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lunedì 23 luglio 2018

Il Blog intervista: Pat Foster e Davide La Greca

SU 30 GENNAIO 2018 DA ROBY WJ IN INTERVISTA

Iniziamo il 2018 del Blog con una nuova, doppia, intervista, che per gli argomenti trattati credo piacerà ed incuriosirà molto i nostri lettori.
Parleremo infatti con Pat e Davide di svariati argomenti, di relazioni “poliamorose”, di “transizione”, di Shibari e molto altro ancora. Buona lettura!

Benvenuti ad entrambi, e grazie per aver accolto il nostro invito. Iniziamo da Pat.
Ciao a tutti, ho 37 anni e sono nato in Campania. Sul passato temo ti deluderò un po’ in quanto non ho molto da raccontarti, anzi preferisco sorvolare, non per motivi particolari, ma semplicemente perché è un passato che ormai non mi appartiene più.

Non ti preoccupare, comprendiamo. Sappiamo però che la tua vita cambia dopo i 20 anni, quando lasci casa…
Si, a 24 anni ho lasciato casa dei miei genitori e sono andato a vivere con Davide, che costituisce la mia relazione primaria. Viviamo insieme in provincia di Pavia.

Ecco Davide, subito tirato in ballo (risata). Come vi siete conosciuti?
Ci siamo conosciuti su un sito a tema “BDSM” che ora non esiste più. Proprio in quei giorni c’era un evento a Roma a cui Pat voleva partecipare. Quindi sono andato a Napoli dove viveva, a conoscerlo, e abbiamo partecipato insieme alla festa. Dopo neanche un paio di giorni è cominciata la nostra relazione e viviamo insieme da allora.
La mia adolescenza è stata normalissima in una famiglia che mi ha sempre dato appoggio e sicurezza. Sono cresciuto molto indipendente. La regola era “fai quello che vuoi se sei disposto a pagarne le conseguenze”.

Pat, non mi è sfuggito che poco fa hai definito la vostra relazione “primaria”, in che senso?
Perché siamo entrambi “poliamorici”, cioè viviamo più relazioni contemporaneamente. Nell’arco di questi 13 anni insieme abbiamo coltivato sentimenti, progetti e lavoro, che ci hanno molto uniti e che ancora sviluppiamo insieme, mi riferisco principalmente alle scuole di “Shibari” in tutta Italia e vari progetti culturali sul “BDSM”.

Qualche tempo fa sentii per la prima volta parlare di relazioni “poliamorose” grazie ad un servizio de “Le Iene”, la domanda più immediata che uno si pone è se non provate mai gelosia?
Pat: la gelosia è un sentimento che in passato ho provato e che ho capito essere deleterio per me e per le mie relazioni. Quindi ho cercato di gestirlo, principalmente comprendendo da cosa fosse scatenato. Al momento posso dire di non avvertirla praticamente più.
Davide: si, la provo, come tutti i sentimenti è istintiva, ma la gestisco ricordandomi che la gelosia è solo la paura di perdere qualcuno a cui si tiene.

Quindi, trattandosi di relazione aperta non avete necessità di nascondere conquiste e “intrallazzi” giusto? E’ sempre stato così tra voi?
Pat: esatto, anzi a me fa piacere quando i miei partner almeno si conoscono e riescono a frequentarsi convivialmente. Spesso si esce insieme, si va a cena, si chiacchiera e si va d’accordo. Non è sempre stato così, le mie prime relazioni erano monogame perché l’altro lo era, ed è uno dei motivi principali per cui non sono proseguite.

Questo tipo di relazione comporta anche far conoscere e far frequentare il proprio partner all’altro? Oppure le altre relazioni siete liberi di viverle al di fuori della vostra relazione di coppia?
Pat: non mi è mai capitato che due miei partner stessero a loro volta insieme e avessero un’interazione sessuale di qualche tipo. Ma, come detto prima, richiedo assolutamente che chi entra a far parte della mia vita faccia conoscenza delle persone che già ne fanno parte. Per una questione di rispetto e anche perché ciò che non conosci assume nella mente quasi sempre una connotazione sbagliata. E anche a me fa piacere conoscere le persone con cui si relaziona Davide, abbiamo anche vissuto insieme in tre: Davide, io e una sua partner.

Pat, per riassumere, vi amate e svolgete insieme un lavoro che è anche una passione, un’attività che vi porta a viaggiare tanto e a conoscere tante persone. Al tempo stesso siete liberi di divertirvi, amare e fare sesso con altre persone. Così descritta sembra davvero una condizione perfetta ed invidiabile, c’è anche un risvolto della medaglia?
Si, litighiamo e discutiamo esattamente come in tutte le altre coppie, con l’aggravante anche del lavoro insieme. Ma ci siamo rodati anche in questo. Non c’è mai un muro e, una volta sbollita la parte accesa della discussione, c’è sempre spazio per il dialogo, che costituisce la parte più importante del nostro rapporto.

Parliamo di una passione che accomuna entrambi, lo “Shibari”. L’idea di questa intervista nacque mesi fa, quando intervistai Mauro Lacqua e pubblicammo alcune fotografie che ti fece. Non conosco molto a riguardo, salvo che è una disciplina nata diversi secoli fa in Giappone avente connotati erotici. Davide, dovendola spiegare più nel dettaglio?
Il primo mito da sfatare riguarda proprio le sue origini. Si tratta di una disciplina relativamente giovane, lo Shibari per come noi lo intendiamo nasce all'inizio del secolo scorso. Prima le legature non avevano una valenza erotica ma facevano parte o di discipline marziali o erano strumenti narrativi del teatro Kabuki. Solo negli ultimi 100 anni si è data questa connotazione legata alla sessualità e allo scambio emozionale, che è poi ciò che ci spinge a viverla quotidianamente.

Come ti sei avvicinato alla disciplina, facendola poi diventare anche un lavoro?
Come tutte le cose belle nasce per caso. Mi sono trovato a farlo su richiesta di una ragazza quasi trent'anni fa. Non era neanche nelle mie fantasie ma in breve tempo mi ha appassionato ed è diventata molto importante nella mia sessualità e nella mia vita.
Agli inizi gli unici riferimenti che trovai erano riviste pornografiche americane e tedesche più qualche raro reperto giapponese. Soltanto con l’arrivo di internet è stato possibile un confronto con altri appassionati, lo stesso che mi ha condotto fino ad oggi.
Iniziare ad insegnare nel 2003 è stata la scintilla che mi ha portato a codificare maggiormente il mio stile personale, che poi è quello che caratterizza la mia scuola che attualmente organizza lezioni in tutta Italia. Pietre miliari di questo percorso sono stati due manuali, gli unici in italiano, scritti rispettivamente nel 2010 e nel 2016, che fotografano il mio stile in quel preciso momento.

Si deve sostenere un esame per diventare Maestro e da chi viene conferito il titolo?
Non esistono esami, è uno di quei casi in cui sono gli allievi a darti il titolo, riconoscendo le tue capacità nell'insegnamento.
Per quanto due anni fa ho ricevuto l’attestato di istruttore certificato, unico in Italia, della scuola giapponese “Yukimura-Ryu Shibari” direttamente dalle mani delle Sensei Haruki Yukimura. Con lui ho seguito un percorso formativo unico, basato sullo stile dolce detto “Aibunawa“.

Ho letto che lo “Shibari” non è solo una pratica erotica ma viene usata anche per il rilassamento e in ambito artistico, ad esempio per la realizzazione di sculture viventi. E’ corretto?
E’ corretto, come tutte le attività estetiche ed artistiche che riguardano il corpo e le sue sensazioni, come la danza, il tango, il tantra, ma anche la pittura e la stessa fotografia. Nell’utilizzare le corde per immobilizzare è possibile anche cercare di creare il bello, ed emozionare non solo chi le vive ma anche chi le guarda.

Pat, è vero che solamente con le “legature” è possibile raggiungere il piacere sessuale?
Assolutamente no. Io ho una sessualità abbastanza varia e che spesso non richiede che si faccia BDSM o shibari in particolare. Allo stesso tempo mi piacciono delle pratiche e il piacere che provo nelle legature va addirittura al di la del piacere sessuale. Tocca corde molto più profonde ed agisce a livello mentale ed emozionale. Mi capita anche di godermi le corde senza cercare un orgasmo fisico, ma solo per il piacere che ne ricavo su altri livelli.

Davide, chi frequenta la vostra scuola? Sono soprattutto uomini o donne, e di che età?
Qualsiasi età dai 18 anni in poi, con una maggioranza tra i 25 e i 40. Ambo genere.

Perché ci si rivolge ad una scuola di Shibari, e con quale finalità?
Lo shibari è una pratica che da autodidatti è difficile da apprendere, soprattutto la parte inerente alla sicurezza per ridurre i rischi di fare danni. Inoltre è molto difficile comprendere la parte emozionale semplicemente guardando una foto o un tutorial on line. Si tratta di una disciplina pratica fatta di tecnica ma soprattutto di passione.

Come si svolge una lezione di Shibari?
Le lezioni si dividono in classi pubbliche ed in lezioni private. Nelle prime, secondo la nostra scuola, utilizziamo un metodo didattico multi livello mettendo insieme un gruppo di studenti e impostando la lezione in base alle loro capacità peculiari, aspettative e desideri. La lezione prevede momenti di teoria in cui si spiegano i concetti e le basi, e momenti di pratica in cui si fanno scorrere le corde fino all'apprendimento della tecnica. Il processo prevede il consolidamento delle legature imparate prima di affrontarne di nuove. Si cerca in ogni caso di non imporre agli allievi uno stile rigido affinché possano sviluppare il loro personale modo di esprimersi attraverso le corde.
La lezione privata si svolge col medesimo approccio ma con un’attenzione personale e diretta all'allievo e alle sue necessità. Nella lezione privata si affrontano anche argomenti più intimi e tecniche più legate al gioco di coppia.

Si sta nudi o parzialmente vestiti?
In classe ognuno è libero di vestirsi come vuole, nei limiti del rispetto altrui. Normalmente suggeriamo un abbigliamento comodo che lasci scoperto gambe e braccia.

La pratica di questa disciplina comporta qualche rischio e può avere controindicazioni?
Lo shibari è pericoloso come tutte le attività umane che mettono il corpo in condizioni di rischio. Per questo siamo molto attenti al concetto di sicurezza e ci approcciamo alla pratica con molto rispetto.

Pat, tu invece come ti sei avvicinato allo Shibari, lo conoscevi già prima di conoscere Davide?
Lo conoscevo ma non lo avevo mai praticato. Quando ho conosciuto Davide sapevo che era già una parte importante della sua vita, e che lo avrei sperimentato, e infatti ricordo il giorno in cui mi ha legato per la prima volta come fosse ieri. Dopo diverso tempo già trascorso insieme ci siamo ricavati questo momento privato per provare la prima volta e non ho più smesso.

E che rapporto hai con questa disciplina? Al di là della sfera lavorativa, è una costante anche nella vostra relazione sessuale di coppia o con altri partner?
Si, è un filo conduttore abbastanza importante. Non è obbligatorio praticarlo nelle mie relazioni ma, siccome a me piace, chi si relaziona con me presto o tardi cede, prova e spesso diventa a sua volta un appassionato di corde. Con Davide è praticamente una costante, la parte lavorativa è una proiezione della passione che proviamo per questa pratica.

Lasciamo lo Shibari, sappiamo che da anni hai iniziato un profondo percorso di cambiamento, ti va di parlarcene?
Si, il mio desiderio di “cambiare” ha preso forma 5-6 anni fa, quando ho deciso di conclamare il fatto che mi sentivo appartenente al genere maschile e non a quello attribuito alla nascita. Il percorso, soprattutto iniziale, non è stato semplice perché c’è tutto un iter “standard” da seguire, che magari può essere adatto ad una persona, ma meno ad un’altra. Un percorso psicologico, che mi ha molto aiutato a capirmi, poi la terapia ormonale ed infine l’iter legale, affinché un giudice ti dia il suo benestare ad operarti.

Dalle tue parole intuisco un percorso non del tutto “standard”, è così?
Si, non credo minimamente di rappresentare il sentire comune delle persone transessuali “FTM” (“female to male”) perché non ho sentito all'inizio la necessità di una terapia ormonale, puntando piuttosto alla mastectomia, ossia ad eliminare i seni dal mio corpo, intervento che avevo desiderio di attuare al più presto.
In realtà di tempo ne è passato anche troppo fino a che, poco più di un anno fa, mi sono finalmente operato. E’ stato un momento molto importante della mia vita, che mi ha portato ad un profondo senso di guarigione, corporea e mentale.

Puoi spiegarci meglio?
Si, finalmente avevo un corpo più attinente alla mia identità e in grado di rappresentarmi maggiormente.
Questo ha anche acceso il mio esibizionismo, tra l’altro già molto presente. Ho cominciato a posare e fare fotografie quando le cicatrici dell’operazione erano ancora molto visibili. Ho aperto un canale amatoriale “BDSM” per espormi anche sotto aspetti più intimi. Ho continuato a farmi legare con ancora più soddisfazione.

Quindi la tua “transizione” può definirsi ultimata?
Non credo che esista un inizio o una fine di questo tipo di percorso, per cui fatico a dire se sia concluso o meno.
Mesi fa ad esempio ho fatto un tentativo con la terapia ormonale, che purtroppo ho dovuto interrompere per un problema clinico dopo pochi mesi. Anche se oggi quel problema sembra rientrato conservo dei dubbi a riguardo e non l’ho ripresa.

Dopo l’intervento com'è stato familiarizzare con il tuo “nuovo” corpo?
Come ti dicevo poco fa dopo l’intervento mi sono finalmente accettato sia dal punto di vista fisico sia mentale. Sono circondato da persone che mi vogliono bene. Al momento ho due partner che mi sostengono in tutto. Riesco anche a condurre una vita improntata sulle mie passioni e mi sento sempre molto stimolato.

Davide, cosa ne pensi tu?
Ho vissuto la sua transizione con il rispetto che si deve ad una scelta personale importante. L’ho sostenuto, consigliato e appoggiato partendo da una filosofia personale che ognuno deve essere libero di esprimere quello che sente se non danneggia gli altri.

Pat, e nel rapporto con gli altri?
La mastectomia, l’assenza di una terapia ormonale e diverse mie passioni di cui non faccio mistero, tende a dare di me un’immagine abbastanza ambigua. Trovo molta vicinanza e solidarietà, ma anche critiche molto accese, sulle mie scelte, sul mio esibizionismo, su quello che faccio. Io mi limito a prendere il meglio di tutto, anche delle critiche se sono costruttive, e lascio il resto.

E con la tua famiglia che rapporti hai?
Con la mia famiglia ho interrotto la maggior parte dei rapporti anni fa. Non siamo mai andati particolarmente d’accordo e quindi da quando sono andato via da casa loro, più di dieci anni fa, quel poco dialogo che c’era prima si è anche molto rarefatto e al momento non sembra che possa riprendere.

Siamo indiscreti, dato che non ne fai mistero, a quali passioni ti riferisci soprattutto?
La mia passione per il BDSM, che spesso viene ancora visto come una perversione da chi non lo pratica. Il mio mostrarmi spesso nudo. Le persone sembrano avere dei grossi problemi col proprio corpo e quello degli altri, si vergognano, lo ricoprono di qualcosa di “sporco”. Mi sono addirittura arrivate critiche perché mostravo così facilmente le mie cicatrici. Come dovessi in qualche modo vergognarmene e nasconderle, quando in realtà sono un segno per me importante.

In conclusione, sfruttiamo fino in fondo la presenza di entrambi per una veloce intervista doppia in stile “Le Iene”.
Cosa vi ha fatto innamorare l’uno dell’altro?
Pat: l’aver trovato una persona a cui non dovevo nascondere nessuna parte di me.
Davide: l’aver trovato la controparte dei miei desideri e del mio stile di vita.

Il lato più bello dell’altro?
Pat: la forza d’animo
Davide: gli occhi

Cosa vi attrae fisicamente nell'altro?
Pat: la barba
Davide: il continuo cambiamento

Vi siete mai nascosti qualcosa? E se si cosa?
Pat: no
Davide: no

Chi ha più successo in amore?
Pat: lui
Davide: nessuno dei due

La vostra relazione è stata poliamorosa sin dall’inizio o ha avuto inizio in seguito?
Pat: C’è stato un periodo durato qualche anno in cui io non mi consideravo poliamorico.

Attualmente quante relazioni “poliamorose” avete in essere?
Pat: due
Davide: tre

La cosa più folle che avete fatto insieme?
Davide: Emigrare al nord.

https://robywj.wordpress.com/2018/01/30/il-blog-intervista-pat-foster-e-davide-la-greca/

venerdì 20 luglio 2018


Il mio blog https://goo.gl/cXqedu #dominagoldy #bdsm #followme


Racconto


Le piaceva osservarmi. Provava una sottile eccitazione nel vedermi nudo, con la testa bassa e le mani dietro la schiena in posizione di attesa. Un' attesa silenziosa, immobile, nervosa. Per quanto la conoscessi sapevo che era imprevedibile, potevo aspettarmi di tutto ma anche niente e nonostante gli anni di appartenenza quello era un momento in cui l'abitudine non si sarebbe mai impossessata di me, mai avrebbe attenuato quel reverenziale timore che sentivo dentro e che mi faceva vivere quegli istanti iniziali come se mi trovassi al cospetto di una Corte in attesa di giudizio di un reato che non sapevo di aver commesso. Cercavo di non produrre alcun rumore , ciononostante, nell'apparente silenzio udivo il mio respiro come fosse amplificato. I suoi occhi erano su di me. Li sentivo perscrutare come se stessero scavando dentro la mia anima. L'eco dei suoi tacchi interruppero i pensieri meditabondi, seguirono da due rapidi e lievi soffi d'aria ognuno dei quali terminò con un leggero colpo secco. Era il suo staffile che colpiva lo stivale. Destandomi dal torpore in cui pensieri e paure mi avevano fatto cadere concentrai la mia attenzione e finalmente capii il significato di quella situazione: non stava riflettendo sul da farsi, stava attendendo che io agissi. Mi inginocchiai, abbassai la testa fino a posare le mie labbra sulla punta dei suo stivale in pelle nera e la baciai, prima una e poi l'altra, lentamente, con delicatezza. Una rapida serie di rabbiosi colpi di frusta cadde come pioggia sferzante di un temporale estivo sul mio culo e altrettanto severamente la sua voce penetrò nel mio cervello rimproverandomi con le seguenti parole:
"Lurido verme, dopo quattro anni non hai ancora capito che la posizione eretta per te è solamente una mera convenzione che ti concedo per poter sopravvivere nel quotidiano e che al mio cospetto tu esisti solo a quattro zampe come un cane?....anzi come una cagna e all'occorrenza anche come una troia!"
Dissi soltanto: "Si Padrona, chiedo scusa".
"...e all'occorrenza anche come una troia!" furono le sue ultime parole prima di congedarmi. Pensai che ci sono diversi modi che un dominante può intendere usando quel sostantivo. Ultimamente avevo la sensazione di venire sottoposto ad una sorta di esercitazione, di allenamento sia fisico che psicologico in modo da abituarmi e svolgere con naturalezza le azioni che mi venivano ordinate. Recentemente ad esempio dovetti infilarmi un plug nell' ano, inginocchiarmi di fronte all'armadio e simulare il sesso orale accogliendo nella mia bocca un dildo realistico attaccato all'anta tramite ventosa. Ero impacciato ma la sua mano intervenne prontamente posandosi sulla mia nuca e accompagnandomi avanti e indietro dando ritmo al movimento. 
"Voglio sentire il rumore della bocca" disse. 
Quando le parlai successivamente di questo specifico episodio scoppiò a ridere nel sentire che definivo l'azione "sesso orale" e mi umiliò ulteriormente rispondendo che mi aveva semplicemente insegnato come si fanno i pompini. Arrossii abbassando la testa mentre nella mia mente prendeva forma un pensiero che mi fece rabbrividire: il significato primario del termine troia. In fondo credo che le piacerebbe non poco ricevere soldi usandomi in tal modo. Non passò molto tempo, infatti, che iniziò a parlarmi di amici, conoscenti, padroni disposti a pagare per un esperienza del genere e usava questa prospettiva come minaccia, come possibile punizione. Stavo iniziando a capire il vero senso di esserle schiavo, di appartenerle. Non era un gioco e lo sapevo bene, era una condizione di vita in cui la regola base sulle cui fondamenta si basa il rapporto è l'obbedienza e la sua infrazione comporta conseguentemente azioni punitive. Non ci si può improvvisare schiavi, è un lavoro costante nel tempo di formazione, in cui il padrone modella sapientemente ciò che gli appartiene fino ad averne il totale controllo che equivale al desiderio dello schiavo di rimanere tale in qualsiasi circostanza, a qualunque condizione.

by Andrea

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