Not Safe For Work

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sabato 16 marzo 2019

La rotella gira....

Riflessione


Riflessione delle 9:18 del mattino:
solo perché il FemDom vi fa tirare il caxxo e pensate che le donne siano superiori (perché la cosa vi fa tirare il caxxo) e sognate di servire una donna per tutta la vita (perché vi fa tirare il caxxo) e il vostro desiderio più grande è quello di baciare i piedi di una donna, genuflesso come atto di prostrazione assoluta (perché vi fa tirare il caxxo), NON SIETE FEMMINISTI.
State semplicemente assecondando i vostri ormoni (quelli che vi fanno tirare il caxxo) e guarda caso, la donna è l’oggetto del vostro desiderio, L’OGGETTO. 
Quindi non confondiamo la deviazione sessuale con il femminismo per favore, che vi sbatto la testa contro lo spigolo di un tavolo fino a farvi uscire quel criceto in coma etilico che c’avete lì dentro.

By Mistress Jacqueline Visconti

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venerdì 15 marzo 2019

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Buongiorno My signal tail #whip #dominagoldy


A woman story about pegging her husband for the first time

I am married to a man who likes to be penetrated anally. We had been married about six months when he introduced me to anal sex. It soon became a three or four times a week thing with us. Then one night after he had taken me we were lying in bed talking about our fantasies and our sexual exploits before we married. He very sheepishly told me that one of his greatest fantasies was to be taken anally too. I love to experiment sexually and somehow the idea intrigued me.

We searched the web and ordered a nine-inch strap-on dildo offered by one of the sites selling toys. While we waited for the dildo I started to use a small six-inch dildo on him to get him ready for the larger one. One night while I was working and stretching his opening I accidentally hit his little gland inside. He went crazy with lust and I probed until I found it again. I never saw a man so turned on and he actually climaxed without me touching his penis! We were both very excited and it gave me a sense of power to know I could do that to him. I became very good a finding his “spot” and he wanted it almost every night afterwards.

My strap-on arrived about three weeks later and by that time I had him opened up pretty good. The strap-on had an extension on the inside that stimulated my clitoris when I moved in and out of him. I stood looking in the mirror after I put them on and I never felt so powerful and in control. On the night he was to officially “lose his virginity” I put him on his back on the big bed. The feeling of power that flowed through me as I completely controlled this grown man was exhilarating. He has a small build and I had no trouble rolling his legs up on my shoulders. I had lubed him very heavily as the dildo was a little thicker than we had expected. But all our preparation had paid off and as I slid the big shaft inside him he told me to go ahead and take him. As I buried nearly all the nine-inch dildo in him on the first slow thrust he sighed in appreciation.

What followed was one of the most lust-filled twenty minutes we had ever experienced. As I thrust deep into him I lost control as the dildo rubbed against my clitoris. I was overcome with lust as I drove into him faster and faster as he begged for more like a little bitch in heat. I hit his gland and for the first time in our married life we climaxed at the same time! He actually screamed as his climax rolled over him and I collapsed on him with his knees pressed against his bra as my climax rolled through me in waves.

I lay with the big dildo completely buried in him for several minutes before rolling off beside him. Even though we have had similar results since then I will never forget that first time. I highly recommend it to women who are considering penetrating their man. I have become almost addicted to the power trip that I get when he is underneath me waiting to be taken. Also I find him much more pliant and he does anything I ask him without hesitation.



lunedì 11 marzo 2019

Body positivity sì, ma la salute?


Articolo di Mara Mibelli

Provate a fare questo esperimento.

Aprite Instagram o Facebook e scrivete un post che parla di body positivity. Provate ad affermare che il vostro corpo grasso, lievemente sovrappeso, curvy che sia vada bene esattamente così com’è e state a vedere cosa accade.

Spoiler: si verificherà uno strano fenomeno parascientifico.

Accorreranno sconosciuti a dirvi che sì, così va bene ma non esagerate; qualcuno vi dirà che siete “belle comunque”; altri ancora verranno a dirvi che il vostro corpo non è assolutamente sano, che morirete giovani a causa di ipertensione arteriosa o di diabete di tipo 2. Queste persone nello specifico hanno un super potere che neanche Stan Lee con la sua immensa immaginazione era riuscito a pensare: sono capaci di fare una diagnosi medica con una sola occhiata, evitandovi anche il pagamento del ticket e una lunga trafila di medici.

La domanda chiave di tutti i trigger è: MA LA SALUTE? La risposta a questa domanda è molto semplice: non vi riguarda!

È lapalissiano dire che la salute non vada certamente trascurata, ma cosa ne sappiamo noi di come stanno gli altri?

La body positivity mainstream si è trasformata in un hashtag che promuove l’amore per se stessi e il proprio corpo e, per quanto non ci sia niente di sbagliato in questo, non bisogna dimenticare che è innanzitutto un movimento radicale che promuove l’idea che tutti i corpi sono validi e hanno diritto alla stessa dignità e inclusione. Per cui sì, amate ogni piccola “imperfezione“ del vostro corpo ed estendete questa tolleranza anche al corpo degli altri. La salute non è un argomento di discussione del movimento body positive: le persone grasse non devono sbandierare il loro stato di salute per aver diritto a empatia, inclusione e dignità per esistere. Detto questo, la body positivity non promuove l’obesità: dà spazio a persone che esistono.

Qualche settimana fa, le immagini delle modelle curvy di Calvin Klein pubblicate sulla pagina Facebook di Zalando hanno fatto scatenare il popolo di Internet che urlava alla perpetuazione di uno stereotipo di bellezza non sano e sbagliato, dimenticando che per anni magazine patinati hanno promosso uno standard di bellezza inarrivabile attraverso modelle sottopeso e ritoccate con Photoshop. Quindi viene da chiedersi: pensate che vivere una vita di privazione, nell’affanno di mantenere una taglia accettabile per poter lavorare nell’industria della moda, sia più sano? Pensate che soffrire cercando di incarnare gli standard di bellezza occidentale sia essere in salute?

Focalizzarsi sul problema della salute significa portare il discorso su un piano individuale e dimenticare quello sociale e le sue responsabilità nello stigmatizzare i corpi non conformi a certi standard imposti dall’esterno. I trigliceridi, la curva glicemica, le transaminasi diventano così più importanti del rispetto degli altri. La retorica della salute è solo un modo per incolpare l’individuo e giustificare l’emarginazione, la deumanizzazione che le persone grasse subiscono.

È un dato di fatto che una persona che si sente compresa, accettata e amata nella società sarà in grado di vivere uno stile di vita più sano. Quante persone a causa del proprio peso non si allenano in palestra per l’imbarazzo di frequentarne una? Quante non fanno una nuotata al mare per la paura del giudizio del loro corpo in costume? La cultura in cui viviamo valorizza il fisico per il suo aspetto, la sua attrattività e le sue capacità, ma allora come dovrebbe agire chi ha un corpo non conforme o non “performante” come la società ci impone?

L’aspetto fisico non è il metro di giudizio del valore di una persona, esattamente come non lo è la salute. Soprattutto non possiamo pensare di riuscire a intuire lo stato di salute di una persona semplicemente guardandola, perché essere in sovrappeso non significa necessariamente avere la pressione e il colesterolo alti. Spesso il sovrappeso si interseca con un problema di salute che esula da una dieta bilanciata come possono essere le disfunzioni ormonali; oppure è legato a un trauma psicologico come un abuso: un esempio è quello di Roxane Gay, attivista e giornalista americana che subì uno stupro all’età di 12 anni. Giudicare perciò una persona perché a vostro avviso non si sta impegnando abbastanza per vivere la propria vita al meglio, senza tenere in considerazione aspetti che non potete cogliere col vostro super-sguardo clinico, è irrispettoso e inopportuno.

Insomma, non c’è un modo giusto o sbagliato di avere un corpo e le equazioni “magrezza = salute” e “grasso = malattia” non sono per nulla veritiere. E poi, se davvero foste interessati all’altrui benessere, non vi preoccupereste solo di quello fisico ma anche di quello mentale; se davvero foste in grado di fare diagnosi con lo sguardo, vi prego di mettere questo potere al servizio del bene perché “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

https://www.bossy.it/body-positivity-salute.html

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