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martedì 28 febbraio 2017

Chastity key slave locked away


KINK.COM: chiude lo storico edificio The Armory di San Francisco

Risultati immagini per kink.comRisultati immagini per kink.com“E’ la fine di un’era”. Lo storico edificio The Armory di San Francisco, il più grande set pornografico al mondo, chiude i battenti. Lo ha annunciato con profonda tristezza l’attuale proprietario Peter Acworth, CEO del sito web kink.com che da almeno una decina d’anni 
produce materiale e 
contenuti primariamente BDSM tra le decine di stanze dell’oramai celebre storico edificio una volta in uso alla Guardia Nazionale. “Il porno non è più redditizio come lo era dieci anni fa”, ha spiegato Acworth al San Francisco Chronicle. “Abbiamo dovuto cambiare modello di business”. 
Acquistato dal pioniere Acworth nel 2006 per 14 milioni di dollari, l’Armory, un intero isolato della San Francisco Bay Area, due acri e mezzo di superficie, è diventato in pochissimo tempo un set raffinato e ricercato nel mondo dell’hardcore e del fetish contemporaneo. Da dieci anni, ogni giorno, inclusi i festivi, sono stati prodotti mini film con durata variabile dalla mezz’ora all’ora abbondante con veri e propri canovacci di scrittura e sviluppo narrativo poi caricati a pagamento sulla piattaforma kink.com. Parecchie le sezioni aperte negli anni utilizzando riarredati seminterrati, stanze, e attici (alcuni con vetrate verso l’esterno come nelle eleganti ammucchiate di The Upper Floor): dai canali puramente BDSM (soprattutto Hogtied e DeviceBondage), a quelli più generalmente hard ma pur sempre estremi (ad esempio in Public Disgrace i rapporti sessuali avvengono clandestinamente tra passanti e passeggeri della metro anche in città europee), passando dall’affermata sezione Femdom, fino ai più recenti Kinkman channels. Almeno un centinaio i dipendenti e decine le star femminili e maschili scoperte tra i set dell’Armory della Kink.com. E’ qui che sono nate e poi si sono “fatte le ossa” attrici del calibro di Sasha Grey, Bobbi Starr, Lorelei Lee, Princess Donna, e Veruca James. 




L’imponente Armory di San Francisco, oltre ad essere un esplicito spazio della produzione pornografica estrema visibile da chiunque ci passeggi davanti, venne costruito nel 1912 in stile moresco e usato come arsenale e luogo di difesa della Guardia Nazionale durante il sanguinoso Bloody Thursday avvenuto a San Francisco nel 1936. Dal 1976 in avanti l’edificio è finito in disuso fino all’acquisto di Acworth. “Questo è stato il set più importante del vizio e della schiavitù”, ha spiegato J.P.Pike, uno dei registi della Kink.com. “Tutto è iniziato come in un piccolo angolino e nel corso del tempo si è ampliato come non mai”. Ora tutto l’immenso materiale bondage, comprensivo di fruste, morsetti, corde, sbarre di ferro, catene, verrà trasferito scatolone su scatolone verso il Nevada, e la California meridionale dove probabilmente si tornerà a produrre quel genere di lavori ambientati all’Armory. “La città di San Francisco ha perso lentamente molti degli spazi di supporto per i lavoratori del sesso e del mondo queer che personalmente mi hanno salvato e mi hanno reso quello che sono oggi”, ha raccontato con rammarico la star di kink.com Lorelei Lee. “L’Armory con tutte le sue complessità, la sua forma particolare, la sua storia stregata, è stato uno di questi spazi. Grazie a tutti i miei colleghi per la condivisione di questo magico, banale, strano, faticoso e stimolante tempo passato con me in questo luogo”.

http://www.rossodisera.info/prima-pagina/porno-chiude-il-piu-grande-set-al-mondo-dove-sono-nate-sasha-grey-e-veruca-james-il-mercato-dellhard-non-rende-piu/

venerdì 24 febbraio 2017

DISCIPLINE

Discipline is used by the dominant to exert control over a submissive and usually involves a system of rewards and punishments based on the sub’s actions. 
It can be physical (corporal punishment, sadism) or verbal (strict commands, insults) or both. Behavioral discipline is comprised of rules and protocol created by the dominant for the submissive to follow either within the confines of a session or in life. Rewards are whatever the dominant thinks is appropriate.

Disobedience, both verbal and physical, is not looked upon lightly.

lunedì 20 febbraio 2017

Dejà vu di Charmel Roses

"Mi suggerisci l'idea di un dejà vu. Un tragitto già percorso, un terreno già calpestato." disse, lasciando emergere con forza quell'immagine, l'idea di qualcosa su cui poteva camminare, che poteva, liberamente, calpestare. Seguì un breve silenzio e lei poté compiacersi dell'effetto che avevano avuto su di me le sue parole, dell'emozione con cui mi riconobbi in quel terreno che lei amava calpestare. La mia incapacità di rispondere, di stemperare la potenza di quell'immagine con una battuta, la incoraggiò a spingersi oltre, a saggiare ancora con maggior vigore e spregiudicatezza la possibilità che le offrivo di divertirsi con me e godere della mia remissione. 
Mi sorprese costatare che ci fossimo già spinti così oltre, rilevare il modo in cui aveva saputo imporsi e quanto piacevole potesse essere sentirsi alla sua mercé. 
"Un delizioso e solerte cagnolino. Ecco cosa sembri!" esclamò ed era chiaro che definendomi a quel modo intendeva rafforzare la propria posizione, indurmi a riconoscere la sua supremazia, mostrandomi grato per la voluttà di quell'immagine che non poteva umiliarmi, che alludeva a ciò che ero e volevo essere per lei. Sapevo che dal modo in cui avrei reagito a quella provocazione sarebbe dipeso anche il modo in cui lei avrebbe potuto trattarmi in seguito. 
Sapevo anche di dovermi trattenere, che sarebbe stato opportuno evitare che gli eventi precipitassero così rapidamente. Conoscevo Angela da troppo poco, non sapevo se potevo fidarmi di lei e temevo ciò che lasciava presagire l'invadente e prepotente arroganza con cui si poneva nei miei confronti, la capacità che aveva di persuadermi e convincermi di essere già suo, di non avere altra scelta, se non quella di arrendermi e sottomettermi, incondizionatamente, al suo volere. E del resto, era proprio ciò che temevo a rendere la tentazione di cedere più invitante. L'eccitazione, il brivido e la bramosia di conoscere e subire i suoi desideri, ebbero la meglio su qualsiasi monito di ragionevole prudenza ed ero certo che lei potesse sentire le vibrazioni dei miei sensi scossi e vinti dai suoi attacchi. 
"Ti sembro un cagnolino?" mi limitai a chiedere e ripetere, scioccamente, dietro di lei. 
"Sì, esatto. Ti dispiace?" chiese ancora. 
"No. É solo che non pensavo di suggerire quest'immagine." "Sapevo che non ti sarebbe dispiaciuta. Sono molto graziosi i cagnolini. Mi piace quando scodinzolano e si accucciano, lo sguardo mite e supplice con cui chiedono di poter leccare i piedi della Padrona." precisò. 
"Quindi, se ti sembro un cagnolino, m'immagini pronto a scodinzolare e accucciarmi ai piedi della mia Padrona." "Ovviamente sì. Ammesso che tu abbia una Padrona." 
"Non che io sappia." 
"Cosa vuoi dire? Credi che possa esserci qualcuna che ti possiede a tua insaputa?" 
"No, era solo un modo di dire." 
"Non è bene che un cagnolino stia senza la sua Padrona. Rischia di diventare triste e malinconico. Esattamente come mi appari tu, di tanto in tanto." 
"Come un cagnolino triste in cerca della sua Padrona?" 
"Sì, esatto. Un'immagine che ti calza a pennello." 
"E come può riuscire, un cagnolino, a trovare la sua Padrona." "Non può. É la Padrona che trova lui. Il cagnolino può solo riconoscerla annusandole i piedi." 
"Suppongo, allora, che dovrei andare in giro ad annusare i piedi di potenziali Padrone per riconoscere la mia." 
"Sì, potrebbe essere un'idea." 
"Sei certa che funzionerebbe?" 
"Se non ci credi, perché non provi?" 
"Vuoi che provi ad annusarti i piedi?" 
"Credi che io possa essere la tua Padrona?" 
"Non intendevo dire questo... Pensavo solo che... " balbettai confusamente. 
"Su, non essere timido. Puoi dirmi ciò che pensi. È naturale che, così come io ho potuto notare quanto somigli a un cagnolino, tu possa aver ragione di immaginare che io potrei essere la tua Padrona." 
"Sì, immagino sia naturale." farfugliai. 
"Ebbene?" 
"Ebbene cosa?" 
"Un cagnolino solitamente si mette carponi e si avvicina supplice e mite in cerca dell'odore della sua Padrona, non credi?" Esitai, temendo che Angela volesse solo prendersi gioco di me. Supponevo fosse troppo tardi per avere dei ripensamenti e sentivo crescere sempre di più la voglia di perdermi in quel gioco. Con fare goffo e tremante m'inginocchiai e pur provando ancora imbarazzo, mi sentii più sicuro e a mio agio in quella posizione. Avanzai carponi fino ad Angela e strofinai il viso contro le sue scarpe per annusare il suo odore. La sentii sorridere del mio gesto. Percepii il suono trattenuto di una fragorosa risata, il presentimento di un giocoso scherno incapace di ferire o offendere. Con grazia lasciva, Angela fece scivolare i piedi fuori dalle scarpe e aprì le dita a ventaglio, consentendo che affondassi il naso tra di esse e che il mio respiro s'imbevesse del loro aroma. Il suo odore era caldo, dolciastro, a tratti fruttato. 
Quasi senz'accorgermene, totalmente soggiogato e vinto, mi ritrovai a baciare e leccare i piedi di Angela, esattamente come il cagnolino che aveva descritto poco prima. 
"Si direbbe che tu mi abbia riconosciuta." rilevò, compiaciuta dalla foga con cui le leccavo le dita dei piedi. 
"Così come tu mi hai trovato, mia Padrona." le risposi. 
"Allora dovresti ringraziarmi. Magari come un cagnolino, abbaiando per me." aggiunse e mi accarezzò dolcemente i capelli. Mi sentii ridicolo, eppure abbaiai. Subii quella cocente umiliazione solo per sentirla ridere soddisfatta, per poter soccombere all'ombra del suo sguardo compiaciuto e soddisfatto. Angel mi afferrò i capelli dietro la nuca. Mi costrinse a reclinare il capo e si sporse su di me. 
“Sai cosa mi piace di te?” 
“Cosa, mia Padrona?” 
“La consapevolezza che ho di poter fare di te ciò che voglio. La ritrosia con cui ti offri a me, quel vago e vano tentativo di resistermi, di mantenere il controllo, prima di cedere e arrenderti incondizionatamente al mio volere. Esprimi un sentimento di inesorabile e profonda remissione e appartenenza che rende ancor più soddisfacente trionfare su di te, vedere quella sorta di espressione di disappunto sul tuo volto e la supplice e mite richiesta di essere trattato con misericordia.” 
Una lucida perla di saliva sbocciò tra le sue labbra e la fece colare nella mia bocca, contemplando lo smarrimento e il piacere con cui accolsi quel dono inaspettato. Era sempre viva, in me, l’idea di come potevo apparire a uno sguardo esterno, estraneo a quel tipo di piacere, mentre ero totalmente immerso in quel genere di atti. 
Quello sguardo, faceva sì che la ragione restasse vigile, che potessi percepire pienamente l’umiliazione che subivo, ricavando anche da questo il mio piacere. Temevo di essere sorpreso in un momento del genere. E questo timore, che rendeva quegli atti intimi e segreti, accrescevano il mio sentimento di remissione e appartenenza a colei che di quel segreto era testimone, che condivideva e disponeva di quel piacere, come benevola e fidata custode, ma che poteva divertirsi anche a minacciarmi e farmi tremare. Assaporai con voluttà la sua saliva, la sentii e trattenni mentre scorreva sulla mia lingua. Maggiore era il piacere e la gratitudine per quell’insolito bacio, più forte era la percezione della mia umiliazione e il desiderio che proseguisse, fino a travolgere totalmente i miei sensi. 
“Non essere ingordo. Sei il mio schiavo e questi piaceri devono essere centellinati assieme a tanti altri. Se così non fosse, non saresti altro che una banale e noiosa sputacchiera.” disse e, in tal modo, mentre mi onorava definendomi come un suo bene prezioso, lasciava che io percepissi con maggior prepotenza la mia condizione umile e servile e il potere che lei avrebbe potuto esercitare su di me, concedendo che io potessi fremere tra la gioia e il tormento di quella resa incondizionata.

di Charmel Roses
Char

domenica 5 febbraio 2017

SYSTEM ERROR di Syuzee Q

Nella prima puntata della serie Westworld, che sto seguendo con moltissimo interesse, si può sentire uno straordinario e inquietante Antony Hopkins recitare (grossomodo) il seguente dialogo:
"L'evoluzione ha plasmato tutta la vita senziente su questo pianeta, usando un unico mezzo, l'errore. Tu stesso sei il risultato di trilioni di errori."

Mi sembra un'affermazione molto vera, ma sento che merita una precisazione. Siamo il risultato dei trilioni di errori di chi ci ha preceduto, è vero, ma io ci aggiungerei anche quel milione o due di topiche che prendiamo noi, nel corso della nostra miserabile esistenza.
Che se poi andassimo alla ricerca dei duplicati scopriremmo che, in realtà, facciamo più o meno sempre gli stessi sbagli; come si dice, perseverare è diabolico. Per me, per lo meno, vale così; ci sono errori dai quali non riesco a scappare, e altri che invece non voglio, semplicemente, evitare.
Non voglio smettere di provare a fidarmi delle persone, per quante legnate nei denti (metaforiche, eh) possa prendere. Però alla lunga è una cosa stancante, che logora, che sfianca. Ogni volta spero che mi resti almeno un po' di forza per la volta dopo; per il momento qualche briciolino c'è ancora, vedremo quanto dura.
Certo, tre o quattro volte ho scommesso tanto e ho vinto moltissimo; e una vocina dentro mi dice che forse dovrei ritirarmi con la "vincita", e godermela; ma non ci riesco, non ce la faccio: sono avida, avida di calore umano, una specie di vampiro emotivo. Sono il bene che porto e quello che ricevo che mi tengono viva. 
Al cor gentile rempaire sempre amore; questo mi piacerebbe che fosse scritto sulla mia lapide. 
Ma, fatto abbastanza curioso, è proprio questa fame che in qualche caso ha mandato tutto a puttane. 
Lo so che qualche volta, e magari anche più di "qualche", sono stata io lo "sbaglio" di qualcun altro; ma non è che consola, anzi.

http://syuzee.blogspot.it/2016/10/system-error.html?zx=ca7441e5e4893593

martedì 31 gennaio 2017

Intervista a Veronica Vizzari e Alessandra Perilli

Si parla spesso di bdsm relativamente al suo aspetto psicologico e alla visione che di esso ha la psicologia contemporanea. Ci siamo quindi chiesti se fosse valsa la pena intervistare persone del mestiere, proprio per cercare di sfuggire al soggettivismo imperante che certi termini e certe definizioni di sensazioni dominano nel web. Con questo intento sappiamo benissimo che non si tratta di scrivere nessuna tavola di comandamenti, che la manifestazione soggettiva delle emozioni e l'intensità mentale con cui si vive il bdsm non potrà mai essere racchiusa nelle parole, siano queste un'intervista o un libro. Però può aiutare, può aiutare molto sopratutto quando si parla di bdsm, e, ricordo, spesso che quando si parla di bdsm è perché lo si fa o lo si vuole fare, quindi le parole assumono allora una connotazione, rispetto alla pratica, preliminare all'azione. Ecco quello che ne è uscito con le dottoresse Veronica Vizzari e Alessandra Perilli.

Sadsong: Dottoresse Veronica Vizzari e Alessandra Perilli, il bdsm è un fenomeno complesso e per certi aspetti ancora inesplorato dalle varie discipline, qualcuno sostiene che il bdsm sia solamente un fatto culturale, siete d’accordo con questa affermazione?

V. Vizzari e A. Perilli: Crediamo fermamente che il mondo Bdsm non nasca esclusivamente da un fattore culturale, sarebbe troppo riduttivo e generalizzante. La cultura, il periodo storico e la morale, però, sicuramente ne influenzano le sue espressioni.

S.: Quando la parafilia si trasforma in patologia? Abbiamo letto tutti il DSM IV revisionato e le prime bozze del DSM V. Voi come lo spieghereste oggi a dei lettori che conoscono il tema e che volessero approfondire?


Partiamo dal presupposto che le parafilie sono patologie, mentre il Bdsm non è considerato una parafilia ma semplicemente un modo diverso di giocare con la sessualità. Detto questo possiamo distinguere tra sadomasochismo patologico e sadomasochismo come tratto o aspetto della sessualità. Ciò che rende un tratto o un agito patologico è la modalità con cui questo si presenta, ci spieghiamo meglio: parliamo di patologia là dove la pratica sessuale in questione è l'unica fonte di soddisfazione sessuale per l'individuo cioè quando con qualsiasi altro tipo di “stimolazione” non riesce ad ottenere un soddisfacimento sessuale. Quindi stiamo parlando di esclusività. Ma diventa patologico anche là dove, per ottenere il proprio soddisfacimento sessuale, si mettono in atto degli agiti con persone non consenzienti, violando quindi la volontà dell'altro. Il Bdsm, invece, proprio per la sua essenza giocosa e per il massimo rispetto dell'altro, non è mai stato inserito all'interno del DSM.

S.: Spesso si confonde il sadomasochismo come comportamento sociale col sadomasochismo come patologia individuale, cosa ne pensate e dove credete che si possa individuare la differenza tra persone che lo vivono in maniera equilibrata e persone che ne sono vittime?
Quando un comportamento sessuale viene vissuto come proibitivo questo rimarrà nell'ambito della sfera personale intima, non verrà condiviso socialmente, ma verrà relegato ad un luogo e ad un tempo ben precisi. Se un sadico incontra un masochista e tra di loro si instaura una relazione, la consensualità sarà il punto chiave che permetterà ad entrambe di vivere in maniera serena ed equilibrata la loro relazione senza arrecare danno a nessuno. Ne diventa vittima chi, invece, non riesce ad accettare i propri impulsi, ad esternarli e a condividerli e li reprime vivendo in una egodistonia di fondo che può influenzare anche altri aspetti della vita dell'individuo.

S.: Con un testo che ormai ha fatto storia nel mondo bdsm, Gilles Deleuze nel 1963, nel suo “il freddo e il crudele” propone di spaccare definitivamente il termine composto “sadomasochismo”, riassegnando a ciascuno dei due termini dei valori e delle funzioni caratteristiche non complementari tra loro, ma anzi sottolineando la non specularità tra sadismo e masochismo. Seguendo la lezione strutturalista egli chiama quelle che noi chiamiamo semplicemente dinamiche sadomasochistiche “universo del masochismo”, isolando così il sadismo, e pone le figure della vittima e del carnefice a sostituire il masochista e il sadico. Secondo lei è una mera questione filosofica o Deleuze ha colto realmente il nodo della questione sadismo?

Quello che spesso accade è che erroneamente si crede che nell'universo masochistico il succube sia proprio il masochista, cioè colui che subisce passivamente le angherie del sadico, e il carnefice sia il sadico, cioè colui che impone la propria volontà al masochista. Nella realtà dei fatti le cose non sempre stanno così perché può capitare che chi detta le regole del gioco sia proprio il sottomesso mentre il Dominante accondiscende ai suoi desideri. In virtù di quanto detto possiamo supporre che il vero gioco masochistico stia nel non accontentare i desideri del masochista, mentre il vero sadico sia colui che non accondiscende alle volontà del masochista.

S.: Quando il bdsm diventa pericoloso per la mente e la vita di un individuo? Lasciando perdere le pratiche pericolose di per sé.
Come lei sottolinea il Bdsm di per sé non è pericoloso, infatti si sta parlando di erotismo che viene espresso in forme diverse da quelle canoniche. Il Bdsm diventa pericoloso là dove non se ne rispettano le regole di base che garantiscono l'incolumità psico-fisica dell'individuo come “Ssc” che è l'acronimo di Sano, Sicuro, Consensuale: Sano si riferisce letteralmente alle implicazioni mediche dei giochi; Sicuro indica la massima attenzione al modo in cui vengono svolte le diverse pratiche, per ridurre al minimo ogni rischio, prima e durante i giochi, è abitudine diffusa evitare l'uso di sostanze che potrebbero compromettere una corretta valutazione della situazione, come alcool, droghe e alcune medicine; Consensuale è il punto chiave che differenzia il Bdsm da sadomasochismo patologico dove solitamente chi subisce è una vittima a tutti gli effetti e non un partner che acconsente alla pratica di certi giochi erotici. Quindi là dove queste regole non vengano rispettate o quando del Bdsm se ne fa uno status sociale -cioè quando l'intero universo del soggetto si muove in funzione delle pratiche Bdsm ritenendo tutto il resto superfluo- può diventare un gioco pericoloso.

S.: È facile pensare che voi abbiate studiato il sadomasochismo dal punto di vista della patologia individuale, probabilmente chi si rivolge a voi lo fa per essere curato, immaginiamo individui che vivono male la loro sessualità. Avete incontrato solo persone con patologie o anche persone che vivevano bene la loro parafilia?

Le persone che decidono di affrontare una terapia personale lo fanno perché percepiscono che c'è qualcosa che non va, hanno il desiderio di comprenderlo meglio e attuare dei cambiamenti o perché vivono come problematici determinati aspetti della loro vita. Va da se che se un individuo vive bene la sua sessualità, la condivide con il partner non provando sensi di colpa o di vergogna di certo non sente l'esigenza di affrontare un percorso terapeutico su qualcosa che non costituisce per lui un problema. Capita di incontrare persone che arrivano in terapia per affrontare problemi personali di diversa natura e che durante il percorso raccontino la loro sessualità sadomaso senza enfatizzarla o descriverla come un problema, ma semplicemente come una sfaccettatura in un universo di infinite possibilità.

S.: Negli ultimi anni come comunità abbiamo potuto vedere un outing generale di certe pratiche, avete notato anche voi un modo diverso di viverle, anche nell'intimo, delle persone che avete conosciuto?

Sicuramente il fatto che ci sia stato negli ultimi anni un generale outing su certe pratiche (se ne parla al telegiornale, ci sono delle pubblicità che rimandano al mondo del fetish, se ne parla per strada, diffusione di giornali e siti informativi ecc.) ha fatto si che molte persone abbiano sentito il desiderio di saperne di più e a volte anche di sperimentare un'intimità nuova, di fare esperienze diverse dalle loro normali abitudini, quindi si, sicuramente un cambiamento c'è stato, almeno per chi si è voluto metter in gioco e sperimentare sotto diverse punti di vista.

S.: In che modo, se può esistere un modo, bdsm e amore possono dare vita ad una felice relazione?

Molto semplice, Bdsm e amore possono coesistere là dove esiste il rispetto reciproco tra i partner e una forte condivisione dell'intimità.

S.: Domanda molto banale, ma non si può non farla, dove individua l’origine delle pulsioni del dominante e del sottomesso?

Paradossalmente possiamo dire che le pulsioni del dominante arrivano dalla volontà ancestrale di prendersi cura dell'altro, mentre nel sottomesso arrivano dal bisogno di tenere costantemente sotto controllo l'ambiente e le relazioni.

S.: Qual è il nostro vero io? Quello che si esprime durante la giornata di lavoro o nelle occasione convenzionali o quello che si nasconde dietro l’intimità dei quattro muri di casa, di motel o di un dungeon e che vedono l’incarnarsi della persona, al di sopra di ogni sospetto, in schiavo, schiava, dominatore, dominatrice?

Il vero Io è un marge di tutte le situazioni quotidiane che ci troviamo ad affrontare, non è soltanto quello che emerge in situazioni specifiche o nell'intimità. Sul posto di lavoro si metteranno in atto dei comportamenti socialmente accettati, ma sempre nel rispetto di quello che è il nostro Io, così come questo accade anche nell'intimità. Il nostro vero Io si esprime in ogni situazione.


S.: Secondo voi le tendenze erotiche del bdsm possono in qualche modo rivelarsi, per chi ha occhi per vedere, nella quotidianeità della propria vita sociale?

Crediamo che le si possano rintracciare là dove c'è la volontà dell'altro di farle trapelare, di esprimerle o di sottolinearle. Se c'è la necessità o la voglia di nasconderle e relegarle in un luogo e in un tempo ben preciso allora lì sono di difficile individuazione.

S.: E queste tendenze erotiche, possono influenzare la vita sociale, dal lavoro al rapporto con gli altri? Come?

Quando parliamo di Bdsm ci riferiamo a pratiche erotiche che vengono messe in atto in momenti di intimità che quindi non lasciano spazio al pubblico. Queste pratiche, quindi, avranno un impatto nella vita sociale dell'individuo solo là dove egli voglia renderle “pubbliche” perché in questo caso si scontrerà con quello che è il buon costume e la morale condivisa.

S.: Ci parlate dell’importanza del feticcio, cosa porta un uomo o una donna a leccare una scarpa? Quanto è importante la negazione del corpo in questo atto? Mi spiego meglio, il feticista sottomesso lecca la scarpa perché gli piace l’oggetto “scarpa” o perché in questo atto umiliante, e quindi per lui piacevole, si trova di fronte alla negazione del corpo dell’altro?

Il feticcio, in questo caso la scarpa, è qualcosa che richiama in particolar modo l'attenzione del feticista che ne è attratto in maniera esaltante. Solitamente il feticcio è un oggetto che acquista un significato particolare già nell'età della fanciullezza e diventa indispensabile, o comunque preferito, per il raggiungimento dell'eccitazione sessuale. Il feticista ha un rapporto simbolicamente molto forte con il feticcio che viene elaborato come un oggetto perduto e poi ricostruito e va ad assumere il ruolo di una mascolinità mancante, diventa quindi un sostituto fallico. Alcuni vedono l'utilizzo del feticcio come negazione del corpo del partner, ma se cambiamo prospettiva possiamo considerarlo come una sorta di venerazione per una specifica parte del corpo. Ad ogni modo il ruolo prioritario del feticcio è quello di permettere all'individuo di raggiungere un'eccitazione sessuale.

S.: Siete d’accordo con le definizioni di “gioco” e di “teatro”, dove gli attori più che interpretare personaggi diventano i personaggi, del Bdsm o ne proporreste altre?

Siamo d'accordo con entrambe le definizioni: quella di gioco perché in sostanza il mondo Bdsm è un mondo in cui gli adulti si permettono di giocare, di cambiare regole e ruoli e si gioca finché tutti i partecipanti ne condividono la volontà; la definizione di teatro, invece, racchiude in se molte somiglianze con il mondo Bdsm, basti pensare alla semplice definizione della parola scena che è un termine che viene usato nel teatro e che nel Bdsm assume un significato molto simile indicando il setting in cui avvengono le sessioni, inoltre chi vi partecipa indossa, fisicamente o immaginariamente, delle maschere e ricopre ruoli che sono ben determinati sin dall'inizio, cosa che caratterizza sia gli attori teatrali che i fautori del Bdsm.

S.: Che influenza ha nella mente della persona il diffondersi, anche se in maniera carbonara, della cultura Bdsm, tra web, film, videoclip e narrativa, al giorno d’oggi? Inoltre, trova ci sia una relazione tra media e sessualità oggi? In che termini?

Come dicevamo prima, sicuramente il fatto che oggi si parli di più di Bdsm, di sadomasochismo, di feticismo e via dicendo produce un effetto sulle persone soprattutto dal punto di vista della familiarità cioè il Bdsm non sarà più un mondo aperto solo a pochi, ma avrà una cassa di risonanza maggiore; questo non significa che tutti vorranno praticare Bdsm, ma semplicemente che se ne parlerà di più e con maggior cognizione di causa, un po' come è già capitato con l'omosessualità dove prima non se ne poteva neanche parlare, mentre oggi si organizzano gay pride. Quindi sicuramente i media in questo hanno un ruolo informativo ed educativo.

S.: Voi, fareste mai bdsm? In ogni caso, perché?

La domanda ci fa sorridere perché ci fa pensare a come nell'immaginario collettivo un individuo che sia interessato a tutto ciò che fanno gli altri e li osserva curiosamente viene definito voyeur; questa domanda sembra andare proprio in quella direzione. Crediamo semplicemente che chi si avvicina alle pratiche Bdsm siano tutti coloro che vogliono sperimentarsi in vesti diverse nonché conoscere meglio se stessi.

Alessandra Perilli, Psicologa-Sessuologa iscritta all'Ordine degli Psicologi del Lazio n° 18983.
Esperta in riabilitazione cognitiva nelle patologie dell'invecchiamento e memory training, esercito l'attività clinica presso Arpes dove conduco anche corsi di rilassamento utilizzando tecniche induttive e immaginative. Ho tenuto corsi di educazione sessuale e alla salute presso istituti scolastici superiori e svolgo attività di volontariato presso il Policlinico Umberto I di Roma.
alessandra.perilli@arpesonline.it www.alessandraperilli.it
Veronica Vizzari, psicoterapeuta e conduttrice di gruppi ad approccio bioenergetico, iscritta all’Ordine Psicologi del Lazio N°6591, da anni lavora in campo clinico e scientifico nell’ambito della sessuologia. È didatta presso diverse scuole di Psicoterapia ed è stata Professore a contratto presso la Facoltà di Psicologia1 dell’Università di Roma “La Sapienza”. È Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche ed ha partecipato come segretaria organizzativa ad importanti Congressi internazionali. Ha partecipato come sessuologa a diversi programmi televisivi e collabora ormai da diversi anni per numerosi mensili e settimanali italiani.
www.arpesonline.it

di Sadsong
http://www.legami.org/bdsm/bdsm_dettaglio.asp?sez=Articoli&ID=390&titolo=Intervista%20a%20Veronica%20Vizzari%20e%20Alessandra%20Perilli

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