Not Safe For Work

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lunedì 9 aprile 2018

Il collare

Il collare è stato inventato in Cina nel 100 a.C., e si è diffuso in Europa nel VIII – IX secolo come attrezzo per facilitare il trasporto e la guida di cavalli e altri animali.
Non è stato lungo il passo per assumere il collare come simbolo di sottomissione nella cultura BDSM, sia per il suo significato psicologico sia per l’impatto emotivo che rappresenta indossarle un oggetto pensato e creato per essere utilizzato su animali.

Il collare cinge la gola del sottomesso e richiama (anche visivamente) il potere della Dominante sulla vita dello schiavo, il potere di trascinarlo e di condurlo dove vuole, psicologicamente e materialmente, senza problemi.
Un collare poi può essere facilmente indossato anche nella vita di tutti i giorni (nelle situazioni di dominazione 24/7), perchè è facilmente occultabile sotto una sciarpa o il collo della camicia e non mette troppo in imbarazzo pubblicamente il sub e nello stesso tempo consente di ricordare al sub il suo appartenere a qualcuno.



Hai mai indossato un vero collare da schiavo, imposto da una Padrona vera? Hai idea delle sensazioni che si provano toccandolo con le dita, farlo ruotare intorno al collo?
Hai idea delle emozioni che provoca la percezione tangibile dell’appartenenza?
All’inizio provi una sensazione di smarrimento, di confusione e di paura, spesso accompagnate da un senso di colpa: cosa mi succederà? ho fatto la scelta giusta? e se poi non sono all’altezza? Poi subentra il sottile piacere di essere posseduto, la pervadente euforia di sentirsi una cosa di proprietà.

Che effetto fa portare un collare? Dimmelo tu.
Fare la prova è facile. Prendi un pezzo di spago, legatelo attorno al collo e fissalo con un bel nodo (non troppo stretto, mi raccomando!). Poi prova a tenerlo così per qualche giorno, senza mai toglierlo. Ogni volta che lo vedrai allo specchio, o ne sentirai la presenza sotto i vestiti, vedrai che ti verrò in mente io. Penserai al significato di quello spago, a chi sei e cosa vorresti essere. Al piacere che ti dà sentirti come un oggetto di proprietà altrui. Passati quattro o cinque giorni, togli pure il “collare” e scoprirai di sentirti “nudo”.
Ecco: adesso sai perché i collari sono così importanti nel mondo dell’erotismo estremo.

Il collare di una Dom ti offre ben più che un bollore alle natiche o un tacco sui genitali, o un colpo di frusta o delle dita guantate di lattice infilate nel sedere. Ti offre di capire a fondo la differenza fra un essere umano e una troia in calore attraverso il controllo degli istinti. Quindi, prima di strisciare nei panni di una cagna, forse potresti coinvolgere l’uso del tuo cervello su che cosa stai facendo.
Il collare non può essere rimosso se non dalla Padrona che lo ha conferito, e solo da Lei può essere usato: per lo schiavo, è invece il simbolo della massima “onorificenza” a lui destinata, che porterà durante tutto il suo percorso educativo e finchè resterà di proprietà della Padrona.

Il collare, soprattutto in cuoio e con il guinzaglio agganciato, porta immediatamente alla mente del sottomesso il cane: proprio su questa umiliazione punta il Dominante, in quanto il collare diventa il simbolo della riuscita animalizzazione dello slave.
Ma il collare si inserisce molto bene in parecchie scene di bondage, specie utilizzando un collare che blocca la testa e il collo durante una scena o durante un momento di pausa. Uno slave può essere bloccato ad un tavolo o ad un letto attraverso il collare agganciato al mobile stesso, impedendogli di alzare la testa. Un guinzaglio ed un collare agganciati ad un punto fisso (ad es. un anello al muro o un termosifone) costringono il sottomesso nel proprio angolo.
Un paio di polsiere bloccate all’anello del collare, sia facendole passare sul davanti del petto che dietro la schiena, non permettono al sottomesso di abbassare le braccia e quindi, per esempio, proteggersi da una ispezione o da una seduta di spanking; fatto sedere e bloccate le caviglie con una corta catena sempre all’anello del collare si inchioderà lo slave al proprio posto senza potersi allontanare.
In un mondo caratterizzato per lo più da simboli ed apparenze, il collare rappresenta forse quello più scontato, ma anche quello meno conosciuto. Troppo spesso sento i sub illanguidirsi ed eccitarsi all’idea di portare un collare, ma essere collarizzato ha un ben preciso significato (che va ben oltre oltre il doggie play) che bisogna conoscere e comprendere.
Portare il collare è la rappresentazione simbolica del proprio volontario impegno a concedersi e donarsi completamente, del proprio deliberato assoggettarsi anima e corpo, del proprio incondizionato affidarsi ad una persona di cui si ha bisogno: ecco perchè i protocolli anglosassoni del BDSM prevedono una vera e propria cerimonia per imporre il collare: la collarizzazione.

La collarizzazione è un evento alla fine del quale la Dominante mette al collo di un sottomesso il simbolo della slavery come segno di appartenenza (più o meno) permanente e duratura, sancendo il riconoscimento (da parte del sub) del potere del Dominante su di lui, in vista degli sviluppi del rapporto D/s che si è instaurato.

Il rituale inizia con una prova. La prova è essenziale per ottenere come ricompensa l’imposizione del collare, e solitamente consiste in un sacrificio (che può comportare dolore, fustigazioni, sofferenze prolungate con legature, bondage a lungo termine, o altri atti specifici progettati per dimostrare quanto l’aspirante schiavo sia sottomesso e ubbidiente).
Può trattarsi di una prova leggera e durare pochi minuti, oppure può essere molto intensa e durare per giorni o anche settimane (gli inglesi mica scherzano eh!).
Tutte le Prove di sottomissione dei rituali di collarizzazione sono pensate per testare i limiti dello schiavo, ed è per questo che si parla di cerimonia di iniziazione; ovviamente, qualunque limite può essere potenzialmente superato, a patto di non provocare danni. In ogni caso, deve trattarsi di quancosa di molto significativo per lo schiavo e che non potrà mai dimenticare.

La cerimonia di Collarizzazione dipenderà dunque dall’esito della “Prova”, nel senso che il sottomesso deve essere testato per la sua capacità di vivere e comportarsi come un vero slave di proprietà.
Steso sul pavimento, il sottomesso striscia fino ai piedi della Mistress fino a poterli sfiorare con un bacio, poi striscia di nuovo all’indietro sino a sollevarsi in ginocchio, a distanza di almeno un metro.

Secondo il protocollo inglese, la Domina può scegliere uno dei seguenti test (o anche decidere di sottoporre il sub a tutti e due, a sua discrezione):
1) un atto di sottomissione puro, che materializzi la resa del sub a tutto il genere femminile (adorarLe i piedi, leccarLe il culo, farle da zerbino o da sedia, etc.)
2) scegliere un castigo e subirlo, per affermare la sua resistenza a qualunque disagio fisico per il piacere della Padrona.

E’ decisamente un gradevole spettacolo la vista del corpo nudo dello schiavo, ancora fresco dei marchi delle frustate sul suo corpo, obbligato ad inginocchiarsi davanti alla Domina offrendo il collo per farsi agganciare il collare. Nessuno scambio di sguardi: gli occhi del sub sono fissi sul pavimento. Si è creata una forte intimità, sigillata dallo scatto metallico del lucchetto che si chiude e dal turbinio di pensieri che si agitano nella testa dello schiavo, bloccando per sempre il collare e conferendo lo status di slave.
L’usanza prevede poi che la Padrona agganci il guinzaglio al collare del suo nuovo schiavo collarizzato e lo strattoni per far sì che lo schiavo appoggi la fronte sul pavimento, senza sprecare parole.
Quando infine la Domina appoggia il piede sulla nuca dello schiavo, in segno di trionfo finale, mantenendo la posizione per qualche minuto, la cerimonia si conclude …. e si può dare inizio al gioco vero e proprio.

Lo schiavo appartiene ormai alla Padrona, anima e corpo, è Suo possesso illimitato e Lei ne potrà usare e abusare come meglio riterrà.







Ready?


venerdì 6 aprile 2018

Racconto 5.

Come un bambino al primo giorno di scuola si approcciò al suo primo incontro.
Lei non amava attendere neanche un secondo e lo capì subito dalle prime parole.
Si presentò un'ora prima in quella stanza dove l'imbarazzo e l'imbranatezza regnavano sovrani...
"Attendimi in ginocchio piccolo, davanti alla porta. Sto arrivando."
E lui senza farselo ripetere una volta in più obbedì al suo primo comando...

Era Sua proprietà

scritto da Gianni Fedele

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giovedì 5 aprile 2018

Play with my sissy


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Recensione: COSÌ COME LUI TI VUOLE DI C. CARDENO [FAMILY#1]

Titolo: Così come lui ti vuole
Titolo originale: Something in the way he needs
Autore: C. Cardeno (Traduttrice: Barbara Cinelli)
Serie: Family#1
ISBN: 978-88-9312-224-5
Edito da: Triskell Edizioni
Prezzo: Ebook 5,99 €
Genere: Romance, gay, lgbt, contemporaneo
Pagine: 212 pag.
Uscita: 5 Maggio 2017

Trama: La professionalità del capitano di polizia Asher Penaz filtra anche nella sua vita quotidiana, e lo si deduce dal suo abbigliamento ordinato e dal suo appartamento spartano. Gli piace stare al comando e riesce a soddisfare il bisogno di dominare gli altri frequentando locali appositi. Quindi, la sua improvvisa e intensa attrazione per lo spensierato spirito libero Daniel Tover lo destabilizza. In tutta la sua vita, Daniel non ha mai trovato ciò di cui aveva bisogno e si è spostato di luogo in luogo, di lavoro in lavoro, cercando qualcosa per cui valesse la pena fermarsi, lasciando tutto quando riusciva a trarre il massimo da ciò che faceva, ma senza mai sentire un senso di appartenenza. L’alchimia tra Asher e Daniel è ardente, e così Asher lo invita a stare a casa sua. Mentre entrambi gli uomini faticano a comprendere se stessi, imparando a conoscersi l’un l’altro, le linee del desiderio e del controllo si confondono. Con tutto quel fuoco, però, si rischia di bruciarsi. Ma se Daniel e Asher riusciranno a camminare attraverso quel fuoco insieme, potrebbero trovare ciò di cui hanno disperatamente bisogno.

“Cosi come lui ti vuole” è un libro che mi ha un po’ spiazzato. Mi piacciono tantissimo i libri di Cardeno. Lasciano quella sensazione di armonia che non tutti i libri ti sanno trasmettere. I protagonisti sono sempre perfetti tra loro. I difetti che per un altro possono essere un ostacolo, nei libri di Cardeno sono l’incastro perfetto del rapporto di coppia. Spesso nel leggere i suoi romanzi mi aspettavo il momento “della crisi”; in tutti i libri c’è quella situazione che rimette in discussione il rapporto, che è il fulcro del cambiamento, per rendere cosciente i protagonisti che per far funzionare il rapporto si deve venire a patti con l’altro. Nelle coppie create dall’autore, questi eventi significativi non si presentano, o meglio, arrivano e passano. Tu come lettore ti aspetti “la crisi”, ma i protagonisti usano l’evento per consolidare maggiormente il loro rapporto dandoti ancor più la sensazione di essere la coppia perfetta. Leggere i libri di Cardeno mi ha sempre trasmesso un senso di ineluttabile, non importa quando e come si incontravano i protagonisti, sono l’una la metà dell’altra, un tutt'uno, e non possono sbagliare o essere divisi, lo so è irreale ma piacevole da leggere.

Ecco, in questo libro questa sensazione mi ha lasciato. I protagonisti di “Così come lui ti vuole” perdono la lente rosa sotto cui avevo sempre letto i libri dell’autore per scendere nella realtà.

«Non è il colpire, almeno non per me. Non sono un sadico,» disse Asher, cercando di articolare il perché gli piaceva, anzi no, perché aveva bisogno di qualcosa di non tradizionale nella sua vita. «Lo scambio di potere è la cosa importante. Infliggere dolore è secondario. Il bastone, la frusta, la corda, sono solo attrezzi che dimostrano che posso fare qualsiasi cosa voglio e che lui la sopporterà. Che per quei pochi minuti, io lo possiedo.»

Asher Penaz è un capitano di polizia, ha un fisico imponente e una sicurezza di sé invidiabile. Nel tempo libero è socio di un club sadomaso nel quale è un Dominatore. Ama avere dei Sottomessi, il controllo e il potere che gli danno sono per lui un afrodisiaco potente.Adesso penserete che il libro tratti argomenti BDMS, sbagliato!Nel libro sono presenti argomenti di dominazione/sottomissione ma più come una forma di controllo. Palette, fruste, catene sono solo accennati come ricordi del passato di Asher. Lui stesso rimane stupito di come non senta la mancanza di questi elementi nel suo rapporto con Daniel.
Daniel Tover è uno spirito libero. Viaggia per il mondo senza una meta, alla perenne ricerca di un posto da definire “casa”. All'apparenza sembra un anima bisognosa di aiuto, in realtà nel corso del romanzo scopriamo che ha alle spalle mille esperienze e in tutte ha sempre eccelso. Il suo personaggio è pieno di sorprese e tratteggiato magnificamente.

«Mi sbagliavo,» disse tristemente Oliver.
Quelle parole colsero Asher di sorpresa, spaventandolo abbastanza da fargli guardare in direzione dell’amico.
«Ero così concentrato sulle tue perversioni sessuali e sul tuo carattere che ero sicuro che avresti ferito mio fratello.»
Il commento colpì così vicino all’obiettivo che fu come una freccia dritta al cuore di Asher. Aveva attaccato Daniel in più di un accesso di gelosia. E il modo in cui l’aveva trattato al Leather Lounge… Asher strizzò gli occhi per l’orrore di quel ricordo.
«Ma avrei dovuto rendermi conto che sarebbe stato il contrario,» continuò Oliver.

Solitamente, nei libri bdsm, preferisco l’aspetto mentale più che fisico, quindi qui mi aspettavo proprio quello, e il maschio Alpha per eccellenza, Asher, si presta perfettamente al ruolo. Capitano di polizia, altissimo, muscoloso, aria da duro (aria da figo) e una naturale propensione al comando, mentre l’altro protagonista, Daniel, si presta esattamente al ruolo del sottomesso: esile, bellissimo, apparentemente bisognoso di cure, apparentemente fragile.

Questo lungo preambolo per dire che: abbandonate ogni velleità o voi che leggete, perché qui il controllo della mente è talmente sottile che alla fine ne rimarrete stupiti. Non fraintendetemi, è una bellissima, bellissima storia d’amore, ma l’argomento del controllo non è il cardine di questo libro, ma lo è la presa di coscienza del nostro bel Master nell'arrivare alla conclusione che, a volte, questa necessità, questo bisogno in realtà non è veramente tale. A volte è la semplice espressione di un malessere di cui non si ha percezione, finché non si incontra qualcuno che ti ribalta la vita senza neppure farlo apposta.
Conta il fatto forse che è un libro ibrido. Nei rapporti BDSM che ho avuto modo di leggere tra dominatore e sottomesso c’era una necessità. Il sottomesso non è un debole, ma ha bisogno di trovare nella sottomissione e spesso nel dolore il proprio equilibrio. Daniel non è un sottomesso, ama lasciare ad Asher il controllo, ma non ama il dolore, né l’umiliazione. Asher è un dominante e ha sempre avuto rapporti proprio di quel genere con tutti i suoi compagni di letto e adeguare quello che prova per Daniel non è semplice. Questo non per scusare le situazioni che ho accennato sopra, che sono poco perdonabili dal mio punto di vista, ma per dare un quadro completo del rapporto che intercorre nei protagonisti e le difficoltà nel rapportarsi come coppia.

È questo che succede tra Ash e Daniel. Daniel che ha mille segreti, Daniel così goffo, così dolce, ma anche così intraprendente, Daniel che vuole appartenere a una casa, Daniel che diventa in breve il punto focale della vita di Ash. Il nostro poliziotto non si accorge bellamente di niente e questo lo rende così umano, così imperfetto che ti viene voglia di sederti al suo fianco e fargli “pat pat” sulla testa, dicendogli: “Coraggio, capita anche ai migliori di farsi fregare”.
Ash è travolto da Daniel, tutte le sue convinzioni, tutte le sue necessità, fisiche e mentali, vengono ribaltate e tutto ciò che sa è che Daniel ora è il suo tutto. Ciò che però non ha capito è che in realtà è Daniel ad avere il controllo, proprio in virtù della sua indole così diversa, del suo essere un girovago, cosa che lo ha portato a fare mille cose, a sviluppare mille talenti, ma soprattutto ad avere un grande rispetto per se stesso.
Il brutto, bruttissimo carattere di Ash combinerà un disastro, proprio brutto, ma come ogni buon romance che si rispetti anche questo avrà il suo lieto fine.
Un punto bonus al fratellastro di Daniel e amico di Ash, Ollie, poco simpatico, grezzo, sensibile come carta vetrata, ma sinceramente preoccupato del benessere di entrambi e una menzione alle belle scene sensuali, non tante, ma evocative e intense. 
Una bella cover e un testo pulito completano il tutto, quindi direi che questo libro merita senz'altro di far parte della nostra più che nutrita libreria.
http://sognandoleggendo.net/cosi-come-lui-ti-vuole-di-c-cardeno-family1/

Hello everybody! #dominagoldy #hello #followme


lunedì 2 aprile 2018

Waxing, gocce di piacere e di dolore

Il waxing è una pratica BDSM, che si avvale dell’utilizzo della cera calda sul corpo per provocare piacere. In genere, il waxing è molto amato da coloro che praticano il sesso estremo, ma molte altre coppie lo apprezzano e lo sperimentano ogni tanto, nonostante la paura di scottarsi. La cera calda sul corpo provoca dolore per il bruciore, ma questa sensazione nello stesso tempo dona brividi di piacere.


Durante il waxing vengono utilizzate candele, sia quelle apposite, vendute al sexy shop, sia quelle utilizzate normalmente per l’illuminazione. Quelle vendute al sexy shop sono prodotte con materiale che non provoca dolore. Le più utilizzate sono le candele alla vaniglia, che danno una piacevole sensazione calda senza provocare scottature. Per gli amanti del sesso estremo invece si possono utilizzare le candele di paraffina o di cera d’api, che raggiungono temperature abbastanza elevate. Con queste ultime bisogna stare molto attenti, sia alle allergie provocate dai coloranti e profumi utilizzati, sia per le possibili ustioni. Vi sono candele di varie misure, e la scelta dipende da come la coppia intende condurre il gioco.
Sono da preferire le candele di paraffina rispetto a quelle di cera d'api che hanno un punto di fusione più basso rispetto a quelle di cera. Con queste ultime bisogna stare molto attenti, sia alle allergie provocate dai coloranti e profumi utilizzati, sia per le possibili ustioni. Vi sono candele di varie misure, e la scelta dipende da come la coppia intende.
Anche le candele scure con aggiunta di metalli o quelle profumate hanno un punto di fusione più alto. Per questo raccomandiamo semplici candele di paraffina le più economiche. Alcuni tipi di candele una volta accese sprigionano sostanze tossiche per la pelle. Ci sono anche kit per crearsele da soli. In questo caso potreste essere sicuri riguardo la tossicità, ricordiamo che i colori scuri delle candele "naturali" possono macchiare la pelle per un paio di giorni.

Tecniche
Le tecniche da utilizzare sono svariate, e ognuno è libero di dare sfogo alla propria fantasia. L’ideale è provocare lentamente l’eccitazione facendo colare la cera goccia a goccia. Ad alcuni piace invece sentire un forte flusso di cera sul corpo, dunque si aspetta che si sciolga abbastanza quantitativo di cera e la si getta di colpo sul corpo dell’amante. Si può alternare il ghiaccio alla cera, in modo da creare l’eccitazione attraverso il contrasto tra caldo e freddo. Ovviamente, abbiate fantasia: non concentratevi solo sul waxing, ma alternate altri preliminari prima di giungere al rapporto completo.

Zone
Da evitare assolutamente il viso e i genitali, poichè sono parti molto delicate. Le parti del corpo più sensibili al contatto con la cera sono i capezzoli, il collo, l’ombelico, la schiena. C’è chi predilige le dita dei piedi e i glutei.
Temperatura
Molto dipende dall’altezza di sgocciolamento, ma soprattutto dal tipo di cera usato, se per esempio salite sulla scala utilizzando i tea light del ikea. Credo dobbiate rivedere un pochino le regole del gioco.
Quelli che sono stufi di comprare candele del tipo Acme che assomigliano a candelotti di dinamite (“che per formare le prime gocce hanno un tempo di fusione pari ad un arrosto con patate..”) confezionano le candele personalmente, in primis perché si ha il controllo della temperatura di fusione, si ha la certezza della composizione, in fine costano molto meno. In ogni caso come si fa per un Biberon io personalmente consiglio di testare su noi stessi la temperatura facendo cadere una goccia su una parte sensibile del nostro corpo tipo appunto il polso .

Una cosa sulla quale è doveroso prestare molta attenzione: quando si fa cadere gocce di cera in zone già cosparse, quest’ultime hanno un tempo di raffreddamento maggiore .. quindi prestate attenzione.

Ricordate che più alta è la temperatura di fusione, più dolore si avverte, Un consiglio, per iniziare, usate quelle bianche economiche di paraffina, che hanno una bassa temperatura, è sono a buon mercato .

Una piccola nota: 
candele Tea Light
  1.  togliete l’incarto argentato, si surriscalda moltissimo è provoca dolore
  2. prima di appoggiarlo sul corpo della slave fate cadere delle gocce di cera dove lo volete posizionare, questo impedisce al blocco dello stoppino in alluminio di toccare la pelle viva evitando bruciature .
Ma quanti giochi si possono fare?
Le applicazioni della cera sono molteplici, dipende sempre dal grado di sopportazione che il compagno di giochi ha, oltre che l’applicazione anche la rimozione può dare emozioni molto forti (“Non utilizzate il raschino per l’auto che nelle giornate d’inverno vi permette di pulire il vetro della vostra auto, non è grazioso…”), poiché la pelle è molto sensibile.

La rimozione può essere condotta con un massaggio, con l’uso di un frustino, in alcune zone anche la bocca, una piuma, insomma date sfogo alla fantasia, questo dona emozioni molto forti alla vostra/o compagno/a. 
In alcune pratiche di BodyControl l’inserimento della candela nel ano o vagina può risultare molto eccitante. In questo caso ci sono un paio di posizioni molto interessanti che evito di postare, ma se avete fantasia…

Consigli per la sicurezza di base
Assicurarsi di mantenere le vostre candele su una superficie piana e stabile. Tenere il ghiaccio o un asciugamano freddo ed una ciotola di acqua nelle vicinanze. Essere molto cauti con la lingerie, alcuni elementi si fondono o bruciare, attaccarsi alla pelle e provocare gravi ustioni. Tutto ciò che composto di nylon, vinile, PVC, vernice, ecc può essere un problema. E ricordate che alcuni unghie artificiali possono essere fuse ad alte temperature. Tenere un kit di pronto soccorso a portata di mano e leggere le istruzioni in caso di ustioni. Come in tutti i giochi Bondage ricordiamo la necessità di una parola d'ordine, che non sia legata al "sesso" per interrompere il gioco.


Colored Candles Wax, Marta Santospirito


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