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lunedì 31 luglio 2017

Chi fa BDSM? Due ricerche e un’intervista

di Ayzad

La scienza ha cominciato a studiare sporadicamente il BDSM e le persone che praticano giochi erotici di dominazione nel 1920, quando era ancora considerato un tutt’uno col sadomasochismo patologico. I risultati variavano a seconda di come venisse definito l’oggetto dello studio, ma il consenso generale è sempre stato che questo tipo di attività fosse molto più comune e innocuo di come lo descrivessero i mass media. I “pervertiti” si sono anzi dimostrati personcine piuttosto ammodo, come rivelato per esempio da queste ricerche:
  • Sopportano meglio lo stress – Richters, 2008
  • Coltivano profonda fiducia e consapevolezza del corpo – Powell, 2011
  • In genere sono più felici della media – Wismejer, 2013
  • Sono meno sessisti – Simula, 2013
Poi naturalmente è arrivato 50 sfumature di grigio, che si è installato fra i dieci libri più venduti di tutti i tempi, e gli studiosi si sono entusiasmati per i giochini sozzi proprio come tutti gli altri. Ultimamente sono così spuntate più ricerche sull'argomento che mai, e due in particolare mi sono sembrate particolarmente interessanti.

La prima è stata condotta in Portogallo su un campione un po’ striminzito di persone e ha riscontrato, fra le altre cose, che chi fa BDSM lo apprezza né più né meno del sesso cosiddetto “vanilla”, ma durante i giochi di dominazione dichiara di avere meno tensione e problemi. In altre parole ciò conferma che più si reprimono le proprie fantasie erotiche, meno ci si diverte durante il sesso.

Questo dato appare particolarmente buffo quando si scopre che le persone intervistate hanno atteso una media di sei anni per passare dalla fantasia al realizzare i loro desideri (ma ciò può dipendere dal fatto che molti sono studenti con un’età media di 22 anni), e che quando finalmente l’hanno fatto… non hanno necessariamente messo in pratica i loro desideri più forti, ma altre pratiche simili. Nella maggior parte dei casi il motivo è stato semplicemente il non avere trovato partner interessati, e negli altri il timore di rivelare le proprie preferenze. La tabella qui sotto mostra che i giochi BDSM più amati sono:


e colonne di destra, sotto ‘Italia’, indicano i risultati di una ricerca simile condotta nel nostro paese da Alessandro Calderoni e Ludovica Gonzaga su 120 soggetti fra i 19 e i 65 anni, intervistati prima durante vari eventi BDSM, e poi tramite un ulteriore questionario online. Le diverse percentuali dipendono come sempre sia dalle diverse definizioni delle categorie che dalla composizione dei gruppi. Quello italiano, a proposito, era composto così:
  • 70% eterosessuali, 29% bisessuali, 1% gay
  • 40% sottomessi, 32% dominanti, 28 switch
  • 4% preferiscono il sesso vanilla al BDSM, 46% li vive con pari gradimento, 44% preferisce il BDSM, 6% fa solo BDSM
La parte più gustosa dei risultati italiani è tuttavia la profilazione psicologica. Rispetto alla media nazionale i praticanti hanno dimostrato queste differenze:
  • Evitano molto la vicinanza (+26%), specie i dominanti
  • Sono più aperti mentalmente ma meno amichevoli, in particolare le donne
  • I dominanti sono più stabili emotivamente
  • I punteggi di ansia e tristezza sono sotto la media
  • Mostrano meno ‘comportamento masochista’ (la cui definizione tecnica è: deferente, chiuso, lamentoso) rispetto alla popolazione generale!
  • Il 49% è più narcisista – e fra questi il 71% richiederebbe approfondimenti diagnostici
Dati come questi non potevano essere lasciati senza una spiegazione, così mi sono messo in contatto con il dottor Calderoni per approfondire sia i risultati che il mondo BDSM in generale. 

Ecco l’intervista:

A – Le linee guida del DSM per la diagnosi di un disturbo parafilico distinguono nettamente il sadomasochismo clinico dai giochi BDSM, però fra chi pratica queste forme di sessualità alternativa vige ancora una certa circospezione nei confronti delle istituzioni. L’impressione è che molte persone temano di essere discriminate o considerate malate da una società ancora ferma a criteri ottocenteschi. È solo paranoia, o questo atteggiamento è giustificato?

C – Credo di fatto che il DSM, cioè la nosografia descrittiva, abbia ritenuto strategico e necessario avvicinarsi a una lettura socialmente diffusa del gioco sessuale, limitando sempre più la soglia patologica. Aumentando il consumismo sessuale aumenta la noia, e aumentando la noia si diffondono capillarmente i tentativi di escogitare varianti allettanti. Inoltre la morale è sempre più individuale e meno collettiva, perciò ciascuno diventa emulo e limite di se stesso. Il che significa che o si ipotizza una società di devianti, o si aumenta la tolleranza verso l’inconsueto. Quindi se è doveroso e giusto adeguare l’osservazione e la catalogazione della sessualità allo zeitgeist, lo spirito del tempo, è però anche importante capire che non esiste un interruttore “sano-malato” che permetta di discernere con indiscutibile certezza quando un comportamento è un sintomo da quando è un semplice passatempo. Probabilmente il livello di esclusività e di cogenza della pratica, o la simbologia interna con cui la stessa viene vissuta dalla persona potrebbero dare indicazioni più specifiche.

A – Basandoti anche sulle vostre osservazioni personali, come valutate il profilo demografico dei soggetti che hanno partecipato alla ricerca? Corrisponde a un campione standard della società italiana, o rivela qualche anomalia significativa?

C – Empiricamente e spannometricamente si può dire che le persone over 35 sembrano avere un livello culturale e professionale elevato, mentre gli under 35 sono più affascinati dall’estetica e dalla ricerca di emozioni forti del bdsm. Più scientificamente parlando, le differenze si registrano in termini di profili di personalità: i praticanti bdsm risultano meno amichevoli, più mentalmente aperti, paradossalmente meno sadici e masochisti della popolazione normale.

A – I dati hanno indicato un 6% di individui che pratica BDSM come unica forma di sessualità. Da psicologo come interpreti questo numero?

C – In generale quando ci si trova di fronte a una scelta esclusiva è possibile riflettere sulle ragioni che vincolano il soggetto a quel comportamento. Come se a qualcuno piacesse soltanto una posizione sessuale, o un tipo specifico di partner. Significa che, per una percentuale della popolazione bdsm non così eclatante, la sessualità non è libera di esprimersi in più direzioni ma obbligatoriamente incanalata in quel contesto. Probabilmente si potrebbe rilevare che per questi soggetti esistono ragioni specifiche (o difficoltà specifiche) che vanno dal puro e semplice gusto al sisturbo.

A – Mi ha molto colpito scoprire che la popolazione BDSM sia risultata “meno amichevole” della media. Potresti spiegare la definizione di ‘amichevolezza’ e quali implicazioni ha nel concreto?

C – Nell’ambito delle teorie personologiche che si rifanno ai cosiddetti Big-Five la dimensione dell’amicalità è caratterizzata da due sottodimensioni: Cooperatività/Empatia e Cordialità/Atteggiamento amichevole. Nei soggetti bdsm queste dimensioni sono inferiori ai punteggi ottenuti dai campioni rappresentativi della popolazione generale italiana. Significa che si tratta di soggetti più chiusi, meno collaborativi, potenzialmente più egoisti, meno affabili e gentili, più ripiegati su se stessi.

A – Restando sull’argomento, il motivo per cui sono rimasto tanto sorpreso è che – soprattutto nelle occasioni sociali come feste, munch, ecc. – una critica ricorrente riguarda proprio l’eccesso di familiarità dei partecipanti, che ammazza un po’ l’erotismo della situazione. Cosa mi sfugge?

C – Nelle occasioni sociali in cui praticanti o curiosi di un medesimo argomento/comportamento si riuniscono per confrontarsi è normale e prevedibile che scatti un effetto community, una sorta di autoghettizzazione che tende a escludere il resto del mondo secondo una logica noi-loro, esattamente come per i partiti politici, le tifoserie calcistiche, eccetera. Il comportamento tra chi condivide lo stesso “segreto” è sicuramente differente da quello che mette in relazione le medesime persone con gli “altri”.

A – Quel 71% di personalità narcisistiche potenzialmente patologiche è piuttosto terrorizzante. È quindi inevitabile chiedere se ci sia davvero da spaventarsi e, se sì, come può fare una persona inesperta a riconoscere le persone che potrebbero rappresentare per lei un pericolo.

C – Ricordiamo che si tratta del 71% della metà dei partecipanti, non del totale. Patologia, inoltre, non significa pericolo: significa malessere. Il disturbo narcisistico di personalità è un grave disagio pervasivo e cronico caratterizzato da mancanza di empatia, egoismo, Sé grandioso e falso a fronte di una grave ferita interna che risucchia identità e autostima restituendo un continuo sforzo ipertrofico di rattoppare antichi vuoti di senso e di rispecchiamento. Solo raramente, in soggetti psicopatici, il tratto diventa potenzialmente socialmente pericoloso. Un vero narcisista è profondamente egoista, parla solamente di sé, le spara grosse, si arroga diritti inesistenti, si ritiene degno di ammirazione e invidia. All’esterno dona una sensazione di “montatura”. Da quel livello in giù, fino a chi si sente semplicemente “speciale” di diritto, le sfumature sono infinite.

A – A proposito: BDSM e narcisismo sono connessi per natura, o è qualcosa del mondo BDSM ad attrarre tutte queste personalità al limite della sociopatia?

C – È probabile che l’estrema attenzione che tanto i ruoli dominanti quanto quelli sottomessi (soprattutto se esibiti) richiedono, la messa in scena visiva, il senso di recita complessivo, concorrano a entrare in sintonia con quel tratto. A questo si aggiungono la dimensione del potere e quella del dolore (esercitati e subiti, con le loro valenze simboliche).

A – Un risultato quasi paradossale è che le persone intervistate non siano risultate particolarmente più sadiche o masochiste rispetto alla media. Si tratta di una conferma alla teoria secondo cui i principi di mutuo rispetto del BDSM disinnescano le tendenze patologiche?

C – Non abbiamo strumenti per affermarlo. I soggetti presentano un pattern di personalità masochistica significativamente inferiore alla media della popolazione generale e un pattern sadico-aggressivo in linea con la popolazione generale. Potrebbe essere semplicemente che un vero sadico e un vero masochista non si accontentino di una pratica che ha regole di sicurezza e quindi non frequentino luoghi in cui valgono tali regole, o anche che questi tratti profondi non si estrinsechino solamente o prevalentemente in ambito sessuale.

A – Il quadro dipinto dalla vostra ricerca conferma altri studi secondo cui chi pratica BDSM è più sereno della norma. Da cosa dipende questa felicità? Sono i giochi erotici a far vivere meglio, oppure sono le persone più in pace con se stesse a rivolgersi più facilmente a queste pratiche?

C – In realtà non si tratta propriamente di persone più felici, se non altro perché manca una definizione operazionale del concetto di felicità. Si può affermare che presentano indici relativi alle sindromi cliniche di ansia e distimia (tristezza) significativamente inferiori rispetto alla media della popolazione generale. Che questo ritratto personologico induca un determinato stile sessuale o ne sia indotto, non è un’affermazione che si possa sostenere con i dati in nostro possesso. Sarebbero inferenze senza evidenza statistica.

A – Per l’ultima domanda vi chiedo di mettere da parte i vostri ruoli professionali e rispondere solo dal punto di vista di chi ha passato settimane immerso nell’ambiente BDSM. A conti fatti, che ne pensate di questi esploratori dell’eros estremo? Sono matti o no?

C – Commentare al di là dei dati o giudicare in maniera soggettiva un ambiente chiuso e parzialmente diffidente che ci ha accolto con pazienza e senza troppo rigetto sarebbe irrispettoso e poco lungimirante. Qualunque luogo nuovo, con abitudini sconosciute e modalità espressive ignote desta allo stesso tempo curiosità e allarme in proporzioni variabili. Così è per chiunque in ogni occasione esplorativa. Diverso sarebbe affrontare un ragionamento clinico, ma quello è di matrice squisitamente individuale e personale, quindi dovrebbero chiedercelo in privato le persone interessate, non ci arroghiamo certo il diritto di etichettare aprioristicamente gruppi di persone (che peraltro in questo periodo si sono spesso divertite ad etichettare noi, cadendo nella stessa trappola che qui cerchiamo di evitare).

Ayzad. La guida per esploratori del sesso insolito


http://www.wired.it/play/cultura/2015/05/15/fa-bdsm-ricerche-unintervista/

#morning_visions #domination #domina #dominagoldy #heels #boots #slave #submissive #submission #bdsm


lunedì 24 luglio 2017

Ballgag #bdsm #domina #domination #dominatrix #dominagoldy #DG #ballgag #ballgagged #spit


50 sfumature di nero e di vero: Ayzad ci spiega il BDSM

di VALENTINA MARAN

50 sfumature di nero e di grigio hanno alzato il velo sul BDSM, Ayzad, il massimo esperto in Italia ci svela di cosa parliamo davvero.


È tornato il secondo volume di 50 sfumature e noi torniamo a parlare di BDSM: che cos'è, come si pratica, e cosa gira attorno al mondo della dominazione e dell'erotismo estremo ce lo spiega Ayzad, massimo esperto in Italia del genere.
Prima di correre a prendere fruste, manette e contratti da firmare come nel film di 50 sfumature di grigio, prima di incaprettare con un improbabile bondage mal fatto la vostra dolce (e urlante) metà, leggetevi un attimo di cosa parliamo quando parliamo veramente di un rapporto di dominazione. E vediamo come evitare errori stupidi, perché si, c'è il rischio di farne, e pure molto seri.

Ciao Ayzad, visto il momento storico direi subito di pescare nel torbido – o nel patetico, visto che a nessuno di noi due piace, ma fa tanto posizionamento seo: come 50 sfumature di nero – e prima ancora di grigio – ha contribuito a cambiare l'approccio al BDSM? È stato tutto sommato qualcosa di positivo o comunque ha creato danni nell'immaginario?
Facciamo una premessa importante: 50 sfumature non c'entra nulla col BDSM. Quando l'ho intervistata, perfino l'autrice stessa ha dichiarato che il suo intento fosse solo quello di scrivere un classico Harmony, con l'unica differenza di inserirci scene di sesso esplicito. È stata la colossale operazione di marketing globale con cui è stato lanciato a presentare un normale romanzetto rosa, con personaggi standard per quel tipo di libri, come la "grande rivelazione del mondo segreto dell'erotismo di dominazione" – con effetti sia positivi che negativi. Da una parte infatti il successo di Anastasia e Mr. Grey ha dimostrato una volta per tutte l'interesse generale verso relazioni e una sessualità diverse dal modello della coppietta da Mulino Bianco. Ciò ha reso socialmente accettabile parlare di cose che comunque il 10% degli adulti ha sempre praticato, magari ingiustamente angosciato dal sentirsi "anormale". Una maggiore accettazione della diversità fa sempre bene. D'altro canto però un'infinità di persone ingenue ha preso per buoni i deliri dei protagonisti e li ha imitati in buona fede, senza rendersi conto che si tratti di pazzi furiosi nati in un genere letterario che presenta abitualmente lo stupro come qualcosa di accettabile, chiamandolo 'seduzione forzata'. Il risultato è stato un gran passo indietro per l'uguaglianza femminile, per non parlare dei danni psicologici e fisici subiti da chi si è messo a fare BDSM improvvisato, senza un minimo di preparazione su attività dopotutto estreme. Per esempio: c'è un bell'articolo del Washington Post che dimostra come l'uscita di 50 sfumature abbia provocato un picco di ricoveri di pronto soccorso per incidenti legati a giochetti particolari. E dire che ci sono diversi manuali per principianti che permettono quantomeno di non cadere negli incidenti più comuni!


Sei il massimo esperto italiano e uno dei massimi esperti mondiali in ambito BDSM: come si svolge la vita dell'esperto? Che aspettative ha la gente da te quanto ti incontra?
Oh, conduco una vita banalissima: sveglia alle 11 con colazione servita a letto dalle mie schiave in latex e tacco 12, mezz'oretta di vasche nella piscina dell'ala ovest del castello, pomeriggio nel boudoir, poi la solita orgetta serale… No, scherzi a parte, benché qualcuno pensi davvero che sia una specie di incrocio fra Batman e Rocco le mie giornate assomigliano a quelle di qualsiasi altro studioso. La maggior parte del tempo è dedicata a informarsi, correlare informazioni e scrivere per il mio sito o un nuovo libro. La cosa più particolare che faccio è forse il personal coaching, cioè aiutare le persone a trovare la strategia ideale per risolvere problematiche legate alle sessualità alternative. Ma in effetti c'è pure l'organizzazione di eventi BDSM. E i seminari sulle varie pratiche. Uhm… Sai che, ripensandoci bene, è possibile che in effetti non sia proprio una vita così banale? Se ne vuoi leggere una descrizione parecchio romanzata puoi trovarla in Peccati originali, un romanzo noir ambientato nel mondo dell'eros estremo italiano.

Usi uno pseudonimo: quanto è importante per te la privacy?
Abbastanza. Per esempio non ho nemmeno un profilo su Facebook ma solo una fanpage. In generale, mi sembra un approccio ragionevole per non esporre inutilmente le persone che amo all'ostilità di quei pochi fanatici che però possono essere molto violenti nei confronti di chi non si conforma ai loro strambi ideali.

Quante intolleranza c'è di fronte a ciò che insegni e proponi?
Come appunto dicevo: non molta, ma ogni tanto si incappa in individui molto ignoranti, molto problematici o molto manipolati da interessi superiori, convinti di dover combattere una crociata contro "la perversione" – che ovviamente esiste solo nelle loro fantasie. L'esempio più eclatante e a conti fatti ridicolo è avvenuto anni fa, quando l'invito a tenere una conferenza in un'università di Milano ha scatenato una campagna di attacchi mediatici che m'ha perseguitato per mesi – quando il "sant'uomo" dietro all'operazione è stato nuovamente arrestato in flagranza di reato con prostituti minorenni. Ti risparmio la storia del senatore che, fra una proposta e l'altra di re-istituire il partito fascista in Italia, pretendeva che in un'altra università si vietassero lezioni sulle sessualità non normative…

Che cosa ti spaventa di più nel clima italiano in questo momento? E in quello americano?
Negli Stati Uniti c'è un sociopatico paranoico e vendicativo che per i prossimi quattro anni resterà sempre entro cinque metri dal pulsante con cui può scatenare l'apocalisse nucleare globale. In Italia abbiamo i nostri politicanti, che al confronto sembrano tutti grandi statisti. Delle due, non so quale sia la cosa più terrorizzante. Se però ti riferivi allo stato dell'educazione alla sessualità, ci troviamo senza dubbio in un momento di oscurantismo molto pericoloso per la salute collettiva e per le ricadute sociali, dalla violenza di genere allo slut-shaming*, alle cacce alle streghe. La soluzione purtroppo non verrà dalle istituzioni, quindi è più importante che mai uno sforzo "dal basso" per diffondere una cultura di sessualità etica, magari inventandoci modalità più divertenti del solito.

Secondo te quali sono i rischi, soprattutto per le nuove generazioni, nell'incontrare così facilmente materiali pornografico online? Noi sexblogger possiamo fare qualcosa per arginare o almeno per fare cultura attorno alla materia sessuale?
Il problema non è tanto il porno online, quanto la mancanza di alternative più serie da cui ottenere un'educazione sessuale. Se in famiglia e a scuola persiste la finzione che il sesso non esista e non se ne debba parlare, ben venga la pornografia con cui farsi almeno un'idea di massima! Certo bisognerebbe far passare almeno il concetto che il porno è fiction e non un documentario, e che nel mondo reale servono regole etiche, di consenso, di profilassi, eccetera che su YouPorn ovviamente non compaiono mai. Penso che i sex blogger – anzi le blogger, visto che sono quasi tutte donne – spesso si concentrino un po' troppo sul recensire vibratori ignorando tutto il resto, forse anche per mancanza di preparazione. Peccato, perché siti come i nostri sono seguitissimi e rappresentano piattaforme ideali per diffondere una cultura sana della sessualità! (N.d.A. Ce l'avrà anche con me??! )

Gestisci il Sadistique, un locale molto particolare dove chi ama il BDSM può trovare tutto ciò che desidera. Quanto è stato complicato aprirlo e che cosa ti ha dato in questi anni?
Sadistique in realtà è solo un evento mensile che organizzo a Milano in un locale gestito da altre persone. È nato dodici anni fa senza particolari problemi, come occasione di incontro per chi apprezza il BDSM o ne è solo incuriosito e vuole saperne di più. Rispetto ad altre serate sedicenti fetish o kinky è caratterizzato da un ambiente molto tranquillo, pulito e sicuro, con un'atmosfera rilassata che permette davvero di conoscersi e scambiare idee oltre che praticare i propri giochi preferiti. Ogni mese ospita una diversa mostra d'arte a tema, workshop di approfondimento, un set fotografico e altre possibilità per immergersi completamente nella cultura di un eros davvero "sano, sicuro e consensuale", come si dice. Il ritorno economico è inesistente, visti anche i prezzi ultra-accessibili – ma la soddisfazione di vedere tante persone serene e sorridenti è impagabile.

A breve terrai dei seminari alla convention sul BDSM a roma e tratteranno temi scottanti e curiosi: ce ne citi alcuni e ci anticipi qualcosa?

La Rome BDSM Convention è il più grande evento europeo dedicato alla cultura dei giochi di dominazione e sottomissione, con partecipanti da tutto il mondo e un'ottantina di workshop distribuiti su tre giorni di full immersion in un hotel poco fuori città. Io la trovo un'esperienza unica, che permette di vivere concretamente quanto più bello sarebbe un mondo in cui la sessualità venga vissuta serenamente anziché ammantandola di ipocrisie e nevrosi come si fa di solito. Per quanto mi riguarda terrò quattro lezioni su temi che vanno da argomenti base quali Consenso, Negoziazione e Safeword a soggetti ultraspecifici come l'electroplay, ma ci si può trovare davvero di tutto.

Se tu non fossi stato Ayzad e la tua vita non avesse preso questa forma, chi saresti stato?
In una vita (lavorativa) precedente sono stato a lungo un giornalista specializzato in divulgazione scientifica, ma anche un critico cinematografico, un esperto di fumetti, un programmatore di videogame… Insomma, un modo di divertirmi e far divertire credo lo avrei trovato comunque, ma per ora questo mi piace di più.

Se volete conoscere di più sul tema del BDSM vi consiglio di leggere i libri di Ayzad: sono scritti molto bene, e offrono un approccio divertente ma allo stesso tempo molto analitico su queste pratiche.

Voi come vi approcciate all'erotismo estremo? siete tra quelli che hanno emulato 50 sfumature di nero con qualche problema di ritorno?

*Il termine slut-shaming (in italiano onta della sgualdrina) è un neologismo nato in ambito filosofico femminista per definire l'atto di far sentire una donna colpevole o inferiore per determinati comportamenti o desideri sessuali che si discostino dalle aspettative di genere tradizionali o ortodosse, o che possano essere considerati contrari alla regola naturale o soprannaturale/religiosa. Alcuni esempi di comportamenti per cui le donne si dice siano sottoposte allo slut-shaming includono: violazioni del codice di abbigliamento socialmente accettato quando si vestono in modo sessualmente provocante, le richieste di accesso al controllo delle nascite, e persino l'essere violentate o aggredite sessualmente.

http://www.elle.it/blog/news/a1474926063298/50-sfumature-di-nero-intervista-ayzad-bdsm/

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