Not Safe For Work

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venerdì 20 dicembre 2019

Rubrica Racconti Erotici: Mistress, incontri per leccapiedi


Incontri mistress? Comincia da qui…

Ho accettato la mia condizione dopo aver patito tanti scrupoli. Analizzando la mia vita di uomo di successo e anche tornando indietro nel tempo, non ho trovato alcuna ragione (per lo meno evidente) per la quale, la mia passione per la sottomissione, è una costante del mio presente.
Non posso dire di aver vissuto una infanzia infelice e di essere stato succube di genitori troppo oppressivi e, per quanto mi sforzi di ricordare, non credo di essere stata vittima di qualche trauma.
Ho un approccio più che normale con le persone e, trattando tematiche legate al sesso, non vedo alcun complesso di inferiorità nei confronti di quell’altra metà del cielo rappresentata dalle donne.
Pur non essendomi sentimentalmente legato a nessuna, mi piacciono le donne e godo nel fare sesso con loro ma solo dopo…

Ecco, questo è il punto: ‘solo dopo…’ a cosa? Solo dopo che la mia eccitazione sia stata stimolata da una mia dimostrazione oggettiva di sottomissione. Amo eseguire tutti gli ordini che mi vengono imposti dalla Mistress di turno con la quale ho modo di interfacciarmi anche se in maniera occasionale e, ancor di più, mii eccito quando subisco delle forti umiliazioni che anticipano meritate punizioni.

Mi resi conto di essere attratto sessualmente da una mistress dopo aver conosciuto Manuela. Fu un incontro casuale quello che mi mise in contatto con un mondo fatto di un particolare eros fino ad allora ignorato. Eppure, mi piaceva fare l’amore e, pur mettendoci tutto l’ardore derivante dalla mia voglia, non riuscivo ad appagare il mio desiderio: era come se mancava qualcosa che non riuscivo ad identificare.
La sera che in un locale conobbi Manuela, fui iniziato da lei a quella che fu la mia prima esperienza BDSM. Non fu difficile essere attratti da quella donna dai modi sensuali che lasciavano trasparire una esperienza che solo una femmina matura alla quale piace il sesso, è in grado di possedere.
La mia attenzione fu catturata dal suo corpo dalle linee armoniose e da un modo di fare che denotava una femminilità davvero speciale e, dopo averla conosciuta e qualche drink consumato insieme, mi invitò a seguirla a casa sua ‘per conoscerci un po’ disse.
Seduto su di un comodo divano con Manuela di fronte a me, avevo finalmente modo di osservarla più che bene: la scarpe di vernice lucida dai vertiginosi tacchi anticipavano delle intriganti calze autoreggenti che attiravano l’attenzione su gambe veramente ben tornite. Il suo generoso petto rubava la scena a tutto il resto e pur sapendo che era più grande di me di almeno una decina di anni, l’unica mia intenzione era quella di possedere quel meraviglioso corpo che prometteva di offrire meraviglie.

In modo quasi improvviso Manuela mi chiese se avevo voglia di lei, lasciandomi sorpreso. Annuii come uno scemo con la testa, mentre un groppo di imbarazzo mi saliva in gola.
‘Allora, se mi vuoi, devi dimostrare che mi meriti. Inginocchiati davanti a me e ubbidisci ad ogni mio comando: solo così potrai avere ciò che vuoi’.
Ubbidii alla richiesta e mi trovai a carponi davanti alle sue gambe che potevo vedere bene apprezzandone ancor di più la bellezza. Riuscivo a vedere il bianco della sua pelle che iniziava dove l’autoreggente nera terminava la sua corsa e sentivo la mia verga, reagire com’era logico attendersi.
Manuela divaricò le gambe mostrando il triangolino di slip trasparenti che permetteva di intuire la forma della sua fica e mentre stavo sognando si poterla baciare e succhiare, udii la sua voce comandarmi ‘leccami tutte le scarpe subito!’. Il suo tono deciso si coniugò perfettamente con la mia voglia di lei e non ebbi esitazione alcuna nel tuffarmi sulle sue scarpe ubbidendo alla richiesta.
‘Sfilami le scarpe e leccami i piedi e fallo in modo delicato’.
Presi la scarpa destra e in modo gentile la sfilai dal suo piede e altrettanto feci con l’altra mettendomi poi a guardare le forma affusolata delle sue dita ornate da unghie perfettamente smaltate.
Le calze, seppur di color fumé, permettevano di osservare i piedi nervosi sui quali mi stavo gettando per leccarli come mi era stato ordinato. Era la mia prima esperienza in tal senso e provavo un misto di eccitazione e perplessità che tuttavia mi intrigava. ‘In fondo –pensavo- si tratta di una nuova esperienza’ e così, rompendo anche l’ultimo indugio, incominciai a passare la mia lingua sul piede avvertendo il ruvido dei denari delle sue autoreggenti ma anche un buon sapore di bagnoschiuma.
Quando giunsi alle dita, le succhiai avidamente sentendo il mio uccello indurirsi in maniera esponenziale e desiderando che Manuela potesse infine regalarmi quell’esplosione di piacere che stavo aspettando sin dal primo momento.
‘Mi stai facendo male, stupido!’ esclamò l’occasionale partner di quella sera e mi sferrò una sorta di calcetto proprio dritto sulla faccia. Restai ammutolito nel constatare che anziché prendermela per quell’inatteso suo gesto, la cosa aveva ulteriormente aumentato il mio desiderio.
‘Vieni qui, scemo’ continuò Manuela che, nel frattempo, si era slacciata il corpetto che indossava lasciando libere due tette miracolosamente erette nonostante la loro abbondanza.
‘Ora succhiami i capezzoli’. Questo invito non si fece attendere da me che mi precipitai a suggere quel nettare di cui avevo voglia da quando l’avevo vista quella sera.
Sentivo la sua mano accarezzarmi il cazzo dopo che l’aveva fatta scivolare attraverso i jeans e i boxer con il fine di raggiungerlo per stringerlo e constatare il mio grado di eccitazione.
Destreggiandomi pur continuando a succhiarle i capezzoli passando dall’uno all’altro, sbottonai i pantaloni che abbassai così come le mutande, liberando finalmente il mio uccello.
Manuela mi invitò nella posizione del 69 ma pretendendo che le leccassi i piedi mentre lei ingoiava la mia verga che cominciò a succhiare poderosamente alternando precisi colpetti di lingua sulla cappella e piccoli morsi atti a ridimensionare la voglia di esplodere dentro la sua bocca.

Smise improvvisamente di spompinarmi invitandomi a penetrarla dietro e non ci fu sensazione più bella di sentire la sua morbida pelle fremere sotto i miei colpi sapientemente ritmati fino a giungere ad un primo orgasmo che non smise di farmi avvertire il desiderio di continuare.
Senza più freni, mi riproposi suo schiavo e senza attendere ordini, presi a leccarle quei deliziosi piedi che avevano rappresentato l’inizio di quel rapporto basato sul sesso fine a se stesso.
Provavo una forte eccitazione nel passare la mia lingua tra le sue dita prima di inghiottirle una dopo l’altra e far rivivere al mio uccello quel desiderio di sentirsi nuovamente vivo. Continuammo così per tutta la notte, scopando e deliziandoci l’uno dell’altra fino a che consumammo tutte le energie.
Manuela da buona Mistress mi aveva aperto un mondo che mi aveva fatto sentire completamente soddisfatto e aveva riempito quella sensazione di vuoto che avevo accusato fino a quel momento.

Rubrica Racconti Erotici: Tre mistress e…un cameriere “Sissy”

Finalmente dopo tanto sacrificio e tanti corsi di specializzazione, ero riuscito a trovare un posto come barman in un locale ben conosciuto dalla movida cittadina.
Non fu difficile inserirmi in un contesto ben armonizzato come quello che trovai e neppure quello di farmi apprezzare dai clienti che frequentavano il locale.
Le prime considerazioni che feci furono estremamente incisive: quel luogo era un covo di fiche da paura che ogni sera, affollavano il bancone alla ricerca del divertimento più disinibito.
Fu così che notai una ragazza che rapì totalmente la mia attenzione.
Non solo era bellissima ma emanava una sensualità che raramente avevo avuto modo di incontrare. Sarà stato forse per il suo fascino esotico, la sua pelle ambrata che si intuiva fosse vellutata al tatto o per quel taglio degli occhi che tradivano origini creole, ma quella donna mi fece battere il cuore.
Innamoramento o solo un mero interesse sessuale mascherato da un prematuro sentimento? Non seppi rispondermi ma cercai di fare tutto il possibile per scoprire qualcosa sul suo conto.
Grazie a dei colleghi che lavoravano da più tempo, venni a sapere che si chiamava Josèe, che veniva dalle Seychelles e che aveva un paio di amiche con le quali faceva impazzire ogni vero maschio.
L’unica delusione fu quella di sapere che nessuno aveva mai raccontato di aver avuto una storia di sesso con lei, originando in me la convinzione che la bella seychellese fosse una lesbica incallita.
Nonostante quanto avevo saputo, mi inventai un cocktail che battezzai ‘Praslin’ come il nome di una isola delle Seychelles, nella speranza che questa dedicata fosse notata dalla bella Josèe.
Però pareva che l’esordio della mia creazione alcolica non avesse suscitato alcun interesse a Josèe e, continuando a sospirare per lei, mi dissi che sarebbe stata una utopia quella di essere notato proprio da quella sorta di top model.
Accadde una sera che pareva come tante.

Da dietro il bancone tipo american bar stavo miscelando i cocktail dando le spalle alla sala quando una voce particolarmente calda mi disse ‘Sei tu che hai inventato il Praslin?’. Mi voltai quasi di scatto trovando una Josèe più che bella che mi aveva lanciato un sorriso.
Deglutii a fatica, annuendo quasi muto ‘Si e l’ho pensato in tuo onore’ le risposi trovando il coraggio di apparire disinvolto.
Continuò a sorridermi mentre la osservavo da vicino non sapendo cosa potesse essere più bello di lei: dal sorriso alle labbra, dagli occhi al fisico praticamente perfetto.
‘Senti, io farò una festa lunedì sera insieme a delle mie amiche. Sapendo che è il giorno nel quale il locale è chiuso mi chiedevo se ti interessava a lavorare come barman a casa mia per preparare i cocktail dal momento che ho degustato i tuoi e mi sono piaciuti molto. Ovviamente ti pagherò per il tuo tempo’.
Figurarsi…farmi pagare per realizzare il sogno di essere vicino a quella sirena esotica.
‘Certo. Ci mancherebbe. Per me è un piacere’ risposi.
Mi allungò un bigliettino da visita con su scritto solo un indirizzo e un numero ‘Quello è il numero del mio citofono. Ti aspetto alle otto di sera. Da me troverai ogni tipo di alcolico e tutto quanto ti serve per preparare i tuoi cocktail’.
Così dicendo si voltò, andandosene nella notte.

Citofonare interno 5

Davanti al lussuoso condominio mi sentivo confuso prima di citofonare a Josèe. Il bigliettino recitava ‘interno 5’ e trovato il coraggio, spinsi il pulsante corrispondente.
Josèe mi aspettava sul portoncino aperto, avvicinandosi a me per darmi un inatteso bacio a stampo sulle labbra e facendomi accomodare dentro al grande salone.
In un lato si trovava un bancone da bar sopra il quale campeggiavano una ricca collezione di bottiglie di alcolici di ogni tipo. Secchielli, kit professionali, mixer e quanto poteva fare la felicità di ogni professionista del settore era quanto si trovava accanto alle bottiglie e, non poteva mancare un immenso recipiente dove si trovavano i cubetti di ghiaccio. Inutile dire che vi era anche della frutta assortita che sarebbe servita per abbellire i cocktail.
‘Quando arrivano i tuoi ospiti?’ chiesi veramente interessato.
‘Sicuramente entro un paio d’ore, per cui se vuoi, puoi rilassarti prima di preparare il tuo angolo bar’.
Si accomodò su di un grande divano a elle che riempiva la parete di fronte, dandomi modo di osservarla a fondo.
Il leggero vestito Positano di color celeste pastello, faceva risaltare quella pelle dal color ambra che mi faceva impazzire e dal quale risaltavano dalle trasparenze, due capezzoli che parevano disegnati per quanto fossero perfetti.
Accavallando le gambe, Josèe mi regalava la paradisiaca visione del microslip che aveva indossato e dal quale si intuiva una curata peluria che mi stava eccitando più del dovuto.
Squillò il citofono e la padrona di casa, andò ad aprire.
Erano due sue amiche che avevo intravisto qualche volta nel locale dove lavoravo. Una aveva un aspetto quasi mascolino, con i capelli tagliati in un certo modo e i lineamenti del viso alquanto marcati ma, nonostante questo, si vedeva che era una bella fica.
L’altra aveva un aspetto slavo con la pelle diafana, gli zigomi alti e i capelli lisci e biondi. Ma anche in questo caso, un bel paio di tette ed un culo alto e sodo la dicevano lunga su quanto potesse intrigare gli uomini.
Le tre amiche si sedettero sul divano parlando tra loro quando Josèe, facendomi un cenno con la testa, reclamò la mia presenza come per chiedere dei cocktails.
Lasciai il mio posto e raggiunsi le tre per sentire cosa desiderassero degustare.
Josèe, da buona padrona di casa, disse senza alcuna perifrasi: ‘Appare evidente che ci stai mangiando con gli occhi e che vorresti scoparci. Le mie amiche e io non abbiamo problemi nel farti godere ma in cambio, dovrai essere la nostra Sissy. Se vuoi…i vestiti ti aspettano in camera da letto’.

Avevo sentito parlare del ruolo di Sissy, ossia quando un uomo si traveste da cameriera e si sottopone ad una donna dominante.

Non dissi nulla ma mi avviai in camera per cambiarmi.
Dovevo apparire ridicolo con la crestina in testa, le autoreggenti, il vestitino nero corto e con un tanga che non copriva nulla ma quando rientrai in salone, non ci furono risa di scherno ma solamente tre dominatrici pronte a comandarmi.
Dovevo servire i cocktail da me preparati, portando il vassoio con lo sguardo basso e sentendomi rimproverare per ogni inesistente inezia che motivava umiliazioni a non finire ma anche delle gratificazioni come il poter odorare le fiche di ognuna di loro (non vennero altri ospiti) per dire quale a mio avviso era quella che era più profumata.
Al mio iniziale imbarazzo prese posto una eccitazione che mi faceva fare senza alcun problema, ogni cosa mi venisse richiesto fino a farmi conficcare i vertiginosi tacchi a spillo di ognuna delle tre mie padrone, nella mia carne ma, in cambio, ebbi modo di scoparmi prima la donna dai tratti slavi, poi l’altra amica ed infine il sogno dei sogni: Josèe la seychellese che mi fece godere come non mai.


http://lestanzedimadame.com/racconti-bdsm/mistress-e-sissy.php

venerdì 13 dicembre 2019

Rubrica Racconti Erotici: Champagne

Mi trovo nel bel mezzo di una festa privata, all'interno della villa di un mio amico. Mi faccio spazio tra la folla cercando di raggiungere le mie amiche. Appena le trovo ci aggreghiamo a dei loro amici e andiamo tutti a bere.

Dopo diversi giri di shot e drink mi sento abbastanza euforica e decido di andare nell'altra stanza in cui un ammasso di corpi si dimena a ritmo di musica, altri si strusciano l’uno sull'altro, mentre altri ancora si baciano e si toccano senza pudore.

So che questa sera c’è anche Jackson, il mio ‘amico speciale’, e spero di incontrarlo perché al momento ho molte idee perverse nella testa che so potrebbero allettarlo. Mentre sto ballando all’improvviso il DJ cambia il genere musicale e fa partire un pezzo rock, perciò mi faccio spazio per tornare al bancone a bere.

Mentre sto camminando una mano mi prende il polso facendomi fermare. Mi giro e mi trovo davanti Jackson con il suo sorrisetto da incantatore stampato sul volto. Ci salutiamo e subito mi scruta da capo a piedi facendomi capire che approva la scelta del mio outfit. Adoro i vestiti in latex e alle feste mi piace osare, perciò per questa serata ho scelto di indossare il mio abitino aderentissimo senza intimo sotto.

‘Vieni, ti offro da bere.’ mi dice e io lo seguo. Mentre siamo in fila per ordinare i nostri drink mi sussurra all’orecchio ‘Questo vestito ti sta molto bene… mi fa venire in mente diverse cose che vorrei farti.’ Gli sorrido e accarezzandogli il pene da sopra i jeans gli dico ‘Al piano di sopra ci sono diverse stanze, potremmo usarne una.’ Lo sento fremere sotto al mio tocco perciò prendo la sua mano e la porto sotto al vestito, facendogli notare l’assenza degli slip. Si morde le labbra, dopodiché si allontana e mi dice ‘Aspettami sulle scale, arrivo subito.’

Faccio come mi dice e poco dopo mi raggiunge con una bottiglia di champagne. Inizio a salire lentamente i gradini sculettando e sento che ha stappato la bottiglia. Mi infila una mano sotto al vestito e subito dopo mi penetra più volte con un dito. Poco dopo lo sfila e sento entrare un corpo estraneo che riconosco subito come il tappo della bottiglia. A quel punto mi giro e mi fiondo sulle sue labbra baciandolo con foga, mentre gli stringo il membro e i testicoli con entrambe le mani. Porta una mano sul mio seno, stringendolo, mentre con l’altra mi massaggia il clitoride. A un certo punto sentiamo qualcuno tossire. Ci stacchiamo ansimanti e ci ricordiamo di essere ancora in mezzo alle scale.

Sorridiamo alla ragazza alla quale stavamo bloccando il passaggio e a passo svelto ci fiondiamo nella camera più vicina. Mi sbatte contro la porta e in mezzo secondo mi toglie il vestito. Si allontana per guardarmi nuda e ansimante davanti a lui e si lecca le labbra. ‘Siediti sul letto’ gli ordino e lui obbedisce. Mi avvicino lentamente e inizio a slacciargli la camicia mentre gli lascio una scia di umidi baci dall’orecchio alla gola, per poi scendere sempre più giù. Gli lecco e gli mordo i capezzoli poi scendo fino all’ombelico. Sento il suo respiro accelerare. Gli bacio il membro duro da sopra i jeans, dopodiché glieli slaccio, gli apro la cerniera e lo prendo con entrambe le mani, guardandolo estasiata. Sento i miei liquidi vaginali scendermi tra le cosce, adoro fare i pompini. Lo lecco per tutta la sua lunghezza, soffermandomi sul glande. Mi sputo sulla mano e inizio a masturbarlo nel frattempo che gli lecco e gli succhio i testicoli, tirandoglieli appena, come piace a lui. Glielo prendo tutto in bocca e inizio a succhiare, mentre lui mi guida tenendomi per la mia chioma rossa e riccia.

Mi fa alzare tenendomi per i capelli e mi butta sul letto a pancia in su. ‘Adesso comando io.’ Mi avverte. Mi benda usando la sua camicia e con la cintura mi lega le mani alla testiera del letto. Mi infila due dita nella vagina e con l’altra mano mi stringe un capezzolo mentre con la bocca mi mordicchia l’altro. A un certo punto mi stacca la mano dal seno e mi dice di aprire la bocca. Lo faccio e mi versa il vino in bocca per poi bagnarmi dal mento al monte di venere. Mi lecca la gola, per poi scendere fino all’ombelico tormentandolo con la lingua. Sento il ritmo delle dita che mi ha infilato aumentare e io mi contorco dal piacere. Aggiunge la lingua e inizia a succhiarmi il clitoride con foga.

Dopo poco vengo urlando. A quel punto mi gira a pancia in giù e mi solleva il bacino mettendoci sotto un cuscino. Mi lubrifica l’orifizio anale alternando la lingua con il vino. Infila un dito all’interno e lo muove finché non sente il mio corpo rilassarsi, dopodiché lo estrae e subito dopo inserisce un plug anale. Gemo.

‘Penetrami ti prego!’ Lo imploro. Mi sculaccia forte, per poi penetrarmi brutalmente. Io urlo e cerco di rispondere alle sue spinte. ‘Di più!’ Gli chiedo e lui aumenta il ritmo. Mi sculaccia, poi porta una mano sul seno e l’altra sul clitoride. Sento che sono quasi al limite. Fare sesso bendata aumenta ogni sensazione, è un’esperienza paradisiaca. Sento il suo pene pompare tra le pareti della vagina. ‘Non ti fermare!’ Gli ordino. Lui in risposta aumenta ancora il ritmo e io vengo urlando a squarcia gola.

Jackson si ferma, mi libera dalla benda e dalle manette e estrae il plug anale. Mi rigira a pancia in su e mi tira sul bordo del letto. Ora è in piedi di fronte a me, con il pene eretto in mano e vedo residui del mio liquido colargli dai testicoli. Senza dire una parola mi prende le gambe e se le appoggia sulle spalle, per poi penetrarmi di nuovo. Lo facciamo in questa posizione, baciandoci. ‘Sto per venire.’ Mi avverte. A quel punto mi siedo davanti a lui e gli lavoro il pene con la bocca, succhiandoglielo con foga. Poco dopo sento un grugnito e il suo liquido caldo scorrermi in bocca. Ingoio e guardandolo negli occhi mi lecco le labbra. ‘Bel lavoro.’ Gli dico. Ci rivestiamo, usciamo dalla camera e una volta scese le scale gli sussurro all’orecchio ‘Alla prossima.’ E lo bacio. Lui mi sorride e quando mi giro per andare a salutare le mie amiche mi tira un ultimo sculaccione.


venerdì 6 dicembre 2019

C is for Caged – Part 2

Colby hung up the phone wondering how in the hell he was going to manage an orgasm. He opened the drawer next to the bed that held Corrine’s sex toys. He found a big dildo and tossed it on the bed. That would be no help. Then he found nipple clamps. Nope. A flogger. Ben Wa Balls. Clit clamp. Fuck. None of those things would be helpful.

Finally, he hit the jackpot. He found a small vibrator that was soft and squishy. It was designed to work on a clit, but it might do it. He pulled it out and checked that it worked. It did. He lay back against the pillows and spread his legs wide. He could feel his cock pressing hard against the cage already, and he knew that this was going to be painful. But he also knew the consequences of failing.

Pressing the vibrator against the base of his cock, he felt the whole cage vibrate. It was a different sensation than he was used to, but it felt good. In fact, it felt so good that he could feel his orgasm building quickly. Without meaning to, he started bucking his hips. He groaned loudly as hot cum came shooting out and covering parts of the cage and his fingers. He quickly snapped a picture with his phone and texted it to Corrine.

“Very good,” she said in reply. Then she texted him a restaurant and time.

He got himself cleaned up as best he could in the cage and was waiting for her ten minutes before the appointed time. He watched her pull into the lot and gingerly got out of his car. His cock was sore from pressing against the cage, and the orgasm had not left him feeling relieved at all.

Colby watched her carefully so that he was standing next to her door when she put the car in park. As soon as the door unlocked, he opened it for her.

She smiled up at him, sliding her sunglasses off. “Thank you, dear,” she said sweetly. Too sweetly.

He attempted a smile that came out more like a grimace and stood back so she could exit the car. He closed the door for her, and she slipped her arms around him in a hug, pressing her body against his so that she could feel the cage. He moaned involuntarily.

“You’re such a good boy,” she whispered in his ear. “I liked seeing that picture.”

“Thank you, Ma’am,” he whispered back.

“Shall we?” she asked, pulling back as though she hadn’t just given him another raging hard on within his confines.

He whimpered but nodded. They held hands as they walked into the restaurant. It wasn’t busy, and they got a table right away. Sitting down, she made chit-chat about work while he sat uncomfortably, wondering if Corrine was going to give him the key to the cage. She hadn’t promised she would, which he realized was a mistake on his part. He should have made that part of the deal, but he had suspected she wouldn’t be negotiated with.

When they had finished their lunch, he paid the check and walked her to her car. He held the door open, and she slid inside. He couldn’t believe how nervous he felt. He didn’t know how to bring it up. With the door open wide, he stood as close to the car as he could get. She was just eye level with his cock.

“What?” she asked, feigning innocence.

“Ma’am,” he cleared his throat and swallowed hard, “would you please give me the key?”

She grinned. “Why should I?”

“I did everything you asked, Ma’am.”

“Of course you did. I expected you to.”

“Yes, Ma’am,” he said, and his eyes dropped to the ground, defeated. He knew he wasn’t getting out of the cage today.

“Good boy,” she said. He had to take a step back as she got back out of the car. She rubbed her body up against his and kissed him deeply. His arms went around her automatically, and he held her tight against him. He couldn’t help but whimper into her mouth as their hot kiss further wound him up.

“Thank you, Ma’am.”

She wrapped her arms around him, and he felt something slide into his pocket. “You may unlock yourself when you get home,” she said. “You were a very good boy.”

“Thank you, Ma’am,” he said, this time with utter relief. Only a little longer and he would be free!

“But first,” she said, and he had to stop himself from moaning, “I need you to run a few errands for me.” She pulled a folded note out of her pocket and handed it to him. “Good luck!” she said.

He watched her drive away and then pulled out the note. He. Was. Screwed.

venerdì 29 novembre 2019

C is for Caged - Part 1

Colby Carr woke up and was supremely uncomfortable. For a moment, he couldn’t remember why. As he opened his eyes and stretched, he remembered. Every morning, for as long as he could remember, he woke up with a raging hard-on. Unfortunately for him, his girlfriend had asked him to wear a cock cage. So this morning, he woke up with his raging hard-on pressed through the bars of the cage. He looked at it tentatively. The cage had bars that went around and two bars that went straight up the length of his shaft. When he was free, his cock hardened to seven inches, but in this contraption, he was restricted to about four inches.

Last night was the first time he had ever put it on. He had struggled to get the ring around his balls, and then the cage fitted to it and locked on, but he had managed. It had been after he had had sex with his girlfriend Corrine, so he had been nice and soft. He had reservations about wearing it overnight, but she had crooned at him that it turned her on and he went along with it. He usually did what she asked of him, even though they didn’t have a formal Dominant/submissive relationship.

Tentatively he touched the skin protruding from the bars. It felt as velvety as usual, and he groaned. The stimulation, even from himself, caused his cock to spasm against the metal. He rolled over to find Corrine but found that he was alone. “Fuck,” he whispered. He had been hoping that it would be enough for him to wear it overnight and she would take it off in the morning. But she hadn’t. And now he knew it would be too late.

Looking at the clock, he saw that it was nine. Corinne had to be at work by nine. He worked second shift, so he had nowhere to be, but since he went to work at two and she worked until five, he was afraid he was stuck in the cage for the whole day.

Picking up the phone, he dialed her mobile phone without thought. “Hello?” she said, after a few rings.

“Hey, Corrine,” Colby said.

“How are you?” The amusement in her voice was apparent.

“Hard.”

She giggled. “Perfect.”

“Not perfect. Where’s the key?”

“In my pocket.” His cock spasmed against his will. Why was it that knowing the only key to release him from hell was in his girlfriend’s pocket at work?

“What am I supposed to do?”

“I don’t know,” she said. Colby could tell from her tone that she was shrugging her shoulders on the other end of the connection.

“Fuck,” he murmured.

“Watch your language, love,” she purred.

“Please, Corrine? Can I meet you on your lunch break?”

“Oh, I don’t know,” she said. “Let me think about it.”

“Please, Corrine. I’m so hard. I can’t stand it.”

“You can take care of yourself,” she replied with a smile.

“How?”

“Be creative,” she admonished.

His mind was whirling. Could he get himself off with the cage enclosing his cock? Would it hurt too much? Would it be worth the relief though? Or, could he convince her to meet him on her lunch break? “Maybe,” he said, still thinking.

“I’ll make you a deal,” she said.

“I’m listening.”

“If you can get yourself off and send me picture proof, I’ll let you meet me for lunch, and maybe I’ll let you have the key.”

“And if not?”

“Then you’re stuck until tomorrow.”

“Tomorrow?”

“Yep.”

“But what about after work?”

“Nope. If you can’t take care of yourself, you get another night in the cage. Deal?”

He paused. It was a gamble. He had no idea if he could be successful, but he was willing to give it a try. “Deal.”

venerdì 22 novembre 2019

Hotel [BDSM Erotic Fiction] - J R Vincente Erotica Writer

I took a deep breath. I was so nervous that I could swear the hotel clerk could hear my heart beating in my throat. But she was smiling at me as though nothing were odd about my request for a room with a king-sized bed. But from her perspective, there wasn’t anything odd about it. I was just a woman on my own who wanted a big bed. She asked how many keys, and I hesitated. I needed to say two keys. But would that be weird to be on my own asking for two keys? But before I could second guess myself further, she said, “I’ll give you two keys.” I nodded appreciatively and swallowed over the lump in my throat.

“There you go, Ms. Jersey,” she said. I wasn’t sure if she believed that it was my last name, but since I had paid in cash and given a $200 cash deposit to ensure I didn’t need a credit card, she didn’t question it.

It wasn’t my last name. My real last name was Sherman. And my first name was Carly. I had actually given her my real first name at least. I hoped that it would cut down on confusion by using my actual first name. But honestly, I hoped that the hotel clerk would be the only employee I would come in contact with during my brief stay.

I was doing something I had never done in my life. Something I had thought I would never do. Something that, if you had asked me five years ago if I would do it, I would have laughed in your face at the absurdity of it. Yet, here I was doing exactly that, and probably more.

The dating scene had changed a lot over the last five years. Meeting strangers from the internet was a big deal back then, but now it was commonplace. Apps like Tinder and OKCupid and countless others were bringing people together in ways that just didn’t exist then. And when people would meet on the forefathers of dating apps, they would do it in smart ways. They would bring a friend, meet at a crowded restaurant, or at least talk on the phone or on video to get to know the other person. But was I doing any of that? Of course not. I was doing something so dangerous, so risky, and so terribly out of character for me that I hardly believed I was standing in this upscale hotel, getting a room to share with a complete stranger.

I went to the hotel room first, bringing my small suitcase with me. I didn’t have a lot in it, but there were a few things I knew I would need. I had lingerie and the toys my stranger had requested. I couldn’t even think about those things right now.

When I got into the room, I looked around. It was a normal room. A king-sized bed, a big chair, a desk with a chair, and a couple of side tables. There were windows that went almost floor to ceiling. I looked and found that I could see right into the windows of the next tower. The sun was just setting, and I could see right into the rooms of people who had their shades open and their lights on. I knew that meant they could see me, too, but I knew that my stranger would want the shades open. I did dim the lights as much as I thought I should. I looked at the clock, and I knew I had just under an hour to be ready. I went into the bathroom and stared at myself in the mirror for a full minute. Could I really do this? Could I really go through with it? I took a deep breath and made up my mind. I had come this far, and I wasn’t backing down now.

I took the soaps and shampoos and opened them, discarding the seals. I made sure two towels were within reach of the shower. They were details that seemed minor, but I wanted to be able to hop in the shower later and not be fumbling with opening soap. I knew I was wasting too much time in the bathroom and left to go on with my other tasks.

Out in the main room, I pulled out the two keys to the room and double checked to make sure both worked. They did. I left the floor, going down through the lobby, and out to the street. I looked both ways and didn’t see anyone I knew, and felt relief. I found the spot I had been instructed to leave the extra key, and I tucked it away there. I snapped a picture of it and sent it off to the stranger I had been texting with, along with the room number. I took a deep, shuddering breath as I hit send, but knew there was definitely no turning back now.

I hurried back to my room and shut the door. I had to resist my natural urge to deadbolt the door. That would defeat the whole purpose. I quickly took off all my clothes, folding them neatly and putting them into my suitcase. From the suitcase, I pulled out the lingerie. The panties were g-string and so thin that one good tug would pull the fabric apart. The top covered my breasts with light cloth, but my nipples were visible right through it. It had thin straps that would hold it up, and it fell just to my hips. All the fabric was light blue to match my eyes.

I pulled the blankets off the bed so that just the sheet was there. I left the pillows at the top of the bed. I folded the large blankets as neatly as I could and left them in the closet. With the lights dimmed, it seemed as though the room was candlelit. I laid the other items he had requested on the bedside table and then lay down on the bed and closed my eyes. I could hear my heart pounding in my ears, but I tried to focus on what I had been tasked with. Had I done everything he told me to do? I replayed the last hour over in my mind, and I couldn’t think of anything I had forgotten. I rolled toward the nightstand and picked up the items I had placed there earlier.

I slid the remote controlled vibrator into my pussy and pulled the blindfold on so that it was resting on my forehead. I needed my eyes for one last thing before I would pull it down. I picked up the cuffs that I would use to keep my hands bound. They were cuffs that I could slip my hands into and out of, so they weren’t super secure, but they got the point across. I looked above my head and saw that the headboard was solid. No chance to strap them there. My instructions were clear: If I couldn’t strap them to the headboard, I was to bind them behind my back. I slipped my right hand into the cuff and pulled the blindfold down with my left hand. I turned my head all different directions to see if I could peek out. I couldn’t. I put my left hand behind my back and slid it into the cuff. I was all set.

If I could have, I would have physically kicked myself for not looking at the time before I blindfolded myself. But the reality was that I had no sense of time anyway so it wouldn’t have mattered. I found that my heart was still pounding hard in my ears, but I was hardly breathing I was so anxious to hear any little sound. I couldn’t stop my brain from coming up with what-if scenarios. What if the cleaning crew came in? What if I had forgotten to put my phone on silent? What if I got an emergency phone call? What if this was all a big mistake?

But I knew that it wasn’t. I knew deep down in my core that this was what I had been craving. I wanted this complete stranger to lick me, suck me, fuck me. I wanted him to use me, to take advantage of me, and then to leave me. I was ashamed of the desire, but it was there nonetheless.

I waited and waited, and then I heard it, the click of the lock, the turn of the handle, and the footsteps into the room. I hadn’t thought it was possible for my heart to pound harder, but it did. I felt my pussy clench with desire and my own wetness increase tenfold. My legs were spread as I had been instructed and nothing was going to stop me from making a mess on the bed.

He didn’t say a word as he entered and approached me. The first physical indication I had that he was there was when his fingers touched the bottom of my foot. I flinched against my will, but I was so ticklish, I couldn’t help it. He trailed his fingers up the inside of my calf and then my thigh. My clit ached for him to touch it, but he didn’t. Before he reached my slick slit, he trailed his fingers over my hip and up my side. Again I shuddered but tried hard not to move. He moved across my breasts, tweaking my nipples through the fabric as he did. My pussy clenched again, and I arched my back in desire.

His fingers moved up from my breasts then and one hand wrapped around my throat. This was it. If I hadn’t placed my blind trust in a good man, I was in trouble. But he hooked his fingers behind my jawbone like I knew was safe and squeezed gently. I was able to breathe, though my breath came in rasps as he pressed lightly against my throat. “Who do you belong to?” he whispered.

“You,” I whispered back.

He let my neck go and slapped my breasts hard, first my right, then my left. It stung pleasurably. Then he moved away from me. I strained to hear anything, but couldn’t make out the sounds he was making. The vibrator turned on suddenly, and I couldn’t stifle the moan that escaped my throat.

My hips were gyrating as the small vibrator buzzed inside me. I wanted to cum so badly, but I knew I wasn’t allowed to. He had made that clear ahead of time. I didn’t get to cum until his tongue touched my clit.

He slid a finger along my soaking slit, and I could hear him chuckle. He ran his fingers down toward my ass, making sure my asshole was as slick as my pussy. His hands gripped my hips then, and I knew he was urging me to turn over. I struggled to do it with my hands restrained behind my back, but I managed. I felt the rip as he pulled the panties off my body. I had been mentally prepared for it, but the sound of the tearing fabric turned me on more than I expected.

I felt his cock slide along my slit, but not enter me. He slid along it again and again until his cock was soaked with my juices. He was thick, so thick. I didn’t think he was that long, but his thickness would more than make up for it. I felt the vibrator kick up a notch just as he pressed his cock against my puckered hole. He pressed forward, and I opened up to him. His cock slid inside me, and I moaned into the pillow. I couldn’t brace myself with my arms behind my back, but I didn’t care. It felt so good to have him pressing into my ass.

When his cock was fully pressed inside me, he gave me a moment to adjust and then he started to fuck me, fast and hard. I moaned as he fucked me, my moans reaching a fevered pitch as he turned the vibrator up again and began to spank my ass.

“Oh, god,” I moaned, “You feel so amazing filling my ass,” I screamed. My words seemed to spur him on. Without warning, he pulled all the way out of me and used his hands on my hips to urge me to flip over. When I was on my back with my legs on either side of him, he pulled me up by the light cloth I was wearing and then gripped me by the shoulder just before the slight straps ripped. He tossed the fabric aside and pulled me into a sitting position. I knew what he was after and I opened my mouth eagerly as he pressed his cock forward against my lips. I could taste myself on him, but I knew he wanted this, so I had made sure I was clean. When he was licked clean, I continued to suck his cock until he pulled it from my mouth.

The vibrations rocking my core stopped suddenly, and he pulled the vibrator out of me. I heard a thud as it hit the floor next to the bed. At the same time, he pulled the cuffs off my wrists. I stretched my arms out and wrapped them around his neck as he pinned me to the bed with his body, his cock sliding along my slit again. But this time, I knew that he was after more than just collecting some of my wetness. This time he wanted to fuck me. His cock slid home, and I moaned loudly. I felt totally full with him inside me, and I was clinging to him with both my arms and my legs. I could feel his hard, muscular body over me, but I still couldn’t see him.

“Cum for me,” I groaned, “Fill me with your cum, please!” I wanted it more than anything. I could feel him getting close; I could hear him panting. I wanted it more than I had wanted anything in my life. “Please, please, fill me with your cum,” I begged.

And he did. I could feel him spasm inside me and then the warmth of his seed as he filled me.

“Thank you, thank you, thank you,” I panted, even though I had yet to have an orgasm. His cock slid out of me, and I felt him slowly work his way down my body, first biting each of my nipples, eliciting a gasp from me. Then, swirling his tongue down between my breasts to my belly button and dipping inside. It was oddly sensual. And then finally his tongue reached my clit, and I almost orgasmed instantly. My pussy clenched and spasmed and my toes curled. I felt all the cum that he had spent inside me start to drip out, but then he was lapping at it, licking it up noisily. I wanted to take the blindfold off and watch him, but I had promised him I wouldn’t. I had promised I wouldn’t take it off at all, and I wanted to honor that promise.

When I had stopped shuddering and felt that there was no more cum inside me, he moved away from the bed, and I listened as he moved around the room. I was weak, and I wasn’t sure if I could actually get up if I had wanted to. But I waited. I heard water running, and then turning off. I heard him bumping around the main room. And then I could feel him standing over me. I didn’t know what part of me had sensed him. I didn’t hear him or see him or smell him, but I knew he was there. He leaned over and bit my nipple, and I hissed in response. He bit the other one, and I moaned, arching my back.

Then his mouth was right next to my ear, and he nipped at my earlobe. “I’ll see you next week,” he whispered and then he was gone.

When I heard the door close behind him, I took the blindfold off. I resisted the urge to go to the door and watch him walk down the hall. Then I got up and showered and dressed. I sat in the desk chair for a while, thinking about the night and how wonderful it had been. When my phone beeped, I looked at it and saw that he had sent me the money for the hotel room, just as he had promised. I set my key on top of the one he had left on the desk, and I went home.



https://jrvincente.wordpress.com/2017/12/30/hotel-bdsm-erotic-fiction/

Le emozioni di una Domina

La lingua scivola tra le dita dei miei piedi
Li adori
Li lecchi
Li assaggi
Il loro odore ti entra nelle narici
Sei stordito dall'eccitamento
Sei preso dalle tue emozioni
Posso percepirne l'intensità della tua passione
MIO.

Miss Sabrina


venerdì 15 marzo 2019

A woman story about pegging her husband for the first time

I am married to a man who likes to be penetrated anally. We had been married about six months when he introduced me to anal sex. It soon became a three or four times a week thing with us. Then one night after he had taken me we were lying in bed talking about our fantasies and our sexual exploits before we married. He very sheepishly told me that one of his greatest fantasies was to be taken anally too. I love to experiment sexually and somehow the idea intrigued me.

We searched the web and ordered a nine-inch strap-on dildo offered by one of the sites selling toys. While we waited for the dildo I started to use a small six-inch dildo on him to get him ready for the larger one. One night while I was working and stretching his opening I accidentally hit his little gland inside. He went crazy with lust and I probed until I found it again. I never saw a man so turned on and he actually climaxed without me touching his penis! We were both very excited and it gave me a sense of power to know I could do that to him. I became very good a finding his “spot” and he wanted it almost every night afterwards.

My strap-on arrived about three weeks later and by that time I had him opened up pretty good. The strap-on had an extension on the inside that stimulated my clitoris when I moved in and out of him. I stood looking in the mirror after I put them on and I never felt so powerful and in control. On the night he was to officially “lose his virginity” I put him on his back on the big bed. The feeling of power that flowed through me as I completely controlled this grown man was exhilarating. He has a small build and I had no trouble rolling his legs up on my shoulders. I had lubed him very heavily as the dildo was a little thicker than we had expected. But all our preparation had paid off and as I slid the big shaft inside him he told me to go ahead and take him. As I buried nearly all the nine-inch dildo in him on the first slow thrust he sighed in appreciation.

What followed was one of the most lust-filled twenty minutes we had ever experienced. As I thrust deep into him I lost control as the dildo rubbed against my clitoris. I was overcome with lust as I drove into him faster and faster as he begged for more like a little bitch in heat. I hit his gland and for the first time in our married life we climaxed at the same time! He actually screamed as his climax rolled over him and I collapsed on him with his knees pressed against his bra as my climax rolled through me in waves.

I lay with the big dildo completely buried in him for several minutes before rolling off beside him. Even though we have had similar results since then I will never forget that first time. I highly recommend it to women who are considering penetrating their man. I have become almost addicted to the power trip that I get when he is underneath me waiting to be taken. Also I find him much more pliant and he does anything I ask him without hesitation.



venerdì 8 marzo 2019

Riflessione

Si continua a scambiare la pseudo-disponibilità di "millantati schiavetti" sbavanti, in calore, pronti a scodinzolare dietro a qualsiasi foto o commento con chi crede invece che appartenere e dedicare la propria vita ubbidendo ad un'altro essere umano sia una scelta radicale d'importanza massima. Io credo che nel Femdom espresso qui ci sia una confusione epocale sia tra chi si professa sottomesso e chi si dichiara dominante. Dei valori espressi dal Bdsm e quindi anche dal Femdom non si conosce quasi nulla. Quattro fotografie e si e' gia' delle Leader pronte a far sessioni a file interminabili di esseri privi di dignita' meglio se generosi..

cit. Arcangelo Salvemini



venerdì 1 marzo 2019

Il valore delle cose

"Il valore delle cose non sta nel tempo in cui esse durano, ma nell'intensità con cui vengono vissute,
per questo esistono momenti indimenticabili,
cose inspiegabili e persone incomparabili..."

(Fernando Pessoa)


venerdì 22 febbraio 2019

Racconti per la Padrona

Beato Colui che siederà ai piedi della sua Sposa.
Grato e orgoglioso,
Bacerà e laverà le sue piante
E da esse sarà benedetto e incoronato.
Sotto quei piedi,
Sottomesso e devoto alla sua Sposa,
Come suo servo e adepto,
Egli sarà sempre rigenerato e nutrito.
Carne della usa carne,
Sangue del suo sangue,
Nota d’effluvio,
Goccia intima dei suoi umori,
Così, lo Sposo,
Appartiene e discende dalla sua Signora,
Come strumento della sua volontà,
Simile a un vaso vuoto che si riempie della sua essenza,
A Lei sempre volgerà la mente
Ed i più nobili intenti,
Asservito alle sue voglie e al suo piacere,
Per soccombere e risorgere
Sotto l’ombra del suo piede.



© Charmel Roses


Tratto da "Racconti per la Padrona, disponibile su Amazon nella versione digitale e cartacea:
https://www.amazon.it/dp/B07NRWWP2T

venerdì 8 febbraio 2019

Leggendo qua e la...

Chissà come sei fisicamente nuda e che odore hai,
se calda o tiepida, se morbida o fremi,
Chissà se scaldi o incendi,
Chissà se sciogli i ghiacciai, o argini la lava,
Chissà se fai urlare come le cascate nascoste,
Chissà se sei un segreto da sussurrare o da promettere,
Chissà se le tue labbra fanno nascere il mondo
Chissà il ritmo del tuo respiro come cambia,
chissà se il tuo corpo è teso,
corpo in guerra, o rilassato, corpo in pace.
Chissà dove posano i tuoi occhi.
Chissà se ami mentre il corpo gode.
Chissà se i pensieri fuggono o se il corpo di lui ti cattura.
Chissà se vuoi con forza o prendi con dolcezza.
Chissà se l'odore della tua pelle sudata e sfregata
sa di anni di piacere o di anni di mancanza.

Cit.
M.D.
(Ulisse)


venerdì 1 febbraio 2019

Leggendo qua e la..

- Tu sei mio
- Allora sei gelosa ?!
- Direi di si .
- E di cosa sei gelosa ?
- La scatola puoi mostrarla a tutti . Anche il vestito .
Persino la pelle .Sono gelosa di quello che hai dato a me .
Ne sono gelosa .
Della Tua anima sono gelosa.

- A. De Pascalis -

venerdì 25 gennaio 2019

Uno schiavo.

Uno schiavo.
Non è un gioco.
Non è un ruolo.
È ciò che sono.
E un' appartenenza non la dimentico.
Io non ho giocato mai.
Non gioco con ciò che sono.
Io mi dono.
Completamente e totalmente.
Non ho maschere ne' protezioni.
Quando mi fido mi affido.
Nudo ed esposto.
E un percorso non lo cancello.
Perché non posso cancellare parti di me.
Andare avanti non è sinonimo di dimenticare.
Fingere indifferenza non è provarla.
Sorridere non è ridere.
Bloccare non è resettare.
È solo provare a farsi meno male.
Chiudere un capitolo non è finire un libro che immaginava un'altra conclusione.
Andare via non è volontà.
È consapevolezza di non avere altra scelta.
Appartenere non è una parola.
È molto di più.
È oltre un addio.
Se non hai giocato.

(Alx)


venerdì 4 gennaio 2019

Un approccio romantico al BDSM per la coppia

Un approccio romantico al BDSM per la coppia



Sapevo che il BDSM conosceva i miei partner, loro vogliono un uomo protettivo che prende il controllo in privato. Lei non parla di BDSM perché non lo sa.
Mi piace scegliere la lingerie e decidere quando il mio partner può avere un orgasmo. Adoro una donna che sta mostrando solo per me nelle posizioni che mi piacciono.

BDSM non si adatta alla sua interezza a ciò che mi piace. Ci sono cose che mi piacciono e altre no. È qui che ho scelto il mio BDSM.

Considero il bdsm come un contributo a una relazione romantica, non uno stile di vita da solo (bdsm sessuale), potrebbe essere la differenza che ho con le persone dei gruppi BDSM francesi. I francesi sembrano molto bene separati sesso, bdsm, coppia, privacy e amore. Tanto per dire che non corrisponde a me.

Inoltre, quando parlo con i francesi, non condividono la mia concezione della sessualità, legata all’amore.

Questo può essere uno stile di vita quando la relazione romantica è presente .. e mi piace. Quando non c’è affetto, non c’è romanticismo, non è interessante.

Ecco perché non ho una lista di pratiche che devo imporre, ho avuto diversi tipi di donne. Quali pratiche significano per una donna è più importante della pratica stessa.

Questo è quando ho impostato la definizione di coppia BDSM, queste sono le pratiche che ti interessano entrambe. Devi essere un po' flessibile nelle tue pratiche, a una donna non piacerà la stessa cosa di un’altra. È importante rispettarlo. Questo non è un problema per capire gli uomini.

Ho imparato diverse pratiche per essere un partner migliore e soprattutto per essere in grado di soddisfare. Essendo l’uomo che rende questo tipo di intimità ad una donna, è bello e consente un riavvicinamento della coppia.



https://dominazioneromantica.wordpress.com/2018/01/05/introduzione-al-romanticismo/

venerdì 30 novembre 2018

SONIA E LA SUA PRIMA ESPERIENZA DI SESSO ESTREMO NEL SITO DI INCONTRI BDSM!


Mi chiamo Sonia ed dopo aver letto tutta la serie di 50 sfumature di grigio la mia mente ha iniziato a desiderare di approcciare al sesso in maniera alternativa, sebbene sono sposata e mi piace fare sesso con mio marito in modo tradizionale, ho un irrefrenabile voglia di trasgredire.

Così pochi giorni fa sono andata in cerca di qualcosa di forte sul web e mi sono soffermata a conoscere più nel dettaglio il Bdsm, ovvero la pratica sessuale che fa della dominazione verso il partner legato il suo elemento di punta. Dopo aver letto un po di forum e aver visto qualche video che mi hanno fatto venire una grande eccitazione, la mia voglia di sesso trasgressivo è andata aumentando e così ho deciso di cercare qualche ragazzo perverso per dare libero sfogo ai miei desideri erotici.

Seguendo le recensioni positive di tutti gli amanti del genere ho scoperto IncontriEstremi che è il sito di incontri BDSM più grande e più sicuro del web, per conoscere ragazzi che volessero giocare a letto con me!

Proprio in questa community ho avuto modo di conoscere alcune persone ma colui che ha rapito la mia mente già dalle prime conversazioni è stato Manuel, un italo-brasiliano che vive a Milano da oramai 3 anni. Siamo quasi coetanei entrambi vicino ai 30 e, anche se lui non aveva una relazione stabile mi ha assicurato che da parte sua non c’era il rischio di avere complicazioni sentimentali, dopo i primi scambi di battute per conoscerci le conversazioni sono diventate subito hot e siamo finiti a parlare di sesso con i nostri rispettivi partner e poi del Bdsm, pratica che lui già mette in pratica da circa un annetto!

Dopo avergli rivelato che ero assolutamente vergine sotto questo punto di vista, lui ci ha messo davvero poco a farmi comprendere che conoscendolo ed incontrandolo avrei iniziato ad amare questa pratica sessuale e sarebbe aumentato in me la voglia di fare sesso estremo.

Così dopo pochi giorni in cui rimanevamo a parlare nelle chat bdsm spinta dal desiderio e dalla curiosità ci siamo messi d’accordo per fissare un incontro in cui lui sarebbe stato il mio padrone e io la sua schiava!

Una volta incontrati mi sono ritrovata di fronte un ragazzo dalla carnagione abbastanza scura con capelli molto lunghi, fino a toccare le spalle, fisico scolpito e sorriso coinvolgente, c’è stato subito un gran feeling. dopo aver passeggiato e chiacchierato sulle sue prime esperienze di bondage mi ha proposto di appartarci per dare inizio alla mia avventura nel mondo del bdsm!

Appena entrati nell’appartamento mi ha portato subito a vedere la stanza del piacere come amava chiamarla lui dove dava vita alle sue pratiche bdsm e mi ha mostrato vari oggetti erotici, alcuni sinceramente non li conoscevo, nella mia mente mi sembrava di vivere dentro il romanzo di 50 sfumature di grigio e l’eccitazione stava prendendo il sopravvento!

Abbiamo iniziato a toccarci e stuzzicarci fino a quando lui ha iniziato a dominarmi rendendomi la sua schiava e facendomi così provare la mia prima esperienza bdsm!

Ogni suo ordine era legge io lo eseguivo senza batter ciglio e saliva in me una gran curiosità oltre che ha una grande eccitazzione che a stento riuscivo a controllare…

Ho indossato un intimo di pelle che sembrava fatto apposta per me, poi ha cominciato a toccarmi e a giocare con i vari oggetti erotici che possedeva. In pochi minuti era riuscito a pervadere la mia mente come nessun altro uomo aveva mai fatto prima ed ora con i suoi modi di fare decisi e gli oggetti che entravano dentro la mia figa, stava facendo si che anche il mio corpo iniziasse a cedere al piacere di queste tecniche così trasgressive.

Ero legata e immobilizzata al letto da manette di peluche e con delle grandi palline vaginali infilate nella mia fica sempre più bagnata con la mia testa non riuscivo a fare a meno di pensare a lui e di sentirlo dentro di me, mi veniva impossibile non gemere dal piacere e non mostrargli con lo sguardo quanto volevo che mi scopasse, lui mi girava attorno e mi dominava con tutto ciò che aveva a disposizione…

Quando ha iniziato ad usare i frustini mi sono ritrovata dentro ad un mondo che non pensavo potesse piacermi così tanto.

Dopo quasi un ora da schiava posso dire di aver goduto come mai nella mia vita e sono sicura che di esperienze del genere ne farò ancora sia con Manuel che con altri ragazzi conosciuti in chat bdsm perchè la cosa più bella e sperimentare sempre cose nuove e non aver legami sentimentali!


https://www.lostatosociale.it/incontri-bdsm/sonia-e-la-sua-prima-esperienza-incontri-bdsm.php

venerdì 5 ottobre 2018

La verità è che non gli piaci abbastanza...

Tu non sei l'eccezione. Tu sei la regola.
E la regola dice che se un uomo non ti chiama, è perché non vuole chiamarti.
Se ti tratta come se non gliene fregasse un cazzo, è perché non gliene frega un cazzo.
Se ti tradisce, è perché non gli piaci abbastanza".
Non esistono uomini spaventati, confusi, disillusi.
Non esistono uomini tragicamente segnati dalle passate esperienze, bisognosi d'aiuto, bisognosi di tempo.
Gli uomini si dividono in due categorie soltanto: 
Quelli che...ti vogliono. E Quelli che non ti vogliono.
Tutto il resto è una scusa.
E Tu, Tu Donna, di mestiere fai l'avvocato, la commessa, la cameriera, l'insegnante, la casalinga, la commercialista, la modella, la ragioniera, l'attrice, la studentessa. 
Non la crocerossina. 
Quindi. 
Aspetta che sia lui a chiederti di uscire. Perché va bene la parità dei sessi, le quote rosa, e l'eguaglianza dei diritti. Ma i tempi non sono poi così cambiati. Gli uomini restano pur sempre dei cavernicoli, sia pure incravattati, e come tali adorano il sapore della conquista.
Tieniti lontana dagli uomini sposati. Non lasceranno la moglie per te. Meno che mai lasceranno i figli per te. E non credere alla storia dell'amica della sorella di tua cugina, appena convolata a nozze con quello divorziato.
Tu non sei l'eccezione. Tu sei la regola.
Al bando quelli che ti costringono ad aspettare ore accanto ad un telefono che non suona. Non hanno perso il tuo numero. Non hanno investito un cane. Non hanno appena scoperto di avere un tumore alla prostata. Probabilmente sono al telefono con un'altra. Oppure sono gay. Fanculo quelli che non declinano i verbi al futuro. Non sono analfabeti. 
Semplicemente non vogliono impegnarsi. 
Perché non gli piaci abbastanza.
Li riconosci facilmente. Girano con un cartello appeso al collo, e la scritta: "Ci stiamo frequentando". Quando la senti, scappa. Non consumare le tue belle scarpe nuove (e neppure quelle vecchie) per correre dietro un uomo che non ti vuole. Usale, piuttosto, per prenderlo a calci in culo. Impara l'arte dell'essere donna. Impara l'arte di ottenere dagli uomini quello che desideri, non sbattendo i piedini, ma facendogli credere che siano stati loro a decidere. Impara a scegliere, invece che essere scelta.

"La verità è che non gli piaci abbastanza"


venerdì 28 settembre 2018

© Charmel Roses




Esiste un momento, quello che solitamente corrisponde con la maturità, in cui si comprende la necessità di rassegnarsi alla propria natura.
È un momento che giunge attraverso innumerevoli moti di ribellione. Un momento doloroso, che affligge l'anima e che infine la libera, persuadendola ad assecondare e ad amare, quella natura che tanto ferocemente ha cercato di reprimere e rinnegare.
Avrei potuto dire, senza troppi giri di parole, in maniera semplice, ma forse un po' riduttiva, di essere uno schiavo, un uomo devoto e sottomesso alla Donna.
Da ciò, discendeva il mio modo di sentire e desiderare l'amore. Al cospetto della Donna, di Colei che amava, io volevo stare in ginocchio e abbandonarmi all'intimo piacere di potermi sottomettere e umiliare ai suoi piedi.
Umile, sì, come un servo, come un cane, ma al tempo stesso nobile e orgoglioso della mia condizione, come un suddito che si sottomette alla sua Regina.
Ed era fondamentale che la mia remissione fosse accolta con benevolenza, desiderata e onorata dalla volontà della mia Padrona.
Il piede che leccavo, a cui offrivo il tributo della mia dignità, doveva essere complice e partecipe della mia umiliazione e doveva amarla, nutrirla, far sì che io non provassi alcuna vergogna per la mia prostrazione.
Nel momento in cui imparai a comprendere tutto questo, inaspettatamente, cominciai a riconoscere le Donne che sapevano apprezzare la mia natura e che potevano compiacersi del mio contegno riverente e servile, senza fraintenderlo ed evitando, così, di confondermi con un semplice zerbino.
Certo, come uno zerbino, mi sarei potuto stendere e offrire il mio corpo alle voglie e al divertimento dei loro piedi, ma con uno spirito e una consapevolezza differente, condividendo un desiderio più profondo e complesso, un desiderio che solo alcune Donne sapevano riconoscere.
L'immagine che meglio descriveva queste mie pulsioni e il mio modo di sentire, era quella del cane. Il cane che appartiene, ama ed è amato dalla sua Padrona, ed è sempre felice e grato di potersi accucciare e leccarle i piedi.
Era questa, la condizione che desideravo vivere e avevo imparato a cogliere le vibrazioni e gli sguardi delle Donne che riuscivano a vedermi in quello stato.
Bastava una parola, il tono della voce, il modo di muoversi e guardare, per scorgere in loro quel medesimo desiderio, anche quando si trattava di mera curiosità.
Io lo vedevo e loro riuscivano a vedermi, lasciando che mi giungessero piccoli segnali con cui la loro consapevolezza e la loro volontà, si palesavano, consentendo che io mi ponessi con sempre maggiore umiltà nei loro confronti.

© Charmel Roses

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=471973676622889&id=100014307810999

venerdì 20 luglio 2018

Racconto


Le piaceva osservarmi. Provava una sottile eccitazione nel vedermi nudo, con la testa bassa e le mani dietro la schiena in posizione di attesa. Un' attesa silenziosa, immobile, nervosa. Per quanto la conoscessi sapevo che era imprevedibile, potevo aspettarmi di tutto ma anche niente e nonostante gli anni di appartenenza quello era un momento in cui l'abitudine non si sarebbe mai impossessata di me, mai avrebbe attenuato quel reverenziale timore che sentivo dentro e che mi faceva vivere quegli istanti iniziali come se mi trovassi al cospetto di una Corte in attesa di giudizio di un reato che non sapevo di aver commesso. Cercavo di non produrre alcun rumore , ciononostante, nell'apparente silenzio udivo il mio respiro come fosse amplificato. I suoi occhi erano su di me. Li sentivo perscrutare come se stessero scavando dentro la mia anima. L'eco dei suoi tacchi interruppero i pensieri meditabondi, seguirono da due rapidi e lievi soffi d'aria ognuno dei quali terminò con un leggero colpo secco. Era il suo staffile che colpiva lo stivale. Destandomi dal torpore in cui pensieri e paure mi avevano fatto cadere concentrai la mia attenzione e finalmente capii il significato di quella situazione: non stava riflettendo sul da farsi, stava attendendo che io agissi. Mi inginocchiai, abbassai la testa fino a posare le mie labbra sulla punta dei suo stivale in pelle nera e la baciai, prima una e poi l'altra, lentamente, con delicatezza. Una rapida serie di rabbiosi colpi di frusta cadde come pioggia sferzante di un temporale estivo sul mio culo e altrettanto severamente la sua voce penetrò nel mio cervello rimproverandomi con le seguenti parole:
"Lurido verme, dopo quattro anni non hai ancora capito che la posizione eretta per te è solamente una mera convenzione che ti concedo per poter sopravvivere nel quotidiano e che al mio cospetto tu esisti solo a quattro zampe come un cane?....anzi come una cagna e all'occorrenza anche come una troia!"
Dissi soltanto: "Si Padrona, chiedo scusa".
"...e all'occorrenza anche come una troia!" furono le sue ultime parole prima di congedarmi. Pensai che ci sono diversi modi che un dominante può intendere usando quel sostantivo. Ultimamente avevo la sensazione di venire sottoposto ad una sorta di esercitazione, di allenamento sia fisico che psicologico in modo da abituarmi e svolgere con naturalezza le azioni che mi venivano ordinate. Recentemente ad esempio dovetti infilarmi un plug nell' ano, inginocchiarmi di fronte all'armadio e simulare il sesso orale accogliendo nella mia bocca un dildo realistico attaccato all'anta tramite ventosa. Ero impacciato ma la sua mano intervenne prontamente posandosi sulla mia nuca e accompagnandomi avanti e indietro dando ritmo al movimento. 
"Voglio sentire il rumore della bocca" disse. 
Quando le parlai successivamente di questo specifico episodio scoppiò a ridere nel sentire che definivo l'azione "sesso orale" e mi umiliò ulteriormente rispondendo che mi aveva semplicemente insegnato come si fanno i pompini. Arrossii abbassando la testa mentre nella mia mente prendeva forma un pensiero che mi fece rabbrividire: il significato primario del termine troia. In fondo credo che le piacerebbe non poco ricevere soldi usandomi in tal modo. Non passò molto tempo, infatti, che iniziò a parlarmi di amici, conoscenti, padroni disposti a pagare per un esperienza del genere e usava questa prospettiva come minaccia, come possibile punizione. Stavo iniziando a capire il vero senso di esserle schiavo, di appartenerle. Non era un gioco e lo sapevo bene, era una condizione di vita in cui la regola base sulle cui fondamenta si basa il rapporto è l'obbedienza e la sua infrazione comporta conseguentemente azioni punitive. Non ci si può improvvisare schiavi, è un lavoro costante nel tempo di formazione, in cui il padrone modella sapientemente ciò che gli appartiene fino ad averne il totale controllo che equivale al desiderio dello schiavo di rimanere tale in qualsiasi circostanza, a qualunque condizione.

by Andrea

venerdì 13 luglio 2018

Racconto lungo


Era nel suo stile instillare la curiosità. Potevo affermare di conoscerla bene e allo stesso tempo riusciva sempre a sorprendermi nel concretizzare le sue perverse fantasie. Quando una nuova idea prendeva forma nella sua mente i suoi occhi brillavano di una luce ultraterrena che mi faceva eccitare ma sapevo per certo che non si prospettava niente di buono per me. Più mi intimorivo, più ero curioso e più mi eccitavo all'idea di non avere scampo. Mi raccontò che era venuta a conoscenza di un club molto riservato e frequentato da uomini e donne molto facoltosi . Eleganza e cultura erano imprescindibili per accedere a quel circolo ma non bastava, bisognava ricevere un invito da uno dei soci fondatori e la Padrona ebbe modo di conoscere uno di loro in lussuoso ristorante durante una cena con la sua schiava. Era un vecchio cliente della banca nella quale Serena lavorava nonché amico intimo, infatti non ebbe nessuna esitazione a presentargli Sara come la sua Padrona. L'elegante signore rimase piacevolmente colpito da quella presentazione ma non ne fu assolutamente sorpreso. Prese la mano di Sara delicatamente e con un inchino le fece il baciamano, da vero signore, senza far venire a contatto le sue labbra col dorso della mano. A fine cena si avvicinò il cameriere e con discrezione informò le due signore che non avrebbero dovuto preoccuparsi del conto. 《È nello stile di François…》 disse Serena.

Era evidente che all'interno del club si consumavano le più smoderate ed eccessive pratiche sessuali ma con una sorta di apparente eleganza. Mi spiegò che le feste erano organizzate all'interno di un castello privato dove numerose stanze erano adibite alle diverse attività. Erano previsti anche locali per i vari giochi d'azzardo sempre implementati da intrattenimenti di natura sessuale. L'invito era riservato alla Padrona e io avrei avuto accesso solo perché ero il suo schiavo, altrimenti, come accompagnatore avrei dovuto aspettare fuori, chiuso in auto. Inoltre non avrei potuto muovermi liberamente ma dovevo essere tenuto al guinzaglio e in caso di necessità la Padrona avrebbe dovuto cederlo provvisoriamente a qualcuno. Gli uomini erano prevalentemente in smoking e tutti, sia uomini che donne indossavano una maschera veneziana. Per gli schiavi era previsto un dress code che esprimesse chiaramente il ruolo ma anche nudo completo o parziale era consentito. La maschera doveva essere un cappuccio di cuoio. La cosa che davvero mi fece rimanere interdetto era che avrei dovuto pagare seicento euro per l'ingresso, trecento a persona. Era compresa anche la tessera annuale di socio, obbligatoria per legge. 《Non preoccuparti schiavo, li anticiperai e se ti comporterài come devi te li rimborserò》 disse la Padrona con il consueto sorriso perverso. Non capii cosa volesse dire. Non capivo perché volesse farmi spendere una cifra assurda per una festa quando avrebbe potuto spendere quei soldi esclusivamente per se stessa. In più me li avrebbe restituiti. Non capivo ma piano piano un inspiegabile ansia iniziò a impossessarsi di me. “Se tu comporterài come devi”….mi fissai su quelle parole. I party erano organizzati sempre durante la settimana e quello a cui partecipammo capitò di martedì. Dalle 22 fino a notte inoltrata. Vidi Sara uscire dal portone di casa camminando leggiadra sui tacchi a spillo e mi apprestai a scendere per aprirle la portiera. Mi fece un cenno col viso mentre si avvicinava all’ auto per farmi intendere che su sarebbe seduta sul sedile posteriore. La salutai dicendo 《Sei di una bellezza mozzafiato》. Era vero, sentivo l'ossigeno fermarsi in mezzo al petto e in quei momenti sentivo pienamente tutta la mia mortificazione nell'essere solo uno schiavo e naturalmente lei lo percepiva e ne traeva un piacevole godimento. Arrivammo che mancava un quarto d'ora alle ventitré. Appena scesi dall'auto agganciò il guinzaglio al collare e ci avviamo verso l'ingresso lungo un vialetto di pietre, attraversammo il ponte levatoio fino al grande portone che aveva i battenti aperti e ai cui lati sostavano due energumeni in giacca e cravatta il cui compito, oltre che garantire la sicurezza era di accogliere i clienti e ritirare gli accrediti. Io seguivo Sara a mezzo metro in modo che la catena del guinzaglio non fosse in trazione. Un distinto signore sulla sessantina molto elegante si avvicinò e salutò Sara con il baciamano. Era davvero un bell'uomo e dimostrava di essere molto più giovane rispetto alla reale età. Aveva dei lineamenti perfetti e un vestito che sembrava donargli un aspetto importante come di chi ricopre una carica molto elevata. Era più alto di me di almeno cinque centimetri. Mi rivolse uno sguardo accennando un sorriso e sollevando impercettibilmente il sopracciglio. Chinai la testa e salutai dicendo 《 buonasera signore》 così come si era raccomandata la Padrona. Non rispose ma si complimentò con Sara per l'educazione che mi era stata impartita. Mi fece indossare il cappuccio di cuoio il quale aveva dei fori in prossimità delle orecchie. All'altezza degli occhi e della bocca vi erano delle cerniere che lasciò aperte. Curiosammo fra le varie stanze ma in realtà la Padrona ne cercava una specifica. Non sapevo nulla di ciò che mi aspettava e forse fu meglio così. C'erano molti uomini e donne ma l'impressione non era quella di affollamento. Le stanze erano numerosissime, alcuni corridoi erano stretti, altro più larghi. Una parete di pietra correva lungo delle scale che scendevano nei sotterranei e l'illuminazione cambiava, delle torce infuocate prendevano il posto delle più moderne applique. Scendemmo le scale, Sara dava l'impressione di sapere dove si stesse direzionando o comunque di cosa stava cercando. Mi condusse lungo un corridoio dove vi erano varie porte con delle targhe in ottone che riportavano ognuna delle diciture diverse. Si fermò di fronte ad una rivestita di cuoio nero con due serie di borchie d'oro verticali e una targa con incisa la parola “ HOLE”. Vidi che inserì una specie di gettone in una fessura e un elettroserratura scattò facendola aprire leggermente. Spinse con la mano, entrammo e mi fece richiudere la porta alle nostre spalle. Non era molto grande la stanza , aveva un buon odore di pulito e alcuni diffusori emanavo una gradevole fragranza al pompelmo. La luce era soffusa ed era generata da quattro lampade di sale rosa. Diedi una rapida occhiata all'ambiente. Le pareti erano rivestite anch'esse di cuoio. In quella a sinistra rispetto all'ingresso vi era un inginocchiatoio di legno attaccato alla parete nella quale vi era un buco incorniciato con un anello dorato. Ad un metro circa di distanza e un metro più in alto vi era una fessura e subito sotto una specie di sporgenza di forma incava come quei meccanismi dove si infilano le monete e vi ricade il resto, solo un po’ più grande. A destra dell’ inginocchiatoio c'era un trono che dava l'idea di essere molto comodo. Aveva tre gradini per salirvi e un piccolo sgabellino che serviva da poggiapiedi. Nella parete opposta una vetrina illuminata da una striscia di led incassata nella parete con dentro bottiglie di alcolici e in un'altra evidentemrnte refrigerata acque naturali in bottiglie di vetro, varie bibite e calici. Non riuscivo a comprendere il significato di quell'ambiente ma piano piano una vaga idea prese forma nella mia testa. La Padrona mi vedeva perplesso ed intimorito. Si accomodò sul trono e si fece servire un whisky invecchiato 14 anni. Doveva costare parecchio ma in fondo avevo dovuto versare seicento euro per quella serata. Mi inginocchiai al fianco del trono dopo aver servito la Padrona. Sorseggiò il suo whisky guardandomi dall'alto. Mi fece aprire la bocca ma risposi che non avevo voglia di alcol ma dolcemente ripetè l'ordine aggiungendo che ne avrei avuto bisogno. Obbedii senza più obiettare e riversò direttamente dalla sua bocca il distillato alcolico dopodiché mi ordinò di posizionarmi sull’ inginocchiatoio. Mi resi conto che il foro era esattamente all'altezza del viso. 《 Inizi a comprendere, schiavo?》Mi girai verso Sara piagnucolando 《 Ti prego Padrona…》《 schiavo ho investito anni per educarti e so per certa che sei pronto perciò non fareMi girai annuendo col capo chino. Vidi con la coda dell'occhio che premette un pulsante sul muro. Rimanemmo in silenzio per diversi minuti fino a quando sentìi un rumore metallico, mi girai e vidi un gettone color argento cadere dalla fessura nel piccolo raccoglitore incavo. Lo raccolse e lo posò in una ciotola più grande che si trovava su un ripiano alla sinistra del trono. Mentre mi girai nuovamente verso la parete vidi spuntare un pene ricoperto da un preservativo. 《Oh no no no….》 sussurrai…ma la voce di Sara mi fece tremare 《Non mi fare incazzare schiavo! Ho detto basta capricci!》 Si allungò verso di me e con la mano accompagnò la mia testa. Aprii la bocca e iniziai con le labbra a massaggiare la cappella di quel pene. Era piccolo e tozzo, dopo qualche attimo sentii con la lingua il calore dello sperma riempire la punta del preservativo. Si ritirò appena venne. Sentìi la mano di Sara accarezzare la testa 《 Bravo, hai visto che non è difficile?》 Rimasi a testa bassa. Passo un minuto e di nuovo sentìi il suono del gettone cadere. Un membro turgido e lungo apparve danzanti al mio viso. Mi ritrassi per non riceverlo sulla fronte, poi aprii la bocca per accoglierlo e iniziai delicatamente come avevo fatto prima ma inizio subito a dare violenti e rapidi colpi fino in fondo alla gola come se stesse scopando infoiato e gonfio di eccitazione. Per fortuna non impiegò molto a venire ma rimase quasi un minuto col pene semiduro nella mia bocca e potevo sentire la sostanziosa quantità di sperma nella piccola risacca del preservativo posare sulla mia lingua. Finalmente decise di estrarlo. Andai avanti quasi un ora a lavorare di bocca senza contare quanti peni avevo soddisfatto. La Padrona premette il pulsante e mi richiamò a se. Facciamo una pausa schiavo. 《 Credevo avessi finito, Padrona》《 No schiavo!》 Rispose mentre eccitata contava i gettoni. Mi fece rilassare un po’ facendomi accucciai a sui piedi. Si sfilò la scarpa e mi accarezzò sulla fronte poi calzò nuovamente la scarpa e mentre feci per parlare mi zittii posando la suola sulle mie labbra. 《 ogni gettone equivale a centocinquanta euro, siamo anzi sono a mille duecento euro. Direi che possiamo ricominciare》 disse ridendo e premendo il pulsante. Tutto sommato ero contento, molti venivano quasi subito e il conto saliva, la Padrona era più che contenta ed alla fine per quanto mi riguarda, era come fare dei pompini a dei fallo posticci. Erano tutti protetti col preservativo, cambiava la consistenza ma non la sostanza. Nell'ultimo anno mi aveva addestrato bene a spompinare il dildo e una volta passato lo schock estremo dell'umiliazione che provocava un blocco riuscivo a compiere quelle azioni riuscendo ad accettare la cosa come atto di obbedienza. Non che fosse diventata una cosa normale per me ma avevo dovuto imparare pazientemente ad assoggettarmi a quella precisa volontà della Padrona. Il fatto di essere chiuso in quella stanza con lei, in fondo, mi rassicurava. Nessuno poteva vedermi ed io non avrei riconosciuto nessuno. Ma la serenità durò fino al penultimo cliente. L'ultimo gettone che cadde nel contenitore era dorato. 《 Ah! Questo deve essere Pierre》 disse Sara sorridendo compiaciuta. Pierre era quel distinto uomo intravisto all'ingresso, amico di Serena e ora anche di Sara. Vidi Sara infilarsi i guanti neri di lattice ma non riuscivo a capirne il motivo. Scese dal trono e si mise in piedi al mio fianco. Vidi apparire lentamente il pene dal buco ed ebbi un accelerazione cardiaca nel vedere che era carne nuda, senza preservativo. La Padrona mi tolse il cappuccio. Ero sudato. Con un mano mi teneva per i capelli e con le dita dell'altra accarezzava il glande di quel pene che riempiva quasi completamente il foro. Poi lo accarezzò lungo l'asta e lo impugnò davanti ai miei occhi. Si abbassò e sussurrò nell'orecchio le seguenti parole 《 quel gettone vale mille euro》 e senza che potessi replicare spinse la mia testa facendo penetrare quel grosso e lungo cazzo nella mia bocca. La guancia si gonfiava ritmicamente ad ogni colpo. Sentìi la Padrona gemere di piacere mentre facevo avanti e indietro freneticamente con la testa. Non avevo scampo, mi avrebbe riempito di sperma. Avrei dovuto ricevere il godimento di un uomo direttamente in bocca. Dire che mi sentivo umiliato era un eufemismo. Non sapevo se fosse programmato e se anche lo fosse stato non riuscii a capire come avrebbe potuto saperlo ma un attimo prima che i fiotti di caldo sperma eruttaserro dal meato urinario lo estrasse dalla mia bocca riversando schizzi di sborra sul viso. Chiusi gli occhi e sentìi le dita di Sara inguainate nel guanto cospargere il liquido seminale su tutta la superficie della mia pelle, poi come se mi stesse lavando la faccia mi passo l'intero palmo della mano, accarezzandomi. Infine mi infilò le dita in bocca passandole sulla lingua e sul l'interno guance poi mi ordinò di leccarle una ad una finché non vide più traccia di sperma. Sentivo che quella situazione l'aveva eccitata tantissimo. Mi sentivo esausto. Mi portò a conoscenza che i pompini eseguiti le avevano fruttato poco più di tremila euro.

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