva un ottimo modo per distinguersi dai raptus violenti di pazzi e criminali. Senza siti web o manuali da cui imparare, avere gerarchie formali assicurava oltretutto che le informazioni tecniche venissero trasferite correttamente ai nuovi arrivati. Infine, nascondere uno stile di vita trasgressivo dietro una patina di rispettabilità filosofica e rituale offriva un minimo di protezione sociale in un’epoca in cui avere una cattiva reputazione poteva rovinare per sempre la vita di una donna.

Quasi agli antipodi, la struttura americana è stata invece fondata nel 1993, in un’era molto favorevole alla sessualità e in un paese che si vanta dell’uguaglianza fra cittadini in comunità estremamente diversificate. Il BDSM non era solo un termine ormai ben noto, ma anche uno stile di vita attraente benché un po’ misterioso, celebrato dai media e nell’arte. Le informazioni sulle varie pratiche erano abbondanti e abbastanza facilmente accessibili. Le città più grandi avevano club e associazioni a tema ben pubblicizzati, la scena leather aveva una gran visibilità e Internet aveva cominciato a mettere in collegamento appassionati di tutto il paese.
L’approccio de La domaine è inoltre frutto di una cultura fortemente empatica, in cui comunicare e prendersi cura del benessere di tutti viene incoraggiato attivamente, così come rapportarsi alla persona dietro ogni ruolo lavorativo o di altro tipo. Si tratta di un contesto che conosciamo tutti piuttosto bene, quindi non mi ci dilungherò sopra. Vale tuttavia la pena di notare alcuni suoi concetti chiave: integrare ogni aspetto della propria personalità viene considerato un obiettivo desiderabile, si preferiscono i contenuti alle apparenze, e l’apertura nei rapporti viene vista come una virtù.

Tenete a mente queste osservazioni mentre guardate i documentari, e noterete facilmente come ciascun approccio sia il risultato diretto della cultura che lo circonda, di cui riflette valori e norme. Possiamo anche immaginare quanto imbarazzante sarebbe un incontro fra Master R e madame Robbe-Grillet: dubito che si riuscirebbero a tollerare per più di qualche secondo, e di certo non potrebbero condividere un momento di gioco per tutto l’oro del mondo. Oltretutto per loro sarebbe un problema perfino comunicare, poiché lei rifiuta di parlare altro dal francese di Parigi, mentre il video americano mostra come lui non sappia pronunciare correttamente nemmeno il nome francese della sua stessa attività.

Questi approcci non possono essere spostati dal loro contesto
Le diverse interpretazioni del BDSM non sono solo il prodotto delle culture in cui sono nate, ma una parte di esse. Le incompatibilità reciproche non si fermano infatti ai protagonisti dei documentari: pensate al ribrezzo che proverebbero molti “pervertiti” francesi verso quei rozzi yankee e i loro comportamenti chiassosi ed eccessivamente amichevoli – o all’indignazione degli americani nei confronti del distacco e dei modi iperformali della dominatrice europea!
L’eros ha sempre idealizzato le terre e le culture straniere, rappresentandole come paradisi di sensualità. In realtà si tratta però solamente della speranza non troppo nascosta che qualcuno, da qualche parte, si stia divertendo più di noi poiché l’insoddisfazione sessuale è un’altra costante di tutte le epoche. Dopotutto l’eccitazione si nutre di novità, e annoiarsi di ciò che abbiamo a portata di mano non sorprende nessuno. Ecco perché una casa mobile di New York si è data un nome da fiaba d’oltreoceano, e perché nel 2014 una donna aspiri ancora a uno stile di vita da fine Ottocento idealizzato.

Detto questo, basta guardare pochi minuti di documentari per rendersi conto che Master R sarebbe assai infelice se davvero dovesse vivere in un castello europeo e seguirne gli austeri rituali dovendo abbandonare la sua beneamata musica country e le birrate con il football in TV. Mistress Grillet, abituata a mangiare il minimo indispensabile per mantenere la propria diafana silhouette – e mai davanti ad altri, così da non rovinare la propria aura con banali necessità umane – sarebbe altrettanto orripilata da tutti quei pasti in comune, dalle porzioni gigantesche e la plebea vicinanza dei corpi.
Mi azzardo a dire che queste osservazioni non si applichino solo agli esempi specifici in questione, ma restino vere in generale. Lo si vede per esempio nel modo in cui la scena gay cambia di paese in paese, in come i giochi fetish vengano vissuti nelle varie nazioni, o anche in come ci sembri alieno il kinbaku praticato in Giappone da giapponesi, nonostante tutti i video e i corsi occidentali che possiamo aver visto. La concezione distorta del BDSM occidentale in Cina rappresenta un altro esempio brillante di tali differenze.

L’eros insolito è universale
Detto tutto ciò, i diversi approcci dei nostri protagonisti mi hanno ricordato ancora una volta quanto universali siano le sessualità insolite. Indipendentemente da quanto distanti possano apparire, entrambi inseguono lo stesso archetipo di squilibrio di potere erotizzato. O, in parole più semplici: gli scenari sessuali con padroni e schiavi sono e sono sempre stati parte della natura umana. Non si tratta di una scoperta particolarmente rivoluzionaria. Gli storici e gli etnografi trovano continuamente tracce di “comportamenti trasgressivi” risalenti a ogni periodo della storia dell’umanità, dall’antica Grecia ai tempi moderni.
Il BDSM e le altre fantasie erotiche sono in fondo ciò che distingue la sessualità umana da quella di specie meno evolute. Tutti gli animali si riproducono; pochissimi fanno sesso ricreativo; nessuno tranne (alcuni) umani sa concepirlo come qualcosa di diverso dal puro strofinamento di genitali. Quando la capiremo una volta per tutte che l’eros estremo non è “strano”, ma una celebrazione della grandezza della nostra specie?

La percezione sociale del sesso insolito si evolve molto velocemente
All’anagrafe madame Robbe-Grillet e Master R sono separati da appena quarant’anni. Sotto molti punti di vista è un tempo piuttosto breve, eppure è stato sufficiente a modificare completamente la percezione sociale dei giochi erotici che praticano. Come dicevamo prima, quando la dominatrice francese si è affacciata a questo ambiente avere fantasie BDSM era ancora motivo sufficiente per essere rinchiusi in manicomio, se si era nati nella classe sociale sbagliata. Oggi la stessa cosa si è tramutata in una moda fighetta che vende milioni di libri in tutto il mondo.
Io per primo avevo l’impressione che si trattasse soprattutto di una conseguenza dell’arrivo del Web – ma pare proprio che mi sbagliassi. In effetti, leggendo The pleasure’s all mine – A history of perverse sex di Julie Peakman ho scoperto con quale velocità l’accettazione dei comportamenti sessuali sia sempre cambiata attraverso gli anni – di solito ogni mezzo secolo o giù di lì. Chi può dire come verranno percepiti il BDSM e le altre devianze ora della fine del ventiduesimo secolo? Ad azzardare previsioni, si direbbe, si fanno sempre pessime figure.

Non c’è un modo giusto di approcciarsi al BDSM
Al di là di tutte le pomposissime conclusioni sopra elencate, la lezione (o, si spera, il ripasso) più importante che si impara guardando quei documentari uno dopo l’altro è probabilmente il semplice fatto che non vi sia un Modo Giusto di godersi il BDSM. O, per essere più precisi, naturalmente ci sono delle basi comuni di rispetto reciproco, sicurezza, competenza, dedizione e così via – compreso il sempre citato principio dell’SSC – ma poi il gioco può prendere la forma più adatta alle necessità, i gusti e le idee dei partecipanti. Chi vi si dedica occasionalmente limitandosi a un leggero gioco di ruolo non è meno “vero” degli esperti di 24/7 estremo.
Il che ci riporta alla discussione da cui eravamo partiti con questo post. Che dire del presunto “protocollo BDSM” tanto elogiato da quella ragazza e da innumerevoli siti di sprovveduti? Che le storie sulla “Vecchia Guardia” e le “case d’addestramento” siano solo leggende dure a morire è già stato più che dimostrato indipendentemente da quanto vengano ripetute. L’esistenza di un unico protocollo cui si dovrebbero conformare tutte le relazioni di sottomissione è altrettanto assurdo. Createvene pure uno tutto vostro, se volete, ma non cercate di imporlo ad altri che probabilmente ne sanno più di voi. Oppure, ora che ci penso, fatelo pure. Come abbiamo appena visto, c’è il rischio che si adatti bene all’ambiente culturale e influenzi il modo in cui le generazioni a venire vedano questi giochi. Almeno per qualche anno.

https://www.ayzad.com/it/notizie/cultura/alla-ricerca-del-vero-bdsm/

lunedì 4 marzo 2019

BDSM – Brevi appunti per non farsi fregare di Ayzad


Succede di continuo. Occuparsi di sesso insolito ti mette in contatto con moltissime situazioni favolose e persone davvero magnifiche – ma finisce col mostrarti anche l’altro lato della medaglia, anche se probabilmente solo in minima parte.
Capita quando ricevi una mail strappacuore da parte di qualcuno che s’è fatto male – spesso più emotivo che fisico – sul serio per colpa di qualche sedicente “superesperto”; o quando nomini qualche minuzia senza importanza ma vedi la persona di fronte a te impallidire perché le hai fatto appena capire di avere vissuto a lungo nell’infelicità per colpa di qualche equivoco di fondo; oppure quando un tremante novellino ti fa una domanda apparentemente stupida, che però rivela un intero castello mentale di preconcetti sbagliati sulla forma di eros che lo appassiona. A dirla tutta, quasi sempre si tratta di BDSM, il super-kink che in un certo senso contiene tutte le altre piacevoli devianze.

La parte triste è che, nella maggior parte dei casi, il danno è già stato fatto e ci vorrà un sacco di tempo per ripararlo: forse è così grande che quella brutta esperienza ha fatto abbandonare del tutto l’erotismo insolito alla persona. Che è un peccato, naturalmente, perché l’esplorazione sessuale può apportare un sacco di gioia nella vita di chiunque – ma anche perché il mio mestiere è proprio scrivere libri che aiutano la gente a viversela meglio, perbacco!
Leggersi tutto BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo richiede solo qualche giorno e costa molto meno di una cena fuori, però può darti tutte le informazioni di cui avrai mai bisogno per goderti questa forma di sessualità per tutta la vita! Proprio non vuoi tirar fuori soldi per nozioni che possono salvarti la pelle? D’accordo, fammi pure finire a vivere sotto a un ponte, ma datti almeno una scorsa al mio micro-ebook gratuito Nessuna sfumatura di grigio – Che cos’è veramente il BDSM, nero su bianco.
O semplicemente sei allergico ai libri? In quel caso te la stai quasi cercando, bellezza, ma questo stesso post fa parte di più di un migliaio di articoli che trattano praticamente tutto ciò che puoi voler sapere sul sesso insolito – senza nemmeno contare il resto del sito.

Oh. Capisco. Usare la funzione Cerca ti fa brutto. Vuoi tutto qui e subito, eh? Va bene, allora: ecco qui gli appunti essenziali per chi si stia avvicinando adesso al BDSM.

1 – Stai benone
Secondo le statistiche, una persona su sei nutre fantasie erotiche di dominazione e sottomissione; una su dieci le mette in pratica. In altre parole: sei del tutto normale, non malato, non matto – e non hai bisogno di “curarti”. Ufficialmente il BDSM responsabile è stato declassificato dalle malattie mentali solo nel 2010, ma la maggior parte degli psicologi e dei medici non lo consideravano tale già da decenni. Ciò significa, fra le altre cose, che in caso di bisogno le forze dell’ordine, gli operatori sanitari e le istituzioni dovrebbero aiutarti senza giudicarti negativamente. Tieni però conto che viviamo in una nazione fortemente sessuofobica e moralista, quindi conviene comunque approcciarli con un po’ di buon senso.

2 – Dovrebbe essere piacevole
No, dico sul serio. Il sesso – di qualsiasi tipo, anche se non coinvolge affatto gli organi genitali – si fa per divertirsi, non per starci male. E nemmeno sentirsi tristi, inadatti o qualsiasi forma di “non-buono”. Anche quando entrano in gioco dolore, umiliazione o scambio di potere, si tratta proprio di quello: un gioco. Se non ti fa sentire felice ci sono un sacco di altre attività da condividere col partner. O fare da soli. O, più probabilmente, con qualcun altro se l’ex partner era uno stronzo che non si preoccupava di renderti felice.

3 – È una cosa che si fa per se stessi con altre persone, non per loro
Vedi sopra. Come sostanzialmente per ogni cosa in una vita sana, prima di poter rendere felici gli altri bisogna essere felici noi stessi. Non è egoismo, ma essere realisti e divertenti per i propri partner anziché riluttanti o insoddisfatti. Ciò vuole anche dire che non bisognerebbe mai sentirsi di dover fare qualcosa che non si vuole, o di dover dimostrare qualcosa a chicchessia. E questo comprende anche requisiti immaginari trovati su Internet, in materiali pornografici o in “regole” di qualsiasi tipo. Non ce ne sono, giuro.

4 – Mantieni tutto SSC: sano, sicuro e consensuale
La ragione del successo del motto ‘SSC’ è che funziona: seguilo, ed eviterai automaticamente il 99% dei possibili problemi. Sano significa “non folle”, ossia mantenersi entro i limiti imposti da realtà, fisiologia, legge e buon senso in generale: tanto col BDSM fatto bene basta poco per divertirsi parecchio. Sicuro vuol dire assicurarsi di minimizzare i rischi potenziali pianificando bene le cose, controllando i materiali usati e studiando prima le varie pratiche; sapere come funziona il corpo umano e quali sono i suoi limiti, nonché come comportarsi in caso di incidenti. Consensuale significa che tutte le persone coinvolte devono sapere esattamente cosa stanno accettando di fare, essere in grado di dare il loro consenso (es. non minorenni, costrette o non lucide) e che continuano a consentire per tutta la durata dei giochi.

5 – Non c’è un Modo Giusto di farlo
Davvero. A parte seguire i punti qui sopra, ovviamente.

6 – Non ci sono segreti
Ecco una regoletta da tenere sempre a mente: se qualcuno sostiene di conoscere qualche segreto del BDSM, scappa. La cosa più bella dell’erotismo estremo è che le informazioni su di esso sono a comoda disposizione di tutti. Le fregnacce su “castelli d’addestramento”, “élite di master”, “gruppi speciali”, “antichi rituali”, “tecniche segrete” o – peggio ancora – sesso sovrannaturale dovrebbero far lampeggiare il tuo rilevatore di cazzate (e di pericoli).

7 – Puoi sempre cambiare idea. Sempre.Niente è per sempre. Un’altra idiozia manipolatoria – o equivoco, a volere esser buoni – che accompagna spesso il classico «è così che si comportano i veri schiavi» è: «se scegli di fare BDSM non puoi tornare indietro». Beh, pensa un po’: invece ci si può dimettere perfino dal fare il papa, e se un giorno ti venisse voglia di fare altro o niente del tutto non c’è alcuna polizia segreta dei pervertiti che ti verrà a cercare.

8 – Non devi pagare per farlo
O, per essere più precisi, se proprio ci tieni certo che puoi farlo. A dirla tutta, scegliersi la professionista giusta ti consentirà di approfittare di ambienti esotici, abbigliamenti da favola e probabilmente di ottima competenza con le pratiche (ma ricorda che un sacco di “pro” sono solo dilettanti allo sbaraglio). Tuttavia là fuori ci sono moltissimi partner di gioco del tutto gratuiti, se solo ti impegnerai un po’ per trovarli.

9 – Se vuoi che rispettino la tua vita erotica, comincia col rispettare quella degli altri
Hai mai sentito il detto «i tuoi giochini non sono come i miei ma va bene così»? Fattene una ragione: ci sono decine di migliaia di modi differenti di godersi la sessualità, ed è inevitabile incontrarne anche alcuni che non ti piaceranno. A meno che siano illegali, il modo sensato di comportarsi in quei casi è di non giudicare nessuno e banalmente non parteciparvi. È davvero così semplice.

Ecco qua. Quel che hai appena letto è il minimo assoluto da tenere sempre a mente quando ci si approccia al BDSM. Come scrivevo all’inizio, là fuori ti aspettano moltissime altre informazioni, ma questi appunti ti manterranno sano di corpo e di mente intanto che raccogli il coraggio per consultare i tanti manuali disponibili. D’accordo?

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