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venerdì 8 giugno 2018

La moglie e la Mistress: la mia doppia vita da slave

di Greta Sclaunich
Illustrazione di Antonio Delluzio
Trovare la persona giusta è difficile: deve piacerci mentalmente, intrigarci fisicamente, ricambiare i nostri sentimenti. «Io, in più, ne cercavo una che avesse le mie stesse inclinazioni bdsm (acronimo che sta per bondage, disciplina, sadismo e masochismo): sono uno slave, cioè uno “schiavo”». Ecco la difficoltà di Roby, che oggi ha 44 anni e che una decina di anni fa, dopo qualche storia finita male, si è messo il cuore in pace: una persona con le sue stesse inclinazioni non l’ha trovata. In compenso, si è innamorato di una donna «normale», che conosce e accetta il suo modo di essere ma che non è, e non sarà mai, una Mistress. Cioè la «padrona» che lui, slave, cercava da sempre. La sua storia mi ha fatto riflettere. Del mondo del bdsm sappiamo poco e niente, perché cinema e letteratura non ci raccontano se, e come, sia possibile vivere questi rapporti nel quotidiano. Nelle opere classiche spesso ci si ferma alla dimensione sessuale (fisica oppure mentale), in quelle odierne è quasi sempre la base per storie d’amore che si sviluppano attraverso dimensioni parallele alla vita reale. Lui o lei domina, ma poi lava i piatti. Roby invece racconta un’altra storia. Quella di un uomo che ci ha messo anni a trovare una sua dimensione e ha trovato anche una compagna con la quale condividerla, rinunciando però a formare una famiglia. Salvo poi scegliere il cammino opposto: rinunciare al bdsm per moglie e figli. Scoprendo che non può rinunciare a essere se stesso. E trovare, infine, una terza via provando a vivere due vite parallele: quella «normale» con la moglie e quella da slave con una Mistress.

Mi chiamo Roby, ho 44 anni e sono uno slave. Da sempre: già alle soglie della pubertà le mie fantasie avevano a che fare con la dominazione e si basavano su donne mature, autoritarie, con un fisico formoso. Ora ho una Mistress che ha qualche anno più di me e con la quale ho un rapporto molto intenso e profondo. Nel gergo bdsm (acronimo che sta per bondage, disciplina, sadismo e masochismo) si usa parlare di «giochi». Io però non li chiamo così, perché si tratta di relazioni molto impegnative: faccio tutto in funzione della mia padrona, rispettando dei punti stabiliti insieme che fanno sì che lei sia al centro della mia quotidiana. Con rispetto e buon senso, però: ho una famiglia e questa dimensione parallela non deve interferire con la mia vita di tutti i giorni.

Dalle fantasie alla realtà
So da sempre di essere fatto così, di essere uno slave. Quando ero giovane, però, non era semplice essere me stesso, anzi tra tabù e moralismi era difficile mostrare questo mio lato. Perciò la mia vita sessuale è iniziata in maniera «classica»: io mi ponevo in maniera virile e vivevo rapporti canonici. Mentre l’autoerotismo era tutto basato sulle mie fantasie sm. La svolta è arrivata intorno ai 22 anni, quando sono stato più autonomo e quindi libero di spostarmi anche in altre città e frequentare locali con serate bdsm. Ho conosciuto tante persone e ho capito che non dovevo per forza nascondermi ma che anzi era possibile vivere queste inclinazioni senza doverle confinare in un solo ambito della vita. Così ho deciso che mi sarei impegnato a trovare una donna della quale innamorarmi che potesse anche condividere le mie inclinazioni.

La mia relazione con una Mistress
Ho avuto fortuna: l’ho trovata. Lei era più grande ma, come me, aveva ancora poche esperienze in questo ambito. Ci siamo conosciuti via internet e pian piano abbiamo costruito un rapporto: all’inizio basato sulle fantasie, poi su incontri reali che, a un certo punto, sono sfociati nella convivenza. Io ho provato a progettare la mia vita in modo complementare al mio ruolo di schiavo: lavoravo part time in modo da poter dedicare il resto del tempo a fare solo lo slave, occupandomi della mia donna e della casa. Non è stato semplice, perché si tratta di rapporti che forzano meccanismi acquisiti: ci aspettiamo sempre che la cura della casa spetti ad entrambi. Di solito in una coppia uno dei partner cucina e l’altro lava i piatti? Io cucinavo e lavavo i piedi mentre lei mi guardava. Il rapporto può sembrare sbilanciato, lo so. Infatti perché funzioni ci vuole determinazione, ma soprattutto la convinzione che una divisione dei ruoli di questo tipo sia interesse comune della coppia. Poi, certo, prima di essere slave e mistress eravamo due persone: quindi avevamo idee diverse, litigavamo, insomma non era una relazione basata sempre e solo su ordini e comandi. Per quanto riguarda il sesso, invece, era lei ad avere le chiavi della mia sessualità. In senso letterale: portavo una cintura di castità, una sorta di gabbia di metallo che impediva l’erezione. Questo serviva a non distrarmi dai miei compiti e a mantenere sempre un certo livello di adrenalina.

Come ho trovato l’amore
La nostra relazione è finita dopo circa un anno di convivenza. Abbiamo vissuto un periodo difficile per diverse ragioni. Ma soprattutto non eravamo d’accordo sul futuro del nostro rapporto: io avrei voluto continuare a viverlo in questo modo ma non escludevo l’idea di sposarci e avere dei figli, lei invece avrebbe voluto una famiglia tradizionale mettendo però questa nostra relazione sm in secondo piano. Dopo di lei ho provato a costruire altri rapporti del genere ma è difficile. Lo è per le persone che non hanno queste inclinazioni: occorre trovare una persona che ci piaccia mentalmente, che ci intrighi fisicamente, che ricambi i nostri sentimenti. Io, in più, cercavo una persona che avesse le mie stesse inclinazioni. Dopo alcune delusioni mi sono messo il cuore in pace: avrei cercato una donna «normale». Così ho conosciuto e mi sono innamorato di una donna che ha tutto ciò che io cercavo…tranne questo. Ci siamo sposati, abbiamo avuto un figlio. E io ho pensato che avrei potuto contenere e arginare le mie fantasie di dominazione.

La mia vita «normale». E quella da slave
Mia moglie sa delle mie inclinazioni, non le ho mai nascosto nulla. Sa quali sono le mie fantasie e in parte sarebbe anche disponibile a viverle. Il punto è che lei non ha queste pulsioni: per lei sarebbe un gioco come un altro, non le vivrebbe in maniera viscerale come me. Io stesso, per anni, mi sono illuso di poter fare a meno di vivere queste fantasie. Ma con il tempo la voglia è tornata e mi sono riaffacciato in questo mondo, sempre tramite internet. Ho conosciuto Anna, la mia Mistress, con la quale ho una relazione. Io sono il suo slave e faccio ciò che lei mi chiede. Per esempio, se voglio masturbarmi, chiedo il suo permesso. Sottolineo però che Anna è una persona di buon senso: non ha e non vuole avere nulla a che fare con tutto ciò che riguarda la mia vita «normale», la mia famiglia e il mio lavoro. Certo, se fossi libero sarebbe diverso, per esempio potrei rimettermi la cintura di castità e vivere di nuovo un rapporto sm quotidiano, completo.

Il sesso bdsm
Tanti si chiedono com'è il sesso bdsm. Dico subito che per me si tratta soprattutto di comunicazione e penso si possa fare in tanti modi, usando il corpo ma anche la mente. Per quanto riguarda il sesso «tradizionale» (penso alla penetrazione o ai preliminari), può esserci oppure no. Secondo me dovrebbe essere una cosa complementare, una concessione della padrona: se diventa abitudine il rapporto sm rischia di venire compromesso. Volendo il sesso potrebbe anche essere eliminato del tutto, ma credo che a una scelta così radicale si possa arrivare solo dopo una certa età. Io, per esempio, ho fatto molte esperienze (anche sesso di gruppo e scambismo) e non avrei voluto privarmi di tutto questo. Non trovo assurdo però che una persona possa decidere di rinunciare al sesso come gesto di asservimento totale alla propria padrona.

Roby, 44 anni

http://27esimaora.corriere.it/sessoeamore/18_marzo_22/moglie-mistress-mia-doppia-vita-slave-5bcb9c80-2d68-11e8-af9b-02aca5d1ad11.shtml

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