
Not Safe For Work
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domenica 22 dicembre 2019
sabato 21 dicembre 2019
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venerdì 20 dicembre 2019
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Rubrica Racconti Erotici: Mistress, incontri per leccapiedi
Ho accettato la mia condizione dopo aver patito tanti scrupoli. Analizzando la mia vita di uomo di successo e anche tornando indietro nel tempo, non ho trovato alcuna ragione (per lo meno evidente) per la quale, la mia passione per la sottomissione, è una costante del mio presente.
Non posso dire di aver vissuto una infanzia infelice e di essere stato succube di genitori troppo oppressivi e, per quanto mi sforzi di ricordare, non credo di essere stata vittima di qualche trauma.
Ho un approccio più che normale con le persone e, trattando tematiche legate al sesso, non vedo alcun complesso di inferiorità nei confronti di quell’altra metà del cielo rappresentata dalle donne.
Pur non essendomi sentimentalmente legato a nessuna, mi piacciono le donne e godo nel fare sesso con loro ma solo dopo…
Ecco, questo è il punto: ‘solo dopo…’ a cosa? Solo dopo che la mia eccitazione sia stata stimolata da una mia dimostrazione oggettiva di sottomissione. Amo eseguire tutti gli ordini che mi vengono imposti dalla Mistress di turno con la quale ho modo di interfacciarmi anche se in maniera occasionale e, ancor di più, mii eccito quando subisco delle forti umiliazioni che anticipano meritate punizioni.
Mi resi conto di essere attratto sessualmente da una mistress dopo aver conosciuto Manuela. Fu un incontro casuale quello che mi mise in contatto con un mondo fatto di un particolare eros fino ad allora ignorato. Eppure, mi piaceva fare l’amore e, pur mettendoci tutto l’ardore derivante dalla mia voglia, non riuscivo ad appagare il mio desiderio: era come se mancava qualcosa che non riuscivo ad identificare.
La sera che in un locale conobbi Manuela, fui iniziato da lei a quella che fu la mia prima esperienza BDSM. Non fu difficile essere attratti da quella donna dai modi sensuali che lasciavano trasparire una esperienza che solo una femmina matura alla quale piace il sesso, è in grado di possedere.
La mia attenzione fu catturata dal suo corpo dalle linee armoniose e da un modo di fare che denotava una femminilità davvero speciale e, dopo averla conosciuta e qualche drink consumato insieme, mi invitò a seguirla a casa sua ‘per conoscerci un po’ disse.
Seduto su di un comodo divano con Manuela di fronte a me, avevo finalmente modo di osservarla più che bene: la scarpe di vernice lucida dai vertiginosi tacchi anticipavano delle intriganti calze autoreggenti che attiravano l’attenzione su gambe veramente ben tornite. Il suo generoso petto rubava la scena a tutto il resto e pur sapendo che era più grande di me di almeno una decina di anni, l’unica mia intenzione era quella di possedere quel meraviglioso corpo che prometteva di offrire meraviglie.
In modo quasi improvviso Manuela mi chiese se avevo voglia di lei, lasciandomi sorpreso. Annuii come uno scemo con la testa, mentre un groppo di imbarazzo mi saliva in gola.
‘Allora, se mi vuoi, devi dimostrare che mi meriti. Inginocchiati davanti a me e ubbidisci ad ogni mio comando: solo così potrai avere ciò che vuoi’.
Ubbidii alla richiesta e mi trovai a carponi davanti alle sue gambe che potevo vedere bene apprezzandone ancor di più la bellezza. Riuscivo a vedere il bianco della sua pelle che iniziava dove l’autoreggente nera terminava la sua corsa e sentivo la mia verga, reagire com’era logico attendersi.
Manuela divaricò le gambe mostrando il triangolino di slip trasparenti che permetteva di intuire la forma della sua fica e mentre stavo sognando si poterla baciare e succhiare, udii la sua voce comandarmi ‘leccami tutte le scarpe subito!’. Il suo tono deciso si coniugò perfettamente con la mia voglia di lei e non ebbi esitazione alcuna nel tuffarmi sulle sue scarpe ubbidendo alla richiesta.
‘Sfilami le scarpe e leccami i piedi e fallo in modo delicato’.
Presi la scarpa destra e in modo gentile la sfilai dal suo piede e altrettanto feci con l’altra mettendomi poi a guardare le forma affusolata delle sue dita ornate da unghie perfettamente smaltate.
Le calze, seppur di color fumé, permettevano di osservare i piedi nervosi sui quali mi stavo gettando per leccarli come mi era stato ordinato. Era la mia prima esperienza in tal senso e provavo un misto di eccitazione e perplessità che tuttavia mi intrigava. ‘In fondo –pensavo- si tratta di una nuova esperienza’ e così, rompendo anche l’ultimo indugio, incominciai a passare la mia lingua sul piede avvertendo il ruvido dei denari delle sue autoreggenti ma anche un buon sapore di bagnoschiuma.
Quando giunsi alle dita, le succhiai avidamente sentendo il mio uccello indurirsi in maniera esponenziale e desiderando che Manuela potesse infine regalarmi quell’esplosione di piacere che stavo aspettando sin dal primo momento.
‘Mi stai facendo male, stupido!’ esclamò l’occasionale partner di quella sera e mi sferrò una sorta di calcetto proprio dritto sulla faccia. Restai ammutolito nel constatare che anziché prendermela per quell’inatteso suo gesto, la cosa aveva ulteriormente aumentato il mio desiderio.
‘Vieni qui, scemo’ continuò Manuela che, nel frattempo, si era slacciata il corpetto che indossava lasciando libere due tette miracolosamente erette nonostante la loro abbondanza.
‘Ora succhiami i capezzoli’. Questo invito non si fece attendere da me che mi precipitai a suggere quel nettare di cui avevo voglia da quando l’avevo vista quella sera.
Sentivo la sua mano accarezzarmi il cazzo dopo che l’aveva fatta scivolare attraverso i jeans e i boxer con il fine di raggiungerlo per stringerlo e constatare il mio grado di eccitazione.
Destreggiandomi pur continuando a succhiarle i capezzoli passando dall’uno all’altro, sbottonai i pantaloni che abbassai così come le mutande, liberando finalmente il mio uccello.
Manuela mi invitò nella posizione del 69 ma pretendendo che le leccassi i piedi mentre lei ingoiava la mia verga che cominciò a succhiare poderosamente alternando precisi colpetti di lingua sulla cappella e piccoli morsi atti a ridimensionare la voglia di esplodere dentro la sua bocca.
Smise improvvisamente di spompinarmi invitandomi a penetrarla dietro e non ci fu sensazione più bella di sentire la sua morbida pelle fremere sotto i miei colpi sapientemente ritmati fino a giungere ad un primo orgasmo che non smise di farmi avvertire il desiderio di continuare.
Senza più freni, mi riproposi suo schiavo e senza attendere ordini, presi a leccarle quei deliziosi piedi che avevano rappresentato l’inizio di quel rapporto basato sul sesso fine a se stesso.
Provavo una forte eccitazione nel passare la mia lingua tra le sue dita prima di inghiottirle una dopo l’altra e far rivivere al mio uccello quel desiderio di sentirsi nuovamente vivo. Continuammo così per tutta la notte, scopando e deliziandoci l’uno dell’altra fino a che consumammo tutte le energie.
Manuela da buona Mistress mi aveva aperto un mondo che mi aveva fatto sentire completamente soddisfatto e aveva riempito quella sensazione di vuoto che avevo accusato fino a quel momento.
Rubrica Racconti Erotici: Tre mistress e…un cameriere “Sissy”
Finalmente dopo tanto sacrificio e tanti corsi di specializzazione, ero riuscito a trovare un posto come barman in un locale ben conosciuto dalla movida cittadina.
Non fu difficile inserirmi in un contesto ben armonizzato come quello che trovai e neppure quello di farmi apprezzare dai clienti che frequentavano il locale.
Le prime considerazioni che feci furono estremamente incisive: quel luogo era un covo di fiche da paura che ogni sera, affollavano il bancone alla ricerca del divertimento più disinibito.
Fu così che notai una ragazza che rapì totalmente la mia attenzione.
Non solo era bellissima ma emanava una sensualità che raramente avevo avuto modo di incontrare. Sarà stato forse per il suo fascino esotico, la sua pelle ambrata che si intuiva fosse vellutata al tatto o per quel taglio degli occhi che tradivano origini creole, ma quella donna mi fece battere il cuore.
Innamoramento o solo un mero interesse sessuale mascherato da un prematuro sentimento? Non seppi rispondermi ma cercai di fare tutto il possibile per scoprire qualcosa sul suo conto.
Grazie a dei colleghi che lavoravano da più tempo, venni a sapere che si chiamava Josèe, che veniva dalle Seychelles e che aveva un paio di amiche con le quali faceva impazzire ogni vero maschio.
L’unica delusione fu quella di sapere che nessuno aveva mai raccontato di aver avuto una storia di sesso con lei, originando in me la convinzione che la bella seychellese fosse una lesbica incallita.
Nonostante quanto avevo saputo, mi inventai un cocktail che battezzai ‘Praslin’ come il nome di una isola delle Seychelles, nella speranza che questa dedicata fosse notata dalla bella Josèe.
Però pareva che l’esordio della mia creazione alcolica non avesse suscitato alcun interesse a Josèe e, continuando a sospirare per lei, mi dissi che sarebbe stata una utopia quella di essere notato proprio da quella sorta di top model.
Accadde una sera che pareva come tante.
Da dietro il bancone tipo american bar stavo miscelando i cocktail dando le spalle alla sala quando una voce particolarmente calda mi disse ‘Sei tu che hai inventato il Praslin?’. Mi voltai quasi di scatto trovando una Josèe più che bella che mi aveva lanciato un sorriso.
Deglutii a fatica, annuendo quasi muto ‘Si e l’ho pensato in tuo onore’ le risposi trovando il coraggio di apparire disinvolto.
Continuò a sorridermi mentre la osservavo da vicino non sapendo cosa potesse essere più bello di lei: dal sorriso alle labbra, dagli occhi al fisico praticamente perfetto.
‘Senti, io farò una festa lunedì sera insieme a delle mie amiche. Sapendo che è il giorno nel quale il locale è chiuso mi chiedevo se ti interessava a lavorare come barman a casa mia per preparare i cocktail dal momento che ho degustato i tuoi e mi sono piaciuti molto. Ovviamente ti pagherò per il tuo tempo’.
Figurarsi…farmi pagare per realizzare il sogno di essere vicino a quella sirena esotica.
‘Certo. Ci mancherebbe. Per me è un piacere’ risposi.
Mi allungò un bigliettino da visita con su scritto solo un indirizzo e un numero ‘Quello è il numero del mio citofono. Ti aspetto alle otto di sera. Da me troverai ogni tipo di alcolico e tutto quanto ti serve per preparare i tuoi cocktail’.
Così dicendo si voltò, andandosene nella notte.
Citofonare interno 5
Davanti al lussuoso condominio mi sentivo confuso prima di citofonare a Josèe. Il bigliettino recitava ‘interno 5’ e trovato il coraggio, spinsi il pulsante corrispondente.
Josèe mi aspettava sul portoncino aperto, avvicinandosi a me per darmi un inatteso bacio a stampo sulle labbra e facendomi accomodare dentro al grande salone.
In un lato si trovava un bancone da bar sopra il quale campeggiavano una ricca collezione di bottiglie di alcolici di ogni tipo. Secchielli, kit professionali, mixer e quanto poteva fare la felicità di ogni professionista del settore era quanto si trovava accanto alle bottiglie e, non poteva mancare un immenso recipiente dove si trovavano i cubetti di ghiaccio. Inutile dire che vi era anche della frutta assortita che sarebbe servita per abbellire i cocktail.
‘Quando arrivano i tuoi ospiti?’ chiesi veramente interessato.
‘Sicuramente entro un paio d’ore, per cui se vuoi, puoi rilassarti prima di preparare il tuo angolo bar’.
Si accomodò su di un grande divano a elle che riempiva la parete di fronte, dandomi modo di osservarla a fondo.
Il leggero vestito Positano di color celeste pastello, faceva risaltare quella pelle dal color ambra che mi faceva impazzire e dal quale risaltavano dalle trasparenze, due capezzoli che parevano disegnati per quanto fossero perfetti.
Accavallando le gambe, Josèe mi regalava la paradisiaca visione del microslip che aveva indossato e dal quale si intuiva una curata peluria che mi stava eccitando più del dovuto.
Squillò il citofono e la padrona di casa, andò ad aprire.
Erano due sue amiche che avevo intravisto qualche volta nel locale dove lavoravo. Una aveva un aspetto quasi mascolino, con i capelli tagliati in un certo modo e i lineamenti del viso alquanto marcati ma, nonostante questo, si vedeva che era una bella fica.
L’altra aveva un aspetto slavo con la pelle diafana, gli zigomi alti e i capelli lisci e biondi. Ma anche in questo caso, un bel paio di tette ed un culo alto e sodo la dicevano lunga su quanto potesse intrigare gli uomini.
Le tre amiche si sedettero sul divano parlando tra loro quando Josèe, facendomi un cenno con la testa, reclamò la mia presenza come per chiedere dei cocktails.
Lasciai il mio posto e raggiunsi le tre per sentire cosa desiderassero degustare.
Josèe, da buona padrona di casa, disse senza alcuna perifrasi: ‘Appare evidente che ci stai mangiando con gli occhi e che vorresti scoparci. Le mie amiche e io non abbiamo problemi nel farti godere ma in cambio, dovrai essere la nostra Sissy. Se vuoi…i vestiti ti aspettano in camera da letto’.
Avevo sentito parlare del ruolo di Sissy, ossia quando un uomo si traveste da cameriera e si sottopone ad una donna dominante.
Non dissi nulla ma mi avviai in camera per cambiarmi.
Dovevo apparire ridicolo con la crestina in testa, le autoreggenti, il vestitino nero corto e con un tanga che non copriva nulla ma quando rientrai in salone, non ci furono risa di scherno ma solamente tre dominatrici pronte a comandarmi.
Dovevo servire i cocktail da me preparati, portando il vassoio con lo sguardo basso e sentendomi rimproverare per ogni inesistente inezia che motivava umiliazioni a non finire ma anche delle gratificazioni come il poter odorare le fiche di ognuna di loro (non vennero altri ospiti) per dire quale a mio avviso era quella che era più profumata.
Al mio iniziale imbarazzo prese posto una eccitazione che mi faceva fare senza alcun problema, ogni cosa mi venisse richiesto fino a farmi conficcare i vertiginosi tacchi a spillo di ognuna delle tre mie padrone, nella mia carne ma, in cambio, ebbi modo di scoparmi prima la donna dai tratti slavi, poi l’altra amica ed infine il sogno dei sogni: Josèe la seychellese che mi fece godere come non mai.
http://lestanzedimadame.com/racconti-bdsm/mistress-e-sissy.php
Non fu difficile inserirmi in un contesto ben armonizzato come quello che trovai e neppure quello di farmi apprezzare dai clienti che frequentavano il locale.
Le prime considerazioni che feci furono estremamente incisive: quel luogo era un covo di fiche da paura che ogni sera, affollavano il bancone alla ricerca del divertimento più disinibito.
Fu così che notai una ragazza che rapì totalmente la mia attenzione.
Non solo era bellissima ma emanava una sensualità che raramente avevo avuto modo di incontrare. Sarà stato forse per il suo fascino esotico, la sua pelle ambrata che si intuiva fosse vellutata al tatto o per quel taglio degli occhi che tradivano origini creole, ma quella donna mi fece battere il cuore.
Innamoramento o solo un mero interesse sessuale mascherato da un prematuro sentimento? Non seppi rispondermi ma cercai di fare tutto il possibile per scoprire qualcosa sul suo conto.
Grazie a dei colleghi che lavoravano da più tempo, venni a sapere che si chiamava Josèe, che veniva dalle Seychelles e che aveva un paio di amiche con le quali faceva impazzire ogni vero maschio.
L’unica delusione fu quella di sapere che nessuno aveva mai raccontato di aver avuto una storia di sesso con lei, originando in me la convinzione che la bella seychellese fosse una lesbica incallita.
Nonostante quanto avevo saputo, mi inventai un cocktail che battezzai ‘Praslin’ come il nome di una isola delle Seychelles, nella speranza che questa dedicata fosse notata dalla bella Josèe.
Però pareva che l’esordio della mia creazione alcolica non avesse suscitato alcun interesse a Josèe e, continuando a sospirare per lei, mi dissi che sarebbe stata una utopia quella di essere notato proprio da quella sorta di top model.
Accadde una sera che pareva come tante.
Da dietro il bancone tipo american bar stavo miscelando i cocktail dando le spalle alla sala quando una voce particolarmente calda mi disse ‘Sei tu che hai inventato il Praslin?’. Mi voltai quasi di scatto trovando una Josèe più che bella che mi aveva lanciato un sorriso.
Deglutii a fatica, annuendo quasi muto ‘Si e l’ho pensato in tuo onore’ le risposi trovando il coraggio di apparire disinvolto.
Continuò a sorridermi mentre la osservavo da vicino non sapendo cosa potesse essere più bello di lei: dal sorriso alle labbra, dagli occhi al fisico praticamente perfetto.
‘Senti, io farò una festa lunedì sera insieme a delle mie amiche. Sapendo che è il giorno nel quale il locale è chiuso mi chiedevo se ti interessava a lavorare come barman a casa mia per preparare i cocktail dal momento che ho degustato i tuoi e mi sono piaciuti molto. Ovviamente ti pagherò per il tuo tempo’.
Figurarsi…farmi pagare per realizzare il sogno di essere vicino a quella sirena esotica.
‘Certo. Ci mancherebbe. Per me è un piacere’ risposi.
Mi allungò un bigliettino da visita con su scritto solo un indirizzo e un numero ‘Quello è il numero del mio citofono. Ti aspetto alle otto di sera. Da me troverai ogni tipo di alcolico e tutto quanto ti serve per preparare i tuoi cocktail’.
Così dicendo si voltò, andandosene nella notte.
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Davanti al lussuoso condominio mi sentivo confuso prima di citofonare a Josèe. Il bigliettino recitava ‘interno 5’ e trovato il coraggio, spinsi il pulsante corrispondente.
Josèe mi aspettava sul portoncino aperto, avvicinandosi a me per darmi un inatteso bacio a stampo sulle labbra e facendomi accomodare dentro al grande salone.
In un lato si trovava un bancone da bar sopra il quale campeggiavano una ricca collezione di bottiglie di alcolici di ogni tipo. Secchielli, kit professionali, mixer e quanto poteva fare la felicità di ogni professionista del settore era quanto si trovava accanto alle bottiglie e, non poteva mancare un immenso recipiente dove si trovavano i cubetti di ghiaccio. Inutile dire che vi era anche della frutta assortita che sarebbe servita per abbellire i cocktail.
‘Quando arrivano i tuoi ospiti?’ chiesi veramente interessato.
‘Sicuramente entro un paio d’ore, per cui se vuoi, puoi rilassarti prima di preparare il tuo angolo bar’.
Si accomodò su di un grande divano a elle che riempiva la parete di fronte, dandomi modo di osservarla a fondo.
Il leggero vestito Positano di color celeste pastello, faceva risaltare quella pelle dal color ambra che mi faceva impazzire e dal quale risaltavano dalle trasparenze, due capezzoli che parevano disegnati per quanto fossero perfetti.
Accavallando le gambe, Josèe mi regalava la paradisiaca visione del microslip che aveva indossato e dal quale si intuiva una curata peluria che mi stava eccitando più del dovuto.
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L’altra aveva un aspetto slavo con la pelle diafana, gli zigomi alti e i capelli lisci e biondi. Ma anche in questo caso, un bel paio di tette ed un culo alto e sodo la dicevano lunga su quanto potesse intrigare gli uomini.
Le tre amiche si sedettero sul divano parlando tra loro quando Josèe, facendomi un cenno con la testa, reclamò la mia presenza come per chiedere dei cocktails.
Lasciai il mio posto e raggiunsi le tre per sentire cosa desiderassero degustare.
Josèe, da buona padrona di casa, disse senza alcuna perifrasi: ‘Appare evidente che ci stai mangiando con gli occhi e che vorresti scoparci. Le mie amiche e io non abbiamo problemi nel farti godere ma in cambio, dovrai essere la nostra Sissy. Se vuoi…i vestiti ti aspettano in camera da letto’.
Avevo sentito parlare del ruolo di Sissy, ossia quando un uomo si traveste da cameriera e si sottopone ad una donna dominante.
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Dovevo servire i cocktail da me preparati, portando il vassoio con lo sguardo basso e sentendomi rimproverare per ogni inesistente inezia che motivava umiliazioni a non finire ma anche delle gratificazioni come il poter odorare le fiche di ognuna di loro (non vennero altri ospiti) per dire quale a mio avviso era quella che era più profumata.
Al mio iniziale imbarazzo prese posto una eccitazione che mi faceva fare senza alcun problema, ogni cosa mi venisse richiesto fino a farmi conficcare i vertiginosi tacchi a spillo di ognuna delle tre mie padrone, nella mia carne ma, in cambio, ebbi modo di scoparmi prima la donna dai tratti slavi, poi l’altra amica ed infine il sogno dei sogni: Josèe la seychellese che mi fece godere come non mai.
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