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lunedì 27 marzo 2017

OLTRE LE SFUMATURE E L’IGNORANZA: IL SANO BENESSERE DEL BDSM SECONDO AYZAD

Ayzad è giornalista, scrittore ed esperto di sessualità alternative, che pratica il BDSM da trent’anni. Si è avventurato nel BDSM per curiosità e divertimento, non di certo per noia e desiderio di dominazione. 

Come hai scoperto il BDSM?
Il primo contatto col BDSM vero e proprio l’ho avuto a 18 anni, scoprendolo prima attraverso le poche riviste a tema che circolavano in Italia a quei tempi, e subito dopo visitando un club per appassionati dove mi sono potuto rendere conto che la cultura dell’eros estremo fosse ben diversa dalle rappresentazioni violente e malsane che ne davano i media.
Se invece ci riferiamo alle prime intuizioni che ci fosse qualcosa di interessante nel legare belle ragazze e far loro di tutto, dobbiamo tornare a molti anni prima, quando, fra una caccia al dinosauro e l’altra, noi bambini ci rilassavamo guardando in televisione Le avventure di Penelope Pitstop , un cartone animato dello stesso studio dell’Orso Yogi che era inesplicabilmente strapieno di scene di bondage. Comunque, a conti fatti, sto continuando a studiare e scoprire il BDSM tutti i giorni.

Lo pratichi da trent’anni in un paese come l’Italia in cui è arduo vivere liberamente la propria sessualità. A che tipo di difficoltà sei andato incontro?
La causa comune di ogni difficoltà è l’ignoranza, che travisa un’arte, intensa finché vuoi ma basata sul rispetto reciproco e la sicurezza, in un’aberrazione inaccettabile. Capita allora di incontrare persone che si rifiutano di studiare e comprendere il BDSM e lo praticano in modo malsano, altre piene di pregiudizi che si arrogano il diritto di giudicare la vita privata altrui e di “punirla”, ma anche individui folli o che sfruttano in malafede questa ignoranza per proprio tornaconto. Sul mio sito trovi per esempio tutta la documentazione di una gogna mediatica che ho patito per mesi semplicemente perché avevo accettato l’invito di un’università a tenere una conferenza sul tema. La cosa è finita in nulla quando il paladino cattolico più livoroso nei miei confronti è stato (ri)arrestato per prostituzione minorile gay e il Parlamento ha respinto l’interrogazione con cui un senatore, noto per cercare periodicamente di rifondare il partito fascista, aveva proposto di vietarmi la parola nelle istituzioni scolastiche.

Stai percependo negli ultimi anni un cambio d’atteggiamento verso le pratiche sessuali alternative e il modo di relazionarsi con esse?
Assolutamente sì. Se l’ostacolo è costituito dall’ignoranza, col cambio di secolo la facilità di informazione e di socializzazione consentita da Internet ha trasformato radicalmente il panorama dell’eros in generale. È triste che l’educazione alla sessualità venga più dal porno online che dalla scuola o dalle famiglie, ma si tratta comunque di un enorme passo avanti rispetto a quando non c’era nemmeno quella. L’effetto di questo cambiamento si percepisce chiaramente vedendo l’approccio molto più sereno alla sessualità delle nuove generazioni, che per esempio non si fanno alcun problema a partecipare anche a eventi dedicati come Sadistique, dove oltre a giocare, esibirsi e conoscere nuovi partner si approfitta dell’occasione per imparare e confrontarsi sul piano intellettuale. Peccato che esista anche l’opposto, cioè individui gretti che usano Internet solo per confermare e alimentare la propria misoginia e l’odio per le minoranze. Fenomeni come il berluscon-trumpismo, il femminicidio e i cosiddetti “stupri virtuali” sono un’espressione della loro refrattarietà nei confronti di cultura ed empatia. Per fortuna, le persone sane sono in maggioranza.

Ti celi dietro un nome d’arte. È normale nel BDSM averne uno o ci sono alcuni che mantengono il proprio nome e cognome? Non ti sembra una contraddizione in termini essere riconosciuto a livello nazionale come un’autorità in sesso estremo, quindi disinibito, e nasconderti dietro a un nome fittizio?
Il nom de plume ha diversi motivi, dalla banalità di quello anagrafico al desiderio di garantire un po’ di privacy alla mia famiglia e alle persone che mi sono vicine: tutto sommato non faccio che seguire l’esempio di Sting, Madonna o Zerocalcare. Ciascuno di noi vive quotidianamente tante identità e tante maschere, a seconda della situazione in cui si trova. A pensarci bene, potersi scegliere il nome da dare alla propria identità erotica è anche un privilegio, no?

Nel tuo libro si parla subito di tenerezza e amore come elementi quasi imprescindibili di quest’arte sessuale, per questo è fondamentale, se già lo si ha, chiedere prima al proprio partner se non gli dispiaccia addentrarsi in questa avventura. Hai trovato l’amore col BDSM o l’hai ritrovato?
L’ho trovato incontrando le mie compagne di vita e lo ritrovo ogni volta che ci concediamo il lusso di donarci reciprocamente, mettendo a nudo le nostre anime più sincere. In onestà, trovo inconcepibile vivere incontri così profondi e non innamorarsi di chi ti affidi letteralmente la propria vita, o di chi si prenda la responsabilità di dirigere ogni tua sensazione ed emozione.

Illustra le regole basilari per non farsi male.
Restare coi piedi per terra; ricordare sempre che il partner è una persona e non un oggetto per i nostri piaceri; studiare prima di passare alla pratica. Probabilmente avrai sentito parlare di SSC, acronimo che sta per “sano, sicuro, consensuale” – sono principi che non sarebbe male seguire anche fuori dalla camera da letto, ma quando si parla di attività per definizione estreme è ovvio che preparazione e buon senso diventino indispensabili.

Qual è la pratica amata sin da subito dai neofiti del BDSM?
Non saprei risponderti. Il bello dell’eros estremo è che racchiude infinite interpretazioni, pratiche, varianti: ciascuno di noi è diverso ed è normale che sia attratto da pratiche differenti, che altrettanto normalmente cambiano col tempo, le situazioni e i partner con cui si condividono.
In compenso posso dirti quale sia l’aspetto più apprezzato da chi il BDSM lo conosce a fondo: è la serenità derivante dal lasciarsi alle spalle mille ipocrisie, atteggiamenti e pensieri che si pensavano imposti dalla società, ma che alla fine si rivelano essere solo fardelli personali del tutto superflui.

Hai scritto un libro noir sull’argomento, Peccati Originali, nel quale ci scappava il morto per una pratica estrema finita male. Qual è l’incidente più clamoroso che è accaduto nella storia di quest’arte sessuale?
Sfogliando i giornali capita con una certa frequenza di incontrare notizie tragiche legate a “giochini strani”, ma leggendo meglio ci si accorge sempre che non si tratta di BDSM, bensì di persone che agiscono in maniera improvvisata, imitando i video porno visti online o senza una vera preparazione. Se si guarda la cosa da un punto di vista statistico e si considera che il 10% della popolazione ama l’eros di dominazione e sottomissione, ci si rende conto che rispetto al totale dei giochi fatti le sciagure che arrivano in cronaca siano un numero così irrisorio da essere la dimostrazione stessa di quanto sia efficace la cultura di sicurezza e rispetto promossa dai praticanti di BDSM.
Se vogliamo abbandonarci alla morbosità, comunque, la pratica sessuale più pericolosa in assoluto non fa nemmeno parte del BDSM ed è il breath control, l’asfissia autoerotica, che ammazza una media di tre persone ogni giorno in tutto il mondo.

Di mestiere fai anche il personal coach, sai riconoscere a primo impatto dominatore e sottomesso?
Per quello non serve essere un coach. Dopo un po’ che si frequenta l’ambiente di chi pratica BDSM, si impara a riconoscere quasi istintivamente le preferenze altrui. La cosa più divertente e utile è identificare le diverse inclinazioni fuori da quell’ambiente.

Che tipo di richieste di consulenza ricevi dalle aziende che affrontano il mercato delle sessualità alternative?
Si va da consulenze di marketing (il BDSM è molto usato in pubblicità, anche in modi molto sottili) a studi di prodotti, dalla creazione di eventi e ambienti a tema a necessità davvero molto particolari. La maggior parte delle richieste tuttavia arriva ancora da parte di chi è convinto che “quelli che fanno le robe strane” siano un ingenuo mercato di polli da spennare, e finisce col ritirarsi con la coda fra le gambe quando capisce che si tratti invece di persone abituate a esercitare un bello spirito critico.

Secondo te, moda, fetish e BDSM sono spesso strettamente collegati per il concetto di costrizione e travestimento che hanno alla base?
I primi due senz’altro: a conti fatti, il fetish non è altro che “la moda” quando sensualità e seduzione vengono spinti ai massimi livelli. Nel BDSM i giochi di ruolo e i loro abbigliamenti costituiscono invece più uno strumento che aiuta a lasciarsi alle spalle le proprie identità quotidiane, permettendo così di immergersi nello spirito erotico senza trascinarsi dietro inibizioni, preoccupazioni e magagne varie.

Perché c’è un’ampia diffusione di moda fetish e pratiche BDSM nel Regno Unito?
In effetti a partire dagli anni Novanta il Regno Unito si è affermato come la patria del genere fetish, con la presenza di parecchi stilisti e negozi di fama mondiale concentrati soprattutto a Londra, dove addirittura Holloway Road era soprannominata da tutti “Fetish Street”. La base è stata posta dalla leggendaria repressione sessuale degli inglesi, sublimata fin dal tardo Settecento nella fissazione per la disciplina corporale, che non a caso nel resto del mondo era chiamata “vizio inglese”. Se pensiamo che nelle scuole britanniche le bacchettate hanno cominciato a essere vietate solo a partire dal 1987 (e dal 2003 in certi territori), è facile intuire quanto radicato sia un certo immaginario nella cultura locale. Questo ha generato una richiesta di dominatrici professioniste, che praticando un’attività legalizzata si facevano aperta pubblicità. Quando ancora esistevano le cabine telefoniche, per esempio, era normale trovarle tappezzate di tart cards, cioè volantini che facevano a gara per attrarre l’attenzione dei potenziali clienti. Il modo migliore per spiccare era mostrarsi addobbate con look spettacolari, quindi alcuni artigiani si erano specializzati fin dagli anni Sessanta nel creare abiti che oggi chiameremmo fetish. Dove ci sono abiti, ci sono anche i relativi appassionati, così a Londra sono nate anche diverse riviste rivolte a quel pubblico, ottime per permettere alle suddette signore e ai suddetti artigiani di farsi pubblicità. Le pubblicazioni impiegavano fotografi che hanno contaminato con i loro scatti il mondo delle gallerie d’arte; questo immaginario culturale è tracimato nella scena del clubbing con organizzazioni colossali quali Torture Garden. Chi andava nei locali voleva vestirsi in quel modo, quindi sono nate le boutique fetish. E così via. È stato un vortice che si è autoalimentato per parecchio tempo. Adesso il fenomeno è un po’ in calo.

L’aspetto più interessante è come tutto ciò abbia contribuito a favorire l’apertura mentale della popolazione nei confronti delle sessualità alternative. In fondo è stato in gran parte effetto di una legislazione senza ipocrisie nei confronti della prostituzione, che ha generato un indotto commerciale tale da farci ritrovare qui a parlarne ancora oggi. Chissà cosa sarebbe successo se anche la leggendaria moda italiana si fosse potuta permettere di esplorare certe direzioni.

Da giornalista ti devo chiedere perché ti autodefinisci “giornalista pentito”?
Vivo da sempre di scrittura e per moltissimo tempo ho amato le redazioni. Una dozzina d’anni fa però la professione di giornalista si è rapidamente svalutata: la ricerca e l’analisi delle notizie è pressoché sparita a vantaggio del rigurgitare comunicati stampa che fanno solo l’interesse dell’azienda o del politicante di turno. Più recentemente si è inoltre affermato il fenomeno del clickbaiting e delle “notizie” concepite esclusivamente per creare ansia, odio o paure con cui tenere avvinto il pubblico, privi di alcun riguardo per il suo benessere. 
Se ci aggiungiamo pure le condizioni economiche vergognose alle quali sono assoggettati i cosiddetti “creatori di contenuti”, puoi capire perché abbia avuto un riflusso di amor proprio, buttato il tesserino e preferito dedicare il mio tempo a produrre qualcosa che faccia invece star bene la gente, o per lo meno la diverta. Le migliaia di email ricevute in questi anni da chi ha tratto beneficio dai miei lavori suggeriscono che abbia fatto la scelta giusta…

Molte ragazze ma soprattutto donne adulte inesperte andranno a vedere 50 Sfumature di Nero a San Valentino. Hai qualche consiglio da dispensare per una corretta visione di una storia dove il BDSM “praticatovi” è pura fantasia?
Lo stesso consiglio che do a chi guarda porno ed altri tipi di spettacoli: se ti piace questa fantasia goditela, ma ricorda anche che si tratta di fiction. Nella vita reale a guidare come Vin Diesel si finisce dal carrozziere con un conto chilometrico, sposarsi una persona che ti ama dà molta più soddisfazione che sbavare dietro alle star del cinema. Per divertirsi col BDSM non servono attici ed elicotteri, ma solo un approccio sano alla cosa, che si può apprendere anche da un libro.

https://fioreavvelenato.wordpress.com/2017/01/31/oltre-le-sfumature-e-lignoranza-il-sano-benessere-del-bdsm-secondo-ayzad/

giovedì 23 marzo 2017

Random thoughts

Despite what Fifty Shades might suggest, kink isn't about coercion but consent, if pain is involved it is eagerly asked for and given with pleasure, you don't have to be a billionaire to play — and, perhaps most importantly, it isn't inherently patriarchal by any means.

lunedì 20 marzo 2017

Caning

Il caning è una delle pratiche erotiche più conosciute del BDSM.

Caning: cos’è

La parola caning deriva dalla parola inglese cane, con cui si indica una bacchetta usata per “bastonare”.

La bastonatura (in inglese caning, letteralmente "prendere a colpi di canna", da cane, canna) è una forma di punizione corporale.
Al di là della pratica erotica, il cane era la bacchetta utilizzata come strumento punitivo in epoca vittoriana nelle scuole e nei collegi, andando a sostituirsi alle verghe di betulla. Si parla di Judicial caning quando questo tipo di punizione era usata nelle prigioni come aggiunta o in sostituzione di pena detentiva. Il Judicial caning è tuttora in vigore a Singapore, Brunei e anche altre Nazioni. 

Il caning, come ogni pratica di BDSM, prevede che ci sia una/un Dom e una/un sottomesso: la dominatrice, quindi, “bastonerà” con il cane il partner.
Il cane può essere una canna vegetale di rattan, oppure una bacchetta in legno di faggio o samba dal diametro di 6-8 centimetri e di 80 cm di lunghezza, dotata di flessibilità (per arrivare sulle natiche avvolgendole), di elasticità, e deve essere ben manovrabile, così da permettere alla Dom di far arrivare lo strumento esattamente dove ha deciso che debba andare. 
Nelle mie esperienze ho usato canes di molti materiali, da diversi tipi di legno ai materiali sintetici più disparati, ma mi soffermerei su questo punto solo per dire che è sempre meglio iniziare con l’attrezzo giusto: una bacchetta di rattan comperata in un sexy shop è la scelta migliore. Quindi se siete all’inizio e non volete sofisticare troppo la ricerca, una bacchetta di legno duro (faggio o ancor meglio samba) del diametro di 6/8 millimetri comperata in qualunque centro fai-da-tè per pochi euro va benissimo, con la raccomandazione di tagliarla ad una lunghezza di 80 centimetri e di verificare che la superficie e i terminali siano ben lisci e levigati e non presentino schegge di nessun tipo, usando eventualmente della carta vetrata fine per ottenere il risultato. I rischi che si rompa o si scheggi sono reali e perciò, se il gioco vi piace vi consiglio quanto prima di passare al rattan o a bacchette naturali di salice o betulla che potete staccare direttamente dall'albero, se sapete dove trovarli. 
Il mio schiavo Luca è il mio fornitore ufficiale, attinge direttamente dai boschi della sua zona. 
Per chi è più esperto, la scelta del materiale è legata alla flessibilità della bacchetta : sostanzialmente un colpo di cane produce due sensazioni, il “thud” (= botta) che fa sentire la forza d’impatto del colpo, e lo “sting” (= puntura) che sollecita il punto colpito con un senso di puntura, pizzicore. Un materiale più duro e meno flessibile unito ad un diametro maggiore aumenterà la sensazione di “thud”, mentre uno più flessibile e sottile aumenterà la sensazione di “sting”.

Caning: perché piace

Perché faccio caning ? Perché è un gioco molto eccitante e che dispensa forti emozioni sia a chi lo somministra che a chi lo subisce, e lascia dei segni “piacevoli” anche per il sub che ne terrà memoria per qualche giorno.
Ovviamente, affinché questo tipo di pratiche siano soddisfacenti e piacevoli, la figura dominante deve provare piacere sessuale a esercitare il proprio potere sulla persona sottomessa e, nel caso di quest’ultima, deve trovare eccitante provare dolore e sentirsi umiliato dalla posizione assunta. Il caning piacerà soprattutto ai Dominanti più amanti della disciplina, quelli a cui la sculacciata sembra un gioco troppo tenero, a cui piace avere un potere sadico più spinto sul proprio sub, ed a quei sub che sono più masochisti, che aspirano ad una umiliazione più cocente ed ad un certo dolore.

È una fantasia sessuale che molti hanno ma, se non avete mai avuto desideri simili e non amate il dolore o comunque se non siete molto convinti, forse è il caso di evitare. Cosa più importante: al contrario di Anastasia Steele, non fate queste pratiche solo per far piacere al vostro partner.




lunedì 13 marzo 2017

Quando il dolore non è dolore?

Spesso la gente fuori dalla scena non capisce cosa ci sia di attraente nelle cose SM che sembrano provocare dolore. Cosa c’è di gradevole nell’essere picchiati? Dov’è il gusto di avere la pelle segnata?
Pensate a questo.
Avete mai avuto un incontro sessuale particolarmente intenso e scoprite poi di avere dei segni di morsi sul collo di cui non ricordate l’origine? Il vostro partner vi aveva morsicato con forza, talmente forte da lasciarvi il segno, eppure tutto ciò che probabilmente avete sentito era una ulteriore scossa di piacere. Se la stessa cosa fosse accaduta mentre non stavate facendo sesso avreste urlato un “AHIII” di dolore perché vi avrebbe fatto un male cane. Ma quando si è eccitati sessualmente la tolleranza al dolore cresce enormemente, e delle sensazioni che normalmente sarebbero dolorose diventano invece piacevoli.

Fin qui è esperienza comune. Una spiegazione più scientifica è che il cervello produce endorfine, degli oppiacei naturali, per compensare il dolore. E tali sostanze vi elevano al di sopra del dolore. La cosiddetta “forza dei corridori” viene dall’aver spinto il corpo oltre i suoi limiti fino ad essere doloroso, ed è allora che l’endorfina entra in circolo; ed è ciò che arriva a rendere piacevole ad un praticante dell’SM essere frustato, sculacciato, o altro. Non è più dolore, diventa piacere. Proprio per questo motivo alcune dominatrici usano il dolore come premio, quando sottomettono un masochista. Il dolore come punizione potrebbe avere l’effetto opposto se il Bottom ama essere frustato!
Le endorfine non spiegano però completamente il perché i masochisti trovano piacevoli tali intense sensazioni. Non tutti i masochisti fluttuano deliziati nell’aria mentre vengono frustati, addirittura non tutti lo desiderano. I modi di sperimentare intense sensazioni vanno dall’impeto di una fantasia, a uno spillo aguzzo, da un bruciore da impazzire a un tiepido calore lenitivo, a un palpitante dolore da lacrime agli occhi… qualunque sia la sensazione ci sarà qualcuno a cui piace.
Vi sono moltissime differenti sensazioni che potete provare mentre fate l’amore, leggeri graffi con le unghie, sculacciate a mano aperta, pizzicotti, strizzate… vi sono altrettanti modi di toccare qualcuno, e tutti possono essere piacevoli. Persone diverse amano differenti livelli di sensazioni: ciò che può essere una meravigliosa, sensuale carezza per qualcuno può passare addirittura inosservata a qualcun altro, e ciò che per una persona può essere una deliziosa fustigazione, per un’altra può non essere AFFATTO divertente. Parlarne e concordare è il segreto per trovare una felice via di mezzo.
“Come è possibile DESIDERARE il dolore?”
La migliore risposta che mi viene è che gli individui sembrano essere calibrati in modo diverso. C’è chi vuole provare PIÙ sensazioni ; l’intensità del dolore provoca in queste persone brividi di eccitazione, mentre altri ne sarebbero schiacciati. La gente ha gusti diversi per i cibi, ama mangiare diversi sapori, perché non può essere lo stesso per gli incontri sessuali? 


http://www.unrealities.com/adult/ssbb/italian/asbfaq04.htm



mercoledì 8 marzo 2017

What Is BDSM?

For the uninitiated, BDSM (which stands for Bondage, Dominance, Sadism and Masochism) could appear a quirky, perverted and flawed-headed view of life and of love. In reality, many might erroneously believe that it's a life-style alternative for individuals of unwell-reputation or those who enjoy abusing others (or who take pleasure in being abused). This couldn't be farther from the truth, and is an unfortunate point of view fostered by concern and ignorance.

Paring it down, BDSM comes in two types - the variability for life-style appreciators, and those who want the kink or fetish aspect of it. What does this mean? In life-style BDSM, people comply with consensually convey the Dominant/submissive (D/s) dynamic into their relationship on a everlasting basis. Sexual pleasure does enter into it from time to time, but it isn't the primary focus of BDSM lived as a lifestyle. Conversely, kink or fetish BDSM only brings it out at sure occasions and specifically for sexual gratification to both parties.

Neither is more essential or more highly valued than the other. Both varieties have professionals and cons to consider, and easily put, one will not be for you. Regardless of what some may think, selection is a large part of this. There isn't a abuse, no subjugation, nothing that happens with out the willingly given permission of each parties. Truly, there are more than just a few people who 'evolve' in their preferences, going from utilizing BDSM within the bedroom, to residing it 24/7.

Practitioners of BDSM aren't any more amoral or bad than every other particular person, and the notion that people who want it were one way or the other mistreated or abused as youngsters is groundless. It 'is' potential, just as it is potential for a blind man to be a doctor, or a deaf man to play music or for males to stitch a dress or women to shoot a gun, but emotional health and happiness are of a very powerful issues in a thriving BDSM relationship. Whereas it's true that what the Dom/me says goes, and it is the submissive's place to please the Dom/me in all things, alternative and trust are of the highest importance. If the Submissive would not belief the Dom/me to care for them, to safeguard them, and act with their finest interests, or if the Dom/me simply sees their place as one the place they'll exert their will upon the submissive without consideration for the Submissive's desires or wants, then the connection is doomed to failure.

That said, a D/s relationship, very like other 'different' relationships have to be saved quiet. Common individuals have a fear of the unknown. This will manifest in ostracism, contempt, hatred, even violence. Livers of different lifestyle choices have endured this for ages, like those in the LGBT community. It could be that keeping it secret intensifies the joys of it, particularly for many who live it 24/7. Proper out within the open, residing and respiration it, while no one else is the wiser. Then there are others, who merely don't care what society at large thinks, and they're very open about their lifestyle choices.

Politics, social mores and a basic lack of acceptance (particularly within the United States) tends to keep D/s practitioners 'in the closet.' Sexual experimentation goes a protracted strategy towards serving to a possible submissive or Dom/me determine what feels good, what works for them, and what they need out of a relationship, but with a lot of society making an attempt to tamp down on what seems 'perverse', is it any surprise that some people have points with sharing their feelings, needs and needs with a possible partner? They spend so much time bottling it up because everyone round them says that those inside issues are 'wrong', that sadly, typically they imagine it. But with a firm but loving hand, a talented Dom/me can work to carry the shy submissive out of their shell, and to thrive.


http://rauf.ch/?option=com_k2&view=itemlist&task=user&id=37724

domenica 5 marzo 2017

BDSM: cose che non sai

Da quando hai letto 50 sfumature di grigio o hai visto il film, il sadomaso, condito dal bondage e con dosi massicce di dominazione (il BDSM, insomma), ti intriga. Non che tu voglia provarci, eh. Roba da pervertiti. O forse no, in fondo un assaggio non ti dispiacerebbe. In effetti, basta andare su Wikipedia per scoprire che il BDSM stuzzica parecchi adulti (circa uno su 6) e una buona percentuale lo pratica nelle sue varie declinazioni. In Italia gli adepti raggiungono la considerevole cifra di 4 milioni. 
Ecco qualche altra curiosità sul sadomaso che forse ancora non sai.

NEL "VERO" BDSM NESSUNO È SUCCUBE
Se è stato proprio Mr. Grey ad accendere la tua curiosità, dispiace un po’ doverlo dire: quell'uomo (come la sua partner) non è un esempio credibile. 
Su The Guardian, un’intervista a tre entusiasti del BDSM rivela che la realtà è molto meno fredda e più complice: normalmente i partner parlano di più tra loro e si sentono complici, mentre nella fantasia di E.L. James il protagonista (una specie di psicopatico, dice nell'articolo lo specialista di fisiologia della riproduzione Jon Blue) non è empatico e abusa letteralmente della povera, ingenua Anastasia, innamorata di lui. Anche secondo la psicologa, psicoterapeuta e sessuologa Maria Zurzolo, Christian Grey è un manipolatore narcisista, protagonista di una storia di dipendenza e sopraffazione. 
Il vero BDSM è invece consensuale e prevede l’uso di “parole di sicurezza” (safeword) per mantenere il gioco entro limiti che siano davvero accettabili per entrambi – non solo perché uno dei partner è soggiogato emotivamente.


















CHI PRATICA IL SADOMASO NON È UN PERVERTITO
Il BDSM è per psicopatici? La risposta è no, anzi. Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Sexual Medicine, che ha analizzato i questionari somministrati a 902 cultori del BDSM e 434 volontari di controllo, i primi sono risultati meno soggetti a nevrosi, più estroversi e aperti a nuove esperienze, meno propensi a sentirsi rifiutati dagli altri.
Uno degli autori dello studio osserva che chi pratica BDSM è spesso più consapevole della media dei propri desideri sessuali, e saper accettare una predilezione insolita come quella per il sadomaso richiede un lavoro introspettivo benefico per la salute mentale. Come se non bastasse, in un recentissimo studio su 935 volontari dediti al sesso “rough”, il 90% ha associato il BDSM con un senso di libertà, il 98% con il piacere, il 91% con il senso d’avventura, ancora il 91% con una diminuzione dello stress e il 97% con emozioni positive.

SPESSO IL BDSM È PRATICATO DA PERSONE DI POTERE, MA IL MOTIVO È PIÙ PROFONDO
Meno “meccanico” e più profondo il legame tra potere sociale e sadomasochismo. Un ampio studio su oltre 14 mila individui ha rivelato che, mano a mano che il potere sul lavoro aumenta, cresce anche la propensione al sadismo nel caso delle donne e al masochismo nel caso degli uomini.
Questo, fanno notare gli scienziati, contraddice il famoso 50 sfumature di grigio, che suggerisce un parallelismo tra i giochi di potere in atto fuori e dentro la camera da letto. In realtà ciò che si deduce dalla ricerca è che il potere, aumentando l’autostima e la sicurezza in se stessi, incoraggia l’abbandono delle inibizioni relative ai ruoli sessuali e alle norme tradizionali, consentendo un comportamento più attento ai propri desideri, anche i più nascosti.

LA PRIMA COLLEZIONE MODA ISPIRATA AL BDSM ERA DI UNO STILISTA ITALIANO
A proposito di desideri nascosti. Lo sai che il bondage è entrato nel mondo della moda con la collezione Versace del lontano 1992? Una scelta coraggiosa, che ha saputo cogliere un interesse sommerso ma certificato dalla scienza. E ha sdoganato con leggerezza un lato “dark” della sessualità.

http://www.starbene.it/sessualita/sesso/bdsm-sadomaso-bondage/

martedì 28 febbraio 2017

Chastity key slave locked away


KINK.COM: chiude lo storico edificio The Armory di San Francisco

Risultati immagini per kink.comRisultati immagini per kink.com“E’ la fine di un’era”. Lo storico edificio The Armory di San Francisco, il più grande set pornografico al mondo, chiude i battenti. Lo ha annunciato con profonda tristezza l’attuale proprietario Peter Acworth, CEO del sito web kink.com che da almeno una decina d’anni 
produce materiale e 
contenuti primariamente BDSM tra le decine di stanze dell’oramai celebre storico edificio una volta in uso alla Guardia Nazionale. “Il porno non è più redditizio come lo era dieci anni fa”, ha spiegato Acworth al San Francisco Chronicle. “Abbiamo dovuto cambiare modello di business”. 
Acquistato dal pioniere Acworth nel 2006 per 14 milioni di dollari, l’Armory, un intero isolato della San Francisco Bay Area, due acri e mezzo di superficie, è diventato in pochissimo tempo un set raffinato e ricercato nel mondo dell’hardcore e del fetish contemporaneo. Da dieci anni, ogni giorno, inclusi i festivi, sono stati prodotti mini film con durata variabile dalla mezz’ora all’ora abbondante con veri e propri canovacci di scrittura e sviluppo narrativo poi caricati a pagamento sulla piattaforma kink.com. Parecchie le sezioni aperte negli anni utilizzando riarredati seminterrati, stanze, e attici (alcuni con vetrate verso l’esterno come nelle eleganti ammucchiate di The Upper Floor): dai canali puramente BDSM (soprattutto Hogtied e DeviceBondage), a quelli più generalmente hard ma pur sempre estremi (ad esempio in Public Disgrace i rapporti sessuali avvengono clandestinamente tra passanti e passeggeri della metro anche in città europee), passando dall’affermata sezione Femdom, fino ai più recenti Kinkman channels. Almeno un centinaio i dipendenti e decine le star femminili e maschili scoperte tra i set dell’Armory della Kink.com. E’ qui che sono nate e poi si sono “fatte le ossa” attrici del calibro di Sasha Grey, Bobbi Starr, Lorelei Lee, Princess Donna, e Veruca James. 




L’imponente Armory di San Francisco, oltre ad essere un esplicito spazio della produzione pornografica estrema visibile da chiunque ci passeggi davanti, venne costruito nel 1912 in stile moresco e usato come arsenale e luogo di difesa della Guardia Nazionale durante il sanguinoso Bloody Thursday avvenuto a San Francisco nel 1936. Dal 1976 in avanti l’edificio è finito in disuso fino all’acquisto di Acworth. “Questo è stato il set più importante del vizio e della schiavitù”, ha spiegato J.P.Pike, uno dei registi della Kink.com. “Tutto è iniziato come in un piccolo angolino e nel corso del tempo si è ampliato come non mai”. Ora tutto l’immenso materiale bondage, comprensivo di fruste, morsetti, corde, sbarre di ferro, catene, verrà trasferito scatolone su scatolone verso il Nevada, e la California meridionale dove probabilmente si tornerà a produrre quel genere di lavori ambientati all’Armory. “La città di San Francisco ha perso lentamente molti degli spazi di supporto per i lavoratori del sesso e del mondo queer che personalmente mi hanno salvato e mi hanno reso quello che sono oggi”, ha raccontato con rammarico la star di kink.com Lorelei Lee. “L’Armory con tutte le sue complessità, la sua forma particolare, la sua storia stregata, è stato uno di questi spazi. Grazie a tutti i miei colleghi per la condivisione di questo magico, banale, strano, faticoso e stimolante tempo passato con me in questo luogo”.

http://www.rossodisera.info/prima-pagina/porno-chiude-il-piu-grande-set-al-mondo-dove-sono-nate-sasha-grey-e-veruca-james-il-mercato-dellhard-non-rende-piu/

venerdì 24 febbraio 2017

DISCIPLINE

Discipline is used by the dominant to exert control over a submissive and usually involves a system of rewards and punishments based on the sub’s actions. 
It can be physical (corporal punishment, sadism) or verbal (strict commands, insults) or both. Behavioral discipline is comprised of rules and protocol created by the dominant for the submissive to follow either within the confines of a session or in life. Rewards are whatever the dominant thinks is appropriate.

Disobedience, both verbal and physical, is not looked upon lightly.

lunedì 20 febbraio 2017

Dejà vu di Charmel Roses

"Mi suggerisci l'idea di un dejà vu. Un tragitto già percorso, un terreno già calpestato." disse, lasciando emergere con forza quell'immagine, l'idea di qualcosa su cui poteva camminare, che poteva, liberamente, calpestare. Seguì un breve silenzio e lei poté compiacersi dell'effetto che avevano avuto su di me le sue parole, dell'emozione con cui mi riconobbi in quel terreno che lei amava calpestare. La mia incapacità di rispondere, di stemperare la potenza di quell'immagine con una battuta, la incoraggiò a spingersi oltre, a saggiare ancora con maggior vigore e spregiudicatezza la possibilità che le offrivo di divertirsi con me e godere della mia remissione. 
Mi sorprese costatare che ci fossimo già spinti così oltre, rilevare il modo in cui aveva saputo imporsi e quanto piacevole potesse essere sentirsi alla sua mercé. 
"Un delizioso e solerte cagnolino. Ecco cosa sembri!" esclamò ed era chiaro che definendomi a quel modo intendeva rafforzare la propria posizione, indurmi a riconoscere la sua supremazia, mostrandomi grato per la voluttà di quell'immagine che non poteva umiliarmi, che alludeva a ciò che ero e volevo essere per lei. Sapevo che dal modo in cui avrei reagito a quella provocazione sarebbe dipeso anche il modo in cui lei avrebbe potuto trattarmi in seguito. 
Sapevo anche di dovermi trattenere, che sarebbe stato opportuno evitare che gli eventi precipitassero così rapidamente. Conoscevo Angela da troppo poco, non sapevo se potevo fidarmi di lei e temevo ciò che lasciava presagire l'invadente e prepotente arroganza con cui si poneva nei miei confronti, la capacità che aveva di persuadermi e convincermi di essere già suo, di non avere altra scelta, se non quella di arrendermi e sottomettermi, incondizionatamente, al suo volere. E del resto, era proprio ciò che temevo a rendere la tentazione di cedere più invitante. L'eccitazione, il brivido e la bramosia di conoscere e subire i suoi desideri, ebbero la meglio su qualsiasi monito di ragionevole prudenza ed ero certo che lei potesse sentire le vibrazioni dei miei sensi scossi e vinti dai suoi attacchi. 
"Ti sembro un cagnolino?" mi limitai a chiedere e ripetere, scioccamente, dietro di lei. 
"Sì, esatto. Ti dispiace?" chiese ancora. 
"No. É solo che non pensavo di suggerire quest'immagine." "Sapevo che non ti sarebbe dispiaciuta. Sono molto graziosi i cagnolini. Mi piace quando scodinzolano e si accucciano, lo sguardo mite e supplice con cui chiedono di poter leccare i piedi della Padrona." precisò. 
"Quindi, se ti sembro un cagnolino, m'immagini pronto a scodinzolare e accucciarmi ai piedi della mia Padrona." "Ovviamente sì. Ammesso che tu abbia una Padrona." 
"Non che io sappia." 
"Cosa vuoi dire? Credi che possa esserci qualcuna che ti possiede a tua insaputa?" 
"No, era solo un modo di dire." 
"Non è bene che un cagnolino stia senza la sua Padrona. Rischia di diventare triste e malinconico. Esattamente come mi appari tu, di tanto in tanto." 
"Come un cagnolino triste in cerca della sua Padrona?" 
"Sì, esatto. Un'immagine che ti calza a pennello." 
"E come può riuscire, un cagnolino, a trovare la sua Padrona." "Non può. É la Padrona che trova lui. Il cagnolino può solo riconoscerla annusandole i piedi." 
"Suppongo, allora, che dovrei andare in giro ad annusare i piedi di potenziali Padrone per riconoscere la mia." 
"Sì, potrebbe essere un'idea." 
"Sei certa che funzionerebbe?" 
"Se non ci credi, perché non provi?" 
"Vuoi che provi ad annusarti i piedi?" 
"Credi che io possa essere la tua Padrona?" 
"Non intendevo dire questo... Pensavo solo che... " balbettai confusamente. 
"Su, non essere timido. Puoi dirmi ciò che pensi. È naturale che, così come io ho potuto notare quanto somigli a un cagnolino, tu possa aver ragione di immaginare che io potrei essere la tua Padrona." 
"Sì, immagino sia naturale." farfugliai. 
"Ebbene?" 
"Ebbene cosa?" 
"Un cagnolino solitamente si mette carponi e si avvicina supplice e mite in cerca dell'odore della sua Padrona, non credi?" Esitai, temendo che Angela volesse solo prendersi gioco di me. Supponevo fosse troppo tardi per avere dei ripensamenti e sentivo crescere sempre di più la voglia di perdermi in quel gioco. Con fare goffo e tremante m'inginocchiai e pur provando ancora imbarazzo, mi sentii più sicuro e a mio agio in quella posizione. Avanzai carponi fino ad Angela e strofinai il viso contro le sue scarpe per annusare il suo odore. La sentii sorridere del mio gesto. Percepii il suono trattenuto di una fragorosa risata, il presentimento di un giocoso scherno incapace di ferire o offendere. Con grazia lasciva, Angela fece scivolare i piedi fuori dalle scarpe e aprì le dita a ventaglio, consentendo che affondassi il naso tra di esse e che il mio respiro s'imbevesse del loro aroma. Il suo odore era caldo, dolciastro, a tratti fruttato. 
Quasi senz'accorgermene, totalmente soggiogato e vinto, mi ritrovai a baciare e leccare i piedi di Angela, esattamente come il cagnolino che aveva descritto poco prima. 
"Si direbbe che tu mi abbia riconosciuta." rilevò, compiaciuta dalla foga con cui le leccavo le dita dei piedi. 
"Così come tu mi hai trovato, mia Padrona." le risposi. 
"Allora dovresti ringraziarmi. Magari come un cagnolino, abbaiando per me." aggiunse e mi accarezzò dolcemente i capelli. Mi sentii ridicolo, eppure abbaiai. Subii quella cocente umiliazione solo per sentirla ridere soddisfatta, per poter soccombere all'ombra del suo sguardo compiaciuto e soddisfatto. Angel mi afferrò i capelli dietro la nuca. Mi costrinse a reclinare il capo e si sporse su di me. 
“Sai cosa mi piace di te?” 
“Cosa, mia Padrona?” 
“La consapevolezza che ho di poter fare di te ciò che voglio. La ritrosia con cui ti offri a me, quel vago e vano tentativo di resistermi, di mantenere il controllo, prima di cedere e arrenderti incondizionatamente al mio volere. Esprimi un sentimento di inesorabile e profonda remissione e appartenenza che rende ancor più soddisfacente trionfare su di te, vedere quella sorta di espressione di disappunto sul tuo volto e la supplice e mite richiesta di essere trattato con misericordia.” 
Una lucida perla di saliva sbocciò tra le sue labbra e la fece colare nella mia bocca, contemplando lo smarrimento e il piacere con cui accolsi quel dono inaspettato. Era sempre viva, in me, l’idea di come potevo apparire a uno sguardo esterno, estraneo a quel tipo di piacere, mentre ero totalmente immerso in quel genere di atti. 
Quello sguardo, faceva sì che la ragione restasse vigile, che potessi percepire pienamente l’umiliazione che subivo, ricavando anche da questo il mio piacere. Temevo di essere sorpreso in un momento del genere. E questo timore, che rendeva quegli atti intimi e segreti, accrescevano il mio sentimento di remissione e appartenenza a colei che di quel segreto era testimone, che condivideva e disponeva di quel piacere, come benevola e fidata custode, ma che poteva divertirsi anche a minacciarmi e farmi tremare. Assaporai con voluttà la sua saliva, la sentii e trattenni mentre scorreva sulla mia lingua. Maggiore era il piacere e la gratitudine per quell’insolito bacio, più forte era la percezione della mia umiliazione e il desiderio che proseguisse, fino a travolgere totalmente i miei sensi. 
“Non essere ingordo. Sei il mio schiavo e questi piaceri devono essere centellinati assieme a tanti altri. Se così non fosse, non saresti altro che una banale e noiosa sputacchiera.” disse e, in tal modo, mentre mi onorava definendomi come un suo bene prezioso, lasciava che io percepissi con maggior prepotenza la mia condizione umile e servile e il potere che lei avrebbe potuto esercitare su di me, concedendo che io potessi fremere tra la gioia e il tormento di quella resa incondizionata.

di Charmel Roses
Char

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