Not Safe For Work

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venerdì 25 maggio 2018

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Racconto: Una giornata speciale

Oggi è veramente stata una giornata speciale.
Hai proposto di andare in un posto particolare.
Una bella camera, un enorme letto rotondo.
Una vasca con idromassaggio immensa.
Un bel divanetto, dei tavolini ed un pouf in pelle.
Luci soffuse.
Ci siamo chiusi dentro.
Abbiamo lasciato tutto quel che è rappresentato dai casini delle nostre vite fuori l’uscio.
Io so…
So di non essere particolarmente fine. Anzi. A volte son proprio grezzo.
In come mi muovo, in come mi esprimo, nei miei gesti ed in quel che costruisco.
Non ho studiato il BDSM, non ne ho mai sentita la necessità. Mi muovo non cercando reazioni da manuale.
Ma.
Mi muovo leggendo il fremito della tua pelle. Mi muovo leggendo quel che dicono e raccontano i tuoi occhi.
Mi muovo grazie a quel che filtra dai nostri ragionamenti e dalle discussioni.
Una cosa so, so che devo dominare la situazione, il momento. Chi ho di fronte.
Tu.
Come un lupo solitario ti fiuto. Ti seguo. Ti prendo.
So che quando ti vedo piangere poi devo leccare le lacrime. Non perché lo dica qualcuno. Perché sia scritto. Ma perché in quel momento è quel che sento di dover fare.
So che se senti dolore poi ti devo dare cazzo fino a quando ti sento gemere. Godere.
So che in questo modo ti lasci andare. So che ti raccolgo da terra dove ti ho sbattuta giù e poi ti abbraccio. Ti lasci abbracciare. Ricambi. Ti fai avvolgere. Ti aggrappi a me.
So che oggi era una giornata per noi.
Che l’hai organizzata, che ti sei organizzata.
E’ stato bello partire all'alba per venire da te.
E’ stato bello salire sulla tua auto, ridere e scherzare mentre ci recavamo in quel posto.
Chiudersi dentro. Prenderti. Sbatterti. Frustarti e poi prenderti ancora.
E’ stato bello averti in quella vasca con me.
Non avevo mai scopato in quel modo.
Non lo avevo mai fatto.
Speciale averti li. Farlo con te.
Ci son state tante “prime volte” con te. Ancora ce ne saranno.
A sfamare la nostra curiosità.
E poi, dopo aver sfamato la carne, nutrirci e bere qualcosa insieme.
Ancora sesso ed ancora ed ancora.
Si.
E’ stata una giornata particolare.
Quattro ore buone senza tregua sotto una cascata di emozioni che ci ha visti uscire da quella camera sfiniti ma sorridenti.
Una intimità unica.
Giocare e prendersi. Legare e legarsi.
Ora guardo le foto che ti ho scattato.
Che hai sistemato.
La cera, il fuoco, l’acqua.
I graffi sulla schiena fatti da quel frustino nuovo tanto intrigante quanto cattivo.
Il rossore dello slapper sul culo.
Il ricordo di una lama affilata che ti raschiava la cera dalla pelle.
Profumo di figa e di sesso.
Che martella in testa. Che ancora ho sulle labbra dopo averti baciata. Dopo che tu hai bevuto la mia voglia.
Lo so…
Sono un animale.
L’ho sempre saputo. Ci devo convivere.
Ma nel torbido dei nostri incontri il vederti brillare mi eleva da questo stato.
…ma guardare i tuoi occhi sorridenti mi fa capire che, seppur deciso e ruvido. Sadico ed a volte cattivo, non posso permettermi di stare senza di te.
Ed ora me ne sto qui. Davanti al monitor pallido di questo pc a scrivere di te, di me, di noi.
A cercar parole per descrivere quel che probabilmente solo i gesti posson raccontare.
Me ne sto qui.
Cercando di lasciare testimonianza di quel che provo e di quel che tu stai rappresentando per me.
Me ne sto qui.
Fra il frastornato e l’ebete aspettando che torni la calma dentro di me.
Sorridente.
Fiero di quell'esserti Padrone.
Fiero di essere stato riconosciuto come tale.
Ecco…
Ci sarebbe da scrivere ancora ed ancora…
Ma l’unica cosa che ancora mi sento di scrivere è:
Grazie L.
Grazie di esserci.
Sempre.
Mr.
Ti leggo e piango, non per il dolore ora.

Tua
L.


https://cuoioeacciaio.wordpress.com/2018/04/04/una-giornata-speciale/

mercoledì 23 maggio 2018

• Are you ready to play? • #whip #whip #playtime #bdsmcommunity #bdsm #painandpleasure #pain #dominagoldy


RUBRICA: “La perversione di Aristotele”. Il Ponyplay nel BDSM

BDSM (Bondage, Dominazione, Sadismo, Masochismo) è un acronimo che racchiude una serie di significati specifici legati alle pratiche messe in atto da chi predilige una sessualità di tipo estremo. 
Il BDSM rappresenta un movimento sociale e culturale che vede, nella sua pratica, la messa in atto di comportamenti erotico-sessuali fuori dagli schemi, che si inseriscono, non nella sfera patologica come spesso erroneamente si crede, bensì in una dimensione trasgressivo - parafilica[1]
La particolarità che caratterizza tali pratiche risiede nel fatto che tutti i giochi erotici proposti sono estremamente controllati e soprattutto vengono vissuti dai partecipanti nel completo rispetto dell’altro, in un clima di serenità e di consensualità (secondo il concetto SSC – Sane, Safe and Consensual; Sano, Sicuro e Consensuale). Tutto ciò si differenzia totalmente dalle azioni compiute da eventuali sex-offender o individui con Disturbi Parafilici il cui scopo è quello di ledere l’altro o di provocare disagio sociale (Quattrini 2015).

Le pratiche BDSM si concentrano per lo più sulla sperimentazione sensoriale in cui l’esperienza del dolore diventa una centralità. Nella stimolazione sensoriale anche l’abbigliamento assume una funzione importante, di solito vengono usati specifici materiali in base al gioco erotico prescelto, come ad esempio il lattice o accessori “tipici”.

In questo ampio panorama si colloca anche il Ponyplay, una singolare pratica del BDSM tipica della cultura fetish che integra vari tipi di esperienze, da quelle sadomasochistiche a quelle costrittive e umilianti (Quattrini 2015).

È un gioco erotico nel quale vi è un partner che assume il ruolo di cavallo e l’altro quello di padrone chiamato anche “fantino”. Viene spesso definita come “la perversione di Aristotele” secondo un’antica e buffa leggenda che inizia a circolare in Europa nei primi anni del Duecento e che vede come protagonista il grande filosofo Aristotele.

Si narra che nel 350 a.C. Aristotele si stabilì a Mitilene, nell’isola di Lesbo, per scrivere le sue opere e tra i suoi allievi spiccava un giovanissimo Alessandro Magno. La leggenda, riportata nel Lai d’Aristotele dallo scrittore satirico Henri d’Andeli, narra che il filosofo, venuto a conoscenza del fatto che Alessandro stesse frequentando una giovane cortigiana di nome Fillide, lo avesse messo in guardia dalle donne cercando di farlo separare dalla ragazza, affinché si concentrasse maggiormente sugli studi. Il giovane, in disaccordo con il suo Maestro volle così dargli una lezione. In accordo con Fillide, Alessandro trasse in inganno Aristotele facendolo cadere nelle grazie della giovane donna. Aristotele vedendo Fillide cantare nel suo giardino, a piedi nudi, con i capelli sciolti e l’abito slacciato si lasciò così adulare dalla stessa che dopo averlo provocato promise di fare l’amore con lui solo se avesse accettato di fargli da cavallo e di portarla al galoppo nel giardino completamente nudo.

Il Ponyplay sembra avere un’origine molto antica tanto che esistono testimonianze date da pitture rupestri addirittura del Neolitico (grotte di Lascaux in Francia) o ancora raffigurazioni di un fregio assiro (risalente a circa 4000 anni fa) riportano le immagini di un re che siede su un carro, trainato da persone che fungono da cavalli in cattività. In ogni caso il vero sviluppo della cultura del ponyplay sembra risalire di fatto in Gran Bretagna e nelle varie colonie inglesi (Quattrini 2015). Oggi è divenuto un gioco di ruolo erotico all’interno del quale possono partecipare sia uomini che donne. Nel caso sia un uomo a fare la parte del pony viene denominato pony-boy, nel caso contrario è denominata pony-girl.

Alcuni sostengono che sia stato Ibrahim Pascià II, Gran Vizir ottomano del XVI secolo, ad avere per primo utilizzato le proprie stalle per ospitare ponygirl e ponyboy per il proprio piacere. Infatti sembra che nello stesso periodo storico in Inghilterra tale pratica fosse utilizzata per di più per far lavorare giovani donne, alla stregua di animali da traino, all’interno di strette gallerie di miniere al fine di trasportare carrelli pieni di materiali e pietre preziose.

Esistono diverse categorie di Pony-play: Pony da calesse, in cui vi è un calesse trainato dal “pony” sul quale è seduto il padrone; il pony da monta, che viene cavalcato direttamente sulle spalle o sulla schiena; e infine il pony da esibizione, che diventa una dimostrazione delle capacità di dressage (disciplina equestre, chiamata anche gara di addestramento) con l’utilizzo di accessori e piumaggi (Alexander 2008).


Nella pratica di questo gioco erotico sono molto più frequenti le ponygirl rispetto ai ponyboy. In ogni caso chi si presta alla sottomissione è tenuto ad indossare un “abbigliamento” tipicamente utilizzato per i cavalli, come selle, morsi, paraocchi, zoccoli ecc. Il Dominatore addestra ed educa il proprio “pony” a muoversi e a camminare come un cavallo, insegnandogli così le varie andature tipiche di questi animali quali il trotto, il galoppo o il passo in base alle richieste del padrone. Inoltre l’addestramento prevede anche le varie tecniche di dressage, nonché la postura elegante e potente come quella dei purosangue.

Al termine delle varie attività proposte dal Dominatore, dopo essere stati cavalcati o aver esibito le proprie capacità di dressage, i/le ponyboys/girls vengono rifocillati/e all'interno della stalla, strigliati/e e accuditi/e.

Ciò che è importante sottolineare è il fatto che, nonostante la difficoltà che si può avere a comprendere le pratiche sopra descritte, sono di fatto l’espressione di un piacere erotico-sessuale sicuramente inusuale, ma che nulla hanno in comune con la patologia e i Disturbi parafilici. Il piacere erotico viene in questi casi ricercato in base alle varie personalità che, nel totale rispetto di se stessi e degli altri, vanno al di là degli schemi comportamentali di tipo normativo, promuovendo in questo modo una cultura della sessualità atipica, della diversità e della trasgressione (Quattrini 2015).

Tirocinante: Emanuela D’Alessio
Tutor: Fabiana Salucci

Riferimenti bibliografici
Alexander, B. (2008). America Unzipped: In search of sex and satisfaction. Broadway Books.
American Psychiatric Association, & American Psychiatric Association. DSM-5 Task Force (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders: DSM-5™,.
Quattrini F. (2015). “Parafilie e devianza: Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti Editore.

Sitografia:
http://www.dragon.it/PraticheSessuali/SexBDSM/pony-play/pony-play.php
http://mirkana.myblog.it/2008/04/25/un-pony-boy/
[1] Il DSM-5 definisce “Parafilia” un comportamento caratterizzato da un interesse sessuale, intenso e persistente, che si discosta da quello tipico, nel quale ad essere ricercata è la stimolazione genitale con partner umani, fisicamente maturi e consenzienti (Quattrini 2015); “qualsiasi interesse sessuale maggiore o uguale agli interessi sessuali normofilici” (DSM-5); il Disturbo Parafilico è definito altresì come una “parafilia che causa disagio o compromissione nell’individuo o una parafilia la cui soddisfazione ha arrecato, o rischiato di arrecare, danno a se stessi o agli altri” (DSM-5).
https://iissweb.it/sexlog/la-perversione-di-aristotele-il-ponyplay-nel-bdsm/

lunedì 21 maggio 2018

Il mio BDSM e altre storie da Berlino

– L’incontro con la sessualità come mezzo comunicativo ed espressivo –


Sul Dolore Consensuale

Perché è considerato così scandaloso dal resto della popolazione, che non è interessata o non ricerca attivamente questa condizione, che una porzione di umanità ricerchi invece in maniera deliberata il piacere e l’appagamento attraverso il dolore?

Che tabù si cela dietro questa condizione?
Il dolore è sicuramente qualcosa di fisiologico, ma nella sua comparsa e nella risposta degli individui non mancano certo anche le componenti energetiche, emozionali e psicologiche.

Da tempo mi occupo di bodywork ed il mondo del BDSM ha sempre esercitato un grande fascino sul mio immaginario. Approdare alla possibilità di viverlo in prima persona qui a Berlino sta plasmando la mia percezione di come, in maniera consensuale, la pratica di stimolazione consapevole attraverso il dolore renda le persone appagate, di come crei legami forti e profondi, di come intessa trame di complicità emozionale difficili da riscontrare altrove.

Ricevetti una risposta semplice ed eloquente a questi interrogativi una notte mentre mi trovavo al KitKat, una discoteca sex-friendly molto famosa a Berlino (ma non solo) assieme ad un’amica.
Eravamo lì per festeggiare il suo compleanno, più precisamente eravamo lì perché il suo regalo di compleanno da parte mia era del tempo da dedicarle per giocare assieme. Non che il KitKat sia il posto migliore al mondo dove praticare BDSM, ma mettiamola così, lo fanno in molti e noi serviva uno spazio dove poterlo fare in santa pace quella sera.
Ci fermammo su un grande divano circolare in una delle sale antistanti la sala principale, quella con la pista da ballo, c’era ancora poca gente e la serata stava iniziando allora.
Tirai fuori le mie corde, una paletta da spanking e la rotella metallica di Wartenberg, tutto messo lì in bella vista sul divano, e cominciai una piccola lotta con la mia amica, cercando di afferrarle i polsi e legarli, il che avvenne dopo poco. Le strinsi le braccia al petto, cominciai ad avvolgere la corda attorno alla parte alta del corpo, le bloccai completamente gli arti superiori, la costrinsi a sdraiarsi su un fianco e presi a sculacciarla. Lei si contorse, gridò, io le afferrai una caviglia e la legai alle corde già presenti sul torso, piegandole la gamba all'indietro, il che espose tutta la parte anteriore del corpo alla mia vista. Legai anche l’altra caviglia nello stesso modo, il che mi diede accesso completo alla sua pancia, alle anche, al pube.
Nel frattempo una piccola folla si era radunata lì attorno, qualcuno sghignazzava sotto i baffi, qualcun altro cercava di esplorare con lo sguardo i centimetri di pelle scoperta del corpo della mia amica in cerca di qualche particolare ancora più piccante, qualcun altro sembrava volersi mettere in fila per essere il prossimo da trattare.
Il mio regalo di compleanno durò una mezz'oretta, durante la quale un visitatore tra tutti sembrava essere più interessato degli altri, lo vedevo deambulare continuamente lì attorno, guardarci mentre era appoggiato ad un angolo, sedersi all'altro lato del divano circolare, toccarsi insistentemente le braccia come se bramasse di essere toccato a sua volta da qualcun altro.
Finimmo la sessione, ne seguirono baci, abbracci, carezze e sfregamenti saffici, poi ci spostammo nella sala grande, la serata, e la musica, erano iniziate.
Non sono mai stata famosa per le mie incursioni selvagge da tigre danzante del dancefloor, piuttosto per fermarmi a giacere in posizioni improbabili a mo’ di leone pigro e sfatto adagiato sui divani adiacenti, per cui anche stavolta, seguendo la mia natura, mi fermai a sedere con la borsa degli attrezzi a fianco su uno dei divani in pelle nera posizionati in maniera random tutto attorno al perimetro della grande sala.
La mia amica stava danzando poco distante da me, quando notai lo stesso visitatore deambulante che poco prima girava attorno al divano circolare durante la nostra sessione di corde stazionare proprio lì davanti a noi, da solo, mentre con poche movenze dei piedi (piatti tra l’altro) accennava una simil danza statica sul posto, quasi a voler dissimulare la noia che probabilmente lo stava pervadendo senza dare però troppo nell'occhio, cercando di confondersi tra la folla facendo quello per cui le persone principalmente andavano in quel posto, ovvero ballare, forse.
Due o tre passettini al lato, altrettanti per tornare alla posizione di partenza, poi una rapida occhiata di sfuggita girando solo la testa a me e alla mia amica poco distante, ed ecco che la richiesta implicita divenne esplicita. Lo notò anche la mia amica, che venne immediatamente da me per condividere quella sensazione, convenimmo sul fatto che quel giovane, anche molto carino tra l’altro, non aspettava altro che cadere preda delle nostre dolci e (poco, almeno le mie) delicate manine. Decidemmo che dovesse essere lei ad adescarlo.
Gli andò vicino, sussurrandogli qualcosa all'orecchio e passandogli morbidamente un braccio attorno alle spalle, ed in meno di un minuto me lo ritrovai lì davanti, in piedi, bottiglia di birra ancora in mano e la mia amica al suo fianco che lo teneva per un braccio, che ci chiedeva con aria innocente di essere legato e sottomesso.
Era davvero un bel ragazzo, occhi chiari come il ghiaccio, capelli ricci e scuri, corti, canottiera nera e jeans attillato, magro, ma in forma, spalle larghe e fianchi stretti.
Io ero rimasta seduta con aria matronale sul divano per tutto il tempo, entrambi ora sostavano in piedi lì davanti a me.
La mia amica cominciò a ronzargli intorno come un’ape ronza su un succulento fiore traboccante nettare dorato, lo approcciò dapprima slacciandogli la cintura, gli abbassò poi lentamente i pantaloni, gli tolse la canotta nera…mentre io presi in mano con fare deciso una delle mie corde di canapa, facendola scivolare tra le dita, sbattendola sul palmo della mia mano, mentre aspettavo che la complice di questa deliziosa azione estemporanea mi portasse il frutto della sua ammaliante conquista, consegnandomi quel delizioso e fresco bocconcino da trattare a dovere e gustare poi assieme.
Non oppose alcuna resistenza quel ragazzo, si lasciò tranquillamente spogliare, si lasciò sdraiare sul divano.
Gli presi con forza i polsi e con pochi giri di corda glieli bloccai al petto.
Lui chiuse delicatamente gli occhi, mentre la mia amica lo stava carezzando in fronte, baciando, sfiorando con le sue stupende e affascinanti preziose mani affusolate sulle cui unghie aveva steso quella sera uno smalto brillante rosso fuoco.
Riservai anche a lui più o meno lo stesso trattamento che avevo riservato alla mia amica, caviglie legate e incaprettamento completo, stavolta però portai e bloccai le sue ginocchia al petto.
Le mie corde solcavano il suo corpo strette, profonde, ad ogni giro provocavano un sussulto, supportato dalle carezze amorevoli della mia complice che aveva le sue mani ancora attorno alla testa di quella preda, e in poco tempo il bocconcino fu quasi completamente bloccato, chiuso, stretto nella morsa del ragno.
Lo girammo, terga al vento, gli abbassai le mutande per esporre le sue natiche alla vista di tutti, mentre la mia amica gli conficcò più e più volte le unghie laccate di rosso nella schiena, graffiandolo, segnandolo di rosso, come se le segnature che già le corde stavano intessendo sulla sua pelle non fossero abbastanza.
Un bel culetto, davvero. Qualche schiaffo per scaldare la zona, poi venne decisamente il momento di adoperare la paletta da spanking che tenevo ancora sedata lì accanto.
Cominciai a colpirlo dapprima piano, con calma, poi in un crescendo di follia pervasiva mi lasciai trasportare da un fuoco irrazionale, la traiettoria che il mio braccio percorreva era molto ampia, durante la quale il gesto prendeva forza, potenza, per arrivare a schiantarsi violento su quelle morbide natiche indifese.
Pochi i gemiti che il nostro ospite emetteva, sembrava proprio che avesse una forte resistenza al dolore, mentre la sua pelle pian piano, colpo dopo colpo, diventava scura, viola, segnata da lividi sempre più evidenti. Mi domandai se mai quel ragazzo fosse in grado di dire “basta”, se conoscesse i suoi limiti o se li stesse esplorando in quel momento o addirittura ignorando, ma per evitare danni, visto che non lo conoscevamo e non ero a conoscenza dei suoi limiti, decisi di fermarmi lì. Ancora carezze, bacetti della mia amica sulla nuca, grattini di unghie pittate di fuoco, il respiro del ragazzo in quel momento era naturalmente accelerato, ansimante, il corpo madido di sudore.
Cominciai a slegarlo pian piano, per farlo tornare lentamente allo stato di quiete.
Lui sorrise, sembrava felice, cercò immediatamente i suoi vestiti e la sua bottiglia di birra, che era rimasta lì sul tavolo poco distante.
Cercai immediatamente un contatto verbale, gli chiesi come stava, come fosse andata durante la sessione, come si era sentito durante quella esperienza.
Mi rispose con una frase chiave che per me diventerà in seguito una sorta di mantra, che mi ripeterò in testa tutte le volte che penserò al perché alcune persone sono così attratte dalla ricerca del dolore più di altre.
Mi disse candidamente che era stato tutto molto bello, che il dolore lo faceva sentire di nuovo vivo, a fronte di una progressiva e dilagante noia e stasi nella sua vita.
Ed è forse questa la chiave per capire cosa c’è dietro la apparentemente folle richiesta di farsi fare del male e dietro la ricerca di qualcuno che ce ne faccia appositamente ed in maniera controllata, che ci ferisca sotto osservazione, che oltrepassi quello strato di pseudo-mummificazione che spesso si ispessisce e va crescendo sulla nostra pelle, andando a scavare sempre più in profondità fino al limite di sopportazione, limite che comunque non è mai ben definito e che può essere sempre spostato un po’ più in là.
Lo tengo sempre bene a mente.


https://xanandrablog.wordpress.com/2017/04/02/sul-dolore-consensuale/

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